Delirant Chaotic Sound – The Ride of Thanatos (2016)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThe Ride of Thanatos (2016) è l’EP di esordio dei monzesi Delirant Chaotic Sound.
GENEREProprio quello che suggerisce il monicker: un mix di tanti generi – soprattutto thrash, metalcore, death e doom, ma c’è tanto altro – mescolato senza grandi spigoli. 
PUNTI DI FORZAUno stile davvero personale, ben sostenuto da un grande songwriting. Consente ai lombardi di amalgamare bene ogni influsso e di scrivere grande musica. Musica che beneficia anche di una tecnica notevole e di una registrazione di alto livello, specie contando che parliamo di un EP d’esordio autoprodotto.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIDemential Sickness (ascolta), Rise of the Black Angel (ascolta), The Ride of Thanatos (ascolta)
CONCLUSIONIThe Ride of Thanatos è un EP quasi perfetto, che mette in mostra i Delirant Chaotic Sound come una band dalle altissime potenzialità, da tenere d’occhio per il futuro!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
79
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Non sempre il monicker di un gruppo dà indicazioni dirette sullo stile che la stessa band intraprende. Si può pensare per esempio agli Happy Days, storica formazione depressive black metal americana, o agli A Canorous Quintet, che a dispetto del nome “tranquillo” furono una seconda linea del melodeath svedese degli anni novanta. In generale, nella maggior parte dei casi è difficile scoprire il genere di un gruppo semplicemente dal suo nome. Ci sono però delle eccezioni, rari casi in cui un monicker descrive esattamente ciò che un ensemble suona: è il caso dei monzesi Delirant Chaotic Sound. Lo stile che affrontano viene da loro stessi chiamato, in maniera molto calzante, “chaotic metal”: si tratta infatti di un genere indefinibile, formato da un mix di tantissimi generi. Quelli di base sono il thrash della branca più contaminata e crossover, il metalcore, il death moderno e il doom, ma c’è tanto altro. Si va dal progressive all’alternative, dal groove al metal classico, fino a raggiungere lidi lontani dal metal – per esempio con alcuni spunti debitori alla musica elettronica. È un impresa molto difficile unire tutti questi elementi diversi in qualcosa di coerente, ma i Delirant Chaotic Sound ci riescono alla grande. Grazie a un songwriting molto maturo e competente – incredibile, considerata soprattutto la bassa età media della formazione – ogni influsso del loro sound si incastra perfettamente con gli altri. È questo il segreto principale del loro EP autoprodotto The Ride of Thanatos, uscito lo scorso 9 aprile. Nonostante sia l’esordio assoluto dei lombardi, è eccezionale sotto molti punti di vista. Oltre ai già citati stile e scrittura, altri dettagli sono di alto livello, come per esempio la grande preparazione tecnica di ogni musicista oppure la registrazione. Forse il suono generale di The Ride of Thanatos è leggermente migliorabile in futuro. Contando però che parliamo di un primo EP autoprodotto è eccezionale per quanto riguarda potenza e pulizia, con ogni strumento che suona bene ed è perfettamente udibile. È un altro dei particolari di spicco di un lavoro che, lo leggerete nella recensione, si rivela del tutto eccezionale.

I giochi prendono il via con Voices from the Abyss, intro un po’ atipico, almeno per i generi principali dei Delirant Chaotic Sound. Si tratta infatti di una traccia ambient vuota e lontana, con qualche effetto inquietante qua e là. È per questo che si crea un grande contrasto quando d’improvviso Exhaled Faith entra in scena come un brano doomy, non troppo veloce ma potente e blasfemo. È una situazione che dura molto poco, presto la musica vira su una norma cadenzata a metà tra death e metalcore, prima di strappare d’improvviso. Abbiamo allora una fuga frenetica e molto potente, che alterna tratti groove e death, potenziata ancor di più dal growl di Marco Boccotti. La situazione è pesante anche quando il ritmo si arresta un po’ per un possente breakdown deathcore, ma anche stavolta la linea è destinata a cambiare e a stupire. Presto i giochi si ribaltano ancora, all’entrata in scena di una frazione di metal melodico dall’appeal progressivo, in cui la protagonista è invece la voce tenera di Margherita Andreolli, sopra al bel tappeto di melodie della chitarra del duo Daniel Tanzer/Stefano D’Ambra e del basso di Federico Medana. È un momento di calma che però torna a contaminarsi di oscurità nel finale, intricato al limite della schizofrenia e che a parte un assolo da heavy classico al centro ha suggestioni davvero cupe. Si tratta di una bella conclusione per un brano piuttosto valido, tortuoso ma ben fatto in ogni incastro.

Demential Sickness ha un attacco energico e martellante, non troppo veloce ma che col suo riff debordante riesce ad avere un grande impatto. Questo almeno vale per l’inizio, poi entra nel vivo con una struttura più dinamica, che alterna strofe movimentate e macinanti, di gran esuberanza, con ritornelli molto melodici. Si tratta di aperture di orientamento ancora doom, semplici ma abbastanza catturanti, grazie alla loro aura cupa e alla melodia vocale della Andreolli. Inaspettatamente, per buona parte della sua durata la traccia è lineare, alternando semplicemente queste due parti. Solo verso la fine si cambia strada, per un outro obliquo e pieno di armonizzazioni, strano ma non spiacevole: di sicuro non dà fastidio a quello che di fatto è uno dei pezzi più belli in assoluto di tutto l’EP. La successiva Scared by Death in principio è semplice, avanza su una base profonda e potente, dal mood vagamente malato, a cui la prestazione splendida della frontwoman dà un tocco in più. È un inizio evocativo e splendido, il cui unico difetto è quello di durare troppo poco: presto infatti la falsariga cambia radicalmente, con l’entrata in scena di una fuga rapida e feroce, a tinte thrash/death. Nonostante la buona cattiveria, si tratta di un passaggio forse meno incisivo di ciò che ha intorno, ma in fondo non è poi un gran problema: presto infatti la traccia torna su alti livelli, con una nuova frazione più aperta e lenta. È un lungo passaggio doom di cupezza apocalittica, semplice ma di efficacia assoluta: probabilmente è tra i momenti più belli in assoluto dell’intero The Ride of Thanatos. Si tratta inoltre dell’ultima parte metallica della traccia, prima che giunga un lungo outro di musica elettronica, in cui effetti sintetici e suoni ambientali – soprattutto spari di pistola – si alternano varie volte. È un momento riflessivo ma buono, degna conclusione di un pezzo magari non grande come gli altri ma molto valido, e con squilli eccezionali.

Rise of the Black Angel si avvia con una lunga frazione quasi completamente strumentale, che segue il ritmo variegato e mutevole impostato dal batterista Davide Silva cambiando varie volte faccia, e oscillando tra le tante sfaccettature del gruppo. Alla fine ci si stabilizza su un tempo medio, su cui cominciano ad alternarsi strofe e ritornelli radicalmente diversi. I primi sono molto tranquilli, spesso col solo Medana a fare la base, anche se lo scream di Boccotti dà al tutto una parvenza estrema. Al contrario, i secondi sono macinanti e aggressivi, ma risultano anche catchy, grazie alla solita melodia vocale azzeccata della Andreolli. C’è spazio in tutto questo per un buon numero di piccoli arrangiamenti diversi, da un assolo di nuovo dall’aspetto doom a qualche elemento death sparso qua e là, che arricchiscono lo spettro del brano. La struttura rimane però diritta fino alla fine, quando si svolta su una norma oscura e quasi orrorifica, impressionante, in cui convivono pulsioni thrash e metalcore. È la conclusione di una traccia splendida, tra i picchi assoluti del lavoro. Siamo in chiusura, e per l’occasione i Delirant Chaotic Sound schierano la title-track. The Ride of Thanatos è una strumentale che si avvia subito in maniera molto pesante, con ritmiche taglienti e circolari che hanno la stessa energia distruttiva di un pugno in faccia. Presto però il brano cambia faccia, e comincia una lenta cavalcata a tinte melodiche. Anche i momenti più pesanti hanno molte armonizzazioni e un’atmosfera lieve, quasi serena, grazie a intrecci tra le chitarre e il basso che ricordano pezzi come Orion e To Live Is to Die dei Metallica. Tuttavia, sono presenti anche passaggi potenti, brevi e macinanti. Vale più o meno lo stesso anche per le aperture con la chitarra pulita che la punteggiano, semplici e tranquille, con un velo accennato di malinconia ma tutto sommate serene. Il tutto avanza parecchio, prima di convertirsi in qualcosa di anche più lieve, heavy metal melodico a tutti gli effetti, che va avanti a lungo prima di perdersi in un outro gestito dalla sola chitarra acustica. Si tratta del gran finale di un pezzo altrettanto valido, un altro tra i più riusciti dell’album che chiude con Demential Sickness e la precedente!

Concludendo, c’è da dire che se non fosse per qualche sparuta ingenuità The Ride of Thanatos potrebbe raggiungere addirittura la perfezione; in questo modo invece riesce solo a sfiorarla. Ma è davvero un problema? In fondo parliamo di un EP di altissimo livello sotto ogni punto di vista, che mette in mostra un gruppo estremamente promettente. Visto che a oggi, essendo tramontata la possibilità di creare nuovi generi, il futuro del metal è nella contaminazione, i Delirant Chaotic Sound in futuro potrebbero scrivere pagine importanti del genere. Per questo, se vi piacciono i mix schizofrenici tra vari generi, dovreste segnarvi assolutamente il loro nome da qualche parte, e magari recuperare anche l’EP. Sarà una bellissima scoperta, vedrete!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Voices from the Abyss01:37
2Exhaled Faith05:35
3Demential Sickness05:15
4Scared by Death05:22
5Rise of the Black Angel05:26
6The Ride of Thanatos05:54
Durata totale: 29:08
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Margherita Andreollivoce
Marco Boccottivoce
Stefano D’Ambrachitarra
Daniel Tanzerchitarra
Federico Medanabasso
Davide Silvabatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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