Dragonharp – Let the Dragon Fly (2016)

Per chi ha fretta:
Pur non avendo pretese di innovare radicalmente il power metal, i giovani milanesi Dragonharp sono un gruppo fresco e talentuoso, come dimostra l’EP d’esordio Let the Dragon Fly (2016). Il merito è in primis dell’arpa elettrica della fondatrice Rossana Monico, che dà alla band  un bel tocco di originalità e di fascino in più. Altri punti di forza del gruppo sono inoltre le molte sfaccettature del loro power, influenzato dalla branca epica come da quella melodica, e la voce grintosa ed espressiva di Nicole Maselli. Non ci sono solo questi spunti, però: i lombardi hanno anche ottime capacità nel songwriting, maneggiando i tipici cliché del power in maniera personale, tanto da non sembrare mai triti. Per questo, al di là di qualche ingenuità e di un suono rivedibile, Let the Dragon Fly si rivela convincente, con punte di diamante come la possente Queen of Dragon, l’incalzante Ironfield e la sognante closer track Eternal Moon. Abbiamo insomma un EP di alto livello, che mette in mostra una band molto promettente per il futuro. 

La recensione completa:
Personalmente, credo che per suonare del buon power metal non servono chissà quali influenze o elementi estranei al genere. Spesso basta dare un tocco personale alla propria musica per renderla interessante, e anche di più se si ha talento: è il segreto delle tante giovani band che pur senza innovazioni radicali stanno rendendo il genere di nuovo fresco e appetibile. È il caso dei Dragonharp, giovane band milanese attiva dal 2011 e autrice di un power metal variegato, con influenze sia dalla branca melodica che da quella epica del genere. Come indica il nome stesso – che cita anche il film Dragonheart (1996) di Rob Cohen – la loro peculiarità più grande è la presenza in lineup dell’arpa elettrica, suonata dalla fondatrice Rossana Monico. I lombardi la usano nel ruolo che di solito è della tastiera, e a volte anche in quello di una seconda chitarra: in ogni caso, questo strumento dà un bel tocco di fascino in più alla musica del gruppo. I Dragonharp hanno però anche altri punti di forza: su tutti spicca la bellissima voce di Nicole Maselli, a metà tra il timbro di Elisa C. Martin e la grinta di Doro Pesch. Proprio per quest’ultimo motivo, pur non essendo eccessivamente tecnica, il suo cantato risulta molto espressivo, ben più di tante soprano improvvisate: di sicuro è questo il tipo di frontwoman che vorrei sempre sentire nel power metal al femminile. Dall’altro lato, c’è da dire che lo stile dei milanesi non è nulla di nuovo: le melodie e le atmosfere sono quelle classiche del power, e i Dragonharp non fanno nulla per dissimulare il grande ascendente che i Rhapsody più melodici, gli Stratovarius e i primi Dark Moor hanno sulla loro musica. Eppure il loro esordio assoluto, l’EP Let the Dragon Fly, non suona scontato né trito, anzi: al netto di qualche ingenuità, i lombardi si mostrano molto capaci. Se i cliché sono presenti, il gruppo riesce a ribaltarli e a dar loro un tocco personale, creando canzoni efficaci e ben fatte. Non è solo l’arpa a contare: i Dragonharp sono molto competenti e maturi anche nel songwriting, il che è difficile da trovare in ensemble così giovane. Certo, per ora possono ancora migliorare in alcuni dettagli: oltre alle già citate ingenuità, Let the Dragon Fly stenta nella registrazione, un po’ scarna e leggerina – anche se non incide molto, visto che le melodie esplodono bene lo stesso. È però indubbio che i milanesi siano già piuttosto validi e maturi, e promettono molto bene per il futuro.

Le danze partono da Intro (Stormborn), classico preludio sinfonico crepuscolare e ritmato che crea un vago senso epico, una buona introduzione per la opener Queen of Dragons, che giunge a ruota. Si tratta di un brano che nonostante alcuni passaggi più tranquilli e melodici si pone di norma teso e potente. Ne sono un buon esempio le strofe, dirette e incalzanti, che confluiscono in bridge ancor più battaglieri, cantati per metà in italiano. La tensione finalmente si scioglie coi ritornelli, liberatori ed evocativi, ma al tempo stesso catchy al punto giusto. Ottima anche la parte centrale, immaginifica coi suoi tanti cambi di forma: è la ciliegina sulla torta di un pezzo in fondo quasi banale ma al tempo stesso estremamente incisivo. La successiva Ironfield mostra da subito una vena cupa e malinconica, ma le sue sfumature sono molteplici. Se all’inizio il giro di chitarra di Paolo Albergoni è crepuscolare, le strofe sono rese magiche dalla voce della Maselli e dall’arpa della Monico, che si intrecciano su un pattern classicamente power. La stessa sensazione si accentua anche di più coi ritornelli, potenti e intensi, con una melodia insieme dura e dolce, deliziosa, che li fa esplodere a meraviglia. Si rivela splendido anche l’assolo centrale di chitarra, di stampo neoclassico, la perfetta quadratura di un pezzo semplice e breve ma meraviglioso, il picco assoluto di Let the Dragon Fly con la precedente – e forse anche meglio! Giunge quindi El Cid, che dopo un avvio nervoso e macinante svolta presto su una norma crepuscolare ma tranquilla, in cui si mette in mostra la frontwoman.  È un’avanzata lenta e lieve, con una sua vaga solennità, che accelera solo per chorus più canonici, dotati di cori. Purtroppo, sono proprio questi ultimi il punto debole del pezzo, risultando un po’ scontati e privi di mordente. Poco male, comunque: il resto è abbastanza buono, specialmente nei tratti in cui in primo piano ci sono le ritmiche della chitarra, vorticose e potenti, e i soliti fraseggi di arpa che arricchiscono l’ambiente di magia. Per questo, se nel complesso questo è il punto più basso di quest’EP, abbiamo un episodio piacevole, certo non da buttare.

Let the Dragon Fly si avvia con l’arpa della Monico che scandisce subito il tema principale della traccia. È il miglior inizio possibile per un pezzo più melodico degli altri, come si sente in molti dei passaggi strumentali, vicini al power finlandese per sonorità. Vale più o meno lo stesso per le strofe, energiche grazie a venature heavy classico ma senza lo stesso impatto, preferendo un mood delicato, dato anche dalla Maselli e dalle aperture più melodiche che le punteggiano. L’apice di questa tendenza la raggiungono però i ritornelli, catchy al massimo e quasi solari nel loro power melodico, nonostante un vago velo di malinconia in sottofondo. È questo il mood che avvolge praticamente tutta la traccia, seppur con alcune variazioni: si cambia verso solo per il finale, più potente e trionfante, ma senza stonare al termine di una traccia che nel complesso si rivela di alto livello. Siamo ormai alle ultime battute di Let the Dragon Fly, e per l’occasione i Dragonharp schierano Eternal Moon. Si tratta di un brano nostalgico ma anche con una vena fantasy, data sempre dalla Monico, che una volta di più si dimostra uno dei valori aggiunti dei Dragonharp. È questo il mood che domina nelle strofe, dirette e potenti, a tratti con un pathos lancinante dato dalla grande prestazione della Maselli, prima che il clima si apra lievemente ed entrino in scena i refrain. Essi sono calmi, anche se una certa infelicità è sempre presente: è proprio questo connubio, probabilmente, a renderli fascinosi e di facile accesso. Al centro c’è spazio inoltre per una lunga frazione che alterna parti aperte, in cui oltre agli altri strumentisti si mette in mostra anche il batterista Andrea Lentini, e passaggi maschi ed energici, divisi tra rapide bordate solistiche e tratti di puro impatto ritmico. È un altro passaggio di caratura elevata per un pezzo lungo e più complesso degli altri, sia a livello musicale che di atmosfera, il che però non è un problema: abbiamo una grande closer track, appena sotto al meglio che l’album abbia da offrire.

Insomma, Let the Dragon Fly si rivela un EP convincente e con parecchio da dire, inciso da un gruppo con idee ben chiare e talento da vendere. Certo, d’altra parte i Dragonharp devono ancora crescere un po’, ma in fondo non più di tanto: le loro basi sono già solide, e se continueranno su questa strada potrebbero fare grandi cose in futuro. Se quindi siete fan del power metal, il mio consiglio è di segnarvi il nome dei milanesi e magari, perché no, dare anche un ascolto all’EP: troverete sicuramente qualcosa che saprà solleticare i vostri gusti!

Voto: 78/100 (massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Intro (Stormborn) – 01:54
  2. Queen of Dragons – 04:44
  3. Ironfield – 03:43
  4. El Cid – 04:16
  5. Let the Dragon Fly – 04:26
  6. Eternal Moon – 06:16
Durata totale: 25:19

Lineup:
  • Nicole Maselli – voce
  • Paolo Albergoni – chitarra
  • Rossana Monico – arpa
  • Roberto Como – basso
  • Andrea Lentini – batteria
Genere: power metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Dragonharp

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