Vortice Cremisi – Falling into the Crimson Vortex (2002)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEFalling into the Crimson Vortex (2002) è il il primo e finora unico album degli anconetani Vortice Cremisi.
GENEREUno stoner rock classico con influssi grunge/alternative.
PUNTI DI FORZAUn genere molto tradizionale ma suonato con passione e un buon equilibrio tra energia e psichedelia. Una scaletta di buona qualità media. 
PUNTI DEBOLIUna registrazione un po’ secca, sporca e leggera, una certa mancanza di hit.
CANZONI MIGLIORINo Welfare, Real Men, Crimson Vortex
CONCLUSIONIFalling into the Crimson Vortex non sarà eccellente, ma si rivela un buonissimo album, con cui i Vortice Cremisi possono fare la felicità di chi ama lo stoner rock. 
ASCOLTA L’ALBUM SU:
ACQUISTA L’ALBUM SU:AmazonEbay
SCOPRI IL GRUPPO SU:FacebookSpotify | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
81
COPERTINA
Clicca per aprire

Il detto secondo cui non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina si applica bene non solo alla letteratura, ma in qualsiasi altro campo della vita, musica compresa. Quante volte dietro a un artwork quantomeno discutibile si nasconde un capolavoro o comunque un buon album? Il caso di oggi ne è un buon esempio: parliamo di Falling into the Crimson Vortex, primo e finora unico album degli anconetani Vortice Cremisi, uscito nel 2002. Dietro a una copertina dilettantesca e francamente imbarazzante, da ensemble hair metal di quart’ordine, si nasconde infatti un lavoro di alto livello, inciso da un gruppo divenuto a ragione di culto nell’underground marchigiano. Ascoltando Falling into the Crimson Vortex, si capisce anche perché: il suo stile è classico, ma i Vortice Cremisi lo affrontano con una convinzione e una passione ammirevoli. La loro base è uno stoner rock debitore, oltre che agli ovvi Black Sabbath, anche dei gruppi californiani che hanno inventato il genere all’inizio degli anni novanta. In più, gli anconetani presentano anche qualche influenza proveniente dall’alternative rock e dal grunge, non decisivi ma che aiutano a dare un po’ più di sfaccettature al loro stile. Questo sound viene trattato dai marchigiani con un buon equilibrio tra atmosfere psichedeliche, avvolgenti e un buon tiro, specie a livello ritmico, il che rende la loro musica imprevedibile e coinvolgente. D’altro canto Falling into the Crimson Vortex non riesce a essere un capolavoro: oltre a qualche pezzo meno bello, il suo principale problema è nella registrazione, un po’ secca, sporca e leggerina, che non valorizza bene i riff del gruppo. Si tratta di un difetto che non inficia un album che, come leggerete nel corso della recensione, si rivela di buonissima qualità.

Le danze prendono il via da Mr. Delta Plane, traccia lunga che passa però con una certa velocità. Si parte da una norma psichedelica e dilatata, che mette bene in chiaro il marchio di fabbrica del gruppo, con le chitarre sabbiose e la voce sguaiata e dilatata di Giovanni “John Crimson” Cifaldi al di sopra. Si tratta di un esordio un po’ statico ma in fondo piacevole; va meglio tuttavia quando, dopo qualche minuto, il brano accelera, pompato dalla batteria del bravissimo Massimo “Max Vortex” Di Prenda. Pur non essendo mai estremo, il tutto diventa più movimentato e incisivo, e anche quando il ritmo torna a scendere qualcosa è cambiato. Da qui in poi il pezzo incide a meraviglia, sia nei nuovi sprint che partono di tanto in tanto che nei momenti più psichedelici e lontani. È un binomio che funziona bene, rendendo questa parte conclusiva la migliore del pezzo, non eccellente ma almeno piacevole. Dopo un’intro molto rock-oriented e dalla forte psichedelia prende quindi il via No Welfare, divisa quasi esattamente a metà. Le strofe sono dure e hanno una nota atmosferica oscura, anche se la psichedelia non viene mai meno. Si cambia totalmente registro coi refrain, che lasciano le chitarre potenti in sottofondo per abbracciare una norma vagamente alternativa, con dissonanze che la rendono dilatata e quasi solare. A grandi linee, il brano è composto solo da queste due parti, ma qua e là spuntano diverse variazioni che aiutano a tenere alta l’attenzione e spesso sono molto valide. È il giusto contraltare per un pezzo eccellente sotto tutti i punti di vista, uno dei picchi assoluti di Falling into the Crimson Vortex. La successiva March Wave’s, Corrosion by Natual Elements è una strumentale in cui i Vortice Cremisi danno sfogo a tutta la loro creatività, con molti incastri e spazio per ogni strumento (per esempio il basso di Cifaldi è spesso in primo piano). Si passa così da momenti più diretti e di buona energia ad altri più oscuri e convulsi, con qualche influenza doom, passando da stacchi più leggeri e tranquilli, ma spesso dal mood pesante. C’è spazio sulla tre quarti per una progressione impressionante, che porta il pezzo dal suo ritmo medio-basso fino a diventare un vortice rapido e di gran potenza, fino a spegnersi in un outro di suoni di risacca. È il momento più memorizzabile di un brano ottimo in toto.

Real Men inizia in maniera piuttosto placida, con un riffage sabbathiano espanso e tranquillo, ma quando sembra raggiunta una certa stabilità gli anconetani accelerano. La traccia vera e propria è molto dinamica sin dalle strofe, cavalcanti e molto incalzanti, specie grazie al riffage della coppia formata da Cifaldi e Paolo Panni. I chorus raggiungono però un livello superiore: nella loro lunga durata, si mostrano frenetici e di gran potenza, con il frontman che urla con forza e la batteria martellante di Di Prenda. In tutto questo, trovano spazio un buon numero di variazioni: alcune di esse tornano alla dilatazione iniziale e anche di più, come lo sguaiato ed etereo assolo centrale, mentre altre sono più rocciose. È un buon arricchimento per un pezzo di gran impatto, senza dubbio uno dei picchi del lavoro. Quasi in contrapposizione con la precedente, Wrarrl, the Limbo’s Dimension è calma in principio, con chitarre distortissime ma echeggiate e lontane, autrici spesso di fraseggi di gusto blues. È una norma rilassata, che a tratti si apre anche di più, con passaggi morbidi senza traccia di distorsione. Eppure, poco prima di metà il pezzo subisce un’improvvisa accelerata: se le chitarre sono ancora lontane, un vortice magmatico e indistinto, il ritmo è più sostenuto e la potenza più elevate. Questa frazione va avanti per un po’, prima che la parte iniziale torni, anche più lisergica di prima, con l’arrivo in scena di lievi bonghi e finalmente anche della voce di Cifaldi, assente da un po’. Da qui in poi, accelerazioni e rallentamenti, appesantimenti e alleggerimenti si succedono più volte, ma il brano non si sposta molto dalla sua linea melodica e dalla sua aura psicotropa. Se è vero che nei suoi otto minuti abbondanti di durata il tutto risulta un po’ prolisso, d’altra parte abbiamo un pezzo più che godibile. Giunge ora Last Moment, traccia più diretta della precedente, che si muove in principio su un ritmo shuffle lento ma incalzante, grazie al riffage dei due chitarristi e alla prestazione del solito Di Prenda. Tutto ciò prosegue fino a metà, quando si svolta su una norma più lineare e senza fronzoli: comincia da qui un crescendo che porta la traccia a potenziarsi pian piano. Questa progressione dura fino al finale, piuttosto pesante nonostante il senso di rilassatezza tipica dei Vortice Cremisi non venga mai meno. È questa la parte migliore di un brano semplice ma ottimo, non troppo lontano dai picchi di Falling into the Crimson Vortex.

Demands è una canzone che fluisce tranquilla, con le chitarre di Cifaldi e Panni a disegnare melodie calme e solari. Nel suo sviluppo, sono molto poche le variazioni: ogni tanto, la sezione ritmica cambia da lineare a più movimentata, e il riffage vive qualche mutazione, ma per il resto il brano è piuttosto ridondante per oltre metà della sua durata. Si cambia verso solo sulla tre quarti, quando dopo un’apertura tranquilla di influsso alternative rock, parte una fuga con gli stessi temi della prima parte, ma vitaminizzati e accelerati. È una parte più interessante di quella iniziale, che dopo un po’ viene a noia: è questo il motivo per cui ne risulta un pezzo per certi versi carino ma non indispensabile, il meno valido in assoluto dell’album. Poco male, comunque, visto che il lavoro si ritira su ora con Good Action, canzone dal riffage dissonante che si stampa bene in mente. Esso regge tutte le strofe, oblique e facilmente cantabili, grazie anche alla prestazione anthemica di Cifaldi. I ritornelli sono invece più particolari e paradossalmente meno esplosivi, ma con la loro energia sembrano adatti al contesto. Chiude il quadro una parte centrale strana, molto orientata verso l’alternative rock e il grunge ma che con le sue melodie non stona in mezzo al resto. Anche la corta durata contribuisce alla buona resa del tutto: abbiamo infatti una scheggia breve ma di grande efficacia, appena sotto a quanto di meglio la scaletta abbia da offrire. A questo punto, l’album è ormai alle sue ultime battute, e per l’occasione i Vortice Cremisi schierano Crimson Vortex, che prende il via con dissonanze di retrogusto addirittura l’industrial. È una sensazione che persiste anche quando il pezzo si raddrizza: rimane ossessivo, quasi meccanico, strano ma molto piacevole. Solo dopo un po’ la norma torna a spostarsi sullo stoner rock tipico degli anconetani, che esplode prima in un breve scatto di potenza prima di lasciare spazio a un nuovo passaggio ossessivo, ma poi dà una nuova zampata e i giochi entrano davvero nel vivo. Abbiamo allora un flusso ininterrotto e psichedelico di note con qualche momento più frenetico che però si perde in un mare lento e onirico, di pura psichedelia. Seppur appaia come una jam lisergica di qualche gruppo anni settanta, in realtà il pezzo è studiato bene per non annoiare, e incide a meraviglia in ogni suo passaggio, sia in quelli più energici che quelli del tutto eterei. Il risultato finale non ha un solo istante di stanca nei suoi otto minuti e mezzo: abbiamo infatti un pezzo eccellente, che con No Welfare e Real Men chiude il terzetto dei migliori dell’album!

Insomma, Falling into the Crimson Vortex non è solo un buonissimo album: la mia idea è che con una registrazione migliore e qualche hit in più poteva essere addirittura un capolavoro. Per questo, se amate lo stoner nella sua incarnazione più rock e leggera, i Vortice Cremisi sono un gruppo che vi piacerà. Magari non sarà facile trovarli, visto che parliamo di un album molto difficile da reperire. Se però siete fan del genere, il mio consiglio è di farlo vostro se vi capiterà l’occasione!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Mr Delta Plane07:05
2No Welfare04:03
3Marc Wave’s, Corrosion by Natural Elements05:31
4Realm Men06:31
5Wrarrl, the Limbo’s Dimension08:34
6Last Moment03:32
7Demands05:54
8Good Action03:13
9Crimson Vortex08:29
Durata totale: 52:52
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Giovanni “John Crimson” Cifaldivoce, chitarra, basso
Paolo Pannichitarra e basso
Massimiliano “Max Vortex” Di Prendabatteria
ETICHETTA/E:Red Sun Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento

Google-Translate it!