Korgonthurus – Vuohen Siunaus (2016)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEVuohen Siunaus (2016) è il secondo full-length nella lunga carriera dei finlandesi Korgonthurus
GENEREDi base un black metal classico, contaminato però da venature, atmosferiche, melodic black e  death metal. 
PUNTI DI FORZAMusica densa e potente, con atmosfere giuste, ben suonata, composta e registrata. Qualche bella zampata, un buon livello medio. 
PUNTI DEBOLIUno stile a tratti un po’ disomogeneo, una scaletta con poco che spicchi. 
CANZONI MIGLIORIVuohen Siunaus, L.U.X.
CONCLUSIONISeppur i Korgonthurus potessero forse fare meglio, Vuohen Siunaus è un buon album, adatto specialmente ai fan del black metal tradizionale.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
75
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Seppur considerata più un luogo adatto al metal melodico, la Finlandia è molto attiva anche per quanto riguarda la sua scena black. Tralasciando chi lo ibrida col folk, per quanto riguarda l’incarnazione classica del genere il paese dei mille laghi è inferiore rispetto ai vicini di Norvegia e Svezia solo in fama, ma non certo in qualità. Lo hanno dimostrato nel tempo i vari Impaled Nazarene, Horna, Behexen e Satanic Warmaster, punte di diamante di una scena con moltissime seconde linee, spesso più o meno valide. Ne fa parte anche il gruppo di cui parliamo oggi, i Korgonthurus: provenienti dalla capitale Helsinki, si sono formati nel 2000 per volere dei polistrumentisti Kryth e Corvus (quest’ultimo famoso anche per essere stato il cantante dei già citati Horna dal 2002 al 2009). A causa di tanti problemi, negli anni il gruppo ha pubblicato molti split ed EP, ma solo due full lenght: Marras del 2009 e l’ultimo Vuohen Siunaus, uscito giusto lo scorso 27 maggio sotto Woodcut Records, di cui parliamo oggi. Il genere affrontato in esso dai Korgonthurus è un black metal denso (naturale, vista la formazione a tre chitarre), a metà tra tradizione e qualche tendenza più nuova. Se l’immaginario principale dei finlandesi è fatto di ferocia e oscurità, a tratti nella loro musica entrano forti influenze dal black atmosferico o da quello più melodico, mentre a volte c’è qualche venatura death a rendere il loro suono più sfaccettato. È una buona base di partenza, anche se a volte il gruppo stenta un po’ a gestirlo: il loro stile a volte è un po’ disomogeneo, con le varie anime che si incastrano in maniera forzata, spigolosa, senza riuscire a essere coerenti e compatte. In più, a Vuohen Siunaus mancano pezzi che spicchino davvero: ce ne sono solo un paio, per il resto la scaletta è livellata su una qualità anche buona, ma senza il guizzo che potrebbero renderla vincente. In generale, abbiamo un lavoro ben confezionato e suonato da musicisti all’altezza, con atmosfere al punto giusto, un songwriting di alto livello e un suono ottimo, selvaggio ma pulito il giusto. Tuttavia, la mia idea è che con un po’ di personalità e di impegno in più i Korgonthurus potessero fare anche di meglio.

Come indica il nome stesso, la opener Kaaos è movimentata e presenta cambi repentini di forma, alternando lunghe frazioni vorticose dal riffage a zanzara con improvvisi sfoghi di potenza a tinte death. Si tratta di momenti brevi ma distruttivi, grazie non solo alle chitarre profonde ma anche al growl cavernoso di Corvus, che dà loro un tocco in più. Anche i momenti black non suonano male, ma il meglio sono i tratti in cui le due anime del pezzo si uniscono, creando un affresco di piena oscurità. Nel complesso, abbiamo un brano possente e che passa in fretta, lasciando dietro di sé una buonissima impressione. Un breve intro vuoto e inquietante, anche se con una lieve malinconia di sottofondo, si spezza quando Puhdistuksen Tulet si avvia a ritmo sostenuto, con un riffage che ricorda vagamente i Behemoth. Seppur il ritmo impostato da Kryth dietro le pelli sia veloce (anche se mai troppo – il blast beat non compare mai), le melodie sono sempre presenti, sia nei momenti più pestati che, in maggior misura, nelle aperture che punteggiano il pezzo. Si tratta di momenti a volte anche molto lunghi (come al centro), dalle coordinate sempre black ma pieni di melodie, che danno loro un bel pathos. A volte sono frazioni ritmate, altrove invece il ritmo è lento ed espanso. Il songwriting di norma supporta bene i vari incastri: ne risulta un pezzo piuttosto valido, nonostante la presenza di alcuni momenti troppo lenti, che fanno perdere il complesso di dinamica, abbassandone la qualità.

I.K.P.N. cambia di nuovo direzione, stavolta verso il black metal atmosferico. Si tratta di un brano dal ritmo sempre lento, in cui il lavoro del trio di chitarre Corvus/Incisura/Saturnus non è mai frenetico, preferendo armonizzazioni oscure e dilatate. Questa almeno è la falsariga principale, ma il brano tende a evolversi più della media dei Korgonthurus. A tratti compaiono passaggi più lenti, con un vago retrogusto doomy e un’aura soffocante; anche il resto del pezzo è molto oscuro, ma riesce a essere lo stesso caldo e avvolgente. Tutto ciò avanza con calma per quasi cinque minuti, finché la musica si spegne. Ma i giochi ancora non sono finiti: presto anzi esplode una fuga feroce in blast beat, che brucia in un lampo prima di cominciare a spegnersi. È un breve finale di pura malvagità, che però non stona alla fine di una traccia ottima, appena sotto dei pezzi migliori dell’album. Al contrario del precedente, Vuohen Siunaus è davvero selvaggia e feroce, alternando momenti estremi, in cui tornano le influenze death del gruppo, e altri leggermente più tranquilli, ma glaciali e fulminanti. A dominare questo inizio è una frenesia omicida, anche se presto tutto si calma. Al centro è infatti piazzata una lunga frazione lenta e d’atmosfera, in cui la freddezza precedente si sfalda, sostituita da un’oscurità calda, accogliente. In principio la musica è molto armoniosa e leggera, ma poi comincia ad appesantirsi, in un crescendo sempre più energico, che alla fine la riporta alla cupa agitazione precedente. È proprio questa progressione il meglio di un brano eccezionale in ogni passaggio: abbiamo infatti uno dei picchi assoluti dell’album a cui dà il nome!

Anche Inho attacca sparata a velocità massime, caotica grazie anche allo scream davvero estremo di Corvus. Si tratta di un pezzo possente e feroce per lunghi tratti, anche se c’è spazio pure per frazioni più vuote, in cui Saturnus si mette in mostra con lead di chitarra arcigni. Purtroppo stavolta il complesso risulta un po’ insipido, l’affresco confusionario che si crea spesso non riesce ad avvolgere con la sua atmosfera. Di fatto gli unici momenti davvero buoni sono quelli resi pesanti dal ritorno dei vaghi influssi death. Per il resto invece abbiamo un pezzo che – complice anche la breve durata – fila via liscio senza lasciare molto, in ultima analisi il meno bello dell’intera scaletta. Si torna su alti livelli con Ihmisyyden Raunioilla, che sin dall’avvio mostra un’anima espressiva e intensa, piena di pathos. Quando si entra nel vivo il sentimento resta più o meno lo stesso: anche nei momenti in cui Kryth suona in blast, infatti, sono le melodie che spiccano – peraltro di tanto in tanto stonando un pelo. Ottimi sono invece i momenti più dimessi e intimisti, in cui il contrasto tra lo scream disperato di Corvus e le ritmiche tristi genera un affresco ottimo. Ciò che segue però è ancora meglio: poco prima di metà infatti la traccia si fa anche più melodica, con un riffage che ricorda addirittura il gothic metal. Comincia da qui una seconda metà scoppiettante, che tra melodie di chitarra struggenti, brevi ritorni di fiamma della falsariga iniziale, fughe imperiose e momenti rallentati, fino a un finale vuoto ed espanso, genera un affresco splendido, con tanti passaggi incastrati molto bene tra loro. È lo splendido finale di un episodio che nonostante un avvio un po’ stentato risulta molto buono, non troppo distante dalle migliori di Vuohen Siunaus.

Siamo ormai quasi alla fine, e nemmeno i Korgonthurus sono immuni alla moda della traccia di chiusura lunga, in questo caso intitolata L.U.X.. In principio è un brano massiccio e lugubre, con una lunga teoria di riff tutti all’insegna dell’impatto, grazie anche a sfumature death e persino thrash. Presto però la musica si dirada, deviando ancora verso l’anima dei finlandesi più legata al black metal atmosferico. La norma principale del pezzo è infatti espansa, con un ritmo lento su cui si posano armonie oscure e lontane, per un effetto distante e dalle molte sfumature. A tratti l’atmosfera è disperata, con elementi presi in prestito addirittura dal depressive, mentre in altri frangenti invece è più dura, con una vaga tensione epica che riporta alla mente persino i Bathory del periodo vichingo. Anche nella falsariga ci sono diverse variazioni: seppur il ritmo di Kryth sia costante, il riffage al di sopra ogni tanto cambia lievemente, diventando a tratti più leggero o addensandosi un po’. Ciò almeno dura fino a metà, poi il brano riprende con potenza l’inizio, ma è solo un attimo: subito dopo la riflessività torna di nuovo. È l’inizio di una lunghissima coda ossessiva, che ripete la stessa melodia di continuo, ma senza annoiare. A renderla interessante è il lavoro di tutti i musicisti presenti, che si esibiscono in piccole variazioni sul tema di base, arricchendolo di particolari. L’elemento migliore è però un pathos davvero possente, puramente da melodic black metal, che risulta efficace in maniera splendida. Questo finale è insomma un’altra sezione ben riuscita di un pezzo grandioso in toto, il migliore dell’album che chiude con la title-track.

Come già detto all’inizio, sono convinto che i Korgonthurus possano fare anche di meglio di così, per esempio limando i piccoli spigoli del loro stile. In fondo però è inutile lamentarsi: seppur non eccelso, Vuohen Siunaus è un album di buon livello, specie per chi ama il black metal classico. Se perciò siete fan del genere, questo secondo full lenght dei finlandesi farà al caso vostro: dategli una possibilità, sono sicuro che troverete almeno qualcosa che farà al caso vostro.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Kaaos04:58
2Puhdistuksen tulet05:55
3I.K.P.N06:45
4Vuohen siunaus05:10
5Inho04:33
6Ihmisyyden raunioilla06:48
7L.U.X.14:19
Durata totale: 48:28
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Corvusvoce e chitarra
Saturnuschitarra solista
Incisurachitarra
Necronbasso
Kryth batteria
ETICHETTA/E:Woodcut Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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