Vinterblot – Realms of the Untold (2016)

Per chi ha fretta:
Con il loro secondo album Realms of the Untold, i baresi Vinterblot sono riusciti a fare il botto. Evolvendo il loro genere di partenza, un death metal vichingo ispirato agli Amon Amarth, il gruppo ha raggiunto un suono più personale. Con più influenze black, un’attenzione maggiore per le atmosfere e una spinta verso l’eleganza, attualmente i pugliesi  suonano come l’unione tra il già citato gruppo di Stoccolma e i Dissection. Anche i testi si sono evoluti: Realms of the Untold è infatti un concept alchemico, diviso in tre sezioni dedicate ai minerali che appaiono anche nella bella copertina. Non c’è però solo il fascino dello stile e dei testi: il lavoro è importante anche dal punto di vista della sostanza. Lo dimostra una tracklist solidissima, senza quasi cadute di stile (l’unica, peraltro non drammatica, è Stone Carved Silence) e con punti altissimi come Evoked by Light, Frostbitten e The Summoning. Così, Realms of the Untold è un capolavoro, potente e splendido, tra le migliori quest’anno nell’ambito del death e del viking metal!

La recensione completa:
Tra le etichette discografiche che agiscono in Italia, la Nemeton Records è una delle più degne d’attenzione. Pur essendo di base in Irlanda, pubblica solo gruppi della scena folk ed estrema del nostro paese. E, per giunta, non pesca a caso: la maggior parte delle sue uscite sono lavori di livello altissimo, incise da alcune tra le migliori eccellenze italiane degli ultimi anni. I pugliesi Vinterblot, ultimi nell’ordine di tempo, non sono certo da meno: il loro secondo album Realms of the Untold è infatti un grande esempio, per quanto riguarda sostanza e maturità. Nati a Bari nel 2008, pubblicano due anni dopo l’EP For Asgard, mentre è del 2012 l’esordio Nether Collapse. Sia a livello stilistico che lirico, entrambi i lavori risentono dell’influenza degli Amon Amarth. Quello dei pugliesi è un death metal melodico a tinte vichinghe, duro e potente come da norma degli svedesi. Con Realms of the Untold, uscito lo scorso 25 gennaio, i baresi hanno tuttavia tentato di staccarsi dal gruppo di Stoccolma. Il loro stile è diventato più atmosferico e rabbioso, grazie anche a copiose influenze black metal. Questa evoluzione ha portato non solo una ventata di personalità al gruppo, ma anche freschezza allo stile, che è ancora grezzo ed energico, ma presenta anche una certa eleganza. È una caratteristica, questa, che fa sembrare attualmente i Vinterblot un’unione ideale tra i già citati Amon Amarth e i migliori Dissection. Insieme allo stile, anche i testi si sono evoluti: abbandonati Odino e le battaglie dei vichinghi, Realms of the Untold è un concept album in tre parti  intriso di magia e misticismo antico, centrato sull’alchimia. Si tratta di una storia fascinosa, come affascinante è l’artwork curato da Marco Hasmann (già al lavoro con Fleshgod Apocalypse, Kraanium e tanti altri): rappresenta i tre minerali che danno il nome alle tre parti dell’album (antimonio, risigallo, onice) e ha molte suggestioni che riportano alla mente il primo death svedese. È quindi un biglietto di presentazione più che adatto per un album che, come vedrete nella recensione, è un piccolo capolavoro, scritto e suonato benissimo. Prima di cominciare, una parola anche per la registrazione: Realms of the Untold suona selvaggio al punto giusto ma al tempo stesso preciso e professionale, senza per questo essere bombastico o eccessivamente pulito come le grandi produzioni. Anche su questo lato, insomma, i Vinterblot hanno fatto le cose in grande stile!

Un preludio che ne introduce brevemente i temi, poi Evoked by Light, la prima song dell’Antimony Chapter, si avvia in maniera melodica. In esso, i lead delle chitarre di Auros e Vandrer si intrecciano per un effetto epico e glorioso, una norma intensa che tornerà più volte. Più o meno è questa la sensazione evocata dalla prima parte del brano: anche i momenti più potenti, con il blast beat martellante di Wolf e un riffage tagliente, non sono mai troppo cupi, ma sempre con un mood intenso e trionfale, quasi positivo. Unendosi all’energia distruttiva del resto, si viene a creare un contrasto estremamente piacevole, originale e coinvolgente ai massimi termini. Anche quando il brano abbraccia su qualcosa di più tradizionale, sterzando verso l’oscurità, l’impatto è comunque eccezionale. I tanti passaggi più melodici, corredati di assoli davvero coinvolgenti, ma anche i momenti più intensi e drammatici funzionano a meraviglia. In generale, è il songwriting dei Vinterblot che brilla qui: abbiamo infatti un brano eccezionale in ogni suo passaggio, il primo di una serie di capolavori! Un breve interludio, quasi come la calma dopo la tempesta, poi ci ritroviamo di nuovo nella battaglia con Frostbitten. È una canzone meno atmosferica e più epica sin dall’esordio, roccioso e potente, con un riffage da urlo. Non che l’evoluzione successiva sia da meno. Tra passaggi lenti e marziali, con una tensione epica da brividi, raccordi crepuscolari e momenti di fuga vorticosa ma melodico, con vaghi influssi black, ha luogo una progressione semplice ma coinvolgente al massimo. L’unica variazione degna di nota è la parte finale, lenta ma di grande energia, data dal growl cavernoso e malvagio di Phanaeus e dalle armonizzazioni black nel potente riffage. È un passaggio al tempo stesso oscuro e dannatamente epico, gran finale di un pezzo meraviglioso, il secondo di un uno-due da K.O.. Giunge quindi Unveiling the Night’s Curtain, che si avvia veloce, un maelstrom di melodia e impatto molto avvolgente. Quando si entra nel vivo, abbiamo però una norma ben più tranquilla, con il growl del frontman in forte contrasto con la base, sempre malinconica e armoniosa. Questo dualismo si fa anche più esasperato con i ritornelli, retti dal blast beat ma dolci e tristi dal punto di vista melodico. Tra l’altro questi ultimi sono anche uno dei due punti di forza assoluti del pezzo, insieme alla lunga coda, d’intensità lirica. Se anche qualche particolare non funziona come altrove, non è un gran difetto: nel complesso parliamo di un pezzo ottimo, che non sfigura affatto rispetto al duo precedente, e chiude in grande la parte dell’antimonio.

 Con The Summoning, comincia il Realgar Chapter. Si parte da un intro pulito e quasi triste, ma poi esplode un brano ossessivo e battagliero, caratterizzato da un riffage maschio, distruttivo e da un ritmo spesso marziale. Questa impostazione si alterna lungo buona parte del pezzo con momenti più frenetici, paradossalmente però anche più melodici, e di conseguenza con una  buona quantità di pathos. Il dualismo ha però termine poco dopo metà, quando la musica cambia completamente faccia. Il ritmo rallenta e si fa quasi tribale, la base perde potenza e si sposta sullo sfondo, divenendo solenne. È su questo tappeto che Phanaeus, accompagnato da lievi cori, ripete la stessa litania ossessivamente: il risultato sembra quasi la trasposizione musicale di un rituale mistico. È insomma una gran parte per un altro brano splendido, il migliore di Realms of the Untold insieme al duo d’apertura. La successiva Vagrant Spirits in a Misty Rainfall si rivela nervosa e cupa sin dall’inizio, pur emanando un velo di malinconia intensa che avvolge l’ascoltatore in ogni momento. Ciò è possibile grazie al tempo impostato da Wolf, che non sale mai troppo, e a ritmiche che l’accompagnano di conseguenza. Così anche i momenti più death-oriented sono espressivi, e in occasione dei chorus la musica si fa estremamente dolorosa ed espressiva, grazie anche a un Phanaeus che riesce a essere profondo a livello sentimentale. Tutto questo funziona bene, anche se nella struttura, qua e là, compaiono momenti un po’ più statici, che spezzettano un po’ troppo la linea generale. È l’unica pecca di un pezzo per il resto emozionante e di gran forza emotiva, che in un disco medio sarebbe sicuramente tra i migliori. È poi il turno di …Of Woods and Omen, interludio morbido, che inizialmente vede la sola chitarra acustica in scena, autrice di un lungo arpeggio, monotono ma avvolgente. È una nostalgia intimista a dominare qui, che si fa più forte nella seconda metà del pezzo, quando entrano in scena un lead di chitarra distorta e una vaga tastiera. Il risultato è una seconda metà più densa ma ancor più potente dal punto di vista atmosferico. È la giusta conclusione per quello che di sicuro non è una traccia da saltare, anzi è a sua volta lo splendido epilogo del terzetto del risigallo, il più solenne dell’album!

Si capisce che l’Onix Chapter è il più oscuro dei tre sin da Stone Carved Silence, la quale vede un ascendente black molto più intenso di prima nel riffage principale. Quest’ultimo, accompagnato da un’aura oscura e densa, solo vagamente epica, occupa gran parte della prima parte. C’è spazio giusto, di tanto in tanto, per delle frazioni più melodeath e leggere, anche se il loro impatto è comunque notevole, come la loro carica di cupezza. Passata la metà, tuttavia, la seconda anima del pezzo prende il sopravvento. Non che cambi molto: seppur la traccia si calmi leggermente, l’oscurità e l’impatto sono gli stessi. Se entrambe le metà hanno qualcosa da dire, la loro unione sembra un po’ scollata; non aiuta inoltre una durata di  tre minuti scarsi, che fa sembrare il tutto incompleto. Abbiamo insomma un episodio solo buono, il che significa tuttavia il punto più basso di Realms of the Untold.  Poco male, comunque, visto che l’album si ritira su di nuovo con Throne of Snakes, altro brano dall’aura nera come la notte. Essa domina sia nelle strofe, ancora di forte ascendente black ma quasi alienate e intimiste, sia nei più pestati e potenti refrain, che nonostante le soluzioni death sanno anche catturare. Questa impostazione va avanti per oltre metà pezzo, prima che i Vinterblot decidano di cambiare ancora: il finale è infatti più teso e animato, con l’atmosfera che diventa se possibile più lugubre. Anche stavolta la durata è piuttosto contenuta, ma non è un problema in questo caso: abbiamo un brano perfetto così com’è, appena sotto ai migliori del disco. Se l’album “regolare” termina proprio qui, la versione limitata include anche Triumph Recalls My Name, uscita come singolo digitale ma che completa il concept dell’album. Si tratta di una traccia che dopo un avvio rutilante, una norma frenetica che ogni tanto tornerà a fare capolino lungo il pezzo, prende il via come un lento e costante brano a tinte viking metal. Si alternano allora tratti più melodici e sognanti ad altri più diretti e rocciosi, in cui i pugliesi fanno valore tutta la loro potenza death. Entrambi i momenti risultano efficaci e immaginifici ai massimi termini, e la loro unione è vincente. Lo stesso vale per la struttura, per lunghi tratti semplice e classica, e che solo al centro varia, presentando qualche tratto cantato e un pregevole assolo. Quindi il brano si conclude con tinte black, potente ed emozionante, nella sua malinconia, che lentamente si spegne nell’oblio. È un ulteriore arricchimento per un altro grande pezzo, a un pelo dai migliori dell’album che chiude, oltre che un singolo più che adeguato, vista la facilità d’ascolto.

Volendo sintetizzare in una sola parola Realms of the Untold, quella sarebbe “magnifico”. Abbiamo infatti un capolavoro, potente ma anche espressivo per atmosfere, e che sa essere anche personale, nonostante i Vinterblot non inventino nulla. È un album, insomma, che dimostra ancora una volta che l’esterofilia non è giustificabile in un paese con una scena metal come l’Italia. Inutile dire, quindi, che se siete fan del viking metal o del death melodico più impenetrabile, questa è una delle uscita del 2016 che non dovete perdervi!

Voto: 93/100


Mattia


Tracklist:

  1. Evoked by Light – 05:35
  2. Frostbitten – 05:01
  3. Unveiling the Night’s Curtain – 05:26
  4. The Summoning – 04:21
  5. Vagrant Spirits in a Misty Rainfall – 04:45
  6. …of Woods and Omen – 03:33
  7. Stone Carved Silence – 02:56
  8. Throne of Snakes – 03:12
  9. Triumph Recalls My Name (bonus track) – 05:54
Durata totale: 40:42

Lineup:

  • Phanaeus – voce
  • Auros – chitarra
  • Vandrer – chitarra
  • Eruner – basso
  • Wolf – batteria

Genere: death/black metal
Sottogenere: melodic death/viking metal

Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Vinterblot

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