Pentagram – Day of Reckoning (1987)

Per chi ha fretta:
Gli statunitensi Pentagram sono un gruppo unico nel panorama del doom metal classico: lo dimostra per esempio il loro secondo album Day of Reckoning (1987). Reso vincente dalla miscela di oscurità tipica del doom classico e di psichedelia anni settanta – particolare che influenzerà tutto lo stoner doom futuro –, si è rivelato presto uno dei capisaldi del genere usciti negli anni ottanta. Il merito è però anche del livello di scrittura stellare che solo la formazione storica poteva dare. Per capirlo basta ascoltare pezzi come la sabbathiana Evil Seed, la lunga e orrorifica Burning Savior o la monolitica closer-track Wartime, vette di una scaletta senza alcun punto basso vero e proprio (anche se When the Screams Come e Madman incidono meno delle altre). È per questo che, pur essendo semplice e breve, Day of Reckoning è un capolavoro grandioso, che rasenta la perfezione; per questo, ogni amante del doom metal dovrebbe possederlo. 

La recensione completa:
Tra i tanti gruppi storici che hanno fatto grande il metal, è difficile trovarne uno più sfortunato dei Pentagram. Nati addirittura nel 1971, non sono riusciti a combinare granché per anni, pubblicando giusto qualche singolo e un demo, prima di riuscire finalmente a esordire nel 1985 con l’album omonimo. Per il resto, hanno vissuto tanti problemi, tra instabilità della lineup, cambi di monicker (prima di tornare all’originale “Pentagram”) e tanta confusione.  Eppure, forse proprio questa serie di eventi infausti è stata la fortuna del gruppo. Ha consentito loro di creare uno stile unico, anche più oscuro del normale doom metal del periodo – forse influenzato dalla rabbia per la sorte avversa – ma al tempo stesso espanso, come da norma degli anni settanta. È un genere che non solo ha influenzato l’intero stoner doom che si è creato successivamente, ma è all’origine di alcuni dei caposaldi del doom metal tradizionale, come il già citato esordio o il successore Day of Reckoning, del 1987. Come nel caso di Pentagram, abbiamo un vero classico, e non è difficile capire perché. In primis, spicca la solidità della formazione storica degli americani, con Bobby Liebling alla voce, Victor Griffin alla chitarra e Martin Swaney al basso – a cui nella versione in CD si unisce Joe Hasselvander, che per l’occasione ha ri-registrato tutte le tracce di batteria, in originale suonate da Stuart Rose (scomparso tra l’altro all’inizio del 2016). È una lineup affiatata, che riesce a evocare all’unisono una cupezza assoluta, con toni quasi horror metal a tratti. Tuttavia, c’è anche una scrittura di livello altissimo, che crea riff grandiosi, e sa quando pestare sull’acceleratore e quando puntare più sull’atmosfera. Non c’è molto altro da dire, per il resto: Day of Reckoning è un album semplice e anche breve – sono solo trentaquattro i suoi minuti. Tuttavia, forse anche questo contribuisce a farlo risultare il capolavoro grandioso che effettivamente è.

Si parte subito con la title-track Day of Reckoning, minacciosa e oscura, con il ritmo non troppo veloce ma incalzante di Hasselvander e il riffage blasfemo a corredare la voce sguaiata e malata di Liebling. La struttura è semplice e senza fronzoli: questo tipo di strofa si alterna a corti stacchi strumentali, anch’essi sinistri. Solo al centro e nel finale c’è spazio per frazioni diverse, quando Griffin si produce in assoli lugubri. Essi sono la ciliegina sulla torta di un pezzo brevissimo, quasi fulminante, ma incisivo ai massimi livelli, non il migliore dell’album solo per poco. La seguente Evil Seed è più lenta e dilatata, quasi psichedelica, anche se non viene meno lo spirito oscuro dei Pentagram, evidente in ogni momento. Sia le morbide strofe, in cui è il basso di Swaney a reggere la voce, sia gli stacchi di pura potenza doom sono  cupi e impenetrabili. Tra un passaggio di potenza, un momento lisergico e anche una citazione di Sweet Leaf dei Black Sabbath (“allright now, won’t you listen” canta a un certo punto Liebling), ne risulta un bad trip davvero avvolgente, che si spezza solo di tanto in tanto. Ciò accade per i ritornelli, più espansi del resto, e per la sezione strumentale sulla tre quarti, eterea con le sue forti suggestioni anni settanta, prima che il finale torni negativo. Nonostante la diversità, queste frazioni non stonano all’interno della struttura: abbiamo infatti un pezzo splendido in toto, il migliore in assoluto di Day of Reckoning. A questo punto, con Broken Vows l’aura di oscurità si infrange. Seppur le chitarre siano ancora profonde, come è evidente nel riff iniziale, i toni si rivelano distesi, tranquilli: è proprio la pace la linea guida di un brano anche più settantiano degli altri. Ciò è evidente nella norma, con strofe dalle vaghissime suggestioni di quello che un giorno sarà chiamato gothic metal (!) e dirette, senza grandi fronzoli. Va nella stessa direzione anche la parte centrale, in cui torna forte il lato più psichedelico degli statunitensi: abbiamo allora una frazione espansa, in cui gli assoli di Griffin si accavallano, in maniera quasi caotica ma piacevole. C’è poco altro in un brano piuttosto semplice, oltre che corto, ma di livello ancora una volta assoluto.

Come dice il nome stesso, When the Screams Come è una traccia orrorifica, ma in questo caso in maniera strisciante, più che avvolgente. Ciò è evidente dall’inizio, col lead di retrogusto blues della chitarra che si ripresenta più volte. Rispetto agli altri pezzi, tuttavia, la musica tende a evolversi di più: a volte, come nella lunga sezione solistica centrale, dove i toni si fanno più dilatati e onirici. In altri frangenti invece sono più i toni doom a dominare, come nella potente accelerazione sulla tre quarti o nei brevi stacchi più cupi che compaiono di tanto in tanto. È forse proprio questa variabilità il motivo per cui la canzone incide meno delle altre che ha intorno. Poco male, comunque: abbiamo lo stesso un brano ottimo, che in un lavoro di livello medio sarebbe tra le hit assolute. È ora il turno della lunghissima Burning Savior, che mette in scena toni inquietanti sin dall’intro, con intrecci tra lugubri arpeggi di chitarra pulita. È la stessa atmosfera che si intensifica quando parte un riffage sulfureo e potente, valorizzato dalla prestazione teatrale e malefica di Liebling, specie a livello di mood. In ogni caso, in principio la struttura non è molto complessa: si alternano strofe incalzanti, bridge oscuri e chorus brevi e quasi irridenti, che danno un tocco di bizzarria in più al tutto.  Da poco prima di metà, tuttavia, comincia una bella progressione che porta i Pentagram a giostrarsi tra rallentamenti imperiosi e ancor più horror, passaggi potenti ma espansi, proto-stoner doom a tutti gli effetti, e ritorni della falsariga dell’intro. Si arriva così alla parte finale, che mostra un intreccio splendido di ritmiche e di assoli, probabilmente la parte migliore dell’intero pezzo. Tutti gli elementi appena descritti sono mescolati in maniera competente, ogni dettaglio  è perfettamente al suo posto, e non c’è un attimo nei nove minuti del pezzo che funzioni meno che a meraviglia. È questo il segreto principale di un episodio eccezionale, uno delle punte di diamante dell’album!

Con Madman, i toni cambiano molto rispetto al disco: abbiamo un brano che dopo un intro vago e crepuscolare si presenta quasi allegro. Le ritmiche sono doomy, ma il ritmo sostenuto di Hasselvander e il mood quasi da NWOBHM, evocata parzialmente anche dalle melodie, lo rendono brillante e ben poco oscuro. Eppure, non mancano elementi inquieti, come la voce del frontman, come al solito sguaiata e blasfema, o i piccoli stacchi vorticosi che si aprono di tanto in tanto. Sono tuttavia arrangiamenti di poco conto, il resto della traccia va in un’altra direzione: la norma è distesa, e lo è ancor di più la parte centrale, in cui di nuovo gli statunitensi mostrano le loro radici psichedeliche. È insomma uno strano pezzo, e proprio per questo il suo livello non è alto come quelle che ha attorno. Come nel caso di When the Scream Comes, però, questo vuol dire poco: abbiamo lo stesso un pezzo eccellente, che non stona in un album di livello elevato come Day of Reckoning. A questo punto, siamo già in dirittura d’arrivo: la conclusiva Wartime parte subito con il ritmo marziale di Hasselvander, su cui si posa un riffage penetrante e circolare. È questo che regge le strofe, oblique e malate, anche se con una certa solennità. A essi si contrappongono le frazioni strumentali, in cui il drummer si scatena con la doppia cassa: è la base per frazioni vorticose e potenti, in cui Griffin mostra ancora una volta la sua bravura alle sei corde. L’unica variazione a questo dualismo è la parte centrale, leggermente più dilatata e in cui il chitarrista e il basso di Swaney si intrecciano per un affresco sonoro quasi tranquillo, nonostante una certa cupezza di sottofondo. Dopodiché la traccia riprende ancor più tempestosa: è infatti la sua anima più rapida e frenetica a prendere il sopravvento nel finale. Si tratta di una conclusione in crescendo, sempre più densa e caotica, finché un’esplosione apocalittica non termina di colpo la musica. C’è spazio giusto per un outro echeggiato e inquietante prima che il disco finisca, peraltro con la canzone migliore in assoluto, insieme a Evil Seed e Burning Savior.

Ancora una volta, ho ben poco da dire, arrivato a questo punto. Day of Reckoning, lo avete capito, è un album epocale, doom metal di livello stellare, oltre che uno dei migliori della carriera dei Pentagram. Se un paio di episodi minori – peraltro ottimi – non gli consentono di arrivare al capolavoro, non è un buon motivo per non possederlo: ogni singolo brano qui dentro, in effetti, vale il prezzo d’acquisto. Se siete fan del doom metal e ancora non lo avete scoperto, correte a comprarlo!

Voto: 98/100

Mattia
Tracklist:
  1. Day of Reckoning – 02:43
  2. Broken Vows – 04:38
  3. Madman – 04:18
  4. When the Screams Come – 03:43
  5. Burning Savior – 09:08
  6. Evil Seed – 04:39
  7. Wartime – 05:22
Durata totale: 34:31
Lineup:

  • Bobby Liebling – voce
  • Victor Griffin – chitarra
  • Martin Swaney – basso
  • Joe Hasselvander – batteria
Genere: doom metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Pentagram 

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