Braindamage – The Downfall (2016)

Per chi ha fretta:
Pur non avendo raccolto quanto meritavano, è indubbio che i torinesi Braindamage siano una band storica e meritevole. Nati nel 1988, hanno sempre pubblicato album interessanti, come per esempio l’ultimo The Downfall (2016). Il genere da loro affrontato è a metà tra thrash metal tecnico e groove, con in più alcune influenze moderne. Il lato migliore di questo stile è la cura per le atmosfere, che sono cupe e alienanti, vicine a certo industrial, e avvolgono tutto il disco; un sound grezzo e minimale, ma adatto alla situazione, fa il resto. Abbiamo perciò un ottimo album, con punte di eccellenza come God Granted Your Prayers Through Nuclear Warheads, I Owe You a Billion Years of Terror, Subhuman’s Towns Merciless Obliteration e The Downfall Is Here to Stay, I Shall Fight Until the End. Dall’altro lato, il lavoro soffre un po’ di omogeneità, e qualche brano è meno valido. Sono però difetti da poco: alla fine dei giochi The Downfall si rivela un grande album, che farà felici gli amanti del thrash e del groove metal.

La recensione completa:
L’Italia, lo sapete tutti, non è un paese gentile verso chi intraprende la via del metal. È difficile avere successo e riconoscimenti anche suonando per anni e pubblicando molti album, cercando di portare avanti la propria carriera contro ogni ostacolo e difficoltà. Un caso esemplare di ciò sono i torinesi Braindamage: nonostante siano in giro dal 1988 e abbiano all’attivo ben sei full lenght dal ’93 a oggi, sono poco conosciuti tra il pubblico nostrano. Probabilmente se fossero stati statunitensi oggi sarebbero considerati tra i più grandi nel loro genere: i loro primi album sono infatti ritenuti capolavori di sostanza e originalità dai pochi fan che li hanno potuti scoprire. Peraltro, il gruppo ha continuato anche in seguito a proporre musica di qualità, come dimostra il loro ultimo album, The Downfall, uscito lo scorso diciotto aprile grazie alla sempre attenta My Kingdom Music. Si tratta di un album molto compatto: lo stile che i piemontesi affrontano in esso è un thrash/groove metal solido e d’impatto, che guarda con un occhio alle incarnazione classiche dei generi, e con l’altro non disdegna di abbracciare sonorità moderne. I Braindamage in effetti non nascondono influssi djent e metalcore, oltre a una forte tendenza verso il lato tecnico della loro musica, che sfora a volte addirittura nel progressive. In più, il gruppo presta una grande attenzione verso le atmosfere, cupe e spesso alienanti, avvicinandosi in questo addirittura a certo industrial. È insomma un genere pieno di sfaccettature, che crea un album labirintico e molto difficile da assorbire, in cui ci si perde. È anche questo un punto di forza per The Downfall: se infatti a tratti pecca di omogeneità, spesso non è un problema, perché il tutto risulta così efficace e avvolgente da non causare troppo fastidio. Solo a tratti questo difetto riemerge: insieme a qualche pezzo meno riuscito, è il problema primario di un album per il resto di qualità elevata. Prima di cominciare con la disamina, due parole anche per la registrazione: è grezza e spoglia, quasi minimale, ma è penetrante al punto giusto, e sottolinea bene la potenza dei Braindamage. Si rivela insomma un valore aggiunto per The Downfall.

La opener Substituting Forgiveness with Mass Destruction (il primo di una serie di titoli chilometrici che dura quanto lo stesso album) si avvia come una tempesta stordente, che mostra le influenze djent dei piemontesi, prima di trasformarsi in un brano monolitico e molto cupo. In effetti, l’aria che si respira è pesante lungo gran parte della canzone, sia nelle strofe, più rapide e d’impatto, sia nei ritornelli, più lenti ma valorizzati da melodie oblique, anche se manca loro un po’ di dinamismo.  Vanno nella stessa direzione anche gli altri arrangiamenti: l’oscurità è ovunque, dai passaggi rarefatti, con armonizzazioni di retrogusto black (!), ai tratti strumentali di gran impatto. Il risultato di questo è una opener non trascendentale ma godibile, un buon esordio per l’album. La successiva God Granted Your Prayers Through Nuclear Warheads ha un preludio monolitico ma lento, che forse lascia presagire un brano più di forza semplice che rapido. Presto però la direzione si inverte, e si avvia una fuga travolgente, rapidissima e che procede per brevi tratti, prima di esaurirsi. Ciò è positivo, visto che dà un ottimo respiro a una canzone altrimenti troppo esasperata. Contribuiscono a questo anche le frazioni più lente: che si tratti di un passaggio tecnico della chitarra o del basso di Andrea Signorelli, oppure dei ritornelli, lenti ma urlati e d’impatto, ogni dettaglio è bene al suo posto. Il risultato è una canzone breve ma incisiva, appena sotto ai migliori di The Downfall. Giunge quindi  She Can Smell the Blood of a Surrendering Race, che dopo un intro di basso parte come un mid-tempo cadenzato e dissonante, ma senza rinunciare alla potenza. Essa è presente soprattutto nei ritornelli, più orientati verso il lato groove dei Braindamage, che dà loro anche un’atmosfera malata. Le strofe invece sono più quadrate e dirette, e possono beneficiare anch’esse di un’ottima energia. Si distacca da questa impostazione la  seconda metà del brano, in cui il gruppo abbandona la pesantezza e mette in mostra un lato melodico non indifferente, seppur l’inquietudine domini ancora. È una parte avvolgente, la migliore di un brano che nel complesso si rivela di buon livello. Dopo un breve preludio agitato, I Owe You a Billion Years of Terror si avvia furiosa e con toni molto bassi, che gli conferiscono un mood lugubre, quasi orrorifico. Contribuiscono a questo effetto anche i lievi stacchi con la chitarra pulita che fanno capolino qua e là, che compensano la mancanza di aggressività con un’inquietudine intensa. Pian piano il brano deriva verso una norma più legata alla rabbia che all’atmosfera. L’evoluzione si deve principalmente al contributo al microfono di Signorelli, che a tratti urla con vera rabbia, ma anche agli stacchi di retrogusto punk/sludge, di ottima efficacia. C’è spazio anche per qualche passaggio più orientato verso il thrash tecnico, peraltro ben incastrato nel mare magno della canzone. È un altro particolare ben riuscito di un pezzo splendido, senza molto da invidiare ai migliori del disco.

Dopo un altro intro nervoso, stavolta della batteria dell’ospite Cosimo De Nola (sostituto del dimissionario Gee Anzalone, che nel 2014 ha abbandonato i torinesi per un prestigioso posto nei Dragonforce), Subhuman’s Towns Merciless Obliteration prende il via con un riffage di grande efficacia, non pesantissimo ma che graffia a meraviglia. Esso regge anche le strofe, che a volte cambiano ritmo ma si mantengono lineari, ed evocano un’ottima potenza. Si cambia totalmente faccia per i brevi refrain: molto più melodici del resto, riescono a evocare un pathos inaspettato, grazie anche alla voce di Signorelli, che abbandona l’aggressività per qualcosa di più immaginifico. Sono però brevi momenti, il resto del brano è dedito all’impatto: sia la norma che le rapide variazioni che ogni tanto la punteggiano vanno proprio in questa direzione. Non che sia un problema, comunque: abbiamo un gran bel brano, d’impatto assoluto, che si rivela tra i più riusciti dell’intero The Downfall. La seguente Queen Acadienne’s Floating Mirrors and Tarots può quasi essere considerata un lento, se questo termine ha qualche senso per i Braindamage. Il ritmo però è contenuto e rende il tutto meno aggressivo, nonostante il potente e quadrato riffage thrash della coppia Gigi Giugno/Alex Mischinger che regge buona parte di questa prima parte. È una falsariga avvolgente e diretta, che abbandona la scena solo per brevi aperture piuttosto strane, con melodie oblique e un tono drammatico, quasi teatrale. Raggiunta la metà, il brano comincia a progredire di più: il tempo sale e le trame ossessive sentite in precedenza vengono abbandonate per una lunga teoria di riff, ben incastrati tra loro. La velocità sale sempre di più, fino a raggiungere un acme di intensità, poi la musica comincia a spegnersi, prima in una breve frazione dal piglio doomy, e poi in un outro vuoto, che riprende i toni puliti dell’inizio. Nel complesso, abbiamo una traccia particolare, che forse non spicca tra i migliori del disco ma sa comunque impressionare. È ora la volta di Last of the Kings, First of the Slaves, traccia più lineare e semplice di quanto i Braindamage ci abbiano abituato in passato. Lo è sia a livello musicale, con ritmiche di base di impostazione classica thrash/groove, sia come struttura. In effetti le strofe, potenti ma non troppo, si alternano semplicemente ai ritornelli, circolari e più selvaggi, di gran impatto. Se entrambe le componenti incidono discretamente, la semplicità castra un pochino la canzone: non a caso, il suo momento migliore è la sezione centrale, resa fascinosa dal contrasto tra delicatezza e potenza, con le seconde che alla fine prendono il sopravvento. Per il resto, abbiamo un pezzo buono, ma a cui manca la scintilla della maggior parte di The Downfall.

The Shadow That I Cast Is Yours, Not Mine è anche più problematica della precedente. Abbiamo una  traccia con il solito riffage macinante ma che risulta un po’ insipido, in questo caso. La struttura non aiuta: se le strofe riescono comunque a comunicare una certa sofferenza e incidono discretamente, gli stacchi che la punteggiano, molto orientati sul thrash tecnico, risultano fuori luogo. Buona è invece la parte centrale, strisciante e lugubre, col suo riffage lento ma potente e le melodie oblique. Anche il breve breakdown finale, con il suo ritmo ondeggiante molto “mosh” e ritmiche di assoluta potenza sa il fatto suo. Abbiamo insomma un brano con buoni elementi, ma che nel complesso è solo discreto, il che gli vale lo status di punto più basso in assoluto del lavoro. Quest’ultimo però si ritira su ora con You Nailed My Soul I Burned Your Flesh, canzone tesa sin dall’inizio, oltre che frenetica. La struttura, quasi caotica, alterna infatti momenti di fuga vorticosa, che a tratti arrivano addirittura al blast-beat, e momenti leggermente meno pesanti, ma convulsi e vorticosi in ogni melodia. È una struttura stordente che però non dura molto a lungo: all’incirca a metà il brano si fa più lineare. C’è spazio allora per una frazione rabbiosa e alienata ma non estrema in potenza e in velocità, se non per qualche rigurgito della parte precedente. Quest’ultima torna a piena potenza solo nel breve finale, ancora una volta distruttivo. Il risultato è un brano quasi stordente ma per nulla spiacevole, che anzi riesce a colpire a meraviglia. Siamo ormai alla fine, e i Braindamage per l’occasione schierano la lunga The Downfall Is Here to Stay, I Shall Fight Until the End. Si entra nel vivo con tranquillità, partendo da un intro lugubre, con solo effetti inquietanti sotto alla voce cupa di Signorelli. Pian piano quindi la musica cresce, raggiungendo prima lidi metal, ma ancora piuttosto contenuta: solo poco dopo esplode del tutto, con il tema musicale principale (peraltro già anticipato nel preludio). Abbiamo allora un brano diretto, ossessivo e martellante, con un mood dimesso e arrabbiato, che coinvolge nelle cadenzate strofe per colpire ancor più forte nei ritornelli. Questi sono intensi e cupi, colpiscono come un pugno allo stomaco, grazie al ritorno della base principale della canzone e alla prestazione incattivita del frontman. Se di base questa è la struttura del pezzo, ci sono molte variazioni, che non si allontanano mai troppo dalla falsariga principale ma la arricchiscono, rendendola sempre interessante e mai noiosa. È anche per questo che nei suoi sette minuti abbondanti il brano riesce a impressionare moltissimo, pur essendo abbastanza lineare. Abbiamo infatti un vero e proprio capolavoro, il miglior pezzo in scaletta insieme a Subhuman’s Towns Merciless Obliteration.

Tirando le somme, al netto di qualche brano meno riuscito e qualche difettuccio da poco, The Downfall è un album molto buono, solido e che sa coinvolgere sia a livello di atmosfere che per potenza. Se amate il thrash metal tecnico e il groove, e non siete troppo legati alle sonorità passato, i Braindamage sono un gruppo che dovreste assolutamente scoprire – ammesso che già non lo abbiate fatto. Dategli una possibilità, difficilmente ve ne pentirete!

Voto: 81/100

Mattia

Tracklist:

  1. Substituting Forgiveness with Mass Destruction – 03:44
  2. God Granted Your Prayers Through Nuclear Warheads – 03:04
  3. She Can Smell the Blood of a Surrendering Race – 03:53
  4. I Owe You a Billion Years of Terror – 03:41
  5. Subhuman’s Towns Merciless Obliteration – 03:36
  6. Queen Acadienne’s Floating Mirrors and Tarots – 05:21
  7. Last of the Kings, First of the Slaves – 03:59
  8. The Shadow That I Cast Is Yours, Not Mine – 04:01
  9. You Nailed My Soul I Burned Your Flesh – 03:52
  10. The Downfall Is Here to Stay, I Shall Fight Until the End – 07:05
Durata totale: 42:16

Lineup:

  • Andrea Signorelli – voce e basso
  • Gigi Giugno – chitarra
  • Alex Mischinger – chitarra
  • Cosimo De Nola – batteria (guest)

Genere: thrash/groove metal
Sottogenere: technical thrash metal

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