X-Tinxion – From the Ashes of Eden (2016)

Per chi ha fretta:
From the Ashes of Eden (2016), esordio degli olandesi X-Tinxion dopo una carriera che dura dal 2004, è un album piuttosto problematico. Sono tanti i suoi difetti, specialmente nel songwriting che è stereotipato, ripetitivo e soprattutto poco attento ai ritornelli, che castrano quasi tutte le canzoni del disco. Anche la vocalist Monica Janssen a volte è un problema, col suo cantato a volte troppo sopra le righe che toglie spazio agli altri musicisti. Qualche lato positivo però gli olandesi ce l’hanno: oltre a buone doti tecniche e a un sound adeguato, spicca la personalità del genere, un mix di heavy e thrash metal a metà tra classico e moderno, con alcuni elementi estremi ma anche un occhio verso la melodia. Così, grazie anche a qualche squillo nella scaletta – le buone Genetic Sickness, Uniformity e The Divine – From the Ashes of Eden riesce a raggiungere una sufficienza risicata, ma certo non è un album imprescindibile. 

La recensione completa:
Anche se spesso aiuta, non sempre una lunga gavetta è sinonimo di qualità (del resto vale anche il contrario). Ci sono band che pur suonando a lungo insieme, quando infine arrivano all’album non riescono a combinare granché, per un motivo o per un altro. Purtroppo, l’esempio di oggi, gli olandesi X-Tinxion, sono proprio uno di questi gruppi. Nati a Dordrecht nel lontano 2004, negli anni successivi si sono fatti le ossa attraversando molti cambi di lineup e la pubblicazione di due demo e due EP, tra cui l’ultimo, Severed from Heaven, uscito nel 2015. Risale invece allo scorso dieci giugno l’uscita dell’agognato full lenght d’esordio, intitolato From the Ashes of Eden. Il genere affrontato dagli olandesi in esso è a metà tra thrash metal e heavy metal tradizionale, con in più qualche inedita influenza melodeath. Il tutto è impostato all’insegna della modernità, specie per quanto riguarda i suoni, ma spesso a livello musicale si rifà alle incarnazioni classiche dei due generi. Si tratta di una proposta al tempo stesso energica e melodica, nonostante la presenza di elementi estremi, come per esempio la voce di Monica Janssen. A tratti infatti la frontwoman mostra un growl raschiato e alto, ai limiti col death metal, ma più spesso indugia su un cantato pulito e sguaiato, anche se mai troppo stonato. Proprio la sua prestazione è però uno dei difetti di From the Ashes of Eden: a volte è davvero troppo esagerata, invece di essere al servizio della canzone toglie la scena agli altri musicisti –paradossalmente più col pulito che col growl, che nonostante la proposta melodica del gruppo non dà quasi mai fastidio. Purtroppo, però, non è finita qui: il punto debole maggiore degli X-Tinxion è il songwriting, che a dispetto di uno stile originale non riesce a rileggere i cliché di heavy e thrash in qualcosa di personale, limitandosi a ripeterli in maniera stereotipata. In più, il gruppo ha poche idee che tendono a ripetersi: From the Ashes of Eden soffre molto di omogeneità, con tanti brani dalla struttura simile e l’effetto “già sentito” spesso in agguato. Il vero tallone d’Achille degli olandesi sono però i ritornelli: sono pochi quelli efficaci nel corso del disco, gli altri castrano almeno in parte le loro canzoni. Dall’altro lato, c’è anche da dire che non tutto è disastroso: qualche brano si rivela buono, e gli X-Tinxion possono contare su doti tecniche adeguate e su un suono non perfetto ma all’altezza, potente quanto basta. Formalmente infatti From the Ashes of Eden è di livello alto: spesso però gli manca l’anima, ed è questo che lo rende senza infamia e senza lode, come vedrete.

La opener Amalgamation parte subito sparata, con un assalto potente e vagamente groove metal su cui la Janssen mostra subito il suo growl. È questa la base che sostiene la prima frazione della traccia, lasciando spazio però a momenti più aperti e al tempo stesso piuttosto pestati. Tra di essi spiccano i ritornelli, in cui la frontwoman mostra il suo cantato pulito, supportata da una base ispirata chiaramente agli Iron Maiden. La band di Steve Harris torna in molti fraseggi, anche se altre volte è il thrash che prende il sopravvento, come nella arcigna parte centrale. Entrambe le anime della canzone sono valide, ma il loro accostamento stride un pochino, specie a livello di atmosfera. C’è però da dire che abbiamo una canzone decente, che apre a dovere le danze. La successiva Survivors of Hell è più spostata sul lato thrash degli olandesi, come si vede già dalla movimentata progressione iniziale. La canzone vera e propria è anche più frenetica, con strofe veloci e di grande impatto, in cui le urla sguaiate della frontwoman ben si sposano con le ritmiche taglienti della coppia d’asce Sepp Coeck/ Conrad Hultermans. La potenza aumenta anche di più nei bridge, growlati e vorticosi: se fin qui va tutto bene, ora servirebbe un ritornello che sciolga a dovere la tensione, ma non arriva. Quello scelto è scialbo, obliquo ma senza risultare né potente né catchy, e smorza di molto l’impatto possibile. Non che sia un dramma: il resto è riuscito in maniera discreta, dalla parte principale alla lunga cavalcata finale, divisa tra gli ottimi assoli di Hultermans e una sezione di convincente heavy metal, pesante al punto giusto. L’idea però è che con un po’ di maestria in più si poteva avere un grandissimo pezzo, e invece esso si limita a essere buono – il che significa peraltro che si situa appena sotto ai migliori della scaletta.

Un altro attacco groovy, poi prende il via Severed from Heaven, martellante ma non troppo aggressiva, con lunghe strofe in cui la cantante si mette in mostra coi suoi cambi su un ritmo senza fronzoli. A volte la musica si fa più oscura, con l’arrivo di alcuni elementi black e death: si tratta però di piccoli momenti. Più importanti sono invece le aperture verso la melodia, con ritornelli più classicamente heavy metal che però sono poco riusciti, con una melodia davvero brutta. Stavolta nemmeno il resto incide bene come in passato, a parte qualche passaggio che riesce a rimanere in mente – specie di quelli più estremi. Nel complesso abbiamo un brano che raggiunge a stento la sufficienza. In Genetic Sickness si ripresenta quindi il contrasto tra momenti melodici di stampo heavy e norma più pestata, ma stavolta gli X-Tinxion riescono a gestire bene la faccenda. Abbiamo un brano in cui sia le strofe, ossessive e rabbiose, sia i chorus, aperti e speranzosi, fanno la propria parte. Nello specifico gli olandesi riescono per una volta a colpire nel segno con una melodia catturante. Buona anche la prestazione delle chitarre, soprattutto di quella solista di Hultermans, autrice di fraseggi interessanti all’interno del pezzo, e in particolare nella varia e interessante sezione centrale. Il risultato, pur non trascendentale, è piuttosto valido: abbiamo infatti uno dei picchi positivi assoluti di From the Ashes of Eden. La seguente Uniformity si avvia come un pezzo heavy per poi unire a un riffage di questo tipo suggestioni Gothenburg sound. C’è spazio però anche per il classico thrash del gruppo, in strofe potenti e feroci ma con un certo pathos di sottofondo. Questo esplode con potenza nei refrain, che riprendono le sensazioni melodeath precedenti e le intrecciano con un comparto vocale ben riuscito, fatto di melodie malinconiche e cori potenti. Anche la frazione centrale, pur essendo meno bella di ciò che ha intorno, sa il fatto suo: la sua evoluzione labirintica ma sempre espressiva è buona, con un‘atmosfera che coinvolge bene e un buona scrittura dietro ogni arrangiamento. È un altro dettaglio ben realizzato di un altro brano molto valido, il migliore del disco col precedente. A questo punto è il turno di Eden, breve interludio con solo la chitarra pulita e il basso di Kornee Kleefman (raggiunti nel finale da lievi tastiere), che si intrecciano su una melodia dimessa e docile. Si tratta di un episodio che non lascia moltissimo, essendo un po’ banale e anonimo, ma ha almeno il pregio di essere piacevole.

Si torna al metal con Narrow Path, traccia dotata di un potente incastro di riff in controtempo, una norma quasi progressive che da lontano ricorda addirittura i vecchi Opeth (!). Si tratta di un preludio interessante, che però lascia presto spazio a qualcosa di più lineare e nel classico stile degli X-Tinxion, forse anche troppo. Spesso aleggia infatti l’alone del già sentito, specie sulle strofe dirette, che pure riescono a incidere in maniera discreta. Meno triti sono i ritornelli, anche se le loro melodie poco efficaci compensano questo pregio. Ben più interessanti sono invece i passaggi più lenti, che col loro energico heavy metal solo venato di thrash riescono ad avere la giusta carica, anche se la Janssen ogni tanto esagera – infatti le parti migliori sono quelle strumentali. Il risultato di tutto ciò è un brano con qualche momento piacevole, anche se nel complesso è senza infamia e senza lode. Civilised, che giunge ora, è più distesa, come si vede sin dal preludio, lento e di influenza quasi doomy. Anche nel proseguo il brano non è mai troppo aggressivo: se la batteria di Peter Van Toren lo rende spesso ritmato sono sempre le melodie maideniane a dominare, mentre il thrash si riprende solo ogni tanto. Ciò vale in particolare per le strofe, veloci ma non troppo aggressive. i refrain al contrario sono più spostati sul thrash melodico con un ascendente melodeath, e hanno una bella melodia. Sono infatti il momento migliore di un pezzo in cui però l’impressione di già sentito aleggia sempre, e risulta un po’ anonimo. Giusto qualche elemento, come i già citati chorus o alcuni passaggi più cattivi nella seconda metà riescono a incidere davvero, ma nel complesso abbiamo un episodio sufficiente e nulla più. Un avvio lento ma rutilante dà quindi il via a Destruct & Reanimate, pezzo rapido e movimentato, che scambia ancora una volta strofe più pestate e ritornelli più lenti, con in mezzo bridge che prendono da entrambe le anime. Se i secondi sono discretamente catchy, con la melodia vocale anthemica, le prime sono molto insipide: nonostante una discreta potenza che le rende sufficienti, sanno troppo di già sentito. C’è poco altro da dire: la traccia è molto breve, e segue la classica forma-canzone, senza inserire quasi altri arrangiamenti. Abbiamo perciò un brano con una sua piacevolezza vaga, ma è tutto qui.

The Divine è l’ennesima canzone in cui gli X-Tinxion propongono esattamente gli stessi elementi, ma stavolta riescono a rigirarli in una maniera più efficace. È chiaro già dall’attacco, con una potente cavalcata di riff a metà tra thrash e melodie tristi, ma quando la falsariga entra in scena incide anche di più. Abbiamo allora strofe veloci ma disimpegnate, con giri dissonanti e quasi divertenti, che nonostante non siano potentissime sanno colpire nel segno. A volte questa norma si fa più oscura e tesa, con la comparsa del growl della Janssen: è il preludio ai ritornelli, che svoltano su una norma più melodica. La loro aura è intensa, malinconica, grazie anche alla frontwoman che azzecca il giusto tema musicale e li rende la parte migliore del pezzo – a pari merito con l’assolo centrale di Hultermans, che mostra le stesse suggestioni. Anche il resto però è ben riuscito: i tanti cambi di atmosfera sono ben incastrati, e anche alcuni sfoghi estremi non stonano nel contesto. Abbiamo insomma una canzone ottima, la migliore del disco con Genetic Sickness e Uniformity. Purtroppo, si torna nella media dell’album con la conclusiva In Progress, che dopo un intro del basso di Kleefman, parte con una struttura simile in tutto e per tutto alla precedente – tanto che le due canzoni si possono confondere tra loro a un ascolto distratto. Peraltro, la formula stavolta non funziona: se le strofe ancora se la battono, anche se il loro riff è simile ai tanti già ascoltati nel corso del disco, i ritornelli sono proprio brutti. Stavolta il tema scelto dalla Jannsen non funziona, è quasi stonato, vorrebbe essere emozionante ma fallisce clamorosamente. Di fatto, l’unica parte veramente buona dell’intera canzone è quella centrale, espansa e quasi psichedelica, che con buoni riff e un ritorno di fiamma nel finale riesce a stamparsi bene in mente. Il resto però si divide tra la decenza e la mediocrità. Nel complesso risulta un altro brano senza infamia e senza lode, il che però la rende la chiusura più adatta a un disco che più o meno è dello stesso livello.

Alla fine della fiera, con alcuni buoni brani e qualche idea discreta piazzata qua e là, From the Ashes of Eden riesce a raggiungere la sufficienza, ma nulla più. Si tratta di un album di certo non imprescindibile, piacevole come sottofondo se si fa qualcos’altro, ma del tutto inadatto se invece si desidera qualcosa che coinvolga. Certo, qualcosa di positivo c’è, come la già citata originalità del loro stile, e in generale c’è da pensare che gli X-Tinxion possano fare di meglio. Solo il futuro potrà dircelo con certezza, anche se con una base di partenza di questo livello, per gli olandesi sarà dura riuscirci. Senza alcuna ironia, faccio loro i miei auguri.

Voto: 61/100

Mattia
Tracklist:

  1. Amalgamation – 05:28
  2. Survivors of Hell – 04:00
  3. Severed from Heaven – 05:39
  4. Genetic Sickness – 04:39
  5. Uniformity – 04:47
  6. Eden – 01:45
  7. Narrow Path – 05:40
  8. Civilised – 04:42
  9. Destruct & Reanimate – 04:21
  10. The Divine – 04:52
  11. In Progress – 05:54
Durata totale: 51:47

Lineup:
  • Monica Janssen – voce
  • Conrad Hultermans – chitarra solista
  • Sepp Coeck – chitarra ritmica
  • Kornee Kleefman – basso
  • Peter Van Toren – batteria
Genere: heavy/thrash metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli X-Tinxion

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