Domande e Risposte – Dawn of a Dark Age

Si sente dire, a volte, che ormai il metal è morto, che non c’è più modo di innovarlo. Eppure, ancor oggi escono fuori gruppi freschi e originali, che smentiscono questa tesi. I molisani Dawn of a Dark Age sono uno dei migliori esempi di questa tendenza: il loro sound, che unisce black metal d’atmosfera e una sezione di fiati di stampo jazz/classica, dimostra infatti come ci siano ancora spazi di manovra notevoli per il nostro genere preferito. I molisani non hanno solo personalità, tuttavia, ma anche qualità: lo dimostra l’ultimo album del gruppo, The Six Elements, Vol IV Air, un piccolo capolavoro recensito su queste pagine alcune settimane fa. Come sempre accade, vista la caratura elevata dell’album ho chiesto al mastermind Vittorio Sabelli di partecipare alla nostra rubrica “Domande e Risposte”. Bando alle ciance e largo alle risposte, dunque!

Per prima cosa, vuoi raccontare ai lettori di Heavy Metal Heaven la storia del gruppo?
Vittorio Sabelli: Tutto è iniziato da un viaggio in Norvegia nel 2013, patria indiscussa del black metal, e da lì mi sono promesso di iniziare questa avventura sulla tomba del padre del genere, Euronymous.

“The Six Elements – Vol 4 Air” è ormai uscito da alcuni mesi. Ti va di tracciare un bilancio, su come è stato accolto dal pubblico e dalla critica?
Vittorio: Finora in maniera estremamente positiva, considerando che seppur di recente formazione stiamo concludendo il quinto album. Chi ci segue dagli inizi parla di ‘naturale evoluzione’, e chi ci ha scoperti solo negli ultimi tempi di musica ‘inaspettata’, che è quello a cui punto, soprattutto col massiccio inserimento dei miei strumenti a fiato, clarinetti e sassofoni. Quindi dalle prime uscite a oggi un continuo crescendo.

L’album è il quarto episodio di una serie di concept tutti legati dallo stesso filo conduttore, che escono ogni sei mesi. Ti va di parlare un po’ della saga che state costruendo, dal punto di vista generale?
Vittorio: Quando ho deciso di iniziare questa avventura, provenendo da ambienti di musica classica e jazz, volevo creare qualcosa di unico, mai realizzato prima d’ora. E pensando a opere immense, uniche, come le Suites per Cello e i Concerti Brandeburghesi di J.S.Bach, l’Anello del Nibelungo di Wagner e La Torre Nera di Stephen King, ho deciso di intraprendere questa tortuosa strada, suddivisa in sei capitoli (The Six Elements), che usciranno a distanza di sei mesi l’uno dall’altro, ognuno composto da sei brani…in pratica un Inno al numero 6, in un’opera globale finora mai affrontata in questo senso.

Il punto di forza assoluto dei Dawn of a Dark Age è la sezione di fiati, che le dà un fascino unico. Come è nata l’idea di inserirla in un contesto black metal? Ed è stato difficile conciliare i due mondi bene come fai col gruppo?
Vittorio: Sono diplomato in Clarinetto e Musica Jazz in conservatorio e ho suonato in orchestra sinfonica e big band; ormai da un paio di decenni mi dedico alla musica improvvisata, alla composizione e all’avanguardia, ma ascolto da quando ero adolescente la musica estrema. E nel momento in cui ho deciso di iniziare Dawn of a Dark Age, la vera differenza con qualunque altra band doveva essere quello che è il mio lavoro, ossia l’inserimento di una vera e propria sezione di fiati, armonizzati secondo le ‘regole’ della musica afroamericana, ma allo stesso temo strizzanti l’occhio all’avanguardia e alla musica free europea. È stato un connubio molto naturale, e sarà ancora più intrigante nei prossimi capitoli.  

Un altro punto di forza di “Vol 4” sono le sue atmosfere, sempre potenti e immaginifiche. Hai lavorato molto per renderle così incisive?
Vittorio: Quando creo un disco non mi pongo alcun limite, se non quello di provare tutte le soluzioni di cui dispongo a seconda dell’’elemento naturale’ a cui è dedicato. Pertanto nessun accanimento a tutti i costi per renderlo atmosferico o aggressivo, ma solo sperimentando le varie soluzioni mi rendo conto di qual è quella più affine al mio stato d’animo e al tipo di sound che voglio come risultante all’interno del concept.

Domanda classica da intervista: quali sono le tue principali influenze musicali?
Vittorio: Come detto in precedenza, a livello di metal sono della ‘vecchia guardia’, quindi l’heavy metal classico di Judas Priest e Iron Maiden, così come il thrash di stampo americano e tedesco circolano da sempre nelle mie vene. Così come l’avvento del black metal, con la prima e seconda ondata, e tutte le band che hanno iniziato quest’ascesa, cercando di prender spunto da loro per le composizioni, per poi dare a ognuna un suo carattere e un suo colore che si discosti anche in parte dal black metal ‘old-school’. 

Altra domanda per me solita: ci sono musicisti lontanissimi dal metal estremo ma che apprezzi, o addirittura che riescono a influenzarti?
Vittorio: I miei ascolti estremi si incrociano con la musica classica e la musica altrettanto estrema di Berio e Stockhausen. Ascolto jazz e free jazz, e come compositori/esecutori in primis le innovazioni di John Zorn, tra i primi ad utilizzare il sax nell’hardcore, insieme al batterista dei Napalm Death nei Painkiller.

Come già detto, la sezione di fiati è uno dei punti di forza del tuo gruppo, per quanto mi riguarda. Probabilmente però molti fan del black metal più ortodossi non la penseranno così. Vi sono mai arrivate critiche proprio per il fatto di uscire così tanto dai canoni del vostro stile? E più in generale, qual è il vostro rapporto col pubblico black più oltranzista?  
Vittorio: I primi dischi sono stati accolti in maniera o entusiasmante o denigratoria. Il pubblico oltranzista è quello che compra dischi incisi fino al 1995, e non siamo particolarmente nelle grazie di questi personaggi. Le critiche devono sempre esserci in campo artistico e sono importanti per chi crea quando sono motivate e costruttive. Ne abbiamo ricevute all’inizio, ma mai da prender in considerazione un’eventuale cambio di rotta solo perché chi scrive non conosce o non ha mai sentito uno strumento a fiato, o confonde un sax per una tromba, o non avvezzo a blend tra generi. Quindi penso che col tempo questa nuova prospettiva potrebbe creare un’apertura verso chi pensa che il Black Metal è solo chitarre, basso, voce e batteria e un microfono. 

Cosa si devono aspettare i fan dal progetto Dawn of a Dark Age in futuro?
Vittorio: Stiamo missando il nuovo disco ‘Spirit’ che slitterà sulla tabella di marcia di un paio di mesi, poiché è evoluto in maniera naturale e sorprendente, e nel quale ci sarà notevole cambiamento rispetto ai dischi precedenti, non solo musicale, ma anche strutturale. Non ci sarà Lys alla voce ma un nuovo eccellente vocalist che si sta facendo largo in maniera personale nella scena underground internazionale, col quale abbiamo lavorato in maniera ottimale e con grande sinergia al quinto capitolo della saga.  

Il finale è sempre libero. A te il compito di concludere quest’intervista come meglio credi.
Vittorio: Innanzitutto grazie a voi per questa intervista e per chi non conoscesse il nostro lavoro e la saga ‘The Six Elements’ può ascoltarci e seguirci al link:
https://dawnofadarkage.bandcamp.com/merch .
Vittorio Sabelli VK 

Intervista a cura di Mattia

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