Bastardos – Visiones de un Mundo en Decadencia (2016)

Per chi ha fretta:
Gli argentini Bastardos sono un gruppo interessante ma al momento con alcuni limiti, come dimostra l’esordio sulla lunga distanza Visiones de un Mundo en Decadencia (2016). Da una parte il loro mix di speed thrash primigenio, heavy classico, una lieve vena punk e testi impegnati in spagnolo è personale, e viene condito con una buonissima energia e un songwriting discreto. Dall’altro lato, sono tanti i difetti che gli impediscono di rendere al meglio: tra canzoni scollate e inutilmente complesse, una forte omogeneità melodica e qualche cliché di troppo, l’album non funziona come potrebbe. Bilanciando i due mondi, ne risulta un lavoro di livello discreto e con qualche ottimo spunto, come Nada Quedara, Never Say My Name e Quieres Saber. Insomma, Visiones de un Mundo en Decadencia non è un album memorabile ma può risultare interessante, anche se i Bastardos hanno un gran bisogno di crescere in futuro. 

La recensione completa:
In molte recensioni del passato, non ho mancato di sottolineare che due generi come l’heavy e il thrash classici abbiano ormai poco da dire, come dimostrano i rispettivi revival. Questo non significa però che mescolare i due generi porti automaticamente a qualcosa di sterile: con la giusta maestria e un pizzico di bravura, si può fare qualcosa che sia personale e anche buono. È un compito che alla band di oggi, gli argentini Bastardos, riesce a metà. Nati a Campana (nei pressi di Buenos Aires) nel 2011,dopo un demo nello stesso anno hanno pubblicato il loro primo full-lenght Visiones de un Mundo en Decadencia solo nel 2016. Il genere mostrato in questo lavoro è di base uno speed thrash della primissima scuola anni ottanta che spesso si guarda anche alle spalle, con tante contaminazioni legate all’heavy metal più classico. In più, è presente anche una certa influenza dal punk, piccola dal punto di vista musicale ma più consistente da quello lirico: i Bastardos sono infatti un gruppo socialmente impegnato, con testi critici e caustici, cantati tutti in spagnolo. È un sound forse non originalissimo ma almeno personale: purtroppo però gli argentini si dimostrano ancora un po’ acerbi sotto molti punti di vista. Il loro principale vizio è quello di scrivere brani dalla struttura complessa senza che ci sia un effettivo bisogno (del resto i loro generi non lo richiedono per forza), tralasciando la musicalità del complesso. Il risultato sono canzoni con buoni spunti non valorizzati a dovere,disunite e a volte persino sterili, specie al centro della scaletta. In più, Visiones… soffre di un problema classico del metal odierno, quello dell’omogeneità: molte melodie tendono ad assomigliarsi tra loro, e questo alla lunga rende l’album un po’ trito. È lo stesso effetto, peraltro, dato dalla presenza qua e là di qualche cliché di troppo, ma tutto sommato è un problema più lieve degli altri. Si tratta di tre difetti che incidono abbastanza sul risultato finale; tuttavia, dall’altro lato i Bastardos hanno dalla loro alcuni pregi. Per esempio, riescono a raggiungere un bel livello di energia: merito soprattutto di una buona capacità nel creare riff e passaggi che esplodano a dovere. In generale il livello del loro songwriting non è male, anche se gli argentini, come detto, devono migliorare parecchio su diversi fronti.

Si parte da Sacerdotes de la Miseria, che esordisce potente e dinamica con l’energico riffage della coppia Leandro Martin Maidana/Marcos Campos, subito in evidenza su un ritmo veloce e incalzante. Per lunghi tratti il brano si muove sulle stesse coordinate, con poche variazioni che lo fanno oscillare tra heavy e thrash – il che tra l’altro è un buona sintesi del suono di Visiones…. La struttura è discretamente trascinante e presenta qualche elemento che la valorizza, come per esempio il lungo assolo centrale, molto classico, e alcuni passaggi più cadenzati ma potenti che appaiono qua e là. Nel complesso, abbiamo una opener più che convincente, poco sotto al meglio dell’album. Va però meglio con Nada Quedara, traccia non velocissima ma dall’incedere trascinante, grazie anche al cantato di Maidana, ritmato e potente. Per lunghi tratti il pezzo è strumentale, con incastri tra riff più orientati sul lato heavy tradizionale del gruppo: si tratta di passaggi molto classici, ma che esplodono bene nelle mani degli argentini. Ciò è possibile grazie anche a un’atmosfera oscura e cinica, che domina in ognuna delle tante frazioni. È per questo che nonostante qualche dettaglio fuori posto abbiamo uno dei picchi assoluti di Visiones…. Giunge ora Oscuros Rincones, brano anche più lento del precedente e rilassato rispetto alla media dell’album. Lo si vede sia nel ritmo impostato dal drummer Cristian Alejandro Basilio sia nel riffage macinante ed energico, che pur concedendo spazio a influssi thrash è ancora orientato verso il lato meno aggressivo degli argentini. È una norma divertente, grazie alle sue melodie e alla potenza rilassata che ha fatto grande il genere heavy tradizionale. Purtroppo al centro la musica svolta su una norma più potente ma  paradossalmente meno efficace, per colpa di un riffage scontato e spesso un po’ leggerino per avere il giusto impatto. Qualche momento incisivo è presente, immerso però in un mare di anonimato, che fatica a lasciare traccia di sé. Ne risulta nel complesso un pezzo discreto e a tratti godibile, ma con potenzialità ben più elevate.

Sin dall’inizio, Quien Te Dijo si mostra obliqua, piena di incastri e di cambi di tempo, in principio sul mid-tempo, prima di accelerare e diventare più thrashy. È l’inizio di una progressione tortuosa, labirintica, piena di arrangiamenti e di passaggi che si alternano in maniera repentina, senza quasi che uno di essi si ripeta due volte. Presi a sé stante, nessuno di questi tratti è di qualità malvagia, anzi ognuno ha qualcosa da dire, ma purtroppo il loro incastro risulta spesso forzato e senza cognizione di causa. Soprattutto, a essere lasciata da parte è la musicalità: il pezzo è confuso, senza capo né coda, né tantomeno una direzione ben precisa. È per questo che abbiamo un episodio dispensabile, il meno bello di tutto Visiones…. Anche Never Say My Name prende il via da un incastro di riff, stavolta all’insegna di un senso di urgenza particolare, che la rende solida e potente al punto giusto. È la base su cui il pezzo si muove, dividendosi tra frazioni più dirette, cantate da Maidana in inglese, e passaggi più lenti ma pestati e di gran energia, tra cui spunta di tanto in tanto qualche rallentamento adatto a farlo respirare. Ciò dura per circa metà canzone, poi i Bastardos partono per una fuga più nelle loro corde, ma per nulla spiacevole. L’impatto è quello giusto grazie a un vaga vena punk e pure l’aggressività è buona, così anche questo passaggio incide bene. Altri piccoli arrangiamenti, come un bell’assolo al centro e variazioni di qualità, fanno il resto: il risultato è un pezzo molto buono, da annoverare tra i picchi dell’album. La successiva Tienes Miedo si presenta con un riffage non convenzionale, a tratti leggermente obliquo e sinistro, il che però non è un pregio. Per fortuna, non è nemmeno un difetto così grave, anche perché di solito si pone più diretto e potente: abbiamo perciò  un brano che spesso incide in maniera adeguata. La sezione centrale raggiunge però un livello superiore, risultando variegata ma accomunata da un senso oscuro e pesante, con un Maidana sopra alle righe e un riffage davvero efficace, dai vaghi influssi addirittura doom. È il passaggio migliore di un breve pezzo non eccezionale ma piacevole.

Sin dall’inizio, Quieres Saber sa un po’ di già sentito, ma ha dalla sua anche una melodia ben riconoscibile, che rimane a lungo sullo sfondo mentre la musica avanza, stavolta in maniera lineare. Si viene così a creare un buon impatto e un’atmosfera forte e quasi solenne. Solo dopo diverso tempo la traccia comincia a evolversi, accelerando e facendosi sempre più vorticosa e aggressiva. È di nuovo un’impostazione che non spicca per originalità, ma al netto di qualche breve passaggio a vuoto riesce quasi sempre a brillare per l’energia sprigionata. Toccato un apice di potenza, la musica quindi a rallentare, ma di sicuro non si ammoscia: è anzi l’inizio di una lunga cavalcata diretta e rocciosa, che coinvolge molto bene e solo di tanto in tanto vede alcuni spunti melodici. Tra questi spiccano alcuni passaggi cantati o la lunga parte solistica finale, di alto livello. Si tratta insomma un buon contraltare per un brano ottimo, tra i migliori del disco. Siamo ormai agli sgoccioli, e per l’occasione i Bastardos schierano Esclavos de la Codicia, cavalcata in cui si mette in mostra il basso di Facundo Bougnet Olivera, spesso in primo piano sotto al riffage principale, conferendogli un vago influsso punk. Contribuisce a questo effetto anche lo spostamento della musica verso il lato thrash degli argentini, con pochi passaggi melodici e tanto macinare, riuscendo così incidere abbastanza bene quasi ovunque. Inoltre, la struttura è più lineare del resto, il che è un bene, soprattutto per merito dei ritornelli, anthemici e incisivi al punto giusto. Completano il quadro una frazione centrale divisa a metà tra una norma quadrata e il passaggio più melodico di tutto il pezzo, con gli assoli dei due chitarristi a dominare. È la buona conclusione per un episodio di valore, che nonostante qualche momento morto si rivela poco sotto ai picchi dell’album che chiude.

Concludendo, pur non essendo un album degno degli annali Visiones de un Mundo en Decadencia è un lavoro più che dignitoso, con qualche spunto ottimo e una sostanza discreta. Se siete fan del thrash o dell’heavy metal potrebbe anche piacervi, ma solo se non vi aspettate chissà quale capolavoro. Al momento infatti i Bastardos sono un gruppo con buone potenzialità, ma hanno ancora molta strada da fare. Il sentiero che hanno imboccato potrebbe essere quello giusto per fare bene in futuro, ma dovranno assolutamente risolvere i loro problemi per riuscirci. Come sempre in questi casi, chi vivrà vedrà.

Voto: 71/100


Mattia

Tracklist:

  1. Sacerdotes de la Miseria – 04:07
  2. Nada Quedara – 04:42
  3. Oscuros Rincones – 04:03
  4. Quien Te Dijo – 04:38
  5. Never Say My Name – 04:58
  6. Tienes Miedo – 03:40
  7. Quieres Saber – 06:08
  8. Esclavos de la Codicia – 05:34
Durata totale: 37:50
Lineup:
  • Leandro Martin Maidana – voce e chitarra
  • Marcos Campos – chitarra
  • Facundo Bougnet Olivera – basso
  • Cristian Alejandro Basilio – batteria
Genere: thrash/heavy metal
Sottogenere: speed thrash metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Bastardos

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