Ade – Carthago Delenda Est (2016)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEI capitolini Ade del tutto devoti alla storia e alle tradizioni dell’Antica Roma: lo dimostra il loro terzo album Carthago Delenda Est (2016), concept sulle guerre puniche.
GENEREUna componente folk ed esotica, che cerca di riprendere la musica degli antichi romani, si unisce a una base death metal possente, con inflessioni brutal e tecniche. In più una componente sinfonica “cinematografica”
PUNTI DI FORZAUno stile originale e molto sfaccettato, oltre che ben bilanciato. Ottime atmosfere, varie e spesso epiche, grazie soprattutto alle orchestrazioni. Una scaletta di livello medio molto alto
PUNTI DEBOLIUn mixing rivedibile, qualche sbavatura nella scaletta.
CANZONI MIGLIORIAnnibalem, Mare Nostrum, Excidium, Sowing Salt
CONCLUSIONICarthago Delenda Est è un album che sfiora il capolavoro: forse è poco adatto ai fan oltranzisti del death metal ma è consigliato caldamente a chi ama connubi più originali.
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp | Spotify | Soundcloud
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Bandcamp | Bigcartel | Ebay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Sito ufficiale | Facebook | Instagram | Bandcamp | Youtube | Spotify | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
89
COPERTINA
Clicca per aprire

Lo sappiamo tutti, l’Italia è una terra dalla storia veramente piena e lunga. Nei suoi oltre tre millenni di storia, sono stati tantissimi i popoli che hanno abitato la Penisola, lasciandoci un patrimonio storico, culturale e artistico incredibile, probabilmente il più grande al mondo. Nonostante questo, non sono molti i gruppi metal nostrani che riprendono la storia all’interno della loro musica. Spesso infatti la scena italica soffre un po’ di esterofilia, il che non è un male assoluto – per esempio abbiamo band viking metal ottime – ma un po’ fa riflettere. D’altra parte, qualcuno che si aggancia alla tradizione italiana c’è, a volte anche con risultati eccelsi: è il caso per esempio di Carthago Delenda Est, terzo album dei capitolini Ade, uscito lo scorso 15 luglio via Xtreem Music. Attivi dal 2007, già dalle prime mosse mettono bene in chiaro la loro dedizione verso l’antica Roma, la sua cultura e la sua storia. Ciò è reso in primis a livello lirico: lo dimostra bene l’ambizioso concept del disco, tutto incentrato sulle guerre puniche, dal principio fino ad arrivare alla distruzione di Cartagine – come del resto indica bene la citazione di Catone il Censore da cui deriva il titolo.

Non è finita qui, però: il gruppo ha voluto recuperare il passato anche dal punto di vista musicale. Se la sua base stilistica è un rabbioso death metal di stampo americano, con vaghi influssi groove e metalcore, gli Ade lo arricchiscono di armonie lontane. In particolare, la loro musica presenta una componente folk che a livello melodico può sembrare simile a quella orientale di gruppi come gli Orphaned Land, ma la sua origine è in realtà molto diversa. I capitolini hanno infatti messo in atto una ricerca storica per avvicinarsi alla musica romana, il che rende le loro melodie originali. Gli Ade sottolineano inoltre questa componente con forte influenze sinfoniche, che li aiuta tra l’altro a essere evocativi: non sono mai pomposi come ad esempio i Rhapsody of Fire, ma l’effetto da colonna sonora da film è assicurato. Mescolando tutti questi elementi, Carthago Delenda Est si rivela pieno di sfumature, che sa cambiare da una norma vorticosa che raggiunge a volte lidi techno o brutal death, ad altri lidi più melodici e folk, il tutto all’insegna di un epica cupezza. Del resto, gli Ade sono molto bravi a gestire questa complessità: si rivelano preparatissimi sia dal punto di vista della scrittura che sul lato tecnico, altri punti di forza dell’album. D’altra parte, Carthago Delenda Est non è esente da difetti: oltre a un pizzico di ripetitività ogni tanto e qualche pezzo meno riuscito, anche il suono è migliorabile. Se ogni strumento è registrato in maniera ottima, il mixing può essere rivisto, dato che tende a volte a sacrificare un po’ la componente folk per quella metal. Tutto sommato si tratta però di difetti veniali, non troppo incisivi in un lavoro che come leggerete tra poco è assolutamente notevole!

Le danze cominciano da un intro che mostra subito qual è il genere con cui gli Ade contaminano il loro death metal, un tappeto sinfonico con notevoli concessioni esotiche. È un preludio che avvolge subito l’ascoltatore nelle atmosfere lontane dell’album, prima che d’improvviso Carthago Delenda Est esploda come un pezzo martellante, corredato da cori che lo rendono anche più incisivo. Parte da qui un pezzo diviso più o meno a metà tra due anime. Da una parte, spesso prendono il via lunghe fughe potenti e scarne, con pochi sprazzi sinfonici e il dominio del growl di Traianvs, cavernoso e vicino al tipico cantato brutal death. C’è però ampio spazio per aperture più lente e d’atmosfera, riempite dalle orchestrazioni degli ospiti Riccardo Studer (tastierista degli Stormlord) e Alessio Cattaneo (entrambi al lavoro con l’album anche in qualità di ingegneri del suono) che la rendono tesa e cupa a meraviglia. Va pure meglio quando le due norme si mescolano in qualcosa di feroce ma al tempo stesso ricercato, con un incrocio eccellente tra le melodie di tastiere e la cattiveria del riffage della coppia Fabio/Nero. Si tratta dei momenti migliori di una canzone ottima, che apre l’album a dovere. La successiva Across the Wolf’s Blood mostra sin dall’inizio un fortissimo impatto, con un esordio rutilante. Anche quando si entra nel vivo la base ritmica per lunghi tratti è il blast beat di Commodvs, su cui si innesta un pezzo energico ma anche con una sua musicalità. Il riffage segue infatti una linea esotica che ricorda da lontano i Nile, scandita anche dalla tastiera, per un effetto spiazzante ma di grande efficacia. Se questa è la norma principale del brano, qua e là si aprono diversi stacchi, macinanti ma non troppo veloci: i capitolini preferiscono invece un approccio arcigno e malvagio, sottolineato anche da orchestrazioni e cori. Sono di norma brevi frazioni, che servono a dare il giusto respiro al pezzo: solo al centro c’è spazio per qualcosa di più lungo, una frazione espansa e strisciante che pian piano si fa sempre più estrema, assorbendo anche influssi groove metal, prima di ritornare nei ranghi con ancor più impatto. Sommando tutti questi elementi, risulta un altro pezzo solido e potente, forse non eccelso ma nemmeno troppo lontano dal meglio che Cathago Delenda Est ha da offrire.

Annibalem si apre con un intro in cui chitarre solide fanno da sfondo a una norma di folk orientale, prima di confluire in qualcosa di altrettanto malinconico, dalle tinte a metà tra black e melodeath. Siamo però ancora all’inizio: presto il brano diviene incalzante e abbraccia ritmiche splendide, di gran potenza in ogni passaggio. Sia quelli più diretti e serrati che quelli lievemente più aperti, in cui tornano le orchestrazioni, hanno infatti l’impatto di un elefante in carica (è proprio il caso di dirlo, visto il protagonista della traccia!). Almeno, inizialmente il brano si muove su queste coordinate, ma dopo il bell’assolo di Nero la musica si acquieta, per una nuova frazione espansa, quasi psichedelica grazie ai tanti echi sparsi qua e là. Sembra quasi che la traccia debba finire così, quando gli Ade cambiano di nuovo sponda: a un certo punto la potenza torna a graffiare, ma il ritmo non sale molto: abbiamo anzi un finale lento e monolitico, epico ma anche oscuro al punto giusto. Si tratta di un altro particolare ben riuscito di una grande traccia, uno dei picchi nel lotto. With Tooth and Nails entra quindi in scena introdotta dal barrito di un elefante, prima che parta una falsariga possente, ma che stavolta non cerca la velocità. Poco male, comunque: l’impatto è assicurato non solo dal solito riffage ma anche dal ritmo marziale, che dà al tutto una tensione battagliera notevole. Questo mood viene evocato anche nei momenti più densi e frenetici, in cui affiora una vaga vena deathcore, ma che risultano lo stesso nervosi e incalzanti, certo non del tipico impatto death. Di fatto, l’unico momento dinamico del pezzo – ma nemmeno troppo – è la seconda metà, tortuosa e piena di melodie ancora orientaleggianti, che a tratti prendono il sopravvento, prima di lasciar spazio di nuovo alla potenza. Si tratta di un buon arricchimento per un’altra canzone di livello alto, diversa dalle altre ma certo non in negativo!

Dopo il solito avvio pieno di orchestrazioni, Dark Days of Rome diventa un pezzo di gran ferocia, che raggiunge spesso coordinate brutal death. Ciò si esplica in lunghe fughe dissonanti e di potenza estrema, che devastano ogni cosa prima di confluire in frazioni leggermente più aperte, senza però perdere in impatto. In tutto ciò c’è spazio per un buon numero di riff taglienti e per alcuni arrangiamenti ottimi, come per esempio l’assolo centrale. Dall’altro lato però buona parte del pezzo non ha la scintilla degli altri, a causa principalmente dell’assenza totale dell’epicità e delle orchestrazioni, se non in rari momenti. È per questo che abbiamo un brano più che discreto, ma che in Carthago Delenda Est risulta sottotono. La seguente Scipio Indomitus Victor è una canzone a due facce. Da un lato, la sua norma di base è arcigna e debordante, con un riffage a valanga che distrugge tutto ciò che trova sul suo cammino, seppur non rinunci a qualche spunto melodico. Dall’altro invece ci sono frequenti concessioni a una norma più aperta e dominata da sonorità folk/sinfoniche, in cui anche gli elementi death servono più a dare ritmo che a graffiare. Il meglio del pezzo però esce fuori quando le due anime si uniscono, in un vortice potente ma anche di forte melodia, che ha un impatto e un mood evocativo davvero unici. Il tutto in ogni caso è ben scritto, ogni passaggio è congegnato a dovere, e il risultato è un brano che pur non essendo tra il meglio dell’album sa benissimo il fatto suo. È però un’altra storia con Mare Nostrum, che dopo un intro con un lieve cantato femminile e suoni di mare entra in scena con grande urgenza. Come sempre, la potenza è elevata, ma stavolta a dominare è una linea melodica forte, data non solo dalle orchestrazioni sempre ben in vista ma spesso anche dalle chitarre, vicine stavolta al melodeath. Anche la struttura è più semplice che in passato, guarda da lontano addirittura alla classica alternanza strofa/ritornello: si susseguono infatti passaggi più nervosi e preoccupati, brevi tratti che salgono di tensione e poi lunghe frazioni liberatorie, in cui Traianvs ripete col suo growl rabbioso il titolo del brano. Si tratta insomma di un pezzo abbastanza lineare e facile da seguire, ma mai ripetitivo, anche per merito di un bel lavoro di cesellatura, che inserisce le giuste variazioni nel giusto posto. Il risultato finale è un episodio eccezionale, uno dei punti più alti di Carthago Delenda Est!

Zama: Where Tusks Are Buried si apre con un breve preludio vertiginoso, in cui i romani mostrano il loro lato più technical death, prima di spostarsi su lidi folk al ritorno delle orchestrazioni. Anche così però il brano resta intricato, con moltissime svolte repentine ai quali è difficile stare dietro. È anche per questo che il brano incide meno di quelli che ha intorno: la sua complessità lo smorza un po’ dal punto di vista delle atmosfere, che tornano fuori solo a tratti. I passaggi più lenti e con cori e orchestra in bella vista sono infatti i più efficaci, specialmente il finale, tenebroso quasi a livelli black. Anche il resto non è poi così male, ma ciò non toglie però che in un disco così non spicca molto, risultandone anzi il punto più basso con Dark Days of Rome. Per fortuna, Carthago Delenda Est si ritira subito su con Excidium, maschia e truce al punto giusto – visto anche che col concept siamo ormai alla fine di Cartagine. Stavolta abbiamo un brano di puro death metal con tendenze brutal, che fluisce con ferocia vera, mentre le orchestrazioni sottolineano solo i passaggi più drammatici – e hanno più spazio solo in qualche breve apertura. L’evoluzione la porta a incolonnare diversi riff, tutti taglienti come lame di rasoio, in un affresco urgenze e malvagio che solo ogni tanto rallenta un po’ la sua frenesia. Ciò accade in particolare sulla tre quarti, quando la rabbia lascia spazio a un incedere lento e cupo, quasi doomy, con molte armonizzazioni ma senza pathos, anzi: l’atmosfera è nera, opprimente, apocalittica. È il degno finale di una traccia magnifica, uno dei picchi del disco. Siamo ormai alle battute conclusive – della guerra e anche dell’album. C’è spazio solo per la conclusiva Sowing Salt, che alterna sfuriate estreme, ben rette da Commodvs, sempre debordante col suo drumming – e corredate da Traianvs, che qui alterna growl e uno scream davvero estremo – con lunghe frazioni più riflessive ma certo non leggere. Si tratta di momenti con un incedere folk, ma l’atmosfera è soffocante più o meno come nel pezzo precedente, grazie a orchestrazioni blasfeme. Solo nel finale c’è spazio per un cambio di rotta: la tastiera sinfonica torna a galla e l’atmosfera si fa trionfale, grazie anche al frontman che passa al cantato pulito. Sono però brevi momenti, per il resto abbiamo un pezzo malvagio e potentissimo, oltre che grandioso. L’album infatti si conclude con il botto, con un uno-due da K.O. assoluto!

Insomma, a causa dei suoi piccoli difetti Carthago Delenda Est non è un capolavoro, ma giusto per un pelo. Si tratta infatti di un album originale, fresco e di alto livello sotto tutti i punti di vista. Dall’altra parte, c’è da dire che forse non è un lavoro per tutti, anzi: probabilmente i fan del death metal classico lo troveranno troppo melodico e strano, e quelli del tipico folk al contrario troppo pesante e aggressivo. Se però vi piacciono entrambi i generi e amate l’originalità, correte a comprarlo!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Carthago Delenda Est04:40
2Across the Wolf’s Blood04:58
3Annibalem05:06
4With Tooth and Nail05:36
5Dark Days of Rome03:42
6Scipio Indomitus Victor04:57
7Mare Nostrum05:12
8Zama: Where Tusks Are Buried04:47
9Excidium04:29
10Sowing Salt04:34
Durata totale: 48:01
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Traianvsvoce 
Nerochitarra solista
Fabiochitarra ritmica
Caligvlabasso
Commodvsbatteria
OSPITI
Alessio Cattaneoorchestrazioni
Riccardo Studertastiere e orchestrazioni
ETICHETTA/E:Xtreem Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento