Evoca – Val d’Inverno (2016)

Per chi ha fretta: 
La one-man band veneta Evoca è un progetto interessante ma da perfezionare, come dimostra il primo demo Val d’Inverno (2016). La sua musica, del tutto strumentale, affascina grazie all’unione tra black metal atmosferico, folk scarno limitato alla sola chitarra acustica e accenni post-rock. È un suono che ricorda molto il nuovo black americano, anche se il progetto veneto non è derivativo, e ha dalla sua un discreto gusto per le melodie e una buona cura per le atmosfere. Tuttavia, il demo non è esente da pecche: a parte qualche ingenuità e una registrazione da rivedere, il suo difetto principale è che la sua unica traccia omonima, lunga ventinove minuti, è un po’ pesante da ascoltare. In generale la presenza di alcune pause dà l’idea che poteva essere scomposta in cinque brani, rendendo il tutto più fruibile. A parte questo, però, Val d’Inverno è come un viaggio attraverso i boschi che sa essere immaginifico e coinvolgente, e seppur il genere di Evoca possa essere affinato, è una buona prima prova. 

La recensione completa: 
Quella del black metal nordamericano è una strana storia. Rimasti nell’ombra lungo tutti gli anni novanta, solo nel decennio successivo gli Stati Uniti (e in parte il Canada) sono riusciti a creare una scena peculiare e degna d’attenzione, fatta di sonorità atmosferiche e di influssi che vanno dal post-rock al folk. Eppure, i tanti gruppi che ne fanno parte sono rimasti a lungo un unicum, senza trovare riscontro in nessun’altra parte del mondo. Solo di recente il genere ha cominciato a varcare i confini del Nord America, e da qualche tempo si sta diffondendo in Europa, Italia compresa. È proprio al black americano che guarda il progetto di oggi, Evoca. One-man band facente parte del Venetic Black Metal Front (il mastermind S. non è altro che Stephan, bassista dei Brunndl, altro gruppo di questa congrega) nato nel 2015, ha esordito giusto l’anno successivo col demo Val d’Inverno. Il genere affrontato in esso è l’unione tra un atmospheric black metal tranquillo melodico e un elemento folk scarno, senza violini né flauti: è solo la chitarra acustica il perno della seconda anima del progetto. Il tutto è corredato da venature post-rock, genere da cui prendono tra l’altro l’assenza totale di cantato. Il risultato finale ricorda una versione strumentale e più tranquilla di gruppi come Falls of Rauros, Skagos e gli Agalloch più black, anche se il progetto Evoca non si limita a copiare questi gruppi. Con un discreto gusto per le melodie e una buona cura per le atmosfere, si rivela un progetto interessante. Tuttavia, per altri versi Val d’Inverno è un album con delle pecche importanti, che ne abbassano un po’ il valore. Oltre ad alcune ingenuità e a una registrazione rivedibile, il suo principale difetto è l’essere pesante da ascoltare. La colpa è della sua impostazione: al suo interno si trova una sola canzone di mezz’ora – Val d’Inverno, appunto – divisa da cinque parti, tra cui ci sono pause con al massimo qualche effetto ambientale. Per questo, sono dell’idea che dividere la canzone in cinque tracce l’avrebbe resa più fruibile e memorizzabile, mentre così è un po’ ostica. In fondo però Val d’Inverno resta un demo interessante con buone suggestioni, che svolge il suo compito in maniera piacevole e adeguata.

Come già detto, il demo contiene una sola traccia, il che rende un po’ difficile la solita disamina, ma per fortuna ogni parte ha alcuni elementi personali. È del resto uno dei segreti per cui l’atmosfera funziona: l’intera suite è come un unico viaggio immaginifico attraverso i boschi, con diverse scene accomunate dalla visione generale ma sempre in divenire, se si va a scavare nel dettaglio. È quanto si può sentire bene nella prima lunghissima sezione (oltre otto minuti), che presenta la chitarra acustica di S. spesso in primo piano, anche nei momenti più rapidi e black-oriented – le melodie di questo strumento sono il punto di forza della parte. A dominare la frazione è inoltre un velo di malinconia a volte pura e forte, mentre in altri frangenti si intreccia con una tensione vagamente evocativa. Si cambia un po’ verso con la seconda scena, persino più calma della precedente sin dall’introduzione, tutta di matrice folk nonostante qualche lieve elemento post-rock. Anche quando entra nel vivo, la musica è molto melodica, con fraseggi espressivi che ricordano il black più caldo. Spiccano tante buone melodie, che la rendono il passaggio migliore della suite.  Dopo il lungo intro tranquillo, la terza frazione si mostra  lievemente più oscura e potente delle altre, con l’elemento black che stavolta prevale su quello folk, comunque presente insieme alle solite melodie. L’atmosfera si fa leggermente più tesa e in certi punti addirittura cupa e allarmante, ma senza che le melodie ne risentano. Anche la sezione successiva prosegue un po’ su questa linea, ma con un piglio più etereo. In generale, l’atmosfera varia di più rispetto al solito: nei momenti più vorticosi e martellanti, col blast beat del turnista P.,  il mood è preoccupato e nervoso, in qualche modo freddo, pur non avendo la tensione precedente; i passaggi più melodici al contrario sono crepuscolari e sognanti.  Le melodie presenti in questo passaggio sono molto belle, specie nei momenti più vicini al black classico: è per questo che si tratta di uno dei momenti migliori di tutta Val d’Inverno. A concludere la suite giunge quindi la quinta e ultima scena, più dedita al post-black metal delle altre, specie nell’incedere ritmico. È una breve coda di buona potenza, ma meno incisiva del resto, per colpa anche di una certa ridondanza: lo schema generale continua a ripetersi ossessivamente, a eccezione di un breve stacco folk al centro. Tuttavia, non è un particolare così negativo: abbiamo una chiusura discreta, anche se tra le cinque parti del brano è quella meno riuscita.

Insomma, Val d’Inverno si rivela buona e convincente come prima prova, specialmente dal punto di vista delle atmosfere – che in questo genere sono ovviamente la cosa più importante. Tuttavia, penso che S. dovrà lavorare un po’ in futuro, se vorrà rendere il progetto Evoca più incisivo. Le potenzialità ci sono e dal demo sembrano anche importanti: spero quindi che il musicista veneto riesca a maturare e a crescere come si deve.

Voto: 70/100 (voto massimo per i demo: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Val d’Inverno – 29:56

Durata totale: 29:56

Lineup:

  • S. – tutti gli strumenti
  • P. – batteria (guest)

Genere: black/folk metal
Sottogenere: atmospheric black metal strumentale
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale di Evoca

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento