Cadaveria/Necrodeath – Mondoscuro (2016)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEMondoscuro (2016), album a metà tra split e collaborazione tra Necrodeath e Cadaveria, è un lavoro all’altezza della fama di queste due band.
GENERE/I
  • CADAVERIA: il solito black/gothic metal affrontato dal gruppo solista della musicista torinese
  • NECRODEATH: il tipico thrash/black metal che è un marchio di fabbrica per i liguri.
PUNTI DI FORZAUna grande sinergia tra i gruppi, con collaborazioni tra le due parti e particolari in comune, come per esempio la registrazione. In generale, un album coeso, mai auto-celebrativo o fine a sé stesso. 
PUNTI DEBOLIAlcune piccole sbavature, non tutto di livello altissimo.
CANZONI MIGLIORI
CONCLUSIONIMondoscuro è un ottimo lavoro, imprescindibile per i fan delle due band ma consigliato anche a chi, magari, non le ha mai scoperte e deve colmare questa lacuna.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
84
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Se siete un minimo “dentro” alla scena metal italiana, per voi né i Necrodeath Cadaveria hanno bisogno di presentazioni. I primi sono uno dei pionieri del metal estremo nostrano, attivi sin dalla seconda metà degli anni ottanta. Lo stesso si può dire della musicista torinese, che negli anni novanta è stata una delle prime cantanti donne estreme negli Opera IX, in un periodo in cui il genere era esclusivamente maschile, prima di intraprendere una carriera solista più che dignitosa. In generale, si tratta di due entità artistiche che pur non avendo raggiunto mai un livello di fama gigantesco – più per l’esterofilia del pubblico nostrano che per loro demeriti, va detto – sono comunque leggendarie. Dal loro incontro non poteva che nascere qualcosa di interessante, e il progetto Mondoscuro lo dimostra ampiamente. Uscito lo scorso 2 settembre sotto etichetta Black Tears of Death, potrebbe essere considerato uno split album, anche se in realtà è qualcosa di più: al suo interno infatti i Necrodeath e la band solista di Cadaveria si intrecciano più volte, avvicinandosi in certi casi alla collaborazione. A parte una cover a testa di altre band, infatti, ognuno dei due partecipanti ha riletto uno dei pezzi storici dell’altro. Sono presenti anche due brani originali, uno per parte, in cui ognuno dei due ensemble ospita il cantante dell’altro, in una vera e propria collaborazione. Anche la registrazione è la stessa per entrambe le band, tanto che a volte quasi si confondono nonostante le differenze stilistiche, il che contribuisce a dare l’idea di un disco unico, più di uno split. Impostato in questo modo, Mondoscuro poteva diventare un esercizio auto-celebrativo e fine a sé stesso, ma entrambi i gruppi hanno lavorato sodo per dargli ben altro spessore, e si sente. I pezzi originali sono infatti di alto livello, e anche le cover sono tutto fuorché scolastiche. Di fatto, abbiamo un album di gran spessore e con pochi difetti, come leggerete tra poco.

Un lungo intro espanso, a tinte molto ambient, poi prende il via Mater Tenebrarum, brano tratto dall’esordio dei Necrodeath, Into the Macabre (1987). Cadaveria lo imposta come un pezzo abbastanza rabbioso, anche se un po’ addolcito rispetto all’originale. Le fughe in blast beat sono leggermente diluite, il progetto torinese punta più sull’oscurità che sull’aggressività, il che peraltro gli riesce bene. Lo si può ascoltare in special modo nei momenti più lenti e riflessivi, che la frontwoman rilegge a modo suo in maniera riuscita. Non manca però la potenza: in molti frangenti sono presenti notevoli influssi thrash, che tirano su l’asticella per quanto riguarda l’impatto puro. Degno di nota anche il finale, che si allontana dalla Mater Tenebrarum originale per una divagazione sul tema principale della colonna sonora di Keith Emerson per il film Inferno di Dario Argento, in un florilegio di voci e cori che dà un tocco gothic al tutto. È un altro punto di forza per una grandissima rilettura, forse il pezzo più di spicco della scaletta. È quindi il turno dei Necrodeath, che per l’occasione riesumano Spell – traccia d’apertura dell’esordio da solista di Cadaveria, The Shadows’ Madame (2002) – e la adattano al loro genere. Rispetto all’originale macigno inquietante di horror black metal dagli spunti neoclassici, abbiamo un brano molto più veloce e scarno, orientato verso l’impatto, con persino influssi death qua e là. C’è spazio anche per momenti più oscuri, che ricalcano quelli del pezzo originale, e in generale pur puntando sulla potenza i Necrodeath non si risparmiano nell’atmosfera, che è vagamente inquietante e oscura, forse non orrorifica come la traccia originale ma nemmeno leggera. Tutto sommato, abbiamo un’altra rilettura molto interessante, non grandiosa come la precedente ma di livello molto alto.

Dominion of Pain, il primo dei due brani originali, vede Cadaveria alle prese con il suo classico black/gothic metal, per lunghi tratti teso e veloce. La norma principale è infatti martellante e aggressiva, grazie anche all’alternanza di scream tra la frontwoman e Flegias (che nel progetto solista di Cadaveria suona pure la batteria, col nome di Marçelo Santos), mentre le melodie gotiche vengono fuori solo a tratti. A volte però si aprono degli stacchi in cui è il black a rimanere in sottofondo rispetto alla componente armonica, mentre Cadaveria sfodera il pulito, per un effetto cupo ma anche dimesso. Inizialmente, queste due anime del pezzo sono divise in maniera piuttosto netta, ma pian piano cominciano a mescolarsi. L’esempio migliore di ciò è il finale, che dopo uno stacco doom – l’unica vera variazione rispetto alle due componenti della traccia – è vorticoso ma con un certo calore di sottofondo. È un altro dei passaggi rilevanti di una canzone forse non eccezionale ma ottima. Ora tocca di nuovo ai Necrodeath, che per l’occasione propongono Rise Above, un pezzo classico per loro, spostato più sul loro lato oscuro che su quello d’impatto. Lo si sente quasi subito, quando dopo un breve intro a tinte thrash c’è un ulteriore preludio, lieve e con la voce di Cadaveria, stavolta nella veste dell’ospite insieme a Dick Laurent, autore di due bei assoli. Parte da qui un pezzo che di base alterna strofe veloci e possenti, e ritornelli più aperti, con ritmiche quasi da metal classico, anche se con un tocco sinistro, a cui contribuisce anche Flegias. C’è notevole spazio anche per la cantante torinese, che arricchisce le strofe con i suoi interventi, stavolta col suo scream più rabbioso. Sempre lei è la protagonista del ritornello finale, ancor più oscuro che in precedenza, a cui conferisce anche un velo di malinconia senza che stoni col resto, nonostante sia così malvagio. Di fatto, abbiamo un brano semplice ma eccezionale in ogni suo passaggio, probabilmente il più rilevante dell’intero Mondoscuro con la opener.

È ora la volta dell’ultima sezione dell’album, quella delle due cover, che si apre con Christian Woman, rilettura di uno dei pezzi più celebri dei Type O Negative, tratta da Bloody Kisses (1993). Cadaveria la rende più veloce e meno doom dell’originale, oltre che con qualche divagazione (per esempio il finale, che cita un’altra canzone dello stesso album, Too Late: Frozen). Ne risulta un pezzo gothic con vaghi influssi black, individuabili soprattutto nello scream di Cadaveria. Da un lato, è un bene, perché rende la cover personale e quindi non scontata, né tantomeno una copia sterile dell’originale. Dall’altro però cantando così la musicista piemontese sacrifica abbastanza la sensualità che Peter Steele conferiva al brano, il che è un peccato. La frontwoman è perfettamente in grado di essere seducente, come ha dimostrato non solo nel corso della sua carriera: lo fa anche in molti degli stacchi in cui sfodera il pulito qui – che non a caso sono i più riusciti. In fondo però la voce non è un difetto così castrante: tutto sommato abbiamo una cover abbastanza riuscita. Le ultime battute tornano quindi ai Necrodeath, che per l’occasione scelgono il classico dei Beatles Helter Skelter, riletta in una rapida scheggia impazzita, di impatto estremo nelle frenetiche strofe e leggermente più aperta nei ritornelli, comunque taglienti. Le due parti si alternano con urgenza e senza grandi divagazioni: quelle dell’originale dal White Album vengono tagliate, soprattutto nel finale. Ne risulta un pezzo fulminante e di buona potenza, ben suonato e convincente, anche se forse la scelta non paga: vista la miriade di band che l’ha già coverizzata in precedenza, è molto inflazionata. Come finale in fondo non è niente male, anche se la mia idea è che questa parte conclusiva, per quanto buona, sia quella meno interessante all’interno dello split.

Insomma, pur non essendo un lavoro epocale Mondoscuro è un lavoro ottimo, mezz’ora di buona musica in compagnia di due delle realtà più valide del metal italiano. Se quindi siete fan dei Necrodeath o di Cadaveria – o ancor meglio di entrambi – questo è un album imprescindibile. Tuttavia, anche se avete una lacuna su una o su entrambe le band, penso che questo disco possa essere adatto per colmarla, viste le sue caratteristiche così particolari. È uno split/collaborazione da recuperare, insomma!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Cadaveria – Mater Tenebrarum (Necrodeath cover)05:29
2Necrodeath – Spell (Cadaveria cover)05:14
3Cadaveria – Dominion of Pain (feat. Flegias)05:59
4Necrodeath – Rise Above (feat. Cadaveria)04:44
5Cadaveria – Christian Woman (Type O Negative cover)08:39
6Necrodeath – Helter Skelter (The Beatles cover)02:30
Durata totale: 32:35
FORMAZIONI DEI GRUPPI
Cadaveria
Cadaveriavoce
Dick Laurentchitarra
Peter Daytonbasso
Marçelo Santosbatteria
Necrodeath
Flegiasvoce
Pier Gonellachitarra
GLbasso
Pesobatteria
OSPITI
Cristiano Calderavoce (tenore)
Tiziana Ravettivoce (soprano)
Lindsay Scoolcraftvoce (soprano)
Ignis Forasdomineorgano
ETICHETTA/E:Black Tears of Death
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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