Die Trying – Blues for the Cursed (2016)

Per chi ha fretta:
I milanesi Die Trying si definiscono “infernal southern hardcore”: un’etichetta calzante, visto che mescolano hardcore punk, groove metal e influenze varie, dal metal estremo a rock e blues classici. Il loro è un sound molto originale, ma il secondo EP Blues for the Cursed (2016) mette in evidenzia anche altro. In particolare, brillano la grande energia e le capacità musicali del quintetto, che danno all’album una marcia in più. E così, abbiamo un EP convincente, dove la furiosa Day of Anger, la variegata title-track e la cupa conclusione con Tombstone Abyss (con tanto di cover di Folsom Prison Blues di Johnny Cash come ghost track) spiccano come i pezzi migliori. Così, al netto di qualche passaggio al vuoto, Blues for the Cursed è un EP ottimo e promettente per il futuro, anche se intanto può già fare la felicità di chi ama le commistioni più estreme tra metal e punk.

La recensione completa:
Infernal southern hardcore”: così si autodefiniscono i milanesi Die Trying, e in realtà non è un’etichetta poi così campata nell’aria. Nati nel 2013, fin’ora hanno pubblicato due EP: uno omonimo nel 2014, seguito poi da Blues for the Cursed, uscito nel gennaio di quest’anno. Il sound che i lombardi affrontano in questo secondo lavoro ha di base proprio l’hardcore punk (il che tra l’altro li rende un po’ al limite con quello che trattiamo di solito su Heavy Metal Heaven); Il gruppo però non si ferma a questo, assorbendo molte influenze. Quella principale è un groove metal maschio e rabbioso, che conferisce al gruppo una marcia in più in fatto di potenza. C’è spazio però per tante altri influenze, provenienti da generi come death, black e thrash metal, ma anche da rock’n’roll e blues, fino ad arrivare proprio al southern – un’influenza non determinante, ma comunque presente a tratti.  Quello dei Die Trying è insomma un sound molto originale, ma non è il solo punto di forza di Blues for the Cursed: i milanesi ci mettono anche una gran energia e buone qualità musicali e tecniche. Il risultato è un EP distruttivo, nichilista e sporco, ma che sa essere anche divertente e ironico, in definitiva di alta qualità, come vedrete. È anche vero, d’altro canto, che è presente qualche passaggio a vuoto: in particolare, ogni tanto si può ascoltare qualche ingenuità e qualche riff che incide meno. In fondo però non è un gran problema, e l’album non ne viene castrato molto.

Un intro preso probabilmente da qualche film, poi d’improvviso Relentless and Possessed strappa con cattiveria. Dopo un primo assalto a tinte black/death, la falsariga si stabilizza su una norma dall’appeal punk, anche se con alcuni elementi melodici southern e passaggi di potente groove metal– il che è proprio il trademark dei milanesi. È una falsariga frenetica e che cambia in fretta, tornando a volte a riabbracciare la norma iniziale, in altri tratti puntando più sulla semplice cattiveria, grazie anche alla prestazione furiosa di Alessandro Tripodo al microfono, che mette in mostra il suo scream hardcore. Buona è anche la parte finale, che vira ancor di più sul groove metal e si mostra grassa e potente, il che compensa ampiamente la perdita di dinamismo. È insomma un finale adeguato per una traccia ottima. La successiva Day of Anger è ancor più spostata sul punk della precedente. Dopo un breve intro si presenta infatti una scheggia impazzita e velocissima, che conta sul ritmo del batterista Demis Andresano e sul riffage dissonante della coppia d’asce Stefano Anderloni/Marco Gervasio. L’unico elemento melodico sono i piccoli lead di chitarra, quasi scherzosi ma che non disturbano l’aggressività. La struttura è molto semplice, alterna strofe dirette e con l’impatto di un pugno in faccia e ritornelli leggermente più metallici e oscuri, ma serrati allo stesso modo. Ottima anche la frazione conclusiva, che rallenta e mostra una norma groove venata di thrash, anch’esso di grande efficacia. È il finale di un pezzo che con la sua energia si pone tra i migliori di Blues for the Cursed. Un bel bestemmione, poi parte Disembodied, canzone dotata di un riffage metal dal retrogusto classico. Esso domina nelle strofe, preoccupate e oscure attraverso le proprie variazioni, e anche nei bridge, che si mostrano persino più opprimenti. I Die Trying non rinunciano però alle proprie influenze punk, sempre presenti e che tornano a dominare nei chorus, in cui si uniscono a una vena rockeggiante per un effetto bizzarro ma che funziona. C’è poco altro nel pezzo, a parte una sezione solistica piuttosto tenebrosa. In fondo però va bene così: il risultato è un episodio convincente, pur non essendo tra i punti più alti dell’EP.

Rispetto alle altre tracce, Blues for the Cursed è più calma: in essa il gruppo realizza ancor meglio l’intento di produrre una versione ipervitaminica del southern rock. È in effetti un brano dominato da melodie sudiste, come per esempio il giro principale della chitarra, che torna più volte lungo la canzone. Esso arricchisce le strofe, monolitiche e di gran energia, che preparano la strada per i ritornelli. Anch’essi sono abbastanza pesanti, ma anche divertenti e catchy al punto giusto, grazie anche a un buon numero di fraseggi di origine rock/blues ben nascosti tra le righe. La struttura è inoltre più variegata che in precedenza, con tante variazioni sia nella norma-base, costellata di sfoghi groove, sia negli stacchi. Questi ultimi hanno spesso un retrogusto black e un’aura oscura, ma si mescolano bene col resto del pezzo, che per questo risulta un altro picco dell’album a cui dà il nome. È ora il turno di Replace the Deadman, bizzarro brano che inizialmente imita una versione punk/metal di un classico pezzo country, specie nella batteria di Andresano. Questa è l’impostazione di gran parte della traccia, anche se per i refrain si torna al più classico hardcore venato di metal dei Die Trying. Ciò dura fino a tre quarti, quando un’altra coda potente e a tinte groove/thrash fa il suo ingresso, molto incisiva grazie anche alla voce sempre urlata di Tripodo. È il gran finale di una scheggia breve ma piacevole. È ora il turno della conclusiva Tombstone Abyss, che mostra da subito un riffage graffiante. Pur essendo un po’ simile a quello di Disembodied, riesce a incidere lo stesso, con alcune variazioni e l’immissione di copiosi elementi dal metal estremo. Aiuta anche il fatto che esso non sia sempre in scena: spesso nella canzone si aprono aperture espanse e lente, con un vago retrogusto doom. Il dualismo è vincente: l’oscurità delle parti lente e l’impatto di quelle più dinamiche si compensano in un’unione molto valida. Dopo un paio di alternanze, giunge la parte centrale, che di nuovo raccoglie cadenze e melodie rock e le potenzia molto, per una frazione a là Pantera molto apprezzabile. Dopodiché la traccia torna alla sua norma più lenta, ancor più espansa e strisciante, prima di spegnersi nel nulla. l’EP sembrerebbe finito qui, ma dopo un minuto di silenzio riparte con una cover di Folsom Prison Blues di Johnny Cash. Ovviamente i milanesi la rendono molto più rabbiosa e potente dell’originale, facendola diventare un pezzo a metà tra thrash e punk, potente e divertente al punto giusto. È insomma una rilettura ben riuscita, degna chiusura di un EP che lo è altrettanto.

Tirando le somme, Blues for the Cursed è un EP non solo buono, ma anche molto promettente. Seppur graffino  già a meraviglia, infatti, la mia idea è che i Die Trying abbiano ancora grandi margini per migliorare, complice anche la giovane età che traspare dalle foto promozionali. Se in futuro si muoveranno in avanti sullo stesso sentiero, magari deviando ancor di più verso il southern vero e proprio, chissà che non possano stupire ancor di più. Nell’attesa, però, se vi piacciono le commistioni punk/metal, specie quelle più estreme, il mio consiglio è scoprire già da subito i milanesi, che sicuramente faranno per voi.

Voto: 75/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Relentless and Possessed – 03:04
  2. Day of Anger – 01:56
  3. Disembodied – 03:06
  4. Blues for the Cursed – 02:57
  5. Replace the Dead – 01:48
  6. Tombstone Abyss – 06:44
Durata totale: 19:38

Lineup:
  • Alessandro Tripodo – voce
  • Stefano Anderloni – chitarra
  • Marco Gervasio – chitarra
  • Davide Iacona – basso
  • Demis Andresano – batteria
Genere: hardcore punk/groove metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Die Trying

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