Poison – Look What the Cat Dragged In (1986)

Per chi ha fretta:
Al di là della fisicità esagerata e pacchiana, i Poison sono stati un grande gruppo, come dimostra l’esordio Look What the Cat Dragged In (1986). Dietro a una copertina discutibile, si nasconde infatti un vero e proprio gioiello dell’hair metal, oltre che un classico e un album che fotografa bene i suoi tempi. Non solo la sua qualità è elevata, il gruppo mostra anche originalità, nonché idee chiare e una gran maturità. E così, tra i dieci brani dell’album si nascondono delle vere perle: brani come la catturantissima I Want Action, la semplice title-track, la punkeggiante Talk Dirty to Me e la sottovalutata Let Me Go to the Show sono la punta di un iceberg di livello altissimo. Per questo, Look What the Cat Dragged In è un capolavoro assoluto, che sfiora la perfezione: se siete appassionati di hard rock anni ottanta, insomma, non può mancarvi!

La recensione completa:
Cosa vi viene in mente se vi chiedo di pensare ai Poison? Sono sicuro che la prima immagine visualizzata in mente dalla maggioranza di voi è un quartetto dal look esagerato e anche un po’ pacchiano. Si tratta di un pensiero condivisibile: in fondo la band della Pennsylvania è stata uno degli act più famosi del movimento hair metal, di cui ha definito l’immaginario, oltre che il suono. Eppure, il gruppo dalla sua non aveva solo l’apparenza e il fascino – o la repulsione – che questa causava ai fan del periodo: anche a livello musicale il gruppo non scherzava. È quel che dimostra il loro esordio Look What the Cat Dragged In: si tratta di uno dei loro successi più grandi di vendite, e non è difficile capire perché. Dietro a una copertina discutibile – per non dire orrenda – c’erano infatti dieci tracce non solo scoppiettanti, ma anche originali. Il loro sound è distinguibile dai tanti gruppi banali che già all’epoca stavano invadendo la scena hair, dimostrando idee molto chiare e una maturità invidiabile, nonostante la giovane età. In più, i Poison ci misero passione e voglia di fare, nonché tanto impegno: ciò è ben ascoltabile non solo nella musica del disco, ma anche, per esempio, nell’emozione con cui, all’interno del booklet, ringraziano amici e famiglie che li hanno aiutati. Tutto questo, frullato insieme, fa si che Look What the Cat Dragged In non sia solo uno degli album più venduti dell’hard rock anni ottanta, di cui è uno dei manifesti assoluti, ma si rivela anche un grandissimo lavoro, che sfiora la perfezione.

Si parte da Cry Tough, da subito un manifesto non solo dell’album ma dell’intero hard rock anni ottanta in ogni sua incarnazione, vista la sua particolarità. Sono in effetti tanti gli elementi che la compongono: il riffage principale vede una chitarra pulita e una distorta, di estrazione hard ‘n’ heavy, che si incrociano lungo tutta la canzone. Questa è la base sia per le strofe, più lievi e tranquille, sia per i chorus, leggermente più intensi ma catchy al punto giusto. Anche l’atmosfera si pone a metà strada tra la malinconia del pop metal e la scanzonatezza dell’hair propriamente detto, in un ibrido strano ma che funziona. Il risultato è un pezzo eclettico ma molto coinvolgente, che si pone appena sotto al meglio del disco che apre. La successiva I Want Action è invece ben più classica, anche se per nulla banale o stucchevole, anzi: qui i Poison mostrano ancor meglio il loro talento nel realizzare musica semplice ma geniale. Basta sentire il suo tema musicale di base – quello iniziale, che poi torna coi ritornelli –  per capirlo: è dannatamente catturante, si stampa subito in mente e anche dopo tanti ascolti la sua carica festosa non stanca. Anche il resto non è da buttare, al contrario: le strofe sono di profilo più basso ma incidono bene, risultando il perfetto contraltare dei refrain. Qualche elemento preso dall’hard rock classico, come il ritmo shuffle del batterista Rikki Rockett o la frazione posta al centro, fanno il resto. Abbiamo un brano estremamente lineare, forse persino stupido (in senso buono, ovviamente), ma tutto da cantare e da ballare, uno delle punte di diamante assolute di Look What the Cat Dragged In. Come da tradizione hard rock anni ottanta, al terzo posto giunge la ballad di rito, dal titolo I Won’t Forget You. Si tratta di un lento dai toni AOR (specie nelle chitarre pulite di C.C. DeVille e del frontman Bret Michaels), tranquillo e dolce, oltre che molto classico. Strofe docili si scambiano spesso con ritornelli leggermente più intensi, in cui un Michaels insolitamente tenero col microfono duetta con cori altrettanto zuccherosi. Pure la struttura è delle più tradizionali, con un tranquillo assolo centrale come unica variazione a un’alternanza che altrimenti si ripete senza quasi variazioni. Non che sia un problema: abbiamo una ballata di altissima qualità, che di sicuro non sfigura in un album come questo.

Con Play Dirty il rock duro torna a colpire. Abbiamo un episodio che ammicca al metal propriamente detto, in particolare a quello dei Motley Crue di inizio carriera, al tempo stesso glam-oriented e pesante. Ciò si sente specialmente nelle strofe, mai troppo cattive ma con ritmiche granitiche, almeno per quanto riguarda l’hair metal. Anche i refrain non sono da meno, ma si rivelano più rallentati, il che fa perdere loro un po’ di dinamismo: per questo, e anche per una melodia che non esplode come altrove, abbiamo il momento meno bello del pezzo. Buono è invece il vorticoso assolo centrale di DeVille, un punto di forza per un brano più che piacevole, ma che in un album del genere quasi sfigura, vista la qualità media di ciò che ha intorno. Passato questo scivolone, l’album si ritira subito su con la title-track. Si tratta di un brano rapido e incalzante, con un riffage semplicissimo ma di impatto assoluto. Ciò vale per le strofe, dinamiche e rutilanti, grazie anche a un Michaels in stato di grazia, ma il meglio giunge coi ritornelli. Ancora di forte energia, hanno il loro punto di forza assoluto nel coro facile ma travolgente, che cattura subito. Anche gli altri arrangiamenti, dal frontman che a tratti imita proprio un gatto all’assolo centrale e alla fine, funzionano a meraviglia, come del resto la durata contenuta. Poche storie: Look What the Cat Dragged In è uno dei brani più riusciti dell’album a cui dà il nome! Giunge quindi Talk Dirty to Me: come I Want Action (con cui condivide peraltro il destino di singolo), è una traccia che evidenzia l’eclettismo dei Poison rispetto ai tanti gruppi coevi. Nonostante l’atmosfera festosa sia quella tipica dell’hair metal, il riffage di DeVille assume a tratti coordinate prese dal punk rock originale. Ciò accade in particolare nei chorus, in cui questa base si incrocia con cori zuccherosi e pop-oriented, un contrasto che funziona a meraviglia. Le strofe sono invece più rockeggianti e leggere, ma si incastrano alla perfezione col resto e sono funzionali al pezzo. Completa il quadro un bell’assolo centrale, ciliegina sulla torta di un altro dei picchi di questo lavoro. È ora il turno di Want Some, Need Some, brano più tranquillo e solare, che punta sul semplice divertimento, seppur con una nota malinconica. Questa si mostra maggiormente nei sognanti bridge, culmine di strofe tranquille e quasi eteree, nonostante un riffage duro. Cambiano invece faccia i refrain, che spazzano via ogni sentimento intimista e si pongono rutilanti, oltre che catchy. Il dualismo tra le due parti funziona bene, e gli basta l’ennesimo ottimo assolo di DeVille per essere completo. Abbiamo nel complesso un brano che forse non impressiona come i migliori di Look What the Cat Dragged In ma risulta lo stesso di qualità molto alta.

Blame It On You è un mid tempo seducente e allegro, che alterna strofe leziose ma con una certa energia e chorus esplosivi, con il loro duetto Michaels-cori e melodie di grandissimo impatto. Ottima anche i piccoli particolari che dividono le parti, tra uno svolazzo di Deville e uno del basso di Bobby Dall. Se si vuole trovare un difetto, forse quello è la lunghezza: con appena due minuti e mezzo, il brano è meno significativo degli altri. A parte questo, però, abbiamo un altro ottimo esempio di hard rock anni ottanta. La seguente #1 Bad Boy si muove sulle stesse coordinate della precedente, ma i Poison dimostrano di nuovo un’ottima capacità di variare all’interno delle stesse coordinate senza annoiare. Stavolta abbiamo un brano serioso, specie nelle strofe, in cui Michaels si pone cupo e quasi arrabbiato, aiutato da un riffage mai così roccioso. I ritornelli invece sono più catchy, ma mantengono le suggestioni tese della parte precedente, forse anche di più. Il punto di forza assoluto del pezzo sono però i tanti arrangiamenti diversi, che lo rendono sempre vario e mai scontato: che sia un passaggio al limite con l’heavy propriamente detto o il solito assolo, si tratta di un arricchimento incredibile per il brano. Abbiamo quindi un’altra piccola perla di Look What the Cat Dragged In, appena sotto ai punti più alti del disco. Siamo agli sgoccioli, e per l’occasione il gruppo schiera Let Me Go to the Show. Si tratta di un pezzo rapido e scatenato, che alterna con urgenza strofe aperte, quasi vuote e in cui domina il drumming ossessivo di Rockett, e chorus liberatori, in cui la voce di Michaels e gli splendidi lead di DeVille si intrecciano in maniera meravigliosa. Un testo iconico, rappresentativo di tutti i metal kid degli anni ottanta, e piccoli dettagli che rendono la traccia più varia, fanno il resto.  abbiamo un brano breve e lineare, ma meraviglioso, tanto sottovalutato quanto ottimo, senza nulla da invidiare al meglio Look What the Cat Dragged In. L’album originale finiva qui, ma nella mia versioni sono presenti ben tre tracce bonus. Le prime due sono remix delle versioni singolo di I Wan Action e I Won’t Forget You. Sono quasi identiche alle canzoni già sentite nella scaletta regolare, hanno giusto qualche passaggio diverso; per questo, non sono altro che una curiosità che non aggiunge nulla all’album. Ben più interessante è Don’t Mess Around With Jim, cover del cantautore Jim Croce. È una rilettura distante dal folk rock del pezzo originario, ma ne mantiene molte coordinate, come il ritmo e le melodie. Ecco perché il brano si distacca dal classico hair metal dei Poison, risultando un brano root rock, in cui però è palpabile la tipica allegria del gruppo. Lo si sente sia nelle scanzonate strofe che nei ritornelli corali, solari e festosi, che si alternano con semplicità. Nel complesso si tratta di un brano prescindibile ma simpatico, che riesce a divertire.

In chiusura, Look What the Cat Dragged In è un album che sfiora la perfezione, non raggiungendola giusto per un paio di brani, peraltro più che buoni. Oltre a questo, è soprattutto un album che sintetizza in pieno lo spirito dei tempi in cui è uscito: basta ascoltarlo, infatti, per tornare al lato più festoso e allegro del rock duro anni ottanta. Per tutti questi motivi, è un lavoro del tutto imprescindibile: se siete fan di queste sonorità, fatelo vostro al più presto!

Voto: 97/100

Trent’anni fa quasi esatti, il 2 agosto del 1986, vedeva la luce Look What the Cat Dragged In, primo lavoro dei Poison. Come detto nella recensione, non è solo un capolavoro assoluto, un classico dell’hair metal e uno degli album più venduti di quel movimento. È soprattutto un album che riporta in vita lo spirito dell’hard rock degli anni ottanta, coi suoi eccessi ma anche coi suoi pregi. Per tutti questi motivi, abbiamo un album di grande rilevanza storica, di cui questa recensione vuole essere un modesto tributo.
Mattia

Tracklist:
  1. Cry Tough – 03:36
  2. I Want Action – 03:05
  3. I Won’t Forget You – 03:35
  4. Play Dirty – 04:08
  5. Look What the Cat Dragged In – 03:10
  6. Talk Dirty to Me – 03:44
  7. Want Some, Need Some – 03:39
  8. Blame It on You – 02:32
  9. #1 Bad Boy – 03:14
  10. Let Me Go to the Show – 02:45
  11. I Want Action (single version) (bonus track) – 03:06
  12. I Won’t Forget You (single version) (bonus track) – 03:39
  13. You Don’t Mess Around With Jim (bonus track) – 03:05
Durata totale: 43: 18
Lineup:
  • Bret Michaels – voce e chitarra
  • C.C. Deville – chitarra
  • Bobby Dall – basso
  • Rikki Rockett – batteria
Genere: hard rock
Sottogenere: hair metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Poison

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