Domande e Risposte – Dragonharp

Nei tanti anni da quando gestisco Heavy Metal Heaven, mi è capitato di intervistare musicisti di tutti i tipi. Ci sono quelli più introversi e quelli più timidi, c’è chi risponde in maniera espansa e chi si limita a poche frasi. Tra tutti, quelle che preferisco sono quelle in cui il gruppo si sbottona e parla in libertà, più una chiacchierata amichevole che una vera intervista: è questo il caso di oggi, quello dei milanesi Dragonharp. Originale band power metal con la particolarità dell’arpa di Rossana Monico al posto della tastiera, ha pubblicato alcuni mesi fa il suo EP d’esordio, l’ottimo Let the Dragon Fly,  recensito qualche settimana fa su queste pagine. Si tratta insomma di una band giovane ma abile e anche simpatica, come leggerete nel corso dell’intervista, in cui i milanesi rispondono in ordine sparso. Bando alle ciance, dunque!

Per prima cosa, raccontate pure la vostra storia ai lettori di Heavy Metal Heaven…
Tutti: Innanzitutto, vorremmo ringraziare la redazione di Heavy Metal Heaven: è un piacere poter raccontare qualcosa di noi!
Rossana Monico (arpa): I DragonHarp – nome che s’ispira al film “Dragonheart” – nascono verso la fine del 2011, quando Paolo (chitarra) e Roberto (basso) hanno accolto con entusiasmo la mia proposta di miscelare l’arpa irlandese e il power metal. La line-up ha subito vari stravolgimenti: per un paio d’anni, abbiamo avuto un cantante e un secondo chitarrista, ma entrambi hanno deciso di dedicarsi ad altri progetti. Nel 2014, il gruppo si è finalmente stabilizzato con l’entrata di Nicole e Andrea.

Il vostro EP Let the Dragon Fly è uscito lo scorso trenta giugno. Visto che è passato tanto tempo, potreste raccontarci quali sono stati i feedback che ne avete ricevuto dai recensori e quelli invece arrivati dai semplici fan?
Rossana: Dunque, i feedback sono stati svariati e per lo più positivi. I fan erano entusiasti di poter finalmente ascoltare a casa i pezzi che da tanto tempo portiamo live e hanno sinceramente gradito tutto il lavoro che c’è stato dietro.
Paolo Albergoni (chitarra): Abbiamo ricevuto un ottimo riscontro anche da chi non ci aveva mai sentito prima d’ora: diverse persone, in America Latina, hanno chiesto di poter ricevere il disco fisico! Abbiamo ricevuto giudizi positivi anche da parte della critica.
Rossana: Assolutamente! Molti recensori hanno apprezzato l’utilizzo dell’arpa, in termini di arrangiamenti e sonorità. Per il primo aspetto, non posso che complimentarmi con Paolo e Andrea, che hanno una mente compositiva meravigliosa; sulle sonorità (e su qualche piccola aggiunta), ammetto di averci messo del mio. È stato positivamente giudicato anche lo stile delle canzoni: nonostante siano inquadrabili come classico power metal, non stancano l’ascoltatore in quanto varie ed originali. 
Nicole Maselli (voce): Quando si propone un progetto innovativo, si può creare qualcosa che funziona e conquista interesse, oppure si rischia il flop. A quanto pare, funziona!
Rossana: Le uniche critiche che abbiamo ricevuto sono state sul suono in generale; ma lo dico sempre: è il primo lavoro fatto interamente da noi, comprese registrazioni, mixering e mastering, e credo che qualsiasi fonico possa dire che sia un ottimo risultato. Poi, ovviamente, si può migliorare e lo si farà.

La particolarità che salta agli occhi per prima ascoltando l’EP è l’arpa della vostra Rossana Monico, che sostituisce la tastiera e dà alla vostra musica un fascino tutto particolare. È uno strumento che si sente poco nel metal: come è nata l’idea di inserirla in questo contesto?
Nicole: Rossana è da sempre un’amante dell’heavy metal e del suo strumento. È stata lei a partorire l’idea.
Rossana: E’ sempre stato un mio sogno nel cassetto, fin da quando ero piccola ascoltavo gruppi come Manowar, Helloween e Blind Guardian e quando ho iniziato lo studio dell’arpa irlandese nel lontano 2000 ho desiderato suonare power metal con uno strumento a dir poco inusuale. Tutti hanno sempre visto nell’arpa quello strumento dolce e angelico, mentre io l’ho sempre immaginata aggressiva e battagliera, nonché aerografata di fiamme… Volevo stravolgere l’immagine comune dell’arpa. Nell’antichità i druidi la portavano nelle battaglie, per pregare gli dei, e grandi re come Davide vengono rappresentati con un’arpa al fianco. E’ uno strumento forte e nobile, troppo spesso relegato a parti di accompagnamento o atmosfera che, a mio parere, ne ammazzano le numerose potenzialità.

Un altro punto di forza di Let the Dragon Fly è che le vostre idee musicali sono classiche ma non suonano mai stereotipate. Avete lavorato molto in sala prove e in fase di scrittura per raggiungere questo risultato, oppure il processo è stato naturale e veloce?
Rossana: L’evoluzione del nostro stile è stata abbastanza naturale, sebbene non veloce. Inizialmente, è stato necessario un lungo lavoro: l’arpa celtica è uno strumento diatonico e ciò limita la possibilità di comporre armonie inconsuete o modali. Dopo anni di lavoro insieme, abbiamo raggiunto in buon affiatamento e si conoscono i punti di forza e di debolezza di tutti. Perciò, Andrea e Paolo in fase di scrittura riescono a mettere insieme tutto. Se scrivono parti impossibili per arpa, le modifico.
Nicole: Arpa celtica e voce femminile sono due elementi non propri del genere, quindi è stato necessario trovare il compromesso giusto, qualcosa che valorizzasse la loro presenza, inglobandole e che le rendesse quasi, si può dire, un genere a sé.
Paolo: Confermo. Ogni volta che compongo un brano, passo più tempo a cercare di capire come incastrare l’arpa nell’armonia generale e a domandarmi se la linea vocale è troppo azzardata…

Come ho scritto nella recensione, tra le canzoni dell’EP ho apprezzato soprattutto Queen of Dragon e Ironfield. Volete raccontarci qualcosa di più su di loro?

Paolo: [Queen of Dragon] è stato il primo brano che io abbia composto per i Dragon, quattro o cinque anni fa. Avevo in mente un brano che ricordasse i primissimi Rhapsody, semplici e melodici; un brano d’atmosfera che fosse una bella base musicale per parlare di tematiche fantasy, genere letterario e cinematografico che tutti amiamo da sempre. Roberto, quando ascoltò il brano strumentale, ne rimase molto colpito, scrisse il testo e completò la linea vocale.
Roberto Como (basso): Il testo è ispirato alle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di George Martin e parla di un punto preciso della storia: i Sette Regni sono sconvolti dalla guerra, di cui non si vede ancora un chiaro vincitore. Al di là del Mare Stretto, nel frattempo, c’è forse l’unica persona che si comporta come un leader davvero carismatico e attento ai sudditi: Daenerys Targaryen, la regina dei draghi, appunto. La canzone è un grido di aiuto del popolo, che chiede a gran voce l’arrivo di un predestinato qualcuno che lo salvi dalla guerra e dalla miseria. I miti della nostra società hanno sempre insistito sulla figura del predestinato, e ci siamo accodati perché ci interessava questo tema.
Paolo: E’ stata la canzone che ha permesso l’ingresso della voce femminile. All’inizio nessuno era molto per la quale; un giorno, in sala, in mancanza del cantante (quello precedente), Nicole ha preso il microfono e l’ha improvvisata. Con nostro gran stupore, suonava proprio bene. Le canzoni sono poi state riadattate, grazie anche al suo lavoro personale per trovare lo stile di canto che sostituisse la voce maschile.
Nicole: Insomma, mica pizza e fichi! (ride, nda)
Paolo: Ironfield, testo e musica, è una mia creazione. Inizialmente ho composto la parte musicale: avevo un bel tema neoclassico (adoro il metal neoclassico à la Malmsteen) molto stimolante (chitarristicamente parlando) e vi ho costruito attorno il resto del brano. Apro un inciso: oltre al fantasy, la mia grande passione è la Storia. In quel momento stavo leggendo un libro molto interessante sui modi di condurre la guerra nell’Alto Medioevo e avevo appena concluso il capitolo sulle guerre gotiche. È un capitolo di storia italiana poco conosciuto, ma molto interessante. Così, ho pensato che fosse un bell’argomento e, all’interno della canzone, l’ho suddiviso tre momenti, che corrispondono ai tre ritornelli: il primo mette in evidenza il punto di vista dei conquistatori gotici (“The core of the Roman Empire / is nothing but cradle for war); il secondo quello degli invasori bizantini (“The core of the Roman Empire / is nothing but taxes and gold); l’ultimo – ispirato al primo coro dell’Adelchi manzoniano – analizza invece lo sguardo delle genti della penisola italica devastata dalla guerra (“The core of the Roman Empire / is nothing but plunder and mourn). 

Domanda classica: quali sono le vostre principali influenze?
Nicole: Beh ognuno ha le sue: principalmente Rhapsody (soprattutto per chi scrive), ma c’è anche chi si ispira molto agli Avantasia; tutti apprezziamo molto i Sonata Arctica, gli Stratovarius, gli Helloween…
Paolo:  Io e Rossana siamo grandi estimatori dei Judas e quasi tutti amiamo la NWOBHM. Amiamo tutti i Manowar e gli Iron Maiden. Io e Roberto ammiriamo molto anche i Dark Moor.
Tutti: E la musica classica!

Altra domanda tradizionale per me: ci sono musicisti molto lontani dal power metal ma che amate, o addirittura che riescono a influenzarvi?
Rossana: Nel mio caso, venendo dalla specializzazione in arpa irlandese e non esistendo arpisti metal particolarmente influenti, ho cercato di creare un mio personale stile. Mi rifaccio molto al modo di suonare di Tristan LeGovic per esempio, arpista bretone geniale, che riesce a dare all’arpa quel ritmo travolgente e sofisticato che amo molto. Un altro idolo che cerco di imitare è Grainne Hambly, un’arpista irlandese con un tocco incredibilmente bello, pulito e preciso da far spavento… 
Nicole: Io amo gli Epica. Che non c’entrano un piffero.
Paolo: Potrei stilare un elenco infinito. Mi piacciono moltissimo le opere di Verdi; ascolto spesso i Chieftains (musica irlandese); amavo da adolescente (e amo tuttora) gli Ska-p; tra gli artisti italiani, Zucchero e Branduardi. Ogni tanto mi lascio trasportare (e influenzare) da Enya, dai progetti Era e Adiemus e dalla musica new age… 

Per quella che è la mia esperienza, credo che in Italia il power metal non sia molto amato. Nonostante la scena che si è creata negli anni, con gruppi osannati in tutto il mondo, il pubblico metal qui da noi ha sempre preferito l’heavy classico oppure generi più estremi. È così anche secondo voi? E in generale, qual è la vostra idea sullo stato di salute del power in Italia?
Paolo:  Forse poteva riscuotere maggior successo verso la fine degli anni Novanta, quando ha conosciuto la sua golden age e in Italia sono emersi i gruppi storici italiani: Rhapsody, Labyrinth, Vision Divine, Domine. Oggi è una realtà abbastanza frammentata; ma ha sempre avuto la tendenza a rimanere un genere di nicchia per pochi appassionati…
Rossana: Secondo me, bisogna guardare proprio lo stato della Musica in Italia. Finché i locali e gli organizzatori spingeranno di più le cover-band e i tributi – perché tirano – e finché la gente insisterà a non volerne sapere di musica nuova, qualsiasi genere musicale è destinato a crollare. Il power è solo un po’ più di nicchia, ma ho amici che suonano rock ‘n roll e sono nella stessa situazione. Non parliamo poi di retribuzioni del lavoro dei musicisti in generale, che è un disastro…
Nicole: Stiamo parlando di un paese che considera tra i più alti livelli di rock presenti Vasco Rossi e Ligabue! Non è un paese istruito all’ascolto di certi generi, purtroppo, almeno per la maggior parte. Non nel senso di ignoranza, ma soprattutto di mancata abitudine a riguardo. Siamo un paese di cantanti melodici; nel nord Europa il metal passa in radio, è tutto un altro mondo.

Quali saranno le mosse future dei Dragonharp?
Rossana: Ora che abbiamo un EP pronto è importante fare concerti e stare sul palco, così che pubblico e organizzatori possano vedere cosa abbiamo da offrire come musica e presenza scenica. Probabile che cercheremo anche date all’estero, in Svizzera o Germania, non saprei, sono tutti progetti per il lungo periodo.
Nicole: Con tanto impegno e tanta fatica per far combaciare le vite personali, i lavori e gli impegni di tutti, registreremo tutte le nostre canzoni. Nel frattempo, ci evolviamo e studiamo per migliorare il progetto e le nostre capacità personali.

L’ultima risposta è sempre libera. A voi il compito di terminare quest’intervista come meglio preferite.  
Rossana: Vorrei terminare invitando tutti al concerto il 6 Gennaio 2017 in Comunità Giovanile a Busto Arsizio (VA) e a seguirci on-line ovunque: Facebook, dragonharpband.com, Bandcamp e Youtube.
Nicole: Siamo coscienti delle difficoltà, ma non lo facciamo per la gloria: lo facciamo per passione. Nessuno dei componenti potrebbe mai investire il proprio tempo – senza rientro – e la propria passione per qualcos’altro che non sia questo. Poi, se qualche possibilità ci può dare un po’ di gloria, la accogliamo a braccia aperte!
Tutti: Grazie ancora della disponibilità!

Intervista a cura di Mattia

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