Nott – Immaculate Eclipse (2015)

Per chi ha fretta:
Immaculate Eclipse, secondo album della one-man band bresciana Nott, è un lavoro classico ma non trito. Se il genere è un black metal ligio al sound norvegese, senza quasi spunti di originalità, il mastermind Mortifero riesce a dargli un’impronta personale. Merito principalmente di una scrittura fresca, ma anche di una registrazione di qualità e di un’esecuzione tecnicamente valida. Dall’altro lato, un po’ di omogeneità e qualche pezzo meno riuscito non consentono al disco di essere un capolavoro. Poco male, comunque: una scaletta solida, con picchi come Doomed Ruins, Devoid of Colours e Rite of Passage, basta all’album per risultare ottimo. Se quindi siete fan del black metal classico, ma non volete ritrovarvi tra le mani un lavoro noiosamente derivativo, Immaculate Eclipse vi è altamente consigliato! 

La recensione completa:
Anche se spesso, nelle mie recensioni, io esprimo fastidio nei confronti di chi guarda troppo al passato, non sono contrario a priori nei confronti di chi lo fa. Ciò che non mi piace è il riproporre certe sonorità in maniera sterile e derivativa, preferendo copiare il passato che cercare di dire qualcosa di proprio. Tuttavia, c’è anche chi, pur essendo ligio a un genere senza allontanarsi di un passo, riesce a dare emozioni, con passione ma soprattutto idee. È questo il caso di oggi, quello di Nott, one-man band del musicista bresciano Mortifero: il suo è il black metal più ortodosso che si possa immaginare, figlio diretto di Immortal, Darkthrone, Mayhem e Gorgoroth. Eppure, nonostante l’assenza di originalità, il suo Immaculate Eclipse (secondo album di una carriera iniziata nel 2002, ma poco densa di uscite), pubblicato alla fine dello scorso dicembre, è un grande lavoro. Merito in primis della grande abilità del mastermind nel songwriting: i riff e le atmosfere che riesce a creare sono efficaci, e la sua musica non è mai sterile né derivativa, nonostante l’assenza di qualunque originalità. Ciò d’altra parte non implica che Immaculate Eclipse sia un album senza personalità:  quella del fondatore viene fuori chiaramente lungo tutti i suoi quaranta minuti scarsi. Tutto questo è positivo, ma c’è dell’altro: l’album brilla anche dal punto di vista della registrazione e dell’esecuzione. Parlando della prima, Immaculate Eclipse ha un grande suono, grezzo e selvaggio ma anche ben bilanciato e tagliente. Siamo di sicuro molto lontani da chi propone un sound confuso e scadente con la scusa del “vero black” (e tra l’altro, anche negli album storici del genere il suono è frutto di una ricerca, non è certo trascurato, a ben guardare). Per quanto riguarda la seconda, Mortifero si rivela un musicista preciso e tecnicamente preparato: anche questo è sicuramente un punto di forza per la sua musica. Non che sia Immaculate Eclipse sia tutto perfetto: qualche idea, specie a livello ritmico, tende ogni tanto a ripetersi. Poco male, comunque, visto che il mastermind si impegna a fondo per dare a ogni canzone una personalità distinta, riuscendoci spesso. È insomma un difetto non determinante per un album che come vedrete è grandioso.

Si parte da Ultimate Seal, che senza preludi di sorta attacca subito rapida e tempestosa, col blast beat e il classico riffage a zanzara. Di base, la canzone si divide in due: ci sono passaggi più aggressivi e frenetici, e altri più lenti e pieni di armonizzazioni oscure. A essi si unisce qualche raccordo a metà tra le due parti, e un finale lento ma sinistro e di gran impatto. Ovunque, è in evidenza un’atmosfera densa e avvolgente, dannatamente oscura e blasfema, che rappresenta il punto di forza assoluto del pezzo. Il risultato non è dei più riusciti del disco ma si rivela ottimo, una grande apertura. La successiva Immaculate Eclipse è anche più rabbiosa del precedente, con un riffage arcigno e lo scream basso e cavernoso di Mortifero che gli dà una marcia in più. La norma è rapida e feroce, una corsa a perdifiato attraverso un panorama oscuro e freddo; c’è spazio solo a tratti per qualche rallentamento, peraltro altrettanto lugubre, ma in cui si può rifiatare. Sono tuttavia brevi momenti: anche i ritornelli sono tutti in velocità, con il mastermind che ripete il titolo, ossessivo e feroce. Il tutto è assemblato su una linea abbastanza semplice, ma che funziona: abbiamo infatti un pezzo appena al di sotto dei migliori del disco a cui dà il nome! Giunge quindi The Undertaker, che fugge presto con il classico blast beat, su cui si posano drammatiche ritmiche di chitarra. In generale, qui le suggestioni sono più tradizionali che in passato: merito probabilmente dello scream dell’ospite Akerbeltz (musicista spagnolo attivo nel progetto che porta il suo nome e nei Körgull the Exterminator), molto più nei canoni del black rispetto alla voce del mastermind. In ogni caso, la musica corre per buona parte della durata, lasciando spazio però a molti passaggi più cadenzati e arcigni, in cui Mortifero si mette in evidenza come batterista. Se entrambe le anime sono di qualità, e qualche spunto è ottimo, nel complesso il pezzo impressiona meno di quelli intorno, sembra non avere la loro scintilla magica. Poco male, visto che la qualità è lo stesso buona.

Dopo un preludio fragoroso e orrorifico, Doomed Ruins si avvia non velocissima ma coinvolgente. Merito soprattutto del suo magnifico riffage principale che strizza l’occhio da lontano al black ‘n’ roll, specie nelle strofe, dritte e senza fronzoli. Lievemente più classici  sono i chorus, dalle ritmiche circolari puramente black metal, fredde come il ghiaccio. La struttura è inoltre molto semplice: solo nella sezione di tre quarti c’è spazio per una lunga frazione più sfaccettata, che dopo aver ripreso l’intro fugge con potenza distruttiva, tra riff taglienti e altri obliqui e dissonanti. È un magnifico arricchimento di un pezzo semplice ma fantastico, il migliore in assoluto di Immaculate Eclipse. Giunge quindi Devoid of Colours, che può sembrare simile alla precedente, visti i passaggi come quello iniziale sulle stesse coordinate ritmiche. Eppure, già questi momenti presentano un mood più preoccupato di prima. Esso si accentua quando la traccia si fa più espansa, ed entra in scena la voce di Necro Krieg (altro ospite, attivo nell’underground del genovese in gruppi come Hexenfaust, Malignance e Soul of Enoch), che passa da toni blasfemi e sulfurei a una voce pulita, salmodiante e di grande effetto. La prima parte del pezzo è divisa tra queste due norme diverse; il tutto è però unificato da un mood meno feroce che in precedenza, che compensa tuttavia alla grande coi toni lugubri intensissimi, quasi da film dell’orrore. La stessa aura maledetta si mantiene nel lungo raccordo successivo, lento e dai toni vagamente doom. Di fatto, l’unico momento  fedele al classico black metal è quello finale, che giunge subito dopo una ripresa della norma iniziale. Terremotante e di gran potenza, arricchito dalla prestazione arcigna e mutevole del cantante ospite, è la chiusura in grande stile di un altro splendido pezzo, il secondo di un uno-due da K.O.! Warpsalm, che segue,  è una lunga e sulfurea corsa nel buio, tempestosa e che alterna rapidamente vari passaggi, tutti con l’impatto di un treno in corsa. Brillano in particolare i ritornelli, dal vaghissimo influsso punk, che sanno incidere a meraviglia. Anche il resto non è male, seppur ci sia da sottolineare stavolta la sensazione di già sentito viene a galla di tanto in tanto, specie nei momenti più lenti. È per questo che il risultato è un episodio meno bello degli altri, anche se alcuni suoi passaggi e una bella atmosfera lo rendono comunque di qualità elevata!

A differenza delle altre canzoni, Rite of Passage entra nel vivo con calma, attraverso un intro lugubre ma che stenta a partire. Si preferisce invece avvolgere l’ascoltatore in sensazioni oscure, grazie anche allo scream basso di Mortifero. Quasi per creare un contrasto, quando la song esplode è martellante e di efficacia assoluta, con un altro dei riffage memorabili di quest’album. Nel breve sviluppo della canzone – appena quattro minuti la durata – c’è spazio anche, al centro e poi quasi alla fine, per una falsariga che mescola le due suggestioni in una fuga potente ma espansa, che ricorda certo black atmosferico. È un altro punto di forza per un pezzo che incide a meraviglia in ogni suo momento, il migliore del disco insieme a Doomed Ruins e Devoid of Colours! È ora la volta di Circle of Fate, più dimessa dei precedenti, con un riffage cupo come da norma black ma stranamente privo di aggressività, preferendo un approccio più espanso. Contribuisce a questo effetto anche la voce dell’ospite Noctuaria (già compagna di Mortifero nei Nebrus e negli Urticant), distorta e lontana. Più che la classica furia, regna quindi una disperazione preoccupata, che anche nei momenti più vorticosi e potenti non lascia la scena, si fa anzi più intensa. Solo in una breve frazione al centro, che ricorda da lontano i Behemoth, i giochi si fanno rabbiosi; la musica però torna presto al mood precedente, con un tratto lento e catacombale, preludio al ritorno dell’impostazione principale. Il risultato di questa unione è una traccia particolare ma molto buona. Immaculate Eclipse recupera quindi toni più classici al termine, affidato a Flaming End. Si tratta di un pezzo che da subito si muove su un blast beat serrato, a cui si conforma un riffage a zanzara variegato e avvolgente. Qualche accenno più etereo è ancora presente, specie nelle strofe, peraltro nervose e dissonanti, oltre che meno fredde a tratti. Tuttavia, il pezzo brilla anche per l’impatto: il miglior esempio di ciò sono gli stacchi che lo punteggiano, spesso rallentati ma di grande energia. L’anima più atmosferica di Nott esce con forza solo nel finale, con dei lead sintetici vagamente burzumiani, peraltro splendidi. È la ciliegina sulla torta di un pezzo grandioso, appena sotto ai migliori dell’album che chiude.

Insomma, alla fine dei giochi Immaculate Eclipse è un grande album, ben suonato e registrato, che a dispetto del suono tradizionale ha molto da dare. Non lasciatevi scoraggiare dall’artwork – che, non me ne voglia Mortifero, trovo davvero brutto – e concedete al progetto Nott molto di più che una semplice possibilità. Magari vi sembrerà tutto uguale ai primi ascolti distratti, ma se riuscirete a entrarci dentro, vi aspettano ore e ore di oscuro godimento, ovviamente a tinte puramente black metal!

Voto: 84/100

Questa è la recensione n. 400 di Heavy Metal Heaven. Come nelle altre volte, non è un punto di arrivo, ma solo di partenza per fare ancora meglio! 
Mattia


Tracklist:
  1. Ultimate Seal – 03:56
  2. Immaculate Eclipse – 03:24
  3. The Undertaker – 04:54
  4. Doomed Ruins – 03:34
  5. Devoid of Colours – 05:23
  6. Warpsalm – 04:20
  7. Rite of Passage – 04:09
  8. Circle of Fate – 04:04
  9. Flaming End – 05:09
Durata totale: 38:53
Lineup:
  • Mortifero – voce, chitarra, basso, batteria
  • Dave – basso (guest)
Genere: black metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale di Nott

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