Mesarthim – Isolate (2015)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEIsolate (2015) è il primo album degli australiani Mesarthim. 
GENEREUn black atmosferico ma con in più forti inserti elettronici, che guardano a chillout, new wave e all’ambient meno oscuro.
PUNTI DI FORZAUn genere originalissimo, che al contrario della media del genere sa persino essere sereno e solare. Ma anche il songwriting è stellare, a livello melodico e nelle atmosfere, con ogni dettaglio precisamente al suo posto e decine di passaggi da urlo.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIAbyss (ascolta), Interstellar (ascolta), Isolate (ascolta)
CONCLUSIONIIsolate non è solo un disco originale ma in pratica è un capolavoro trascendentale e perfetto. Magari è sconsigliato agli ascoltatori black metal più intransigenti, ma ogni amante dell’originalità nel metal estremo dovrebbe far suo all’istante!
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp | Spotify 
ACQUISTA L’ALBUM SU:Bandcamp | Ebay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Facebook Bandcamp | Youtube | Spotify | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
100
COPERTINA
Clicca per aprire

Ma chi l’ha detto che il metal, in particolare quello estremo, debba essere sempre oscuro e aggressivo? Se è vero che la stragrande maggioranza degli artisti del genere, anche tra i più grandi, seguono questa via, c’è pure chi riesce a proporre qualcosa di alternativo, spesso con risultati eccezionali. È proprio questo il caso dei Mesarthim, duo australiano molto misterioso (dei due membri non si sa nulla, a parte che si firmano entrambi come “.”) che prende il nome da una stella della costellazione dell’Ariete. Nati nel 2015, esordiscono nel luglio dello stesso anno col primo full-lenght Isolate – ristampato di recente dalla nostrana Avantgarde Music, che come sempre ha buon occhio per le novità migliori. Il genere proposto dal gruppo in esso è di base un black metal atmosferico abbastanza classico, ma arricchito da un’importante sezione elettronica. Con i suoi toni a metà tra new age, chillout e l’ambient meno oscuro, è una componente che dà a Isolate un’impostazione solare inedita nel black, oltre a toni fantascientifici altrettanto originali. È insomma un sound fresco e innovativo, a volte al limite persino con l’avant-garde, che suona come se la band elettronica Carbon Based Lifeforms formasse un side-project ispirato a gruppi come Lustre, Darkspace e Summoning. C’è da dire però che i Mesarthim non sono solo originali: le sei canzoni di Isolate brillano anche per la scrittura di qualità assoluta, perfetta in ogni passaggio, che genera melodie splendide e atmosfere da brividi. Sono sei tracce ossessive ma che non annoiano mai, grazie anche alle suggestioni che portano l’ascoltatore dritto nel cosmo. Il risultato è un album che mi ha impressionato tantissimo sin dai primi ascolti, e che col tempo ha rivelato quella magia che solo i migliori sanno evocare.

Un breve intro di sola musica elettronica, ossessivo, poi parte Osteopenia, opener lenta e maestosa. Qui i Mesarthim mostrano da subito il loro muro sonoro, fatto di una placida base black metal, su cui oltre allo scream del . cantante si uniscono suoni spaziali, tastiere ipnotiche e fraseggi di pianoforte. Si tratta inoltre di un pezzo che si evolve con calma: si alternano di tanto in tanto momenti strumentali più aperti, quasi trionfali per mood, e altri più intimisti, ma in cui domina sempre una certa serenità. C’è anche spazio per qualche passaggio velatamente malinconico, rappresentato in particolare da un bell’assolo di chitarra, che precede un cambio di direzione. Il metal lascia allora spazio a un passaggio di quieta new age, tranquillo e felice. È però un breve interludio: presto il black metal torna con ancor più densità e potenza. Si ripete così la progressione precedente, prima che un outro sintetico e spaziale metta fine a questi quasi dodici minuti, volati via veloci. È anche per questo che abbiamo un apertura eccezionale, anche se il meglio deve ancora arrivare! La successiva Declaration parte da un intro con toni leggermente più cupi, prima di esplodere ancor più celestiale e liberatoria che in precedenza. Vien fuori quindi un pezzo semplice e rapido, che alterna la sua base principale, diretta e tranquilla, in cui domina una serenità assoluta nonostante gli scream del vocalist, e brevi stacchi più pestati. Questi ultimi presentano una certa aurea di mistero, anche se in maniera variegata: nella prima frazione sono solo vagamente malinconici, mentre quelli presenti nella seconda parte sono più cupi, e hanno un piglio abbastanza aggressivo. D’altra parte, essi non durano mai tanto: presto il pezzo riprende con la sua unione potente di synth new age e black metal di tono positivo. È proprio questo gioco di sfumature il punto di forza di un grandissimo pezzo, appena sotto ai migliori di Isolate. Giunge quindi il turno di Interstellar, meno aperta e più malinconica delle precedenti, grazie al bel riffage, al piano e ai frequenti svolazzi di tastiera. Ne risulta una progressione di impatto sentimentale grandioso, straziante anche se non troppo drammatica: quella evocata dal pezzo è più una depressione calda e accogliente. In ogni caso, per la prima metà la musica si muove sulle stesse coordinate, con variazioni piccole ma d’aiuto per essere sempre interessante; poi, tutto cambia. Dopo un breve interludio di lieve ambient, il brano torna a esplodere, ma il mood è diverso: è aggressivo, alieno e quasi epico, anche se la melodia e l’essenza eterea dei Mesarthim non vengono mai meno. Esse si esplicano anzi nella sezione successiva, in cui si vive uno strano contrasto tra chitarre taglienti e dissonanti, e la parte sintetica/solistica, tranquilla e con ancora una forte nostalgia. Questa torna alla carica ancor di più nella parte finale, dove la norma iniziale fa ritorno. Si tratta di un finale strano, ma perfetto per uno dei punti topici dell’album.

Anche Abyss è triste e dimessa, persino più della precedente, e avvolge in una coperta di sofferenza confortevole, morbida, fantascientifica. L’impostazione principale è ancora una volta diretta e senza grandi cambiamenti, anche se sono presenti molti piccoli mutamenti. Il lavoro migliore in questo senso lo fa la tastiera, autrice di un lavoro strepitoso: ogni sua melodia è infatti incisiva ai massimi livelli, e porta l’ascoltatore in un viaggio tra tante sfumature differenti. Tra passaggi lievemente più cupi e momenti intimisti e delicati, il brano varia parecchio, anche se man mano che avanza prende piede una norma meno cupa e più celestiale, anch’essa coinvolgente al massimo. Giusto sulla tre quarti tornano brandelli dei toni precedenti, ma quando accade l’effetto è eccezionale: il pathos sale alle stelle, prima che la musica faccia ritorno alla serenità precedente. Il risultato è complesso e non facile da assorbire, ma poco importa: una volta penetrato, abbiamo un altro brano meraviglioso, che col precedente forma un uno-due da K.O. fulminante! Quasi consapevoli di tanta meraviglia, i Mesarthim piazzano ora Floating, interludio di due minuti in cui l’unico strumento musicale è il pianoforte, autore di una breve sonata intimista. Oltre a essere molto piacevole, è quel che ci vuole per riposare un attimo e lasciar le emozioni forti, prima che esse ritornino con la traccia finale, Isolate. Un’altra strumentale, si avvia con un breve intro, molto d’attesa, che lascia presto spazio alla norma principale. Questa vive il classico dualismo dei Mesarthim, stavolta in maniera persino migliore: la base black metal atmosferico è un tappeto eccezionale e vorticoso, su cui le tastiere e i synth creano tanti intrecci, e variano man mano. Se il tema principale, delicato e dolcissimo, si ripete costantemente, i tappeti sonori cambiano spesso, a volte sparendo e lasciando un panorama soffice, a volte riempiendo la scena con suoni cosmici favolosi. Pur essendo una progressione lunga e piuttosto ripetitiva, non solo non annoia, mai ma riesce persino a emozionare in ogni suo passaggio, quasi fino alle lacrime. Il merito è principalmente dell’atmosfera solare, che rende il pezzo descrivibile addirittura come “chillout black metal”, se esistesse questo genere. Unico difetto? Il fatto che la meraviglia duri sei minuti scarsi, prima che la musica si spenga, e un breve outro di pianoforte e synth segni anche la conclusione del disco. A parte questo però abbiamo però un pezzo unico ed eccezionale, perfetto in ogni particolare, il giusto sigillo per un album dello stesso valore.

Non c’è rimasto molto da dire, a questo punto: per quanto mi riguarda, Isolate è un album perfetto e commovente. Mi è successo ben poche volte che un disco mi emozionasse così (in effetti è la prima in assoluto per un lavoro di cui mi è stata richiesta la recensione): solo i miei album preferiti l’hanno fatto, tra cui questo peraltro merita di certo un posto. C’è anche da dire che se per voi il black metal è solo oscurità, ferocia, blast beat e riff a motosega, è probabile non solo che non apprezzerete i Mesarthim: sono quasi sicuro, anzi, che vi faranno ribrezzo. Se invece apprezzate l’originalità nel metal estremo, allora al contrario gli australiani sono i vostri uomini: fate vostro il loro esordio, e di corsa!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Osteopenia11:48
2Declaration05:11
3Interstellar08:32
4Abyss09:12
5Floating02:04
6Isolate06:48
Durata totale:  43:43
FORMAZIONE DEL GRUPPO
.voce
.tutti gli strumenti
ETICHETTA/E:Avantgarde Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Metaversus PR

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento