Аркона (Arkona) – Слово (Slovo) (2011)

Per chi ha fretta: 
Rispetto ai classici gruppi folk metal scandinavi, i russi Аркона (o “Arkona”) sono piuttosto diversi. Merito non solo di particolari come la voce femminile e variegata di Masha “Scream” Arkhipova, ma soprattutto di melodie slave, lontane da quelle tipiche del Nord Europa. È anche per questo che ogni loro album ha qualcosa di interessante, come dimostra per esempio il sesto Слово (“Slovo”), uscito nel 2011. È un platter tratti un po’ inconsistente, per colpa di pezzi narrati, che risultano prolissi se non si conosce il russo e non si riesce ad afferrare il concept dell’album. Tuttavia, anche così si tratta di un lavoro notevole, con elementi ben piazzati, una buona scrittura sia dal punto di vista degli strumenti tradizionali che di quelli metal e una cura in ogni dettaglio. È per questo che la scaletta, a dispetto di qualche punto basso, è di alta qualità: lo dimostrano picchi come l’evocativa Заклятие (“Zakliatie”), la minimale Там за туманами (“Tam Za Tumanami”) e la divertente Стенка на стенку (“Stenka Na Stenku”). Così, in conclusione Слово è un grande album di folk metal pagano, che saprà coinvolgere al punto giusto i fan del genere.

La recensione completa:
Se è indubbio che il folk metal moderno nacque all’inizio del duemila in Finlandia, per opera di gruppi seminali come Ensiferum e Finntroll, è altrettanto vero che in pochi anni esso si espanse a macchia d’olio. A oggi infatti è presente in quasi ogni paese, e alcuni gruppi di punta della scena mondiale provengono da luoghi abbastanza lontani dalla Scandinavia. È per esempio il caso degli Аркона (o “Arkona”), band moscovita attiva dal 2002 e che a dispetto del cantato totalmente in russo è riuscita a diventare famosa grazie anche a un’intensa attività discografica. Ciò del resto non stupisce: il loro folk metal pagano, venato dal black come dal symphonic, riesce ad affascinare. Merito non solo di caratteristiche come la voce di Masha “Scream” Arkhipova, molto lontana dal tipico cantante folk (se non quando usa lo scream), ma soprattutto per le melodie slave, non troppo distanti ma diverse da quelle tipicamente scandinave che vanno per la maggiore. È anche per questo che quasi ogni album dei russi ha qualcosa da dire: lo dimostra per esempio il sesto full lenght, Слово (“Slovo”, termine russo che significa “la parola”).Non si tratta certo di uno tra i migliori lavori nella carriera degli Аркона, visto che pecca un po’ di inconsistenza. In particolare, ci sono alcuni momenti vuoti che presentano solo il parlato: si tratta sicuramente di elementi a supporto per il concept – probabilmente a proposito dell’origine o dello sviluppo del linguaggio, visto il titolo – ma che risultano solo prolissi per chi non capisce il russo. A parte questo, però, abbiamo un album ottimo, con tante buone canzoni ed elementi avvincenti. Per esempio, è valido l’uso che gli Аркона fanno dei cori e delle orchestrazione, affidati in questo caso rispettivamente al Coro del Conservatorio di Mosca e alla Chamber Orchestra del Conservatorio di Kazan. I loro interventi spesso servono a sottolineare passaggi particolari o a rafforzare l’atmosfera, ma senza soffocare il gruppo come accade spesso nel metal sinfonico. Di norma anzi i russi propongono un folk metal più scarno, che conta soprattutto sulle partiture degli strumenti tradizionali, sempre ben scritte – ma anche la parte più metallica è curata a dovere. Unendo a questo fatto una gran cura in ogni elemento – non solo nella registrazione, che è pulita il giusto, ma anche in particolari di contorno come le grafiche spettacolari del booklet – ne risulta un gran lavoro, che non ha troppo da invidiare al meglio che gli Аркона hanno tirato fuori negli anni.

Слово prende il via da Азъ (si legge “Az’”, e significa “l’inizio di tutti gli inizi”), intro dei più classici, con una prima parte sinfonica vagamente oscura, ma al tempo stesso speranzosa, tranquilla, mutevole. In essa trovano spazio venature folk che poi prendono il comando nella seconda metà, con le cornamuse e i cori ad accoppiarsi alle orchestrazioni. A un certo punto entrano in scena anche le chitarre metal, e la traccia si fa sempre più densa fino ad arrivare all’esplosione di Аркаим (“Arkaim”: è il nome della città degli Ariani, leggendari antenati degli Slavi). Abbiamo inizialmente un brano tempestoso e a tinte black, anche se presto i toni si aprono, e le melodie folk cominciano a farla da padrone, insieme alla voce melodica della Arkhipova. Parte da qui una progressione mutevole, che alterna momenti aperti e ballabili, con spesso il flauto o la cornamusa di Vladimir “Wolf” Reshetnikov in bella vista, e altri più movimentati e veloci, che evocano invece una forte cupezza grazie a elementi estremi. C’è spazio anche per ritornelli corali e sinfonici, che ricordano a volte i Turisas e in altri momenti addirittura i Rhapsody of Fire. Questo genere di suggestioni si ripresenta anche in altri momenti, come per esempio la frazione centrale, lenta e aperta, senza elementi metal. Il tutto comunque è ben dosato, i tanti passaggi sono ben incastrati tra loro, e anche i cambi di atmosfera funzionano bene quasi sempre. Abbiamo perciò un ottima apertura, poco sotto al meglio che Слово abbia da offrire. Un piccolo interludio con la chitarra folk lontana che appare e scompare, poi d’improvviso parte Больно мне (“Boln’no Mne“, ossia “mi fa male”), agitata e oscura, con una certa tensione battagliera alle spalle. La sua falsariga di base è aggressiva, con il blast beat di Vlad “Artist” Sokolov che regge un riffage vorticoso, reso anche più sinistro da oblique orchestrazioni. C’è però ampio spazio, al centro, per un lunghissimo tratto più calmo, in cui la protagonista è la chitarra acustica della Arkhipova, ben supportata da tanti piccoli interventi degli strumenti tradizionali e ogni tanto anche da spunti più metallici, che però non ne disturbano la calma. Al contrario, le melodie della chitarra di Sergey “Lazar” Atrashkevich sono splendide, un vero arricchimento per il tutto. È questa la parte migliore di una canzone che è di qualità elevatissima anche nel complesso.

Con Леший (“Leshiy”, termine che indica uno spirito maligno della mitologia slava) si abbandona la seriosità dei pezzi precedenti per qualcosa di divertente e ballabile: lo si nota sin dall’intro, con la fisarmonica in bella vista. È la stessa melodia ripresa poi dalla chitarra, che dà il là a un pezzo diviso a metà. Le strofe sono massicce e non troppo veloci, caratterizzate da un riffage roccioso e in levare, che le rende al tempo stesso giocose e vagamente sinistre, grazie anche alla voce harsh della frontman e alle incursioni degli strumenti folk. I ritornelli sono invece più veloci e sguaiati, e nonostante la permanenza di alcuni elementi aggressivi sanno evocare una bella dose di divertimento. Anche se è presente qualche raccordo più particolare tra queste parti, in generale la struttura è molto lineare, il che del resto è funzionale all’allegria generale. Abbiamo un brano perciò molto godibile e non troppo lontano dal meglio di Слово. Si torna quindi alla seriosità abituale degli Аркона con Заклятие (“Zakliatie”, ossia “scongiuro”), traccia solenne sin dal lieve preludio, che grazie alla voce salmodiante della Arkhipova sembra quasi un rituale pagano. Pian piano il tutto comincia a crescere in densità, attraversando alcuni gradini che la portano fino a diventare un brano di potente folk metal sinfonico, teso ed evocativo ma con una forte musicalità. Il ritmo è lento e gli strumenti tradizionali come anche le orchestrazioni, contribuiscono a dare al tutto un pathos epico e intenso. La velocità aumenta solo sulla tre quarti, rendendo il tutto sempre più frenetico e intenso, una fuga che recupera gli elementi black ma senza la ferocia tipica del genere. L’aura infatti è sempre intensa, quasi drammatica, il che rende questo sfogo splendido, il migliore della traccia. Non che il resto sia da meno: nel complesso abbiamo un pezzo grandioso, uno dei picchi assoluti dell’album.

Предок (“Predok”, ossia “antenato” ) è un lungo interludio praticamente vuoto, con solo basse percussioni lontane e il parlato della frontwoman echeggiato e circondato di sussurri. Se sicuramente è una parte importante del concept di Слово, musicalmente non è nulla di che – ed è quindi saltabile per chi non capisce il russo. Dopo un ulteriore intermezzo con effetti di battaglia, Никогда (“Nikogda”, ossia “mai”) esplode d’improvviso come un pezzo serrato ed estremo, su coordinate inaspettatamente orientate verso il death metal. È un genere che domina nella prima frazione, piena di momenti potenti e rabbiosi, anche se ogni tanto la norma si apre, per brevi frazioni che vanno dal sinfonico/corale alla musica tradizionale. È una norma un po’ schizofrenica, che per fortuna poco prima di metà sterza di nuovo sullo stile tipico degli Аркона. Ha origine allora una lunga progressione che attraversa momenti riecheggianti ancora della prima parte, tratti in cui è la cornamusa di Reshetnikov a farla da padrona e frazioni più avvolgenti ed espanse. Il tutto evoca una preoccupazione forte, triste ma al tempo stesso battagliera, che riesce a coinvolgere a meraviglia. La seconda metà è infatti grandiosa, anche se per colpa di una prima parte discutibile il pezzo risulta soltanto buono nel complesso. È ora il turno di Там за туманами (“Tam Za Tumanami”, ossia “oltre la nebbia”), che si rivela subito senza nessun elemento metal, ma non è certo un male. La struttura è molto semplice, alterna strofe tranquille e ricercate, in cui la Arkhipova accompagna partiture folk dal sapore medioevale, e ritornelli più pieni e ritmati, in cui a volte spuntano cori potenti ed evocativi.  Nonostante la linearità, però, ogni melodia è ben curata e incide a meraviglia. Poco importa quindi se non ci sono chitarre distorte o ritmi pestati: abbiamo una vera gemma, tra i picchi assoluti dell’intero Слово!

Потомок (“Potomok”, ossia “il discendente”) è un altro interludio pieno di sussurri, in cui il parlato è affidato a una voce bambinesca. Almeno ha il pregio di durare poco, e risulta un’introduzione discreta alla title-track, che giunge a ruota. Sin dal principio, Слово (come già detto, si legge “Slovo” e significa “parola”) si pone come un brano al tempo stesso epico e cupo, triste. Quest’effetto è realizzato grazie a un riffage particolare, pagan metal con inedite influenze rock, su cui fanno bella mostra di sé i giri malinconici del flauto di Reshetnikov. Se questa è la base del pezzo, c’è spazio però per un buon numero di aperture lente, che perdono tutta la tensione battagliera del resto e si mostrano dimesse, tristi, anche se a volte la voce della Arkhipova le porta su territori immaginifici. Tutto ciò è ben mescolato e funziona a dovere, anche se forse la semplicità della struttura, più spinta che in passato e con sole poche variazioni, castra un po’ la possibile resa. Poco male, comunque: abbiamo lo stesso un episodio buonissimo. La seguente Одна (“Odna”, ossia “da solo”) entra nel vivo con calma: dopo un breve intro con l’ululato di un lupo, parte placida, con una base di cornamuse. Pian piano, si uniscono anche la sezione ritmica e poi la chitarra di Atrashkevich, ma anche così la calma permane. I riff e il tempo sono lenti e marziali, mentre solo il flauto e le cornamuse propongono giri frenetici, ma senza infrangere la calma alla falsariga. È infatti una certa serenità che domina per buona parte della canzone, perturbata solo ogni tanto da aperture non velocissime ma più ritmate. In esse spesso le chitarre non sono presenti, sostituite dalla balalaika e dalle solite cornamuse, ma il mood è vagamente preoccupato. Nonostante siano presenti pochi cambiamenti e la struttura sia scarna, con poche orchestrazioni e cori se non per brevi momenti, questo cambio di sfumature aiuta a tenere alta l’attenzione. Un songwriting ancora una volta ottimo, che sa dosare bene le piccole variazioni, fa il resto: abbiamo un altro grande episodio, appena sotto ai picchi di Слово!

Во моём садочке… (“Vo Moiom Sadochke…”, ossia “nel mio giardino”) può essere considerato il terzo interludio parlato, anche se stavolta è più musicale. La Arkhipova canta infatti una melodia circolare, presto accompagnata da un tappeto di strumenti folk che la seguono, il tutto per un paio di minuti. Ne risulta un breve pezzo che non sarà trascendentale ma è piacevole.  È però tutt’altra storia con Стенка на стенку (“Stenka Na Stenku”, traducibile come “muro contro muro”, un termine che designa un gioco di lotta diffuso tra gli Slavi in occasione di ricorrenze sacre), più o meno della stessa durata ma che risulta un pezzo vero e proprio, dedicato al folk metal più divertente e ballabile. Abbiamo infatti un episodio veloce e scanzonato, che alterna strofe potenti e movimentati, che coinvolgono molto bene, e ritornelli veloci e divertenti. C’è spazio anche per passaggi con le fisarmoniche in bella vista, che ricordano da lontano i Korpiklaani. Si tratta di norma di brevi momenti, anche se sulla tre quarti quest’anima si amplia, con cori che poi appaiono anche nel finale, in cui tutte le norme si mescolano. Il risultato sono due minuti e mezzo divertenti al punto giusto, per il pezzo che non solo spicca di più in Слово, ma è anche tra i più belli in assoluto della sua scaletta! Siamo ormai alle ultime battute, e per l’occasione gli Аркона schierano Зимушка (“Zimushka”, ossia “inverno”), rilettura di un’antica canzone tradizionale dei nativi siberiani. Si tratta di un brano scandito da una melodia vocale ossessiva, su una base inizialmente monocorde e sinfonica, ma che pian piano sale fino a lidi metal. Anche allora però le ritmiche sono espanse, e l’atmosfera è dimessa, triste, probabilmente anche visto il tema del testo, piuttosto triste. È per questo che se il tema non cambia mai, e le variazioni sono solo relative all’intensità, abbiamo un brano che riesce ad avvolgere discretamente. Forse non sarà tra i pezzi più riusciti dell’album, ma risulta lo stesso buonissimo.

L’ho già detto all’inizio: pur non essendo l’album più riuscito degli Аркона, Слово è un grande lavoro, di sicuro molto lontano dalla piattezza media che ultimamente sta affliggendo il folk metal. Se siete fan di questo stile, il mio consiglio è di non sottovalutarlo: se lo farete vostro, troverete un lavoro con tanti bei pezzi,  che saprà avvolgervi nelle sue tante sfumature per non lasciarvi più andar via!

Voto: 87/100


Mattia
Tracklist:
  1. Азъ – 02:11
  2. Аркаим – 05:53
  3. Больно мне – 05:40
  4. Леший – 04:25
  5. Заклятие – 05:14
  6. Предок – 02:13
  7. Никогда – 04:45
  8. Там, за туманами – 03:52
  9. Потомок – 00:54
  10. Слово – 05:28
  11. Одна – 05:51
  12. Во моём садочке… – 02:34
  13. Стенка на стенку – 02:35
  14. Зимушка – 05:49
Durata totale: 57:24
Lineup:

  • Masha “Scream” Arkhipova – voce, chitarra acustica, tastiera, percussioni
  • Sergey “Lazar” Atrashkevich – chitarra e balalaika
  • Vladimir “Wolf” Reshetnikov – flauti, cornamusa, strumenti tradizionali
  • Vlad “Artist” Sokolov – tastiera, batteria
  • Ruslan “Kniaz” – basso
Genere: folk metal
Sottogenere: pagan metal

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