Domande e Risposte – Vinterblot

Affrontare un sottogenere metal che è stato inventato da una band specifica non è mai facile: si rischia sempre di ricadere negli stessi stilemi e venir additati come “la copia di”. Ciò è valso, per esempio, per gli Amon Amarth: il loro incrocio tra testi vichinghi e death metal melodico è stato ripreso da tanti, che però spesso non hanno fatto che imitare gli svedesi senza inventare nulla. Per fortuna però non è così: esistono anche gruppi che si distinguono sia a livello lirico che musicale, come i baresi Vinterblot. Il loro secondo lavoro Realms of the Untold è il perfetto testimone di questo: si tratta di un concept a tema alchemico supportato da un melodeath vichingo con tante influenze – specialmente black – che ha come punto di forza le atmosfere, oltre alla potenza. Sono questi alcuni dei segreti che rendono l’album grandioso, come scritto nella recensione uscita qualche tempo fa su queste pagine. Per questo, ci ho tenuto personalmente a coinvolgere il gruppo nella nostra rubrica “Domande e Risposte”, allo scopo di saperne di più. Mi hanno risposto in maniera brillante il cantante Phanaeus e il chitarrista Vandrer: a loro la parola, dunque.

In primis, avreste voglia di raccontare la storia del vostro gruppo ai lettori di Heavy Metal Heaven?
Vandrer: Ciao Mattia, e grazie per averci accolto!
I Vinterblot nascono nel 2008 da un quintetto di giovani capelloni del (gelido) entroterra barese! Dopo un primo EP autoprodotto (“For Asgard” – 2008) abbiamo rilasciato nel 2012, via Rising Records Uk, l’album di debutto “Nether Collapse”, che ci ha portati per la prima volta ‘a spasso’ per l’Italia, oltre ad una brevissima parentesi europea! Nel gennaio di quest’anno è stata pubblicata la nostra ultima fatica via Nemeton Records, “Realms of the Untold”, che ci ha permesso di lavorare con il leggendario produttore e musicista svedese Dan Swanö (Edge of Sanity, Witherscape, Dissection, Opeth etc.)!

Il vostro album Realms of the Untold è uscito all’inizio dell’anno, e ormai potrete trarne un bilancio. Come è stato recepito, sia dalla critica che dai vostri fan?
Phanaeus: Il bilancio è, senza ombra di dubbio, positivo. La ricezione di critica e supporters è stata decisamente sorprendente, stimolante e rigenerante. Sai, dall’interno, quando si è appena fuori dalla “quarantena” in studio di registrazione, non si sa mai cosa aspettarsi dal mondo esterno, si è affamati, deperiti ed eccitati! Siamo rimasti davvero colpiti dall’accoglienza e siamo lieti di quanto sia stata percepita l’Energia che abbiam cercato di convogliare in un album come “Realms of the Untold”; ricevere attestazioni di stima e sinceri apprezzamenti critici per quanto creato, ci motiva alla perseveranza: lavorar sodo affinché tale apporto non venga disperso ma, sempre più, catalizzato.

Il genere che suonate nell’album, come già detto, è ispirato agli Amon Amarth. Al contrario di tanti gruppi che si limitano a copiare gli svedesi, però, voi avete caratteristiche peculiari: in special modo, spiccano le vostre influenze black e una certa spinta verso il metal atmosferico. Avete lavorato molto per raggiungere questo stile, che in fondo è piuttosto personale?
Vandrer: Specialmente nella nostra fase di esordio, gli A.A. sono decisamente stati una grande passione e per certi versi rimangono un riferimento qualitativo, in termini di Produzione Audio (adoro Jens Bogren!). Tuttavia ciò che sintetizza al meglio le nostre influenze nel songwriting, è il più ampio termine ombrello di swedish death & black metal anni 90′! Hai pienamente colto il desiderio di evocare scenari più atmosferici, abbiamo tratto ispirazione dalla fucina “Bergensk”, dall’ambient – neofolk in genere, non dimenticando la scuola melodica svedese: band come Dissection o Necrophobic.
Il nostro genere musicale è attualmente in profonda evoluzione: percepiamo un ritorno alle origini ed allo stesso tempo un desiderio di esprimere i nostri intenti più intimi e personali. Al momento siamo all’opera cercando di coniugare le nostre esigenze espressive, i nostri flussi creativi ed i nuovi spunti concettuali.

Per tornare alla domanda, “Realms of the Untold” scatta una fotografia di una tappa di questo percorso di crescita, personale e musicale!

Pur avendo una grande energie e un impatto molto forte, Realms of the Untold è molto curato anche a livello di melodie e atmosfere: si tratta di un lavoro al tempo stesso brutale ed elegante. Questa cura ha richiesto molto tempo e impegno, oppure è stato il risultato di una sessione di composizione del tutto naturale?

Phanaeus: Ti ringrazio per il tuo feedback! La realizzazione di “Realms of the Untold” è stata una sorta di compendio tra mente e cuore. Il processo di stesura parte come una sorta di flusso di coscienza che si concretizza giorno dopo giorno in sala prove. Per usare una metafora: seguiamo sempre e solo il sentiero tracciato dall’ispirazione e cerchiamo di percorrerlo con dedizione ed impegno, mettendo a frutto quanto appreso; ciò permette di cogliere, riconoscere le tracce lungo il cammino e giungere a sempre più entusiasmanti ed inediti scenari.

Un altro dettaglio abbastanza personale e inedito dell’album è il suo concept album di natura alchemica. Volete raccontarci di che cosa si tratta e scendere un po’ più nel dettaglio?
Phanaeus: “Realms of the Untold” è un concept album incentrato su esoterismo, misticismo in genere. Ho cercato di evocare una dimensione arcana e magica ormai dimenticata o, tutt’al più, relegata esclusivamente nelle pagine ingiallite di affascinanti libri polverosi. L’album si sviluppa in tre capitoli attribuiti a tre determinati minerali (Antimonio, Risigallo, Onice); ciascuno dei quali possiede proprietà caratteristiche, Energie distinte da cui ne deriva uno specifico impiego rituale. Come sempre, per descrivere gli intenti concettuali di tale Opus in modo sintetico e calzante, non posso esimermi dal riproporre le parole dell’occultista Éliphas Lévi: “Everything is possible to him who wills only what is true! Rest in Nature, study, know, then dare; dare to will, dare to act and be silent!”.

Domanda classica da intervista: quali sono le vostre principali influenze?
Vandrer: Artisti, scrittori, registi, fotografi, produttori ..e musicisti che innescano delle scintille creative.
Parlando di metal, sono follemente appassionato di Nord-Europa, con un focus particolare sulla Scandinavia ed Islanda. In tale ambito citerei pilastri personali come Enslaved, Helheim, Satyricon o Opeth, accompagnati da modelli di attitudine come Quorthon o Fenriz. Di certo a livello band, il riconoscimento comune va alle grandi band del passato, sia l’oscurità dei Black Sabbath piuttosto che la melodia degli Iron Maiden. In fin dei conti, pur avendo gusti eterogenei, partiamo tutti dalle stesse premesse!
Tutto ciò che ci lascia qualcosa, lo portiamo con noi.

Altra domanda che faccio sempre: ci sono musicisti molto lontani da death, black e viking metal che apprezzate, o addirittura che riescono ad avere un ascendente sulla vostra musica?
Phanaeus: Siamo un band decisamente eterogenea per quanto riguarda le influenze e gli ascolti personali che, in modo più o meno diretto, influenzano il nostro approccio creativo. Per quanto mi riguarda, escludendo l’ambito rock/metal,  sono da sempre un grande estimatore di colonne sonore e compositori del cosiddetto “cinema di genere”. Claudio Simonetti ed i Goblin, Fabio Frizzi, Riz Ortolani, Franco Micalizzi, Stelvio Cipriani, John Carpenter, sono solo i primi nomi che mi vengono in mente. Ho evitato di citarti la passione che nutro per la disco music anni ’70, altrimenti darei un’idea decisamente fuorviante dei Vinterblot e delle nostre produzioni, ahahahaha!

A un osservatore esterno come me, la Puglia non sembra molto attiva per quanto riguarda il metal. Personalmente, conosco pochi gruppi dalla vostra regione, di cui la maggior parte non va comunque oltre il più puro underground. È davvero così? E più in generale, come giudicate la scena metal pugliese, a livello di band ma anche di fan, di occasioni per i gruppi e di locali in cui suonare?
Vandrer: Personalmente, ritengo che l’hinterland barese sia l’ambiente più fertile nel Sud Italia dove gettare le radici di una band metal! Lo dimostrano le moltissime associazioni di organizzazione eventi rock/hardcore/metal attive sul nostro territorio che sono cresciute sempre più grazie al supporto fedele del pubblico (pugliese e non!). Le occasioni per suonare, divertirsi o assistere ad un buon concerto non mancano affatto, e recentemente si avverte un feel sempre più professionale.
Noi stessi abbiamo avuto l’onore e la fortuna di aprire ad alcune delle nostre band preferite di sempre, come Obituary, Entombed, Taake o Negura Bunget a pochi passi da casa! In breve, nonostante le band rimangano spesso esclusivamente underground, negli ultimi anni stiamo vivendo un’età aurea qui a Bari!

Cosa si devono aspettare i fan dai Vinterblot in futuro?
Phanaeus: Sarò criptico: nuovi magici ingredienti sono già disposti sul ripiano rituale ed il calderone sta iniziando a borbottare…

L’ultima risposta è sempre libera. A voi l’onere di concludere questa recensione come meglio volete.
Phanaeus: Ti ringraziamo per questa piacevole chiacchierata. Un saluto a te, ai lettori e, sperando di incontrarvi in vista di un concerto, vi invito a seguire i nostri passi tramite il sito ufficiale della band ed i consueti canali social.

Intervista a cura di Mattia

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