Kyterion – Inferno I (2016)

Per chi ha fretta:
Inferno I (2016), primo album del misterioso quartetto nostrano Kyterion, è un album ben riuscito sotto molti punti di vista. Lo è in primis da quello lirico: portare nel metal brani dell’Inferno di Dante Alighieri non è un compito semplice, ma il gruppo ci riesce in maniera egregia. Merito anche dello stile, un black metal aggressivo e con influssi death così apocalittico e cupo da accompagnare al meglio i passaggi della Commedia dantesca. In più, l’album ha dalla sua un sound tagliente e con un perfetto equilibrio tra potenza e oscurità, e soprattutto un songwriting di alto livello alle spalle. È per questo che la scaletta è quasi tutta di livello eccelso, con picchi clamorosi come Tra la Perduta Gente, Caron Dimonio e Lo ‘mperador del Doloroso Regno. Concludendo, nonostante una certa inconsistenza data dalla durata inferiore alla mezz’ora e dai tre interludi su dieci canzoni, Inferno I è un piccolo capolavoro di black metal italiano, adatto a tutti i fan di questo genere.

La recensione completa:
Tra i suoi tanti pregi storici, l’Italia può vantare una delle tradizioni letterarie più lunghe e ricche al mondo. Sono stati tanti i poeti, gli scrittori, i librettisti e in generale i letterati nati o vissuti nel Bel Paese, alcuni dei quali sono letti e studiati in tutto il mondo. Purtroppo, visto lo stato penoso della cultura qui da noi, questa grande eredità è poco valorizzata al giorno d’oggi: viene vista anzi come qualcosa di lontano, una materia noiosa da studiare a scuola e nulla più. È un fatto che filtra anche nel mondo del metal: seppur la situazione sia lievemente migliore della media, la maggior parte dei gruppi nostrani preferisce affrontare altri temi nei suoi testi, spesso omologandosi alle band estere. Per fortuna, c’è anche chi va controtendenza e propone qualcosa legato al nostro patrimonio letterario, a volte con risultati eccezionali: è il caso del gruppo di oggi, i Kyterion. Misteriosa band nostrana (è nota solo la presenza di quattro membri, ma non si conoscono nomi e ruoli a causa di una sorta di vergogna verso il passato di alcuni di loro), si forma nel 2015 per esordire giusto l’anno successivo con il full-lenght Inferno I, primo di una pianificata trilogia. Nonostante questa precocità, si tratta di un lavoro molto maturo in cui la band dimostra le idee ben chiare sulla direzione da affrontare, lirica ma anche stilistica. Per quanto riguarda la prima, l’obiettivo dei Kyterion è quello di portare in un ambiente metal l’opera di Dante Alighieri, in particolare l’Inferno della Divina Commedia. È un intento molto ambizioso, ma al quartetto riesce alla perfezione: non solo i versi del vate toscano suonano bene in questa versione, ma sono corredati da un suono estremamente apocalittico e oscuro, molto adatto alla prima parte della Commedia. Dal punto di vista stilistico, il loro è un black metal lugubre e aggressivo, reso tale anche dall’iniezione di qualche elemento death qua e là – più nella voce del frontman, spesso in growl, che nel reparto musicale. Questo connubio è valorizzato da una grande registrazione, curata per l’occasione da Giuseppe Orlando, ex batterista dei Novembre: è precisa, pulita e tagliente al punto giusto. Si tratta insomma di un suono perfetto per Inferno I, che così ha dalla sua un equilibrio perfetto tra potenza e oscurità, e incide a meraviglia. Il punto di forza maggiore dei Kyterion è però la scrittura: seppur dal punto di vista musicale l’album sia omogeneo, ogni pezzo ha la sua personalità e spesso è di alto livello, con tanti passaggi di efficacia assoluta. Di fatto Inferno I è un album molto rilevante, tanto che il suo unico difetto è la breve durata, che lo rende lievemente inconsistente. Sette canzoni effettive (più tre interludi, comunque utili per l’atmosfera) per meno di mezz’ora sono pochi, e con un paio di pezzi in più sarebbe potuto essere meglio. Anche così però abbiamo un piccolo capolavoro, come leggerete nel corso della recensione.

Il viaggio per l’inferno dantesco comincia da L’Etterno Dolore, intro pieno di urla di terrore a cui presto si affianca un incrocio tra chitarra elettrica e acustica, tranquillo e melodico ma molto cupo. È un avvio perfetto per generare la giusta inquietudine, prima che la opener vera e propria, Tra la Perduta Gente, entri in scena con l’impatto di un treno in corsa. È l’avvio di una fuga potenza e apocalittica, con un riffage profondo e basso ma puramente black metal, con ogni tanto qualche venatura death, come il growl cupo e pesante del frontman. È un fluire continuo in cui le varie frazioni si accavallano velocemente senza un attimo di pace, in un panorama compatto che avvolge a meraviglia nella sua fortissima oscurità.  Solo di tanto in tanto appaiono dei piccoli rallentamenti orientati verso il black melodico, ma non ammosciano il pezzo, gli danno anzi il giusto respiro ed evitano ogni possibile effetto noia. Anche questo particolare contribuisce a un macigno impressionante, subito di diritto tra i picchi del disco. Giunge ora L’Acheronte, breve interludio paragonabile all’intro dell’album, con suoni ambientali lontani e un effetto pioggia. Anche in questo caso, non serve ad altro che a evocare ansia e a introdurre la successiva Caron Dimonio. Quest’ultima all’inizio si mostra meno estrema e più tranquilla della opener, con le sue melodie oscure e vagamente epiche, seppur vorticose. Tuttavia siamo ancora nel preludio, perché il brano vero e proprio entra nel vivo feroce e rapidissimo, con un ritmo forsennato che sale a volte verso il blast e un’aura malvagia che ricorda i Marduk più bellicosi. Ogni tanto la musica torna però a rallentare e ripropone i fraseggi sentiti nel preludio, in quelli che potrebbero essere considerati i ritornelli, quasi con un pizzico di pathos nonostante la grande aggressività presente. La struttura inoltre è lineare e piuttosto classica, con le due parti che si alternano più volte e l’unica grande variazione al centro, dove trova spazio una sezione più tranquilla. Si tratta di un passaggio che prende il via da un arpeggio oscuro, entrato in scena quando la frenesia si è spenta, e progredisce in un crescendo non troppo estremo ma di gran impatto. È la ciliegina sulla torta di una traccia splendida, anch’essa tra le punte di diamante di Inferno I!

In principio, Limbo è frenetica, ma presto si assesta su un tempo medio. Non che manchi l’energia: si tratta di un brano di gran potenza, ossessivo, pesante e opprimente, dal vago retrogusto doom. Anche questa norma però non dura molto: presto parte una fuga convulsa e circolare. È un breve interludio che ci conduce a una falsariga non estrema per velocità ma martellante, per merito del doppio pedale del batterista e di un riffage tagliente come un rasoio. Questa evoluzione si ripresenta più volte nel corso della canzone, il che è positivo: tutte le frazioni sono ben incastrate, funzionano alla perfezione, e i tre minuti e mezzo di durata aiutano a tenere la tensione sempre alta. Abbiamo insomma un altro grande pezzo, a un pelo dal meglio di Inferno I. È ora il turno di La Selva de’ Suicidi, altro intermezzo del tutto ambientale, stavolta col suono del vento e di ghiaccio che si spacca, almeno per la prima metà. Poco dopo entra però in scena un fraseggio black solenne e gelido, che ricorda per certi versi gli Immortal più evoluti: è la base della seguente Le Brutte Arpie, che arriva in scena a ruota. Per la prima parte, è un pezzo ancora molto lento ed evocativo, ma presto i Kyterion accelerano con prepotenza sul blast beat. Ne risulta allora una base distruttiva, a tratti davvero feroce, ma in altri frangenti il riffage iniziale torna a immettere un po’ di melodia, un piccolo spiraglio di luce in un mare d’oscurità. Questa norma va avanti per gran parte della canzone: solo al centro si vira in maniera radicale su una strana frazione a tinte death che nonostante la sua diversità non stona, visto che si accorda bene con l’oscurità del resto. È  un altro punto di forza per l’ennesimo pezzo di altro livello nella scaletta!

Gerione si rivela da subito una mosca bianca all’interno dell’album, visto il suo avvio thrashy che si trasforma col tempo in un ibrido tra death, thrash e black metal, il tutto sparato alla massima velocità. È un brano di grande energia distruttiva, che alterna repentinamente una variazione dietro l’altra senza dare quasi il tempo di respirare. L’impatto che si crea riesce a coinvolgere a dovere, anche se stavolta a livello di atmosfera il pezzo è meno efficace degli altri. In generale, se preso a sé stante è un buonissimo pezzo, vista la sua diversità risulta un po’ fuori posto in Inferno I, e rappresenta il punto più basso al suo interno.  Poco male, in ogni caso: ci si ritira su presto con Faticoso Manto, che lascia da parte la frenesia per porsi come un pezzo di black metal lento e asfissiante. Dopo un intro melodico, parte una norma dissonante e desolata, glaciale a modo suo, la cui atmosfera è subito molto penetrante. Ciò è reso anche grazie a un riffage oscillante che vive di momenti più espansi e di altri più cattivi, sottolineato anche dalla batteria: questo “tira e molla” genera un effetto splendido, di grande e impenetrabile cupezza. La frenesia tipica dei Kyterion ha spazio solo nella parte centrale, macinante e di gran energia, ma con una pesantezza oscura che la rende perfettamente integrata nel tessuto del brano. Il risultato è un altro episodio eccelso, poco sotto ai migliori dell’album. A questo punto, siamo già alle ultime battute di questo viaggio infernale, e per l’occasione il gruppo sfodera un altro jolly clamoroso come Lo ‘mperador del Doloroso Regno. Dopo l’urlo spaventoso del frontman, si avvia come un brano lento e lugubre, che può sembrare seguire lo stesso percorso del precedente in principio,seppur in maniera più orrorifica e graffiante. Tuttavia, poco prima di metà prende il via una corsa a perdifiato, folle e quasi stordente, che accentua ancor di più le suggestioni già sentite fin’ora. Si tratta di un raccordo che sfocia in una sezione impressionante e apocalittica, da brividi di terrore. Il finale si assesta così in un’alternanza tra la norma iniziale e questi improvvisi scatti, in un affresco inumano e coinvolgente ai massimi termini. Abbiamo insomma una traccia di chiusura davvero fantastica, il miglior pezzo del disco insieme a Tra la Perduta Gente e Caron Dimonio!

Anche al netto delle sue lievi mancanze, Inferno I è un album maturo e di grande sostanza, un piccolo capolavoro del black metal italiano. Soprattutto, è un album adatto a ogni fan del genere, che ami la Divina Commedia o meno: le sue atmosfera e la sua potenza possono coinvolgere chiunque, anche se la buona riuscita della trasposizione dantesca aggiunge un ulteriore tassello al suo fascino. Se insomma amate questo genere dovreste recuperarlo a tutti i costi!

Voto: 91/100

Mattia

Tracklist:

  1. L’Etterno Dolore – 01:16
  2. Tra la Perduta Gente – 03:30
  3. L’Acheronte – 00:24
  4. Caron Dimonio – 05:08
  5. Limbo – 03:37
  6. La Selva de’ Suicidi – 00:54
  7. Le Brutte Arpie – 03:38
  8. Gerion – 02:51
  9. Faticoso Manto – 04:26
  10. Lo ‘mperador del Doloroso Regno – 03:46
Durata totale: 29:30
Lineup:
Genere: black metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Kyterion

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