Testament – Live in London (2005)

Per chi ha fretta:
Dopo aver vissuto il periodo buio del thrash metal, nel 2005 i Testament sono tornati in grande stile: lo dimostra Live in London, registrato in quell’anno. È un album dal vivo di sostanza, in cui i californiani mostrano una forma invidiabile e una scaletta con tanti classici e qualche chicca. Dall’altro lato, né l’esecuzione né la registrazione sono perfette, anche se ciò non rovina l’album. Lo dimostrano le varie The Preacher, The New Order, Into the Pit, Trial by Fire, Practice What You Preach, Over the Wall, Raging Waters e Disciples of the Watch, mentre la sola Let Go of My World sembra meno che buona. Tutto ciò è merito di una prestazione compatta dei membri del gruppo, tra cui spicca Chuck Billy, vero mattatore; anche John Tempesta e Louie Clemente, i due batteristi che si avvicendano nel corso del concerto, convincono (più il primo che il secondo, a dire la verità). Per tutti questi motivi, Live in London è un grande album, consigliabile ai fan ma anche a chi vuole conoscere i Testament, viste le tante hit contenute.

La recensione completa:
Come tanti gruppi del movimento thrash metal originale, anche i Testament hanno vissuto anni difficili tra il 1990 e la metà dei duemila. Tra i vari dischi controversi pubblicati,  i tanti cambi di formazione e i problemi personali dei membri, come il tumore che colpì Chuck Billy nel 2001, è stato un lungo periodo travagliato. Intorno al 2005, tuttavia, qualcosa cominciò a muoversi: gli unici due fondatori rimasti, Billy ed Eric Peterson, richiamarono accanto a sé il resto della lineup classica del gruppo, per un mini-tour Europeo, il 10 Days in May Tour. Fu un grande successo, tanto che il gruppo dovette aggiungere altre date, in Europa, Stati Uniti e Giappone – e decise poi di proseguire, tornando in qualche anno al suo classico thrash. Il merito non era solo del pubblico, desideroso di ascoltare di nuovo il thrash metal del gruppo: anche i Testament erano in gran forma, come dimostra Live in London, registrato proprio durante quel tour.

Si tratta di un album dal vivo che vede i californiani autori di una prestazione maiuscola, aiutata anche dalla scaletta. Lasciati da parte i dischi dopo Souls of Black (1990) – tranne The Ritual, il loro tentativo di emulare il Black Album dei Metallica, qui presente con un paio di tracce – essa si concentra molto sui successi degli anni ottanta. Così, buona parte del disco è composta dai classici assoluti dal gruppo, ma non solo: i Testament ci regalano anche qualche chicca che non si sente spesso nei loro concerti. Proprio la scelta delle canzoni è un altro punto di forza di un lavoro che dall’altra parte non è esente da difetti. Live in London in effetti non è perfetto dal punto di vista dell’esecuzione né dei suoni. Non è un gran problema, tuttavia: per quanto riguarda la prestazione dei singoli membri, le imprecisioni sono poche, e aiutano a evocare quel senso “dal vivo” che ogni live album dovrebbe avere. Questo non è un difetto, al contrario della registrazione: grezza e un po’ troppo rimbombante, è un po’ lontana dal meglio che può esserci. Tuttavia, non è un gran problema: l’energia degli statunitensi è comunque palpabile, e il suono tutto sommato è adeguato, specie se si fa un raffronto con dischi dal vivo ben peggiori. Il risultato di tutto ciò è un grandissimo live album, come leggerete tra poco.

Per oltre metà del concerto, il batterista originale Louie Clemente è assente. Per sostituirlo, i Testament schierano John Tempesta, già in formazione nel biennio 93-94. Si tratta di un drummer preciso e potente, che dà una marcia in più al gruppo: lo si sente già dall’inizio con la opener The Preacher, arricchita proprio dalle sue sventagliate di doppia cassa. Il vero segreto dei californiani però è Chuck Billy: sin da subito si mostra un grande mattatore, dialogando col pubblico e incitandolo quando serve. Non che gli altri musicisti siano da meno: la prova corale è compatta, precisa, molto energica, e quasi ogni canzone ne è valorizzata. Oltre alla già citata The Preacher, brillano infatti la pesantissima The New Order, la malvagia Souls of Black, introdotta alla grande dal basso di Greg Christian, la scatenata Into the Pit e l’apocalittica Trial by Fire. Personalmente, mi ha impressionato anche Electric Crown, tratta dal famigerato The Ritual: già di per se non è una brutta canzone, ma l’energia con cui il gruppo la affronta la rende splendida, tanto che non stona in mezzo ai pezzi più thrash che ha intorno. Dall’altro lato, The Haunting e Sins of Omission brillano meno in questa frazione: è forse più un gusto personale, visto che nessuna delle due è tra i miei pezzi preferiti dei Testament. Nonostante questo, il gruppo si impegna molto per renderle al meglio. Così, nessuna delle due si rivela meno che piacevole: la prima è una bella scheggia di thrash metal, la seconda avvolge nel suo pathos.

Poco dopo la metà di Live in London, come già accennato, Tempesta lascia il posto dietro le pelli a Louie Clemente, che suonerà meno canzoni. Il motivo è chiaro sin da subito: il batterista originale dei Testament sembra un pochino fuori forma, rispetto al predecessore è meno preciso e a suo agio. Eppure, il drummer ha dalla sua un discreto groove e mezzi tecnici adeguati: la sua prestazione non inficia troppo questa parte, anzi. La seconda frazione si avvia infatti con una grandiosa Practice What You Preach. È uno dei pezzi migliori dei californiani a mio avviso, e in questa versione è anche meglio: merito della potenza intrinseca nel suo riff e anche di uno splendido assolo di Alex Skolnick, che la valorizza molto. Il meglio arriva però arriva con il terzetto finale Over the Wall Raging Waters Disciples of the Watch. Suonate con gran convinzione, la prima e la terza riescono a picchiare duro al punto giusto, e si rivelano entrambi tra i momenti più riusciti di Live in London. Per quanto riguarda la seconda, è una traccia che raramente si sente in un concerto dei Testament, il che è un peccato. Si tratta di una scheggia impazzita, spaccaossa coi suoi passaggi al limite col death, assecondati anche da Billy, vicino al growl. Qualche imprecisione non la rovina: se non è tra i pezzi migliori, manca poco. Oltre a lei, i Testament ci regalano altre due chicche, Let Go of My World e The Legacy. La prima tuttavia non convince molto: è troppo lontana dal resto del repertorio, e sembra stonare un pochino, specie dopo Practice What You Preach. Ha dei bei passaggi, ma si rivela comunque il punto più basso del disco. Tutt’altra storia invece per la ballata di Souls of Black: con i suoi toni morbidi evoca una forte malinconia, e anche il pubblico sembra apprezzare. Nonostante tutto, quindi, anche questa frazione ha un’ottima resa, e chiude alla grande questo album.

Alla fine dei giochi, dunque, Live in London è uno splendido album dal vivo, con qualche sorpresa ma soprattutto tutti i brani che il pubblico vuole sentire a un concerto dei Testament. Magari non è il disco live più bello di tutti i tempi nell’ambito del thrash metal: tuttavia, è un album che vi è consigliato, specie se cercate un album con cui iniziare a conoscere il gruppo, visto che contiene tutte le loro hit. Se poi siete fan sfegatati dei californiani, non vi può mancare!

Voto: 92/100

Mattia

Tracklist:

  1. The Preacher – 04:10
  2. The New Order – 04:39
  3. The Haunting – 04:27
  4. Electric Crown – 05:40
  5. Sins of Omission – 05:24
  6. Souls of Black – 03:59
  7. Into the Pit – 03:06
  8. Trial by Fire – 05:17
  9. Practice What You Preach – 05:27
  10. Let Go of My World – 03:41
  11. The Legacy – 05:29
  12. Over the Wall – 04:52
  13. Raging Waters – 04:41
  14. Disciples of the Watch – 05:15
Durata totale: 01:06:07
Lineup:
  • Chuck Billy – voce
  • Eric Peterson – chitarra
  • Alex Skonick – chitarra
  • Greg Christian – basso
  • Louie Clemente – batteria
  • John Tempesta – batteria
Genere: thrash metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Testament

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