Colonnelli – Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi (2015)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEVerrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi (2015) è l’esordio sulla lunga distanza dei toscani Colonnelli.
GENEREUn thrash/groove metal arrichito dagli influssi più vari. C’è soprattutto il punk, ma non mancano speed metal, grunge, southern, alternative e rock.
PUNTI DI FORZAUno stile originale a cui contribuisce anche il cantato in italiano, ben valorizzato da una registrazione realistica, grezza ma pulita il giusto. Un forte impatto ma al tempo stesso una gran cura per le melodie, in un equilibrio perfetto tra furia e razionalità: merito di un songwriting eccelso, che dà a ogni pezzo la sua personalità. Sono caratteristiche all’origine di una scaletta eccellente e senza punti bassi.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIIl Boccone Amaro (ascolta), Masticacuore (ascolta), La Marcia dei Colonnelli (ascolta)
CONCLUSIONIVerrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi è un album quasi perfetto: mette in mostra i Colonnelli come una band promettente all’estremo. Ed è consigliato con calore a tutti i fan del thrash e del groove metal senza pregiudizi!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
95
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L’ho già detto in altre recensioni: per un gruppo che viene fuori in queste anni, viste le abitudini e le caratteristiche dei musicisti di oggi, è molto difficile esordire con un capolavoro. Difficile, si, ma non impossibile: ogni tanto qualcuno ci riesce, come dimostrano i Colonnelli. Nati a Porto Santo Stefano (Grosseto) nel 2012 per idea del cantante/chitarrista Leonardo Colonnelli, a breve giro producono il demo Circo Massacro. Negli anni successivi, il gruppo si fa conoscere grazie ai singoli Masticacuore e Combustione Interna, che con l’aiuto dell’etichetta (R)esisto Distribuzione girano parecchio per le radio indipendenti. Entrambi anticipano l’uscita del primo full-lenght, che ha visto la luce sotto la stessa label il 18 dicembre dello scorso anno, col titolo di Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi. Il genere dell’album ha molte sfaccettature: di base è un thrash/groove metal debitori di gruppi come Exodus, Machine Head, Overkill, Pantera, Testament ed Exhorder, ma c’è molto di più. I toscani aggiungono a questa base una forte tendenza punk, che si esplica in molte dissonanze ma anche in testi caustici, cantati tutti in italiano – scelta sempre lodevole. In più, ci sono influenze variegate che vanno dallo speed metal motörheadiano al grunge e all’alternative, passando per southern e hard rock, e altro ancora; il tutto però è mescolato così bene da formare un tutt’uno compatto e convincente. Già lo stile è originale, ma il punto di forza assoluto dei Colonnelli è l’equilibrio: dimostrano una forte cura sia per la potenza che per la melodia. Al contrario di tanti nel loro genere, infatti, i toscani non caricano solo a testa bassa: la loro furia non è cieca, è resa più tagliente con razionalità e intelligenza. Si tratta di un particolare visibile anche nelle liriche, per nulla banali e spesso ricercate: lo si vede già dal titolo, che riprende quello di una poesia di Cesare Pavese. Tutto questo è un ottima base di partenza, ma c’è di più: Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi è grandioso anche per songwriting e suono generale. Per quanto riguarda il primo, stupisce la capacità del gruppo: se tante canzoni hanno la stessa impostazione, si sente l’impegno per dare a ognuna la sua personalità, a non rendere l’album troppo omogeneo. In più, basta poco per rendersi conto del loro talento nello scrivere riff d’impatto e melodie incisive al massimo. Per quanto riguarda la registrazione, invece, è grezza e graffiante, ma anche pulita al punto giusto. Soprattutto, è un suono vero, lontano mille miglia dalle produzioni plasticose odierne; è insomma un altro punto di forza per un album che, lo vedrete, si rivela un capolavoro totale.

I giochi cominciano con un breve intro, morbido ma lugubre, che presto si appesantisce di molto. Parte quindi Il Boccone Amaro, pezzo che presenta inizialmente un riff roccioso e di grande groove, che torna più volte ma lascia spesso spazio a una maggior frenesia. La media del brano è infatti più scatenata, come mostrano presto le strofe, thrashy e molto dirette, che incidono parecchio nonostante la velocità non sia forsennata. In questa parte brilla la prestazione di Colonnelli al microfono, che trasforma il puro impatto in qualcosa di più nervoso. La stessa tendenza si fa anche più forte nei bridge, che introducono alla grande i chorus. Questi accelerano brutalmente e mostrano un’energia assurda, ma anche una melodia catturante, un dualismo che li rende grandiosi. C’è poco altro nel pezzo, la struttura è classica, anche se qualche arrangiamento sparso qua e là rende il tutto meno prevedibile. Nonostante la semplicità, però, abbiamo una opener grandiosa, da subito tra i pezzi migliori di Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi Anche la successiva Masticacuore prende il via da un preludio lento e lugubre, anche se presto si accelera. Dopo poco, giungono strofe serrate ma non aggressive come nel pezzo precedente: possiedono un riffage a metà tra speed e thrash, diretto e senza fronzoli, con la voce che gli dà certa tensione. La progressione li porta però a rallentare e a modificarsi: se i bridge mantengono in parte i toni precedenti, innaffiandoli giusto con un po’ di groove, coi ritornelli è tutto diverso. Essi sono infatti lenti, dimessi, nichilisti, quasi sludge metal per le sensazioni evocate. È un’accoppiata strana ma che funziona alla perfezione, anche senza grandi variazioni: l’unica degna di nota trova posto al centro, con la chitarra di Colonnelli ottima sia in fase di assolo che come ritmiche. Abbiamo per il resto un brano corto e lineare ma eccezionale, che in coppia col precedente è quanto di meglio l’album abbia da offrire.

Circo Massacro si rivela presto a due velocità, come si vede già dall’inizio. Se le strofe sono rette da un tornado stordente di note, il riff portante, con cui il pezzo si apre, è lento e ossessivo, preferisce essere granitico. Quest’ultimo regge anche i ritornelli, di base calmi anche se le urla punk di Colonnelli, che evoca vero odio, le rende angosciose. È proprio il leader a spiccare, qui più che altrove, dando una rabbia unica alla musica. Buona è anche la scelta di rendere la struttura meno lineare: la seconda metà, praticamente tutta strumentale e divisa tra un bell’assolo, pieno di pathos, e una serie di riff spaccaossa, è forse il momento più riuscito del pezzo. In generale, ne risulta un episodio nuovamente di qualità assoluta. Giunge quindi Combustione Interna, che possiede ritmiche oblique e dissonanti, molto influenzate dal punk, che regge tutte le strofe. I ritornelli sono invece più lenti, ma hanno anch’essi grande efficacia, con una melodia vocale sempre azzeccata e un buon pathos, senza però rinunciare alla rabbia. Degni di nota sono anche la citazione che non ti aspetti da Azzurro di Adriano Celentano e le brevi ma movimentate sezioni che spuntano di tanto in tanto – e in special modo la seconda, coi suoi toni thrashy. Sono due particolari che forse pesano poco, ma danno fascino a un altro pezzo da novanta per Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi! Con Magnitudo Dieci tornano si torna quindi su coordinate groove/thrash più classiche, grazie al batterista Bernardo Grillo che pesta sempre al massimo e a un riffage tagliente, presente sia nei momenti più rapidi e selvaggi che in quelli lenti, di pura potenza. Appartengono alla seconda categoria le strofe, non pesantissime ma con l’impatto di uno schiacciasassi. Come ormai i Colonnelli ci hanno abituato i chorus sono più lenti e melodici, puntando su un’atmosfera dolorosa più che sull’energia, anche se in questo caso incidono meno. Stavolta però le due anime del pezzo si mescolano di più: a volte spuntano momenti al tempo stesso melodici ed energici, mentre in altri casi i tratti più pestati hanno un velo riflessivo. In ogni caso, il momento migliore dell’episodio è la coda finale, ancora una volta con tanti riff e cambi di tempo che lo rendono sempre efficace al massimo. Per il resto, il pezzo è meno bello di quelli che ha intorno, ma alla fine non significa molto, visto che risulta più che buono.

Dopo un intro thrashy, Vi Cacceremo Senza Pietà si sposta sul lato groove dei toscani, con ritmiche intricate che danno al pezzo una gran aggressività e un incedere punk. Si cambia completamente volto per i ritornelli, lenti ma che accentuano persino il mood minaccioso del resto, grazie alle liriche urticanti urlate da Colonnelli. Anche stavolta, il gruppo rivitalizza lo stesso schema con un buon numero di variazione qua e là. Tra di esse spicca la coda finale, vicina all’alternative metal ma anche di impatto assoluto, giusto sigillo per un altro brano eccellente, di ottimo impatto anche in Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi. Senza alcuna pausa dalla precedente, Vestivo di Nero fugge quindi con prepotenza, prima di stabilizzarsi su una norma a metà tra Motörhead, punk e thrash. La suggestione è data principalmente un riffage vorticoso e quasi stordente su cui Colonnelli si diverte a imitare Lemmy, cantando in inglese. Questo dura solo pochi secondi, perché poi i ritmi calano leggermente ed entra in scena più melodia. Tuttavia, la musica è ancora cupa e incazzata: questa sensazione abbraccia infatti l’intero minuto e mezzo di durata di questa scheggia fulminante, che lascia un’ottima sensazione alle sue spalle. A questo punto, si può respirare un po’ con Apprendista Suicida, la cui norma è divisa tra thrash ‘n’ roll, heavy classico e addirittura un retrogusto blues, dato dalla cadenza di Grillo alle pelli. La musica è costante nelle strofe, piene di melodie rockeggianti e aperte, per poi rallentare anche di più nei chorus, che evocano una forte intensità sentimentale. Il brano si muove su questa impostazione senza grandi variazioni, con giusto qualche assolo piazzato qua e là, ma non ha molta importanza: le emozioni evocate sono forti. Solo nel finale tutto cambia: d’improvviso, il brano comincia a potenziarsi fino a raggiungere una norma dura e maschia, per una breve coda di potenza. È un finale strano, ma che non infastidisce troppo l’ennesimo splendido episodio.

Proiettile si avvia lenta e costante, per poi raggiungere una potenza grandiosa, un muro di suono impenetrabile sia in modalità impatto che nelle fughe che partono di tanto in tanto. La norma principale è più riflessiva e melodica, anche se ha un’aura malata e oscura, specialmente per quanto riguarda le strofe. Circolari e preoccupate, sanno evocare un’atmosfera unica, che le rende il punto più alto del brano. Tuttavia, graffiano a dovere pure i ritornelli, più lenti ma di impatto assoluto, data dalle ritmiche profonde, che si sposano così bene col cantato sofferto di Colonnelli. L’alternanza tra gli interludi potenti e le due parti regge la traccia per tre quarti, quindi i toscani cambiano ancora. Un breve interludio doloroso, con solo la chitarra pulita e il sussurro del frontman, poi fa la sua comparsa un’altra coda di impatto assurdo, col solito incastro meraviglioso di assoli e riff granitici. Nel complesso abbiamo l’ennesimo brano splendido di una serie molto lunga, anche se quasi finita. A questo punto, i Colonnelli piazzano Scenderemo nel Gorgo (titolo che è un’altra citazione della stessa poesia di Pavese), tipico interludio con solo la chitarra acustica. Dura meno di un minuto e non lascia grandi tracce di sé, ma è utile per rifiatare prima dell’assalto finale, che risponde al titolo evocativo di La Marcia dei Colonnelli. Questa closer track si avvia subito sparata e potente, con una cattiveria da brividi, maggiore persino della media di Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi, prima di confluire nelle strofe. Queste sono più lente ma minacciose e di grande impatto: la tensione è palpabile, e si accumula per poi sfogarsi in maniera distruttiva coi ritornelli. Essi possiedono un coro semplice ma con l’impatto di una cannonata in faccia, che si lascia cantare a squarciagola. Questa struttura si ripete più volte, con in mezzo giusto un breve momento strumentale, che nonostante le melodie non spezza la potenza generale. Il passaggio più efficace del pezzo, nonché il più energico, è tuttavia il finale, convulso e in cui Colonnelli continua a urlare imperterrito la citazione shakespeariana “La peste alle vostre famiglie”. Ovviamente non c’è nulla di ricercato in questo: è una conclusione furibonda, degna del pezzo migliore dell’album insieme al duo iniziale. Il disco è in pratica finito qui, anche se dopo qualche minuto di silenzio c’è spazio anche per un paio di tracce nascoste. Si tratta delle cover di Children in Heat e di Hybrid Moments dei Misfits, suonate in maniera abbastanza fedele all’originale, se non fosse per velocità e impatto aumentati. Sono due pezzi forse prescindibili ma non stonano, anzi si rivelano piacevoli.

Tirando le somme, Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi è un esordio clamoroso, eccellente sotto tutti i punti di vista. Quel che è meglio, poi, è che i Colonnelli sembrano avere ancora margini di miglioramento: il successore potrebbe essere anche migliore. Questo solo il tempo potrà dircelo: nell’attesa, però, mi sento di consigliarvi caldamente quest’esordio. Se amate il thrash metal senza temere le sue derive più moderne, e siete stanchi delle copie trite e ritrite di Exodus e Testament del revival odierno, vedrete che coi toscani sarà amore a prima vista!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Il Boccone Amaro04:01
2Masticacuore03:43
3Circo Massacro03:52
4Combustione Interna03:04
5Magnitudo Dieci03:50
6Vi Cacceremo Senza Pietà03:30
7Ero Vestito di Nero01:30
8Apprendista Suicida03:07
9Proiettile04:10
10Scenderemo nel Gorgo00:44
11La Marcia dei Colonnelli08:17
Durata totale: 39:48
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Leonardo Colonnellivoce e chitarra
Andrea Deckardbasso e backing vocals
Bernardo Grillobatteria e backing vocals
ETICHETTA/E:(R)esisto Distribuzione
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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