Brünndl – Brünndl (2016)

Per chi ha fretta:
I veneti Brünndl sono un giovane gruppo piuttosto promettente: lo dimostra il loro primo full-lenght omonimo (2016). Il loro punto di forza assoluto è la bravura nell’impostare le giuste atmosfere, in generale all’insegna dell’epicità ma che hanno moltissime sfumature, grazie anche alle piccole influenze del gruppo. Se di base il loro è un pagan black metal classico, il gruppo lo rende più mutevole, con influssi soprattutto folk ma anche da altri sottogeneri del black. È un genere personale, come anche è peculiare la scelta di scrivere testi in lingua cimbra (una lingua germanica diffusa in alcune zone del veneto) oltre che in italiano. Tutti questi elementi rendono l’album di alta qualità: nella scaletta si alternano tanti bei pezzi, tra cui spiccano la movimentata opener La Via della Valsugana, la variegata Magaan e l’epica closer-track Il Portale del Tramonto. In conclusione, al netto di qualche ingenuità Brünndl è un ottimo album, inciso da un gruppo che fa ben sperare per il futuro!

La recensione completa:
Quando si parla di black metal, è inevitabile che il pensiero corra alla Scandinavia. Tra la seminale scena norvegese, quella altrettanto valida della Svezia e quella più piccola ma importante della Finlandia, il Nord Europa è stata probabilmente la sorgente principale per questo genere. Non bisogna però cadere in facili pregiudizi: anche in altri paesi il black è riuscito ad attecchire bene, con la nascita di gruppi eccezionali. Tra questi, il Bel Paese è secondo a pochi: già in tempi non sospetti avevamo grandi band come Necrodeath e Bulldozer, e nel tempo anche il black “della seconda ondata” si è ben sviluppato. A oggi, l’Italia ha una scena molto ricca, con parecchie eccellenze e tanti giovani gruppi che magari in futuro potrebbero diventarlo. Rientrano certamente tra questi l’ensemble di oggi, i Brünndl da Bassano del Grappa. Nati nel 2010, devono il loro monicker al nome del fiume Brenta (uno dei più importanti della loro regione) in antico cimbro (o tzimbar), una lingua di origine germanica parlata in alcune zone del Veneto. A livello tematico, è una scelta indicativa per il gruppo: accanto ad alcuni testi in italiano se ne trovano altri scritti proprio in lingua cimbra. Queste liriche corredano un genere di base piuttosto classico, un black metal epico e pagano con alcune influenze folk, che può ricordare i Kampfar, gli Enslaved più viking e anche gli Isengard di Fenriz. I Brünndl riescono però a renderlo personale, contaminandolo con tante sfumature diverse, messe al servizio di atmosfere tese ed evocative, oltre che cangianti. In effetti, la loro proposta è mutevole: a volte si spinge in territori black melodico per poi farsi più rabbioso, in alcuni frangenti ricorda persino il black ‘n’ roll e in altri raggiunge lidi atmospheric. È comunque un genere che i veneti sanno gestire molto bene, dando alla propria musica uno spettro emotivo notevole, mai piatta o monocorde come in alcuni dischi black, ma sempre espressiva e variegata, il che è il loro vero punto di forza. Lo dimostra molto bene il loro disco omonimo, primo full-lenght dopo un demo con lo stesso titolo. Si tratta di un album notevole, vista anche la giovinezza del trio, e il merito è in special modo delle atmosfere. Dall’altro lato, è proprio per una lieve mancanza d’esperienza del gruppo che Brünndl a tratti presenta qualche ingenuità: in particolare, ogni tanto i pezzi tendono a perdersi, e affiora qualche momento morto. Niente di che, in ogni caso: i Brünndl rimangono comunque un gruppo del tutto degno di nota, come leggerete tra poco.

Si comincia con La Via della Valsugana, che si rivela da subito una corsa a perdifiato nell’oscurità, con un riffage tipicamente black che spesso si sposa col blast beat del batterista Myrk. Questa norma si ripresenta parecchie volte, creando un atmosfera evocativa e tesa, anche grazie allo scream di Markus che spunta a tratti. È una base che varia solo di poco, facendosi a volte lievemente più oscura: la musica però non è monotona, c’è spazio anzi per notevoli rallentamenti, qua e là. Si tratta di passaggi meno aggressivi e in cui la componente epica dei Brünndl esce con ancora più forza; spesso inoltre sono stacchi molto brevi, ma ci sono eccezioni. Per esempio, i ritornelli sono più lunghi: in essi il frontman sfodera una voce pulita profonda e fascinosa, disegnando una melodia persino catchy, senza che questo stoni nel pezzo, anzi: la tensione battagliera che si crea è eccezionale. Vale più o meno lo stesso per la lunga parte centrale, divisa tra una parte movimentata e dal vago retrogusto black ‘n’ roll e una parte più epica, con vaghi accenni folk. In ogni caso, il punto di forza di questa frazione è il brillante incastro tra i riff, uno più bello dell’altro: di fatto abbiamo la parte migliore di un pezzo comunque ottimo in toto, uno dei punti più alti dell’album! Al contrario della precedente, Marckwisenkhalt si avvia molto più tranquilla, con il basso di Stephan e la chitarra pulita di Markus espansi, che si incrociano su percussioni cadenzate e marziali. Solo dopo un paio di minuti, d’improvviso, il metal entra in scena, con un breve intro di potenza prima di entrare davvero nel vivo. Tuttavia, il brano che ne consegue è comunque dimesso e melodico, pieno di belle armonie, con un’aura oscura ma al tempo stesso malinconica. Il ritmo è quasi sempre medio, sale solo per brevi momenti più densi e vorticosi, che rendono il tutto più drammatico prima che la tensione torni a sciogliersi. Questa impostazione va avanti circa per metà traccia, poi d’improvviso si svolta verso una norma più movimentata, che alterna diverse frazioni diverse con una certa urgenza. Perciò, se ogni tanto la componente nostalgica iniziale torna a galla, più spesso la scena è dominata da fughe black che mantengono ancora una vaga venatura di calore ma si rivelano abbastanza feroci. C’è spazio anche per passaggi a metà tra le due anime, non velocissimi ma di gran potenza, e per tratti immaginifici in cui Markus ritorna al suo cantato pulito. Il tutto in ogni caso è ben scritto, anche se ogni tanto qualche passaggio è meno incisivo. Proprio per questo, nel complesso abbiamo il pezzo meno bello dell’album, pur essendo di buona fattura. A questo punto, è il turno di Freyjoch, breve interludio di ambient lo-fi, pieno di echi e di percussioni semi-industriali, che ricorda da lontano gli esperimenti dei già citati Isengard in tal senso. È un pezzo breve (neanche due minuti) ma piacevole, utile per riposare per un attimo le orecchie prima di un nuovo assalto selvaggio.

Un brevissimo intro parlato, poi Magaan entra nel vivo con rabbia, un assalto che può apparire glaciale seppur un po’ del calore dei Brünndl sia sempre presente. Esso si mostra meglio quando, terminato lo slancio iniziale, il brano si apre leggermente. Comincia da qui una progressione mutevole: a volte il ritmo cala, per passaggi melodiosi e addirittura sognanti, altre volte la falsariga è tesa e maschia come da norma pagan metal, in altri frangenti ancora i veneti recuperano la cattiveria iniziale. In tutto ciò brilla la prestazione di Myrk, capace coi suoi cambi e le variazioni tra ritmi estremi e partiture di origine folk di sostenere al meglio una struttura molto tortuosa. Anche gli altri due musicisti non sono da meno: seppur complesso, il brano ha una forte musicalità, e non risulta troppo difficile da seguire, grazie ai tanti bei passaggi. Per esempio, citerei lo stacco centrale, in cui la frenesia sostituita da un breve accenno di polka, data da una lontana fisarmonica unita a una base vaga, oppure le aperture di influenze folk nella seconda metà, sempre interessanti. Sono tutti dettagli che contribuiscono a un grande brano, complicato ma splendido, poco sotto al meglio che Brünndl abbia da offrire. Segue quindi Sonno e Verena, con cui la band abbandona l’urgenza precedente per qualcosa di atmosferico. La parte iniziale è ossessiva e lenta, con il riffage armonico e basso che ingloba addirittura inflessioni doom per essere più alienante e lontano, oltre che vagamente strisciante grazie allo scream di Markus. Presto però la traccia torna a correre, con una fuga incalzante in blast beat a cui il frontman, alternando i suoi due registri, dà una patina di epicità. Il mood generale è però nervoso e frenetico, anche se ogni tanto un velo di tristezza esce fuori, specie nelle notevoli aperture che spuntano tra una tempesta di note e l’altra nella seconda metà. In generale, abbiamo un brano variabile, in cui però i cambi di atmosfera sono gestiti come sempre a meraviglia: è per questo che pur non essendo tra i punti più alti del disco risulta un pezzo buonissimo con spunti eccezionali. Siamo ormai alla fine, e per l’occasione i Brünndl schierano Il Portale del Tramonto, che dopo un esordio con vaghi accenni black ‘n’ roll diventa battagliera fino al midollo. È la sensazione che si propaga sia nei tanti passaggi cadenzati, anche quelli che recuperano anche le sonorità iniziali, che nei tratti più rapidi e classicamente black. L’apice lo si raggiunge però nelle frazioni più lente, sia in quelli che ricordano da lontano l’epic metal (rivisto ovviamente in senso black) che quelli lentissimi con cori di gran potenza – come per esempio lo splendido finale. In ogni caso, i Brünndl seguono una struttura anche più intricata che in precedenza: sono tantissimi i passaggi che si susseguono nel corso del brano. Si passa repentinamente dalla ferocia a una norma lieve, d’atmosfera, e da ritmi black ad altri folk dall’appeal bizzarro. Tuttavia, stavolta il gioco di sfumature nell’atmosfera funziona anche meglio che in precedenza, e il risultato è che non c’è nemmeno un momento meno che ottimo negli otto minuti e mezzo del pezzo. Abbiamo insomma un episodio meraviglioso, il migliore dell’album che chiude insieme a La Via della Valsugana.

Nel complesso, Brünndl è un lavoro solido e ben fatto, quarantasei minuti di black metal pagano vario e pieno di sfumature. Dall’altro lato, sono dell’opinione che i Brünndl possano limare e perfezionare la propria musica, rendendola ancor più incisiva, matura ed emotivamente carica. In fondo però la loro proposta è di alto livello già adesso: se quindi siete fan del pagan e del black più solenne, i veneti vi sono caldamente consigliati!

Voto: 82/100

Mattia

Tracklist:
  1. La Via della Valsugana – 07:28
  2. Marckwisenkhalt – 12:10
  3. Freyjoch – 01:39
  4. Magaan – 09:36
  5. Sonno e Verena – 07:04
  6. Il Portale del Tramonto – 08:24
Durata totale: 46:21

Lineup:

  • Markus – voce e chitarra
  • Stephan – basso
  • Myrk – batteria
Genere: black metal
Sottogenere: pagan metal
Per scoprire il gruppo: il profilo Bandcamp dei Brünndl

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