Destination 5-11 – Chains of Mind (2015)

Per chi ha fretta:
Pur suonando un heavy metal piuttosto classico, gli udinesi Destination 5-11 sono un gruppo di qualità, come dimostra l’EP d’esordio Chains of Mind (2015). Il loro sound, ispirato soprattutto a Iron Maiden e Crimson Glory, non inventa nulla, ma con la sua vena melodica e le piccole influenze risulta abbastanza personale. Altri particolari, come il buon livello di songwriting e le capacità dei musicisti, tra cui spicca il cantante Lorenzo Nocerino, danno una gran mano al gruppo. Anche per questo qualche ingenuità e una registrazione non all’altezza, più da demo che da EP, non danno troppo fastidio. Così, le cinque tracce del mini album hanno tutte qualcosa da dire: in particolare impressionano la opener New Battlefield e la conclusiva title-track ma anche le altre tre sono godibili. Per questo, a dispetto di qualche pecca, Chains of Mind è un EP promettente, inciso da un gruppo da tenere d’occhio.

La recensione completa:
Chi segue Heavy Metal Heaven da un po’, sa che non sono un grande estimatore del revival attuale dell’heavy classico. In particolare, non amo molto la sua tendenza a copiare il metal anni ottanta, senza metterci un briciolo di personalità. Ho sempre sottolineato, però, che non voglio fare di tutta l’erba un fascio: ci sono anche tanti gruppi che hanno qualcosa in più da dare. L’ultimo caso in ordine di tempo che mi sia capitato è quello dei Destination 5-11. Nati a Udine nel 2012, hanno esordito poco più di un anno fa col loro EP, Chains of Mind, lavoro meno scontato di tanti altri nel genere. Quello dei friulani è un heavy metal di base piuttosto classico, ispirato soprattutto a Iron Maiden – per le armonie e i riff – e Crimson Glory – per il gusto melodico – oltre che a Queensrÿche e Savatage. I Destination 5-11 però interpretano questo stile in maniera ben più melodica rispetto ai suddetti gruppi; inoltre, ci aggiungono lievi influssi power, prog e dall’heavy moderno. Il risultato è che, pur senza inventare nulla, la personalità dei friulani è ben ascoltabile lungo le cinque tracce dell’EP. Esse sono valorizzate peraltro anche dalle buone capacità di scrittura e di esecuzione dei membri del gruppo. Tra di essi spicca il cantante Lorenzo Nocerino, non solo tecnicamente bravo ma anche espressivo, e che soprattutto non cerca di imitare nessun cantante storico del genere, nonostante diverse similitudini. Dall’altra parte, Chains of Mind pecca un po’ dal punto di vista della registrazione, un po’ sporca e da demo: in fondo però non castra troppo la potenza, e va bene così. C’è anche da dire che la musica Destination 5-11 è a tratti un po’ scontata, e presenta qualche immaturità, giustificabile peraltro dalla bassa età media del quintetto. A dispetto di ciò, però, Chains of Mind è un EP di spessore, come vedrete.

Dopo un intro in cui le chitarre e il basso di Gianluca Somma si incrociano su una base spaziale, si avvia New Battlefield, brano tranquillo e melodico ma dotato al tempo stesso di discreta potenza. Almeno le strofe hanno un riffage energico, che contribuisce a dare a questa parte un senso d’attesa, insieme alla voce teatrale di Nocerino. Al contrario, i ritornelli sono molto più movimentati ed esplosivi: possiedono una melodia molto catchy, e la prestazione del frontman, come i lead di chitarra con cui duetta, gli danno un forte pathos. In più, il pezzo presenta un buon numero di passaggi melodici, che conferiscono al brano un po’ di ricercatezza in più. Tra questi il più degno di nota è l’ottima sezione centrale, in cui i chitarristi Marco Furlani e David Trevisan duellano, ma senza mai rompere l’emozione a favore  della velocità pura. È un altro passaggio di spicco per una opener fantastica, il migliore dell’EP che apre! Giunge quindi Destination: è ancora Nocerino a introdurla, cantando sul tema principale che tornerà nei ritornelli. Questi ultimi sono uno dei momenti che spiccano di più nel pezzo: col duetto tra il frontman e i cori, l’atmosfera triste e il florilegio di melodie, è facile tenerli a mente. Il resto della falsariga è invece più diretto, anche se con dei distinguo: a momenti vorticosi e rapidi, si alternano passaggi spezzettati e crepuscolari, più riflessivi. Un mood impegnato e malinconico avvolge però l’intera canzone, attraversando i vari cambi di ritmo e di norma che i friulani impostano, peraltro con cognizione di causa. È anche questo uno dei segreti di un buonissimo brano, non al livello del precedente ma quasi. Dopo un intro di suoni ambientali entra in scena Oasis, che può essere considerata una sorta di semi-ballata. Inizialmente è infatti melodica, con le chitarre pulite che incrociano gli arpeggi alle spalle della voce, per un mood tranquillo. Al contrario, i chorus cambiano binario: non solo si potenziano con un riffage espanso ma piuttosto duro, a mutare è anche l’atmosfera, con una notevole iniezione di pathos. Quest’ultimo schema prende il sopravvento man mano che il pezzo si evolve: se ogni tanto la norma calma torna a fare capolino, peraltro con più chitarre distorte, la durezza domina. Non che manchi l’emozione: essa si fa anzi sempre più forte, come dimostrano il bell’assolo centrale e lo straziante ritornello conclusivo. Nel complesso, ne risulta un brano forse un po’ scontato in alcune soluzioni ma godibile al punto giusto.

Al contrario della precedente, Price of the Gods si rivela il pezzo più heavy di Chains of Mind. Il riffage principale è energico, e anche le strofe, per quanto siano distese, sono movimentate e hanno una certa potenza. Dopo i bridge, melodici ma brevi, partono quindi i ritornelli, dal piglio vagamente power e che si lasciano cantare bene, anche se forse sembrano leggermente telefonati. Valido in toto è invece l’assolo centrale, a tratti rapido ma melodico , in altri momenti espressivo e lacrimevole, un valore aggiunto per il pezzo. Il risultato è la traccia forse meno bella dell’EP, ma significa poco: abbiamo un buon brano, che si lascia ascoltare con piacere. A terminare questo quintetto giunge quindi la title-track: Chains of Mind entra subito nel vivo con un riffage maideniano di discreta potenza, anche se l’evoluzione non è affatto quella classica. SI susseguono infatti vari momenti, alcuni dei quali piuttosto pesanti: in essi trovano a tratti spazio influenze vagamente thrash, in altri momenti c’è addirittura un controcanto quasi in scream che si alterna con la voce di Nocerino. Altri passaggi ancora sono orientati verso la melodia: in certi momenti è un’intensità puramente metal a dominare, che ricorda i già citati Crimson Glory, ma spuntano a tratti anche frazioni lievi, di sapore quasi prog. È proprio a questo genere che si rifà la struttura, molto variegata: l’unico momento che si ripete con costanza sono infatti i chorus. Peraltro, ciò è un bene, visto che questi, con il loro carico di disperazione, intenso e coinvolgente, sono il passaggio migliore di tutto il pezzo, insieme al momento centrale, col suo crescendo che ci conduce all’ennesimo grande assolo. Non che il resto sia peggio: abbiamo un pezzo ben scritto e con tanti incastri vincenti. Risulta anche per questo il migliore in assoluto dell’EP che chiude insieme a New Battlefield.

Riepilogando, i Destination 5-11 sono un buon gruppo, che in futuro potrà migliorare e maturare ancora di più. Tuttavia, questa strada è già stata percorsa per buona parte della sua lunghezza: Chains of Mind è infatti un EP buono e affascinante, in cui ogni canzone ha qualcosa da dire. Cosa sarà dei friulani in futuro solo il tempo saprà dircelo; quel che è certo, tuttavia, è che le promesse sono molto incoraggianti. Bravi ragazzi!

Voto: 75/100 (voto massimo per gli EP: 80)


Mattia

Tracklist:
  1. New Battlefield – 06:01
  2. Destination – 05:11
  3. Oasis – 05:55
  4. Price of the Gods – 05:37
  5. Chains of Mind – 05:51
Durata totale: 28:35

Lineup:

  • Lorenzo Nocerino – voce
  • Marco Furlani – chitarra
  • David Trevisan – chitarra
  • Gianluca Somma – basso
  • Marco Driutti – batteria
Genere: heavy metal
Sottogenere: melodic heavy metal

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