Ceremonia – La Existencia Humana Debe Ser un Error (2015)

Per chi ha fretta:
I parigini Ceremonia sono un gruppo molto valido: lo dimostra il loro esordio La Existencia Humana Debe Ser un Error. Si tratta di un album estremamente maturo e ben scritto (nonostante la gavetta relativamente breve del gruppo, nato nel 2011), in cui i francesi mostrano un doom/black metal lento e asfissiante, descrivibile come una versione black degli Yob. Sono molti i particolari che funzionano nel disco: si va dalla registrazione perfetta allo scream di Christian Botero – che essendo colombiano dà alla band inediti testi in spagnolo. Il punto di forza maggiore dei Ceremonia è però l’equilibrio tra le atmosfere, avvolgenti all’estremo, e la potenza musicale, mai sacrificata. È questo il segreto di canzoni splendide come Anestesia Afflicción e Existencia Humana, le due migliori di un quartetto eccezionale in toto. Perciò, La Existencia Humana Debe Ser un Error è un capolavoro di potenza e oscurità, che i fan del doom metal estremo ameranno!

La recensione completa:
Come gli Yob se facessero black metal: è questa la descrizione perfetta per lo stile dei Ceremonia, curiosa band parigina con testi in spagnolo (merito del cantante Christian Botero, proveniente dalla Colombia). Il loro stile è infatti un doom metal lento ed estraniante, arricchito da copiosi influssi black, oltre che in misura minore da generi come death, funeral e sludge. Tutto questo serve in primis allo scopo di avvolgere l’ascoltatore in atmosfere nichiliste, cupe e oppressive, senza un minimo spiraglio di luce. Questo del resto riesce molto bene ai francesi, che mostrano una gran capacità nel coinvolgere nella propria aura. Nonostante il loro intento atmosferico, però, i Ceremonia non sacrificano la potenza, come altri gruppi: le ritmiche anzi sono sempre molto incisive, grazie anche a un livello di songwriting molto alto. Nel complesso, è proprio l’equilibrio tra le due componenti il loro vero punto di forza, come dimostra il loro primo full-lenght, intitolato in maniera eloquente La Existencia Humana Debe Ser un Error e uscito a fine 2015. Si tratta di un album sorprendente: nonostante il gruppo esista dal 2011 e non abbia pubblicato altro per colpa dei frequenti cambi di formazione, sono molti i suoi pregi. Oltre a quelli già elencati, citerei anche una notevole maturità nel songwriting e una registrazione perfetta (nonostante sia del tutto autoprodotto!), grezza ma precisa, che valorizza ancor di più i suoi punti di forza. Sono ulteriori tasselli di un disco che come vedrete è veramente notevole.

Un breve intro con echi sinistri e la batteria filtrata di Matthieu Garin, poi parte un brano lento e monolitico, in cui un lento riff si accoppia con lo scream terribile di Botero. Siamo però ancora all’inizio: presto Amanecer Fallido cambia volto, e dopo una breve frazione vuota, con una sola chitarra lontana, parte più veloce, con un riffage molto black-oriented, con in più qualche influsso sludge e punk. È una frazione molto minacciosa e coinvolgente, ma anch’essa non dura: presto la canzone cambia ancora faccia. La norma infatti si spegne in un altro momento morbido e vuoto, stavolta più lungo, che evoca una cupezza sulfurea. È il punto di partenza per un crescendo che diventa sempre più potente e pieno di armonizzazioni lugubri. Si resta su coordinate calme per un po’, quindi anche le ritmiche si fanno più veloci – anche se mai estreme – e angosciose, rendendo la musica ancor più nichilista e penetrante. Raggiunto un apice di orrore, la traccia torna a rallentare e a riproporre il suo mix tra black, doom e sonorità espanse, il che lo rende anche più tenebroso. È con questa impostazione che il brano termina: nel complesso abbiamo un episodio ottimo, senza quasi un momento morto, anche se il meglio deve ancora arrivare. A ruota arriva infatti Anestesia Afflicción, traccia divisa in tre parti distinte. La prima, I. Posesión, è introdotta dal basso di Arthur Leparc. Il suo fraseggio anticipa un riff seguito poco dopo anche dalle chitarre in una falsariga oscura ma potente e con una certa solennità, che ricorda da lontano l’epic doom. Questa base lascia spazio anche a un ampio stacco leggero, in cui compaiono armonizzazioni da black melodico, e a passaggi pure più eterei. Nonostante la perdita di potenza, però, l’effetto oppressivo resta immutato, venendo solo a tratti contaminato da una lieve malinconia, data dagli assoli di chitarra. Sembra quasi che questa norma debba durare a lungo quando invece entra in scena II. Ascensión, una lunga frazione più dinamica e meno soffocante, con l’atmosfera che varia di più rispetto alla norma dei Ceremonia. Anche la musica del resto è variegata: se inizialmente è maschia e potente, con addirittura influssi thrash, poco più tardi tutto si spegne, per rinascere dimessa e malinconica, con molte melodie. È un’impostazione che resta anche quando si torna al metal: il brano mantiene infatti a lungo le stesse armonie depresse ma calde, con un gran pathos che avvolge a meraviglia. È un incantesimo oscuro ma in qualche modo celestiale, che si spezza solo quando i riff iniziali di questa seconda parte tornano alla carica, facendo ridiscendere di nuovo le tenebre. Si tratta del finale di questa frazione, la più lunga della canzone, nonché di un preludio a III. Abismo, che invece è la più breve. Nonostante questo, non è affatto inutile, anzi: si tratta di una coda catacombale e inquietante che chiude benissimo il cerchio della canzone, prima di spegnersi in un outro sinistro. Il risultato di tutto ciò è un lungo viaggio oscuro che incide a meraviglia in ogni suo momento, in poche parole il meglio che La Existencia… abbia da offrire!

Abrazando el Vacío è introdotta dal riffage dissonante della coppia Botero/ Youri Benaïs, che ricorda da lontano generi come l’alternative e l’industrial metal. È però solo il preludio a un pezzo di più classico marchio Ceremonia, che si rivela diviso a metà tra strofe doom cadenzate e di gran potenza e ritornelli tempestosi, spostati maggiormente sul lato black dei francesi. È un dualismo che non dura molto a lungo: presto le due parti cominciano a mescolarsi, finché il brano non si accartoccia su sé stesso e si spegne. È il turno di uno stacco completamente vuoto, con solo i sussurri di Botero e la chitarra pulita in sottofondo, per un effetto inquietante. Presto però il metal torna a fluire, anche più rabbioso di prima: è infatti il turno di una lunghissima frazione centrale, che scambia momenti lenti e soffocanti con altri che pur muovendosi sulle stesse coordinate mostrano più impatto. Ciò è reso specialmente dal comparto ritmico, che ogni tanto accelera, arrivando persino vicino al blast-beat. Raggiunto però quest’apice, la canzone torna a spegnersi, prima in una frazione di nuovo dissonante e poi in un espanso passaggio dall’aura lacrimevole evocato dagli assoli, di vago retrogusto gothic. Quando anch’esso si spegne nel silenzio, sembra che tutto sia finito, ma in realtà i Ceremonia hanno preparato un ultimo colpo di coda: dopo un altro stacco vuoto, analogo al precedente ma più lungo, il brano torna alla carica con cattiveria e cupezza. Questo finale è infatti aggressivo al punto giusto, e riesce a coinvolgere a meraviglia. Si tratta di un altro momento topico di un pezzo grandioso, con poco da invidiare ai migliori del disco. A chiudere il quartetto di canzoni che compone la scaletta giunge Existencia Humana, la traccia più corta del disco. Si parte da un intro pieno di armonie oblique e di fuzz di chitarra, per poi cambiare decisamente strada. In effetti, rispetto alle altre nell’album quasi omonimo, questa traccia presenta molte più influenze death metal: lo si sente dal cupo riffage, macinante e potente, un po’ diverso da quanto sentito fin’ora. Per la maggior parte del tempo la falsariga è feroce e aggressiva, death/black/doom alla massima potenza. Proprio questo tipo di ritmiche è il punto di forza della traccia, insieme alla solita atmosfera e a una struttura più lineare che in passato, dovuta anche alla breve durata. Questa norma infatti dura a lungo, interrompendosi solo in brevi stacchi più leggeri, che puntano di più su un’aura sinistra, e per la frazione centrale. In essa, c’è soltanto la voce di Botero, che con un pulito cavernoso recita un gran numero di “peccati”. È il preludio alla ripartenza finale dell’anima più aggressiva del brano, accompagnata in questo caso anche dal pianoforte, per un effetto anche più oscuro e depresso. In generale, si tratta di un brano estremamente riuscito, il migliore dell’album che chiude con Anestesia Afflicción.

Giunti a questo punto lo avrete capito: La Existencia Humana Debe Ser un Error è un vero e proprio capolavoro di potenza, nichilismo, malvagità, oscurità opprimente. Ovviamente è sconsigliato ai deboli di cuore, e anche chi preferisce gruppi più diretti e meno d’atmosfera potrà non apprezzare i Ceremonia. Se però vi piace il doom più estremo e soffocante, allora i francesi sono un gruppo da recuperare a tutti i costi!

Voto: 93/100

Mattia
Tracklist:
  1. Amanecer Fallido – 12:51
  2. Anestesia afflicción (I. Posesión / II. Ascensión / III. Abismo) – 12:07
  3. Abrazando el Vacío – 12:42
  4. Existencia Humana – 06:57
Durata totale: 44:37
Lineup:

  • Christian Botero – voce e chitarra
  • Youri Benaïs – chitarra
  • Arthur Leparc – basso
  • Matthieu Garin – batteria
Genere: black/doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Ceremonia

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