Eteritus – Following the Ancient Path (2016)

Per chi ha fretta:
Come indica il suo titolo, Following the Ancient Path (2016), esordio sulla lunga distanza dei polacchi Eteritus, è un lavoro estremamente tradizionale. Il gruppo suona infatti un classico death metal svedese, debitore ai grandi nomi dei primi anni novanta, il che peraltro è sia il suo punto di forza che quello debole. Se da un lato i polacchi si muovono in queste coordinate a proprio agio, senza neanche risultare troppo stantii, dall’altro è indubbio che il loro sound sia derivativo. Si rivela un difetto anche la registrazione, potente ma leggermente piatta: un suono lievemente più profondo avrebbe reso meglio.  È per questi motivi che la scaletta, anche senza pezzi davvero brutti, risulta solo di livello medio, con ben poco che resti davvero in mente. Fanno in parte eccezione Hellish Imagery, Eye of the Storm, Incinerator e Mortal Prophecy, pezzi buoni ma non trascendentali. Concludendo, Following the Ancient Path è un album discreto, adatto per passare una mezz’ora senza pretese ma da evitare se si cerca qualcosa di più incisivo. 

La recensione completa:
Il titolo dice già tutto. Volendo stringere all’osso, è questa la descrizione perfetta per Following the Ancient Path, full lenght d’esordio degli Eteritus, band polacca nata nel 2013. Più che un album dei giorni nostri, infatti, sembra provenire dalla Svezia dei primi anni novanta, col suo tipico death metal super-ribassato, con giusto qualche influenza dalla scena del loro paese. Questo stile è al tempo stesso un punto di forza e il maggior difetto dell’ensemble. Da un lato gli Eteritus si muovono a suo agio con esso, e riescono a suonare buona musica, efficace al punto giusto, che non suona troppo stantia o trita. Dall’altro però in Following the Ancient Path non c’è nemmeno uno spunto che non sia stato già espresso negli anni novanta dai vari Entombed, Grave, Dismember e Centinex. Il risultato è una manciata di canzoni buone, ben scritte, ben suonate e anche composte a dovere, ma molto sui generis, con davvero poco che esalti o che resti in mente in maniera duratura. Più o meno lo stesso si ritrova anche nella registrazione: Following the Ancient Path suona potente ma leggermente piatto, con poca profondità. È un difettuccio veniale, che non influisce troppo, ma l’idea è che un sound lievemente più grasso avrebbe reso di più. Bilanciando tutto questo, abbiamo un album che pur non avendo nulla di davvero negativo non riesce comunque a elevarsi più di tanto, come leggerete nel corso della recensione.

Come dice il nome stesso, Intro è un lugubre pezzo piuttosto semplice, con lontane melodie di chitarra che si accavallano e preannunciano i temi dell’iniziale Biocentric. È un brano che entra nel vivo senza frenesia e anche con una certo coefficiente di melodia, quasi debitore del sound di Gothenburg, ma senza la stessa intensità emotiva. Già dall’inizio è infatti votato all’oscurità più totale, come si nota quando entra nel vivo, ancora melodica ma aggressiva, col growl gutturale di Liam Tailor in bella mostra. Pian piano inoltre il ritmo sale verso una norma più serrata e cattiva, vorticosa e potente, che coinvolge piuttosto bene. Momenti oscuri ma melodici e fughe leggermente più pestate si alternano varie volte lungo la canzone, in una struttura tutto sommato ben scritta. Ne risulta un pezzo complessivamente di buona qualità, non trascendentale visti i cliché ma che avvolge bene nella sua oscurità. Al contrario della precedente, Hellish Imagery è vorticosa e serrata ai massimi livelli, con momenti in cui Nitro sfodera il blast beat alternati con altri meno pestati ma di pura frenesia. Il tutto è dominato dal riffage della coppia Tailor/Zima, death metal al cento percento e che incide a meraviglia quasi in ogni momento. Tuttavia, la traccia non è tutta serrata: ogni tanto trovano spazio aperture tenebrose, grazie a melodie oblique che a volte richiamano alla mente il black metal più oscuro. Entrambe le parti sono di grande efficacia e l’incastro è vincente: ne risulta un’aura nera come la notte e molto penetrante. Abbiamo perciò una traccia ottima, uno dei punti più alti di Following the Ancient Path.

The Unliving Thing ha un avvio timido, quasi incerto, nonostante una potenza discreta. Questa norma comincia poi leggermente a crescere, fino a raggiungere un’energia distruttiva più classicamente death. Esce fuori allora un pezzo monolitico e distruttivo, che riesce ad avvolgere nel suo oscuro impatto. Gli Eteritus non si dimenticano della melodia, che ogni tanto fa capolino qua e là, ma stavolta è più l’aggressività al centro dell’attenzione. Se tutto ciò è abbastanza positivo, ogni tanto è presente qualche momento morto, come la già citata frazione introduttiva. Ne risulta perciò un episodio di livello solo sufficiente. Per fortuna, a questo punto entra in scena Eye of the Storm, traccia movimentata e furiosa con un riffage dai vaghi echi thrash che aiutano a dargli un impatto maggiore, senza però spezzare l’oscurità generata dal sound svedese dei polacchi. È questa la base che il brano mantiene per quasi tutti i suoi tre minuti di durata, frenetici e di ottima potenza. Solo ogni tanto appare qualche rallentamento peraltro funzionale al resto, come ad esempio la lunga frazione al centro, obliqua ma con la giusta carica sinistra, un buon arricchimento per il complesso. Di fatto, il risultato è un brano breve ma ben fatto, poco lontano dal meglio della scaletta. È ora il turno di Incinerator, retta da un ritmo non troppo rapido ma incalzante, grazie anche al riff debordante e a un Tailor che col suo growl riesce a fare la differenza. Così, la norma principale ha l’impatto di una raffica di pugni in faccia. Tuttavia, funzionano bene anche le varie aperture meno pestate che si aprono di tanto in tanto: tra loro, degna di nota quella centrale, tortuosa e di oscurità oppressiva. Abbiamo insomma un pezzo eccellente, uno dei picchi assoluti di Following the Ancient Path.

Inizialmente, Somber Mind è meno veloce della precedente, preferendo puntare su lead di chitarra lugubri che gli danno un mood cimiteriale e orrorifico. Ciò però non dura: presto il brano sterza con decisione verso una norma più feroce e serrata, che fa piazza pulita di qualsiasi melodia e colpisce con gran potenza. Parte da qui una progressione vorticosa e quasi stordente di ritmiche maschie e una forte malvagità, con giusto qualche apertura in cui le melodie iniziali tornano a fare capolino, aiutando l’aura generale. Il risultato è un brano potente al punto giusto e scritto a dovere, che sa bene come far muovere la testa. Dopo un breve intro col basso di Greg e la batteria di Nitro, prende quindi il via End of Line, brano denotato da repentine mutazioni. Si alternano rapidamente momenti distesi e cupi, altri rocciosi e aggressivi, e fughe tempestose in blast beat. È una struttura quasi caotica, il che in molti frangenti è positivo, vista la sua imprevedibilità. Dall’altro lato però non tutti i passaggi funzionano bene: ce ne sono alcuni che non riescono a esprimere bene la propria energia, stonando a tratti con ciò che hanno intorno. È per questo che abbiamo un brano piacevole ma nulla più, probabilmente il meno riuscito di Following the Ancient Path. Quest’ultimo è ormai agli sgoccioli, c’è spazio solo per la conclusiva Mortal Prophecy. Sin dall’inizio abbiamo una traccia rapida, che presto diviene addirittura apocalittica, visto il riffage dissonante e spaventoso. Si tratta di una base energica ma che evoca la giusta atmosfera, in un equilibrio ben riuscito. La progressione porta la musica ad avanzare possente come un treno: anche i momenti più rallentati hanno un grande impatto, ma il meglio sono le fughe, ancora di vago retrogusto thrash a tratti. Stavolta ogni momento è ben scritto e funzionale alla creazione di un’aura impenetrabile e asfissiante, un muro nero che impressiona. È il segreto principale di un’altra grande traccia, poco lontano dai picchi dell’album che chiude.

Tirando le somme, Following the Ancient Path è un album con tanti pezzi godibili e un buon equilibrio tra potenza e oscurità, ma troppo derivativo per andare oltre al livello discreto. A dispetto di ciò, se siete fan duri e puri del death metal svedese, troverete gli Eteritus apprezzabili, specie per passare una mezz’ora semplice e senza grandi pretese. Se però volete qualcosa di più, qualcosa che vi sconvolga nel profondo, allora i polacchi non sono il vostro gruppo, probabilmente. A voi la scelta!

Voto: 71/100


Mattia
Tracklist:
  1. Intro – 01:25
  2. Biocentric – 04:23
  3. Hellish Imagery – 04:32
  4. The Unliving Thing – 04:04
  5. Eye of the Storm – 03:07
  6. Incinerator – 03:16
  7. Somber Mind – 03:41
  8. End of Line – 03:41
  9. Mortal Prophecy – 04:16
Durata totale: 32:25
Lineup:

  • Liam Tailor – voce e chitarra
  • Zima – chitarra
  • Greg – basso
  • Nitro – batteria
Genere: death metal
Sottogenere: death metal classico
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Eteritus

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