Sodom – Agent Orange (1989)

Per chi ha fretta:
Pur essendo un po’ omogeneo e ripetitivo, Agent Orange (1989) dei Sodom è un grande album, degno di rimanere nella storia. È infatti ammirevole per energia: il suo thrash metal è quadrato ed estremamente incisivo, grazie ai riff influenzati dal death di Frank Blackfire, ai ritmi forsennati di Chris Witchhunter e alla voce abrasiva di Tom Angelripper. Anche il tema pacifista dell’album – una prospettiva che li differenza da tanti altri gruppi thrash – è un elemento a favore dei tedeschi. Dalla somma di questi elementi risulta un album con qualche brano meno efficace ma anche tanti grandi episodi, tra cui spiccano la granitica title-track, la malinconica Remember the Fallen e la motörheadiana Ausgebombt.  In definitiva, Agent Orange è un album splendido, imprescindibile per ogni fan del thrash metal più estremo. 

La recensione completa:
Non tutti gli album che fanno la storia sono da voto massimo in pagella. Ne esistono anche di imperfetti, ma che per la qualità di tutte o di alcune proprie canzoni meritano lo stesso un posto d’onore nel libro dell’heavy metal. È proprio questo il caso di Agent Orange, terzo album dei Sodom: è un lavoro memorabile, nonostante abbia il difetto di essere un po’ ripetitivo e omogeneo. Alcuni dei suoi brani infatti tendono ad assomigliarsi tra loro, il che è un dettaglio che abbassa un po’ la qualità generale. In fin dei conti, però, è un problema da poco, che non inficia un disco in cui i tedeschi mostrano potenza e maturità. Alla metà degli anni ottanta il gruppo guidato da Tom Angelripper aveva cominciato una progressione che l’aveva portata dallo speed metal venato del black primigenio, ingenuo e fracassone, a un thrash metal feroce, quadrato e di chiaro stampo tedesco, che con Agent Orange si sviluppò ancor di più. Come altri nel thrash teutonico di quegli anni, infatti, i Sodom resero il loro genere ancor più tagliente e d’impatto: nel loro caso, ciò fu possibile grazie a riff dalle influenze death, che gli consentirono di rendere al meglio. Un altro punto di interesse di Agent Orange è nei testi: se in gran parte del thrash coevo il tema della guerra è visto con esaltazione, l’approccio della band di Gelsenkirchen è opposto, orientato verso il pacifismo. L’album è infatti “dedicato a tutte le persone – soldati e civili – che sono morte nelle aggressioni senza senso delle guerre in tutto il mondo”: una scelta non solo lodevole, ma anche originale. Tutti questi fattori, insieme a una manciata di pezzi da urlo, fanno si che Agent Orange sia un capolavoro, magari non perfetto ma assolutamente da ricordare.

L’album comincia subito col botto, con uno dei pezzi più classici e celebri dei tedeschi: niente meno che la title-track. Dopo un intro variegato, diviso a metà tra thrash classico e una frazione inaspettatamente melodica, Agent Orange entra nel vivo furibonda e rapidissima. Già da qui, sono ben visibili le caratteristiche del disco: ritmi forsennati, grande cattiveria, passaggi convulsi venati di death e la voce abrasiva di Angelripper che dà al tutto una marcia in più in fatto di rozzezza. Anche la struttura è quella tipica del disco: per buona parte del pezzo si alternano strofe dirette e ritornelli più oscuri e frenetici, ma c’è spazio anche per diverse variazioni. La più evidente è quella al centro, inizialmente più lenta e contenuta, con al di sopra i suoni dallo scenario vietnamita evocata dal testo. Questa parte però tende a potenziarsi rapidamente, finché la norma non torna alla ribalta con tutta la sua energia e urgenza. Si conclude in questa maniera un pezzo lungo sei minuti ma che nonostante la linearità non annoia mai: si tratta anzi di una delle punte di diamante dell’album che apre! Un preludio già molto pestato, grazie anche alla rutilante prestazione del compianto Chris Witchhunter, poi prende il via Tired and Red. Si tratta di una fuga travolgente e grezza, che alterna rapidamente strofe senza pace e ritornelli feroci, facili da cantare e da tenere a mente. L’ignoranza di questa falsariga principale sparisce però nella parte centrale, che entra in scena con un inaspettato arpeggio di chitarra pulita, molto malinconico. Anche quando il thrash metal torna alla carica, l’aggressività non è troppo spinta: a dominare è invece ancora un certo pathos, ben sottolineato dal lavoro solistico di Frank Blackfire. A dispetto della diversità, però, le due parti si incastrano molto bene tra di loro. Ne risulta una canzone splendida, di poco sotto al meglio di Agent Orange. Dopo questo uno-due grandioso, con Incest la qualità cala. Si tratta di un brano energico e martellante, ma che con la sua aggressione risulta un po’ insipido, per colpa anche di un certo effetto già sentito. A parte i chorus, un po’ più particolari del resto, e il momento centrale, lento ma sinistro, con inediti toni doom, c’è infatti poco che si lascia ricordare, anche se la potenza generale è coinvolgente al punto giusto. Si tratta insomma di un brano discreto, che risulta un punto basso più per ciò che ha intorno che per i suoi meriti effettivi.

A questo punto, a ritirare su l’album giunge Remember the Fallen, il brano che più si avvicina al concetto di ballata in quest’album, anche se ciò forse è fuorviante. Pur non spingendo quasi mai sull’acceleratore e puntando su un’atmosfera triste e dimessa, abbiamo infatti una canzone con una certa potenza. Essa è presente sia nelle strofe, valorizzate dal bel riffage di Blackfire, sia i ritornelli, semplici ma tutti da cantare, grazie a un Angelripper inaspettatamente espressivo. Ancor più energici sono i passaggi più veloci che appaiono di tanto in tanto, anche se nemmeno in questo caso i Sodom cercano l’aggressione: le melodie dominano sempre, rendendo questi passaggi vicini addirittura al primo speed power. Completa il quadro una serie di ottimi assoli, e il capolavoro è assicurato: abbiamo non solo il pezzo che spicca di più in Agent Orange, ma anche uno dei più belli in assoluto della tracklist – e forse dell’intera carriera dei tedeschi. La successiva Magic Dragon ha una parte iniziale lenta e strisciante, che il riffage e lo scream del frontman rendono sinistra. È però solo la quiete prima della tempesta: presto deflagra una lunga fuga, un vortice di note che evoca una tensione drammatica fortissima. Il merito principale di questo è il riffage principale, che accompagna l’ascoltatore attraverso un cammino tortuoso, fatto di momenti lineari, spesso con dei bei arricchimenti solistici, e passaggi davvero apocalittici. Unico neo della canzone è la frazione in mid-tempo posta alla fine,  efficace ma meno che in passato. È però giusto un dettaglio che non dà granché fastidio a un pezzo splendido, con poco da invidiare al top dell’album. Si prosegue sulla stessa falsariga della precedente con Exhibition Bout, che presenta una semplice alternanza tra strofe dritte e ritornelli più cupi. Ciò dà al tutto un forte effetto già sentito, complice anche trame musicali simili alla traccia precedente. Niente panico, però: l’energia distruttiva è quella giusta, e riesce in parte a compensare questo problema. Si rivela di qualità anche la parte centrale, crepuscolare e col solito grandioso lavoro di Blackfire. Il risultato finale è un pezzo ottimo, anche se non impressiona come quelli che ha attorno.

Con Ausgebombt i Sodom mettono bene in chiaro le proprie radici, fortemente ancorate al punk e allo speed metal di inizio anni ottanta. È infatti proprio un pezzo che si stacca dal thrash dell’album per abbracciare una fuga in stile Motörhead, riportati alla mente soprattutto dal basso di Angelripper, qui sempre in bella vista. Anche la struttura è quella classica, alterna strofe senza fronzoli e refrain semplici, con un solo coro, facile da assimilare. Il tutto è retto inoltre dallo stesso riffage, punkeggiante e potente, quasi scanzonato ma anche distruttivo al punto giusto. C’è poco altro nel pezzo a parte qualche assolo, ben intarsiato nel tessuto del brano: si tratta della ciliegina sulla torta di un episodio che non solo spicca tantissimo, ma è anche il meglio offerto da Agent Orange insieme a Remember the Fallen e la title-track. Con Baptism of Fire si torna quindi a correre. Dopo un intro riflessivo e vuoto, parte infatti un brano serrato in maniera estrema. Le lunghe strofe sono praticamente death metal puro, se non fosse per la voce di Angelripper, ed evocano una cupezza apocalittica. I toni si aprono leggermente con i chorus, più lenti ma che non spezzano l’aura inesorabile evocata in precedenza. L’unico vero momento di pausa, di fatto, risulta essere la frazione centrale, che presenta tranquillità e un certo pathos. Per il resto, abbiamo una scheggia impazzita e molto godibile, che non sarà tra i pezzi migliori dell’album ma non è nemmeno molto lontana. La versione in vinile dell’album finiva a questo punto, ma nel CD –anche quello originale del 1989 – è presente come traccia bonus Don’t Walk Away, cover del primo singolo della NWOBHM band Tank, uscito nel 1981. La versione dei Sodom non si stacca molto da quella originale: di thrash qui c’è poco, si tratta di un pezzo heavy classico, reso giusto un po’ più potente. Merito sia della voce di Angelripper che dalle sonorità punkeggianti di chitarra e basso, che le danno un tocco di personalità. Insomma, pur non essendo un brano imprescindibile, questa traccia è piacevole al punto giusto, una chiusura non male per un album del genere.

Chiudendo i conti, pur con qualche pecca Agent Orange è un album grandioso e imprescindibile: bastano giusto le sue tre hit assolute per renderlo tale, e anche il resto non è che sia da buttar via, anzi. Se quindi siete amanti del thrash metal teutonico più pestato ed estremo, questo è un album che vi è consigliato caldamente: se ancora non l’avete, correte a recuperarlo.

Voto: 94/100

Mattia

Tracklist:

  1. Agent Orange – 06:04
  2. Tired and Red – 05:26
  3. Incest – 04:40
  4. Remember the Fallen – 04:21
  5. Magic Dragon – 06:00
  6. Exhibition Bout – 03:36
  7. Ausgebombt – 03:05
  8. Baptism of Fire – 04:04
  9. Don’t Walk Away (bonus track) – 02:55
Durata totale: 40:11
 
Lineup:
  • Tom Angelripper – voce e basso
  • Frank Blackfire – chitarra
  • Chris Witchhunter – batteria
Genere: thrash metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Sodom

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