Chiral – Gazing Light Eternity (2016)

Per chi ha fretta: 
Con il suo terzo album Gazing Light Eternity (2016), Chiral (one man band del polistrumentista omonimo, al secolo Matteo Gruppi) fa centro di nuovo. Si tratta di un altro album emozionante e molto ben fatto, a partire dal genere: è sempre lo stesso black metal atmosferico, reso stavolta un po’ più intimista e caldo. Anche la classe di Chiral è immutata: lo dimostrano pezzi splendidi come Part I (The Gazer) e Part III (The Crown), due gemme splendenti di atmospheric black. Dall’altra parte però l’album soffre lievemente di inconsistenza: quattro pezzi (di cui due interludi ambient) per soli quaranta minuti sembrano pochi e lasciano insoddisfatti. È l’unico difetto di Gazing Light Eternity, che per il resto è un album a un passo dal capolavoro, altamente consigliabile a tutti i fan del black metal atmosferico. 

La recensione completa:
Tra le realtà black metal uscite negli ultimi anni in Italia, penso che la one-man band Chiral sia una delle più interessanti. Per accorgersene, basta ascoltare il suo secondo album Night Sky (2015): è un album di livello elevatissimo, senza praticamente difetti, e col tempo potrebbe diventare addirittura un caposaldo del suo genere. Per questo, aspettavo con ansia il suo successore, ma per fortuna il mastermind omonimo della band (al secolo Matteo Gruppi) è un musicista molto prolifico, e non c’è stato molto da attendere. Lo scorso ventisette ottobre ha visto infatti la luce Gazing Light Eternity, un altro disco degno di interesse. Rispetto al suo predecessore, a livello stilistico non è cambiato molto: quello di Chiral è sempre un black metal atmosferico melodico e caldo, che sa avvolgere molto bene l’ascoltatore. Anche le sensazioni evocate sono le stesse: stavolta c’è giusto un tocco leggermente più intimista ed espressivo rispetto a Night Sky. Le premesse erano insomma quelle giuste per fare anche meglio rispetto all’album precedente, ma purtroppo Gazing Light Eternity soffre di un difetto importante, anche se non castrante: una lieve inconsistenza. Tra i quattro brani che compongono la scaletta – e che possono essere visti come parti di un’unica traccia – due sono ambient. Sono di ottima qualità, ma inseriti in un contesto black metal appaiono più come lunghi interludi che come pezzi veri e propri. Le altre tracce sono eccezionali, ma sono pur sempre due, e nonostante la lunghezza il tutto lascia alla fine un piccolo senso di insoddisfazione. Contribuisce a questo effetto anche la durata, limitata a quaranta minuti: se per un disco black normale sono più che sufficienti, per uno stile espanso come quello di Chiral sono un pelo esigui. In generale, la mia idea è che bastava un solo pezzo in più per creare un capolavoro immortale, meglio anche di Night Sky. Ma anche così com’è Gazing Light Eternity è un lavoro splendido, che sa toccare il cuore.

Part I (The Gazer) prende vita da un intro dilatato e vagamente drone, accompagnato da tastiere che gli conferiscono un senso di oscura magia. È da questa base lieve che spunta, dopo poco, un pezzo black metal veloce ma molto espanso e melodico. Sia nei momenti più calmi che nelle brevi fughe in blast che compaiono qua e là non è mai l’aggressività a dominare, ma un fortissimo senso di malinconia, etereo e profondo, che avvolge benissimo l’ascoltatore. Ciò è evocato attraverso un gran numero di elementi diversi, tutti studiati alla perfezione per emozionare. Dai vari spunti delle tastiere e a un certo punto anche di un mandolino, che dà un piccolo tocco folk, passando per i cambi di ritmo e di dinamiche, ogni elemento ha qualcosa da dire e non annoia mai, nonostante la melodia di base sia sempre la stessa. Chiral dà però il meglio di sé alla chitarra: il riffage è splendido in ogni momento, specie quando ha un vago retrogusto post-black, e le venature solistiche che punteggiano la traccia sono sempre da brivido, con il loro lacerante carico di emozioni. Degna di nota anche la parte finale, che dopo un momento statico con l’incrocio tra chitarra e basso riparte da una norma black più calma di prima. Grazie anche a cori lontani che si intrecciano con lo scream del mastermind e alle tastiere, è una frazione dal grande effetto atmosferico , nonché di qualità elevatissma. È un altro punto di forza per una traccia splendida, il punto più alto dell’intero Gazing Light Eternity. La successiva Part II (The Haze) è la quiete dopo la tempesta – per quanto sia stata una tempesta calda e avvolgente. All’inizio abbiamo un pezzo ambient pieno di molti echi, un caos tranquillo in cui è piacevole affondare. Da questo mare comincia a venir fuori pian piano una chitarra pulita, che dà un senso di ordine e a un certo punto prende il sopravvento sul resto. È su questa base che si susseguono un frammento preso dal film “Boyhood” di  Richard Linklater e un monologo toccante, recitato dall’ospite Andrea “Rizzo” Rizzieri. E così, dopo circa sei minuti, il brano si spegne nel vuoto con un altro campionamento, presto stavolta dal telefilm “Lost”. Nel complesso, si tratta di un interludio non eccelso ma molto piacevole, adatto allo scopo di creare uno spazio tranquillo al centro del disco.

Dopo che le orecchie si sono riposate, si ritorna al black metal con Part III (The Crown), ma stavolta il panorama è persino più atmosferico e dimesso che in precedenza. La base è infatti un magma indistinto di melodie tranquille, che procede su un ritmo lento e fa da base allo scream di Chiral e a dolci melodie di tastiere, che si alternano di tanto in tanto. La traccia prosegue su queste coordinate per gran parte della propria durata, molto ridondante ma mai sgradevole, grazie a un’atmosfera sempre penetrante e di altissimo impatto sentimentale. Aiuta in questo senso anche la sezione centrale, che lascia da parte la norma principale per una lunga evoluzione, lievemente più graffiante ma in cui l’aggressività non sale mai troppo, nemmeno nei momenti più turbinosi. Al centro invece ci sono sempre melodie che sanno toccare le corde dell’anima, di una malinconia incredibile. Fa eccezione alla base del pezzo anche la fuga piazzata poco prima del finale, la più feroce dell’intero album con la sua alta velocità, ma l’impianto emotivo di Chiral non viene mai meno, con il riffage al tempo stesso vorticoso ed emozionante. Si tratta di una frazione ben incastrata nel resto, come dimostra la conclusione che arriva subito dopo, ricolma di melodia e quasi celestiale, uno momento di splendore prima che tutto si spenga nel vuoto. È l’ennesimo dettaglio di tutto rispetto per un pezzo grandioso, inferiore alla opener solo di un pelo. A questo punto la fine è vicina: la chiusura è affidata a Part IV (The Hourglass), che riprende le sonorità del primissimo intro di Gazing Light Eternity e le amplia. In principio abbiamo perciò un pezzo ambient di influenza drone, placido e tranquillo. Pian piano però il paesaggio si fa leggermente più oscuro, grazie all’entrata in scena di alcune dissonanze e di misteriose percussioni, seguite presto anche da cori sintetici che sottolineano l’aura eterea e vagamente tetra del tutto. Questo pezzo va avanti a lungo senza variazioni macroscopiche, ma con un gran numero di arrangiamenti qua e là che scongiurano il rischio di noia. E così, dopo sei minuti il disco muore come era nato, con lievi suoni di pioggia che mettono fine al migliore tra i due interludi, di ottima qualità anche preso a sé stante, oltre che funzionale a chiudere il cerchio.

Come già detto, il fatto che Gazing Light Eternity non sia bello come Night Sky in fondo è perdonabile: si rivela lo stesso una piccola perla di atmospheric black metal, a un passo dal capolavoro. Di certo è un lavoro che non sminuisce il talento di Matteo Gruppi né il valore del progetto Chiral, che resta altissimo. Per tutti questi motivi, se siete fan del black metal e in particolare della sua branca più atmosferica, questo è una delle uscite più interessanti dello scorso anno, e dovreste prenderla assolutamente in considerazione!

Voto: 89/100


Mattia

Tracklist:

  1. Part I (The Gazer) – 14:50
  2. Part II (The Haze) – 06:21
  3. Part III (The Crown) – 13:15
  4. Part IV (The Hourglass) – 06:09
Durata totale: 40:35
Lineup:

  • Chiral – voce, tutti gli strumenti
Genere: black metal
Sottogenere: atmospheric black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook di Chiral

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