Stillborn – Testimonio de Bautismo (2016)

Per chi ha fretta:
I polacchi Stillborn sono un gruppo del tutto dedito al metal più selvaggio, come dimostra il quinto album Testimonio de Bautismo (2016). Si tratta di un lavoro intenso, che mescola thrash, death, black e influssi doom in una miscela volta solo all’aggressione dell’ascoltatore. È un connubio di gran impatto, anche se l’ensemble ogni tanto pecca in fatto di songwriting: in particolare l’album si pone un po’ monotono, specie nei passaggi più estremi. Non è comunque un difetto castrante: la media della scaletta è molto buona, ed episodi come la frenetica Ancykryst, l’orrorifica Obłęd e la terremotante strumentale Apocalyptic Hymn of Satanic Warriors la impreziosiscono parecchio. Per questo, pur non essendo un capolavoro Testimonio de Bautismo è un album che nella sua mezz’ora ignorante e aggressiva riesce a coinvolgere bene: è consigliato perciò ai fan del metal estremo primigenio. 

La recensione completa:

Ne ha fatta di strada, il metal estremo. Se all’inizio era semplicemente una forma più grezza, veloce e aggressiva delle incarnazioni classiche del genere, col tempo si è diviso in molte correnti. E, cosa ancor più incredibile, è andato raffinandosi: se oggi diamo per scontati generi come il melodeath, il progressive estremo o il post-black più ricercato, guardando alle radici non era un’evoluzione scontata. Eppure, accanto ai gruppi più eleganti, c’è anche chi si mantiene fedele alle origini del metal estremo – e aggiungerei per fortuna, visto che il mondo è bello perché è vario. Ancor meglio, spesso si tratta di gruppi che riescono a divertire: è questo il caso degli Stillborn. Provenienti da Mielec, nella Polonia meridionale, sono nati nel lontano 1997, e hanno all’attivo cinque full-lenght dal 2004 a oggi – tutti curiosamente con un titolo in spagnolo. In ognuno di essi, i polacchi hanno portato avanti un discorso fatto di ignoranza, marciume sonoro ed estremismo: lo dimostra l’ultimo album del gruppo a oggi, Testimonio de Bautismo, uscito lo scorso 27 febbraio sotto l’etichetta locale Godz ov War Productions. Il loro stile è quanto di più selvaggio ed estremo ci possa essere: si tratta di un mix di thrash tedesco, black della prima ondata e death più diretto, il tutto ben frullato e condito con tanto impatto. Questo tipo di musica viene gestita dagli Stillborn al solo scopo di aggredire i timpani dell’ascoltatore: ogni elemento dai tre stili, come anche i vaghi influssi doom, sono infatti impostati a questo scopo. Ciò rende Testimonio de Bautismo un disco intenso, che riesce a coinvolgere con la sua rozza ignoranza e il suo impatto becero. Dall’altro lato, c’è da dire che i polacchi non sono immuni da pecche: oltre a non essere molto originali, di tanto in tanto il loro songwriting mostra un po’ la corda. Il terzetto cerca di variare la formula al meglio che può, ma spesso le canzoni tendono ad assomigliarsi tra loro, specie nei passaggi più estremi. L’omogeneità è infatti il difetto principale di Testimonio de Bautismo, anche se non è troppo castrante, come vedrete tra poco.

Senza preludi di sorta, la opener Martwo Urodzony – Rozdział Trzeci entra nel vivo come un treno impazzito e fuori controllo, col suo riffage death/black vorticoso e senza un attimo di pace, sorretto spesso dal blast beat del batterista August. Questa norma, quasi caotica, si alterna di tanto in tanto con stacchi lievemente più lenti e di matrice thrashy, che però non spezzano l’impatto, evocando invece un tono più sinistro. Una struttura sempre in movimento, al limite della schizofrenia ma mai impostata in senso casuale, fa il resto. Il risultato finale è un vero e proprio pugno in faccia, forse con qualche passaggio meno riuscito ma che nel complesso dà un inizio più che adeguato all’album. Senza un attimo di pausa, giunge quindi Ancykryst, che si rivela meno brutale e più lineare della precedente; tuttavia, l’impatto resta grandioso. Ciò vale sia per la norma iniziale, molto thrashy col suo riff tagliente, sia nelle strofe, macinanti e orientate verso la ferocia del black classico. C’è spazio anche per qualche passaggio più rallentato e lugubre, con l’anima più death degli Stillborn che si mostra con più chiarezza: ciò accade specialmente nel finale, che presenta stacchi con splendidi incastri di riff. È forse questa la parte migliore di un brano ottimo in toto, uno dei punti più alti di Testimonio de Bautismo. È quindi il turno di Upiór, che comincia abbastanza lenta, con un riffage potente ma che sembra preannunciare un brano più tranquillo. Si tratta di una falsa premessa: all’improvviso la musica strappa ed entra in scena un episodio brutale, più spostato degli altri sul death metal, con lunghe fughe macinanti e quasi stordenti. A mitigare la frenesia generale c’è solo uno stacco al centro, catacombale e profondo, quasi di matrice death/doom.  Proprio questo è però il momento meno bello del pezzo: l’atmosfera, oscura e penetrante, è quella giusta, ma forse qualcosa di più dinamico avrebbe valorizzato maggiormente il contesto. Poco male, comunque: abbiamo lo stesso un brano di buona qualità.

Człowiekowstręt si mostra convulsa sin dall’esordio, con ritmiche vorticose in cui i polacchi mescolano il meglio di thrash, black e death per picchiare il più forte possibile. Questa falsariga regge buona parte della canzone, anche se ci sono alcuni passaggi, considerabili chorus, che cambiano norma. Essi virano più verso il death e sono ancora una volta tempestosi e aggressivi ai massimi livelli, grazie anche al cantante Killer, che per l’occasione sfoggia un growl vario ma sempre spaventoso. Dopo poco, inoltre, la traccia svolta su una norma più lenta e con nuovi influssi doom, che va avanti a lungo, ma stavolta non stona. La potenza è quella giusta, e alcuni stacchi più melodici, di intensa oscurità, fanno il resto. L’atmosfera plumbea di questa sezione contagia anche il finale, che pur ricominciando a correre è meno vorticoso e più malefico, anche grazie alle tante armonizzazioni black. È insomma un finale incisivo per una traccia ottima in toto, appena sotto alle migliori del disco. Con Odezwa, gli Stillborn tornano ad aggredire con ignoranza e rabbia: è evidente subito, anche prima che parta la falsariga di base, pestata e di velocità estrema. Quest’ultima, col suo riffage ossessivo e circolare, regge gran parte di questa scheggia impazzita, che procede senza grandi variazioni, diretta al punto. C’è giusto qualche passaggio leggermente più calmo e di matrice più black, specie nella seconda metà, ma cambia poco: la traccia si mantiene sempre rapida e incattivita nei suoi due minuti. È anche per questo che pur non stampandosi granché in mente, il brano lascia una buona impressione dietro di sé. Segue Obłęd, canzone ancor più frenetica e urgente delle precedenti, come è evidente già dal macinante intro. Presto però si vira su una norma persino più angosciosa, con una base ritmica serrata su cui si staglia un riff nervoso, di chiara influenza dal thrash tedesco più speed. C’è anche spazio per qualche raro rallentamento, quasi per far riposare le orecchie prima di un nuovo assalto. La maggior parte della canzone si gioca però sul dualismo tra passaggi di puro impatto e momenti in cui la sei corde di Killer si propone in lead lugubri, quasi con pathos se non fosse per la furia del resto. C’è poco altro da dire di questa lunga fuga lineare, che si arresta solo nel finale, tombale e orrorifico. Non che sia un problema: abbiamo infatti un gran bel pezzo, uno dei migliori di Testimonio de Bautismo.

Già quando entra nel vivo con un intro thrash, Modlitwa Poganina sa un po’ di già sentito, e non solo. Qui gli Stillborn danno l’idea di aver esagerato: la velocità è sempre elevata, come anche la potenza, ma l’incastro di riff non brilla come altrove, non evoca la stessa energia distruttiva. La struttura  è caotica e quasi aleatoria, e lascia un po’ a desiderare, come se il gruppo avesse pensato all’impatto tralasciando tutto il resto. Aggiungendo anche che sono pochi i passaggi che si ricordano, affogati peraltro in un mare di death metal anonimo, abbiamo facilmente il pezzo meno riuscito di tutto l’album. Per fortuna, Testimonio de Bautismo si ritira su con Burst Command Til War. Potrebbe quasi passare per un brano originale dei polacchi, visto che somiglia molto agli altri del disco, invece è solo la cover dell’omonimo pezzo dei Sodom, contenuto nell’EP In the Sign of Evil. Questa versione riprende quella dei tedeschi e cerca di renderla, se possibile, anche più veloce e furiosa. Il tentativo è ben riuscito, e se anche nei suoi due minuti di cattiveria non colpisce come altri brani nell’album, si tratta comunque di una rilettura di alto livello. A questo punto siamo ormai agli sgoccioli: nel finale gli Stillborn piazzano Apocalyptic Hymn of Satanic Warriors, lunga strumentale (coi suoi cinque minuti abbondanti è il brano più lungo in scaletta!) che si avvia con un’impostazione lenta e doomy, persino tranquilla. È solo la calma prima della tempesta, perché presto giunge una falsariga terremotante, retta dal blast beat di August su cui si staglia ossessivamente il riffage di Killer. Questa impostazione si divide tra tratti più labirintici e convulsi e momenti leggermente più contenuti, ma ugualmente orrorifici; la differenza tra le due parti, tuttavia è piccolissima, e del resto la canzone tende a ripetersi. Qualche differenza è presente nelle partiture o negli stacchi della batteria, ma si tratta di particolari di poco conto. L’unica cosa a cambiare davvero è il ritmo, che man mano sale, rendendo la traccia sempre più intensa e devastante. Anche per questo, nonostante la monotonia, abbiamo un vero e proprio schiacciasassi, in assoluto il migliore episodio dell’album che chiude con Ancykryst e Obłęd.

Alla fine dei giochi, Testimonio de Bautismo non è né un capolavoro né un album che farà la storia dei suoi generi. Tuttavia, è un buon lavoro, ottimo se quel che cercate è mezz’ora di divertimento grezzo e ignorante. Certo, se dal metal estremo pretendete non solo oscurità o furia ma anche ricercatezza e belle melodie, di sicuro siete molto lontani dall’essere soddisfatti. Tuttavia, chi al contrario cerca solo impatto e botte da orbi saprà apprezzare al meglio un gruppo come gli Stillborn.

Voto: 79/100

Mattia

Tracklist:

  1. Martwo Urodzony – Rozdział Trzeci – 04:20
  2. Ancykryst – 04:20
  3. Upiór – 03:56
  4. Człowiekowstręt – 05:00
  5. Odezwa – 02:10
  6. Obłęd – 03:39
  7. Modlitwa Poganina – 03:07
  8. Burst Command Til War – 02:05
  9. Apocalyptic Hymn of Satanic Warriors – 05:16

Durata totale: 33:53

Lineup:

  • Killer – voce e chitarra
  • Hunger – basso
  • August – batteria

Genere: thrash/black/death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook ufficiale degli Stillborn

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