Hellish God – Impure Spiritual Forces (2016)

Per chi ha fretta:
Impure Spiritual Forces (2016), EP d’esordio dei lombardo-molisani Hellish God, è un lavoro inconsistente e senz’anima. Se il  loro death metal classico ha alcuni spunti di originalità, soprattutto in qualche melodia esotica, il songwriting stecca in maniera drammatica. Il gruppo soffre di una grande mancanza di idee, con le quattro canzoni dell’album che si somigliano tutte, e tralascia la musicalità per puntare tutto sull’aggressività, ma senza riuscirci. Sono questi i problemi principali di un lavoro che è tutto un macinare sterile che non evoca nulla; l’unica eccezione è rappresentata dalla conclusiva Lustful Orgiastic Vestment, che riesce a incidere discretamente. Per questo, nonostante un suono non male e capacità tecniche all’altezza, gli Hellish God stonano la prima. Impure Spiritual Forces è un EP acerbo e di basso livello, e la band dovrà lavorare molto, se non vorranno perdersi nel mare del death metal più scarso.

La recensione completa:

Il death è probabilmente il genere metal più difficile in assoluto da suonare. Non c’è solo il fatto che anche le branche più lineari e semplici del genere richiedono un livello tecnico notevolissimo, anzi: forse la difficoltà maggiore è a livello compositivo. Visto quando il genere è stato sfruttato negli anni d’oro, con decine di gruppi diversi che ne hanno esplorato ogni angolo, e vista la facilità con cui la sua complessità  può sfociare in qualcosa di insensato, è molto arduo creare musica di valore, che non suoni trita o sui generis. Di fatto, nel death metal non bastano passione e buona volontà, serve qualcosa in più se non si vuole essere poco interessanti: è purtroppo quest’ultimo il caso degli Hellish God. Band di base a Campobasso (anche se il cantante Tya proviene dal milanese), attiva dal 2015, ha esordito qualche mese fa con l’EP Impure Spiritual Forces, breve lavoro con spunti interessanti, ma nel complesso senz’anima. Quello suonato dai molisani è un death metal compatto e quadrato, ispirato soprattutto ai Deicide (non solo per stile, ma anche per immaginario anticristiano) oltre che a Hate Eternal, Cannibal Corpse e Morbid Angel. Il gruppo arricchisce questa base con qualche puntata verso il brutal e soprattutto con melodie spesso esotiche, che riportano alla mente i Nile e anche i Behemoth più death. Si tratta di un elemento che dà agli Hellish God uno spunto di personalità, forse l’unico, per il resto il gruppo è molto aderente al death metal più classico: non sarebbe un problema in sé, se i molisani non steccassero drammaticamente nel songwriting. Sono tanti i problemi mostrati dalla loro scrittura: in primis, le loro idee sono poche e tendono a ripetersi, tanto che più di quattro pezzi sembra di ascoltare quattro volte la stessa canzone. Inoltre Impure Spiritual Forces è poco incisivo, con canzoni piene di cambi repentini senza riguardi per la musicalità né la scintilla dei grandi gruppi death, e soprattutto un’aggressività  cercata, ma mai trovata. Il macinare degli Hellish God è anzi sterile e sui generis, e per quanto mi riguarda non mi ha convinto affatto, se non per qualche spunto. D’altro canto, la registrazione dell’album non è niente male per essere un EP d’esordio, e la caratura tecnica dei molisani, adeguata al loro stile. Dal punto di vista formale, Impure Spiritual Forces è un album ben fatto: peccato che, come già detto, la sostanza semplicemente non ci sia.

Le danze prendono il via da Shavey-Maveth, che comincia quasi subito a macinare riff e cambi di norma in maniera repentina e quasi schizofrenica, il tutto sul blast beat esasperato di Luigi Contenti. Si tratta di una falsariga molto frenetica, ma quasi sempre sterile: i riff di Michele Di Ioia non incidono quasi mai, e tutto questo macinare non evoca nulla. Nessuna sorpresa che vada meglio nella sezione centrale, più lenta ma che paradossalmente incide di più, grazie a un riffage finalmente graffiante, al growl possente di Tya – spesso raddoppiato alla maniera di Glenn Benton – e a qualche elemento dilatato. Decente è anche l’assolo finale, slayeriano e sguaiato ma in fondo non male, suonato dall’ospite Fabiano Penna dei deathster brasiliani Rebaelliun. A parte questo però abbiamo un pezzo che lascia davvero poco e non raggiunge la sufficienza. Segue a ruota Impure Spiritual Force, che parte subito a mille all’ora, con un’altra serie di riff che vorrebbero essere devastanti, ma risultano inutilmente rutilanti e vengono a noia molto in fretta. L’incedere è ossessivo e monotono, e anche le variazioni, oblique e strane, non riescono a combinare granché, anzi stonano un po’. Di fatto, per gran parte della sua durata la canzone è solo una fuga arida, che non ha nulla da dire. Il suo unico momento piacevole è la breve progressione sulla tre quarti, più profonda e potente del resto, orientata verso il death metal più classico. Per il resto abbiamo però un bel riempitivo, forse addirittura il punto più basso dell’EP a cui dà il nome.

Dopo un breve intro rallentato, che fa sperare finalmente in qualcosa di nuovo, prende il via Triconoclasm, terzo pezzo serrato della serie  con incastri di riff che sanno di già sentito da lontano un chilometro. Pare in effetti di essere ancora nella canzone precedente: sia le frazioni esasperate in blast che le fughe dinamiche sembrano raccolte di peso dalla title-track e trasportate qui. Rispetto ai brani precedenti, in realtà qui c’è qualcosa  in più che si salva: per esempio non sono malaccio i passaggi più rallentati e cupi, come la lenta parte solista poco prima della metà. Anche alcuni dei momenti più movimentati riescono a incidere, in special modo quando gli Hellish God non cercano a tutti i costi di sembrare cattivi. Si tratta di buoni spunti, affogati però in un mare di cliché e di piattume, che alla fine rende il pezzo senza infamia e senza lode. Per fortuna siamo arrivati al finale, affidato a Lustful Orgiastic Vestment, brano che si apre con una fuga potente e oscura. Stavolta però essa evoca un’atmosfera macabra e discretamente coinvolgente, invece che il nulla delle precedenti. Parte da qui un brano che sa di già sentito, ma stavolta con una personalità più spinta: merito del riffage di base, stavolta sfaccettato e le cui differenze sono sottolineate dal growl di Tya. L’effetto è anche più forte in quei passaggi spezzettati o cadenzati che appaiono qua e là, facilmente riconoscibili, che danno al brano il giusto respiro: si può citare per esempio quello sulla tre quarti, corredato di un ottimo assolo di Di Ioia, molto dilatato. Dall’altra parte, non mancano dei momenti macinanti e spenti, ma stavolta sono una minoranza, e in fondo dopo quanto appena sentito non danno troppo fastidio. Lo stesso vale per la coda finale, morbida e con la sola chitarra pulita a dare un tono vagamente orientale, strana e spiazzante, ma in fondo non sgradevole. Nel complesso abbiamo un pezzo più che discreto, forse non eccezionale ma buono come punto di partenza per il gruppo allo scopo di risolvere i propri problemi.

Chiudendo i conti, Impure Spiritual Forces non è del tutto da buttare. Ci sono alcuni spunti buoni (specie nella closer-track), e si sente che gli Hellish God sanno come suonare death metal, non sono come quei gruppi improvvisati che vanno fuori tempo ogni tre secondi. Tuttavia, i molisani in futuro dovranno crescere molto per trovare qualcosa di personale da dire e degli elementi che li rendano degni di essere ascoltati. Se invece continueranno su questa strada, non potranno che perdersi nel mare magno dei tanti gruppi death tutti uguali e di scarso livello. Spero col cuore che abbiano migliore fortuna di così, e che questo esordio sia solo un primo esperimento poco riuscito, da cui poter imparare e prendere spunto per fare meglio.

Voto: 51/100 (voto massimo per i dischi sotto al quarto d’ora: 75)

Mattia
Tracklist:
  1. Shavey-Maveth – 03:10
  2. Impure Spiritual Forces – 02:28
  3. Triconoclasm – 03:19
  4. Lustful Orgiastic Vestments – 04:57
Durata totale: 13:54
 
Lineup:

  • Tya – voce
  • Michele Di Ioia – chitarra e basso
  • Luigi Contenti – batteria
Genere: death metal
Sottogenere: death metal classico

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