Domande e Risposte – Screaming Banshee

Difficile da penetrare, ma grandioso: è questo, in estrema sintesi, il giudizio finale della recensione di Descent, esordio discografico dei romani Screaming Banshee. In effetti, ho trovato il thrash/death metal progressivo della band capitolina molto affascinante, tanto che per me l’album in questione sfiora il capolavoro. Come al solito in questi casi, ho voluto coinvolgere il gruppo nella rubrica Domande e Risposte. Mi hanno risposto i due chitarristi del gruppo, Luca Ficorella e Simone Ornati, a cui quindi lascio la parola.

Per cominciare, potete raccontare ai lettori di Heavy Metal Heaven la vostra storia?
Luca Ficorella e Simone Ornati: Gli Screaming Banshee nascono da un’idea del nostro chitarrista Luca che da tempo voleva creare un progetto del genere, ma che non ha potuto farlo fino al 2009, quando ha conosciuto David Folchitto, già batterista di Stormlord e numerosi altri gruppi. Dopo alcuni cambi di line-up abbiamo pubblicato il nostro primo EP “The Chronicles”, dove la band ha cominciato a cercare un proprio stile che unisse le varie influenze di tutti. Questo processo ha poi portato alla pubblicazione di “Descent” nel 2014, il nostro primo full-length. In questi anni ci siamo concentrati anche sul fronte live, facendo numerosi concerti in Italia e arrivando a toccare anche la Francia e la Russia.

Descent risale all’ormai lontano 2014. Quali sono stati i riscontri che ne avete tratto nel frattempo, a livello di vendite e di pubblico, ma anche di critica?
Luca e Simone: Purtroppo l’uscita dell’album ha incontrato dei gravi incidenti di percorso che hanno molto compromesso i progetti che avevamo per promuoverlo. Questo ha portato all’impossibilità di venderne un numero soddisfacente di copie, ma sul fronte del riscontro del pubblico grazie a Internet siamo comunque riusciti a ottenere buoni risultati. Il video che abbiamo girato per “After the Nightfall” è stato molto condiviso e apprezzato, abbiamo venduto molte copie in digitale e il disco è stato recensito con un’ottima media di 8/10. 

Ascoltando l’album, la prima cosa che si nota è un sound molto complesso, ma mai esageratamente tecnico. Rispetto a tante band del genere, le canzoni sono valide prima di tutto dal punto di vista musicale, il che le rende apprezzabili anche per chi, come me, non è fan dell’estasi tecnica fine a se stessa. Avete lavorato molto per raggiungere questo risultato?
Luca e Simone: Onestamente questo risultato non è stato premeditato, anzi è la conseguenza del nostro approccio compositivo, molto naturale e istintivo. Abbiamo sempre cercato di mettere la complessità al servizio della musicalità e, per quanto stimiamo quelle band ultra-tecniche che ci offre oggi il panorama death metal, non è mai stata nostra intenzione fare quel tipo di musica.

Un altro punto di forza di Descent è il suono generale, professionale e più efficace persino di molte produzioni con un budget maggiore. È stato un dettaglio che avete curato con particolare attenzione?
Luca e Simone: In realtà anche la registrazione del disco è stata molto travagliata. Noi eravamo partiti con l’idea di fare un lavoro il più professionale possibile, ma abbiamo avuto diversi problemi che ci hanno portato a cambiare più di uno studio. Per fortuna poi ci siamo affidati alle sante mani di Stefano Morabito dei 16th Cellar Studio, che ha preso il lavoro che avevamo fatto fino a quel punto per elevarlo a tutto un altro livello qualitativo. Visti i problemi che avevamo affrontato, siamo più che soddisfatti del risultato ma per il prossimo disco abbiamo tutte le intenzioni di raggiungere altri livelli di sound, assicurandoci che la produzione vada liscia fin dall’inizio.

Come ho scritto nella recensione, i miei pezzi preferiti del disco sono After the Nightfall, When the Stars Come Right e Anhedonic. Potete raccontarci qualcosa di più su questi tre pezzi?
Luca e Simone: After the Nightfall è stato il secondo brano che Simone ha composto per la band, che da subito ci è sembrato il pezzo ideale per aprire l’album grazie al suo incipit violento. Per questo abbiamo pensato di chiedere a Riccardo Studer di comporre per noi un intro orchestrale adeguato che aprisse il disco e che usiamo tutt’ora per aprire i live.

When the Stars Come Right nasce da un’idea di Luca che risale addirittura a prima della formazione della band, ispirata ai miti lovecraftiani. La parte più “progressive” del brano, infatti, è stata pensata con l’intenzione di rappresentare le sensazioni evocate da racconti come “Il Richiamo di Cthulhu”.

Anhedonic è un pezzo la cui idea di base è quella di rappresentare appunto lo stato d’animo di “anedonia”. Abbiamo deciso di lasciare strumentale il pezzo e cercare di tradurre nella musica e negli svariati passaggi  del brano tutte le sensazioni che caratterizzano le prime fasi di una depressione. Nel booklet dell’album abbiamo inserito per Anhedonic una frase che cercasse di rappresentare in poche parole tutto questo.

Domanda classica da intervista: quali sono le vostre principali influenze? 
Luca e Simone: Abbiamo tutto sommato influenze variegate, perché più o meno ascoltiamo tutta la musica che riteniamo interessante. 
Ovviamente tutti condividiamo l’amore per i grandi classici del death metal anni ’90 di matrice più tecnica e progressive, come Death, Atheist, Cynic, etc. Stimiamo molto anche i nostrani Illogicist e riteniamo i Beyond Creation tra i gruppi più interessanti usciti ultimamente.

Altra domanda per me solita: ci sono gruppi molto lontani dal vostro suono ma che apprezzate molto, o addirittura che amate?
Luca e Simone: Come ti dicevo prima abbiamo varie influenze non strettamente metal. Ti posso citare i Tool, i Porcupine Tree, la musica classica, il progressive italiano anni ’70.

I fan metal del nostro paese non si sono mai segnalati per un gran amore verso il death metal. Probabilmente, la causa è del suo essere impenetrabile, difficile da ascoltare, specie nelle accezioni più complesse e sfaccettate, come è il vostro caso. Almeno, questa è la mia impressione: qual è invece la vostra opinione, su questo argomento? 
Luca e Simone: Probabilmente è proprio per i motivi che dici tu, in Italia si è un po’ refrattari a considerare la musica come un’esperienza profonda e a volte, perché no, complicata, che necessita un minimo di sforzo e investimento per essere apprezzata. Spesso parlando con persone che sono meno addentro di noi al nostro contesto ci rendiamo conto che considerano la musica come un attività da svolgere passivamente, in sottofondo, mentre si fa altro. Purtroppo questo è un problema culturale che non può cambiare da un giorno all’altro ma richiede un processo che non ci sembra ancora iniziato.

Quali sono i progetti futuri degli Screaming Banshee?
Luca e Simone: Attualmente siamo appena usciti da alcuni mesi di lavoro per tornare ad una formazione stabile. Stiamo ricominciando a fare live e stiamo lavorando duramente sul nuovo album, per il quale è già pronto un pezzo e altri sono in cantiere. Speriamo di entrare il prima possibile in studio, ma vogliamo assolutamente farlo con la certezza che non potevamo scrivere un materiale migliore. 

L’ultima domanda è sempre a piacere. A voi concludere quest’intervista come preferite. 
Luca e Simone: E’ stato un piacere, grazie a voi per l’attenzione e per il lavoro che fate per cercare di promuovere la musica originale. Ci rendiamo conto che è un’impresa dura, soprattutto in un genere di nicchia come il nostro, ma cerchiamo tutti di non mollare!

Intervista a cura di Mattia

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