Final Solution – Through the Looking Glass (2016)

Per chi ha fretta:
I bresciani Final Solution sono un gruppo molto interessante, come dimostra il loro full d’esordio Through the Looking Glass (2016). Lo sono principalmente per il genere, che mescola groove metal melodico, speed power vorticoso e influssi prog e metalcore in un connubio solido e ben unito. Questo stile beneficia del buon equilibrio tra pulsioni estreme e melodiche dei lombardi e di un buona registrazione, non eccelsa ma adatta al contesto. Dall’altro lato però la band pecca un po’ di ingenuità, che si esplica in qualche svolazzo di troppo e in un focus non perfetto di alcuni brani. In più l’album soffre di una certa mancanza di hit: solo Sick of You e Dogs of War brillano davvero, le altre sono livellate sulla bontà, ma senza andare oltre. Concludendo, seppur i Final Solution debbano crescere un po’ e sfruttare meglio le proprie potenzialità, Through the Looking Glass è un album di buona fattura, consigliabile a chi ama l’originalità.

La recensione completa:
Nel mare magno del metal, esistono gruppi molto facili da classificare: basta un ascolto per includerli in questo o quel genere. Tuttavia, ci sono anche band di classificazione molto ardua, a cui non bastano decine di ascolti per carpirne l’anima profonda. Spesso la causa di ciò è da ricercarsi nella personalità molto spinta del gruppo in questione, che difficilmente si può ridurre in determinati confini: è il caso del gruppo di oggi, i bresciani Final Solution. Nati nel 2011, inizialmente erano un gruppo melodeath, ma un po’ per la maturazione fisiologica, un po’ per i vari cambi di lineup, hanno cominciato a sviluppare il proprio genere. I risultati di questa evoluzione sono evidenti nel full-lenght d’esordio Through the Looking Glass, uscito lo scorso 27 settembre. Il genere che l’album mette in mostra è un mix tra un groove metal melodico con residui death e uno speed power metal vorticoso e non convenzionale. Quest’ultima è una componente nervosa e vorticante, sempre in movimento: può ricordare da lontano i Dragonforce, ma per fortuna senza le esagerazioni del gruppo inglese, specie a livello solistico. In più, sono presenti influssi progressive e metalcore, che rendono il genere di Through the Looking Glass più vario e sfaccettato – e buona è l’abilità del gruppo nel mescolare bene tutte le influenze. È un connubio molto originale, ma non è l’unica carta in mano ai Final Solution, che riescono a mantenere un buon equilibrio tra le pulsioni più estreme e quelle più melodiche della loro musica. Un esempio di ciò è il vocalist Mario Manenti, bravo a svariare tra un cantato pulito e graffiante, vicino a certo power tedesco e uno più aggressivo, toccando a volte il growl. Chiude il quadro di un buona registrazione, che pur non essendo pulitissima né troppo profonda sostiene nella giusta maniera i riff e le melodie dei bresciani. Insomma, la formula dei Final Solution è molto interessante, ma a Through the Looking Glass non mancano i difetti. Quello più evidente è nel songwriting ancora un po’ acerbo, il che si esplica in qualche canzone non focalizzata a dovere e in qualche svolazzo di troppo qua e là. In più l’album presenta una certa mancanza di hit; giusto un paio di brani si distinguono per qualità, il resto è livellato su un livello buono, ma non eccezionale. È per questo che Through the Looking Glass non riesce ad andare oltre una certa altezza pur essendo rilevante, come del resto lo sono i Final Solution.

Le danze partono da Awakening, intro classico (anche se di solito a schierarne di simili sono gruppi più melodici). Si tratta di una breve e oscura progressione sinfonica a cui si mescolano elementi industriali ed elettronici, per un risultato piuttosto cupo. Come inizio è discreto, prima che Sick of You strappi con foga, indirizzandosi subito su una norma vorticosa e stordente. È l’avvio di una progressione frenetica, specie con le strofe, dirette e rapide grazie a un riffage granitico alle spalle della voce di Manenti, che usa il suo registro più rabbioso, al limite col growl metalcore. Si cambia sponda coi ritornelli, che risultano molto più melodici con la base ritmica quasi tranquilla e il cantante su registri più puliti, evocando anche un certo pathos. Inoltre la traccia è lineare: oltre a queste due componenti c’è solo la sezione finale, più spostata sul lato power del gruppo coi suoi veloci assoli. È un buonissima conclusione per un brano breve ma ottimo, da includere tra il meglio di Through the Looking Glass. La successiva Demon Inside ha un inizio rutilante, con il riffage della coppia Fabio Pedrali/Alessandro Martinelli reso potente da vaghi accenni melodeath. Presto però il tutto si calma: è l’inizio di una norma che nonostante i tanti fraseggi e contorsioni da parte dei chitarristi e del drummer Gianluca Borlotti risulta abbastanza tranquilla e armoniosa. Solo a tratti il brano torna a farsi energico e aggressivo, con stacchi groove scomposti e strani, spesso vicini al progressive.  A questo genere si rifà anche la struttura, che è tortuosa e presenta un sacco di passaggi diversi, di norma interessanti – anche se nessuno è di fattura eccezionale. I Final Solution però riescono a gestire bene questa complessità: pur non essendo tra i pezzi migliori dell’album, il risultato è convincente.

All’inizio Empty Walls è molto orientata verso il power: il riffage perde quella patina groove tipica dei bresciani per abbracciare una norma più aperta. Non che manchi l’energia: la musica è sempre terremotante grazie a Borlotti, che a volte sale addirittura verso il blast beat, sopra a cui è sempre in evidenza la solita frenesia dei chitarristi. Poco dopo però la componente più pesante torna in evidenza, con ritmiche di gran impatto e un incedere incalzante: sono le frazioni migliori del pezzo. Questa norma si alterna ogni tanto con brevi stacchi più aperti e riflessivi, che però presentano la stessa cupezza intensa: è proprio questa il filo conduttore dell’intero brano, nonché il suo punto di forza. Dall’altra parte, se gli stacchi più cattivi funzionano a meraviglia – anche la complicata parte centrale – quelli più melodici a volte sembrano un po’ mosci. È per questo che abbiamo un brano sottotono rispetto agli altri, pur essendo tutto sommato godibile. Giunge ora The Show Is On, molto tranquilla in principio. Pian piano però il brano comincia a carburare e sale di intensità, fino ad assestarsi su una progressione melodic groove di gran impatto, che coinvolge molto bene. È una frazione che va avanti in maniera piuttosto ossessiva, anche se sono presenti diverse variazioni che tengono l’attenzione sempre alta. Tra questi, brillano gli stacchi che rallentano un po’ la canzone e le danno il giusto respiro. Forse il meglio è però il passaggio centrale, magmatico e possente, che sfocia poi in una sezione martellante e anthemica, in cui si mette in mostra pure il bassista Gabriele Savoldi. Anche la sezione successiva è splendida, molto più melodica e con un’aura struggente, che non abbandona la scena fino alla fine. È un grande arricchimento per una bella canzone, a poca distanza dal meglio di Through the Looking Glass.

(R)evolution non è che breve interludio di un minuto con il pianoforte e lievi tastiere sinfoniche. Non serve a molto, se no come intro per Dogs of War, che senza alcuna pausa strappa quindi con gran cattiveria. Ci si ritrova catapultati di colpo in una traccia molto energica e quasi tenebrosa, che procede con un impatto ossessivo e impressionante. Si sviluppa così una progressione labirintica, per lunghi tratti monolitica e con un mood particolare, cupo ma anche ricercato. C’è però spazio per variazioni in entrambi i sensi: in alcuni casi appaiono stacchi rabbiosi e veloci di stampo groove metal in cui Manenti sfodera il growl, mentre in altri frangenti sono presenti aperture più leggere, in cui i giochi si fanno melodici. Appartengono a quest’ultimo gruppo i refrain, molto più tranquilli del resto con una melodia vocale catchy ed espressiva al punto giusto che si intreccia coi cori. C’è anche spazio, al centro, per una frazione morbida con la sola chitarra pulita, da cui parte un crescendo ottimo con dalla sua gli assoli di Pedrali e di un buon pathos.  È la ciliegina sulla torta di un brano lungo ma mai noioso, che risulta tra il meglio che Through the Looking Glass abbia da offrire con la opener. L’album è ormai agli sgoccioli, e per l’occasione i Final Solution schierano Grey, spostata ancora sul loro lato più power. Lo si può sentire già dall’inizio, con la lunga progressione piena di melodie che la apre, prima che entri in scena un pezzo pesante e groovy, ma diretto e stavolta senza tanti fronzoli. La norma principale coinvolge puntando forte sull’impatto, anche se si cambia direzione in occasione dei chorus. Questi sono molto aperti e catturanti, ricordano addirittura quelli del power melodico, grazie ai cori lievi che accompagnano il frontman. Buona anche la martellante frazione centrale, unica variazione di spicco per un brano piuttosto lineare, seppur le tante piccole variazioni aiutino a non annoiare. Abbiamo perciò una chiusura ottima, non troppo lontana dai picchi del disco.

Insomma, se i Final Solution sono un gruppo molto interessante, per ora non riescono a esprimere al massimo le proprie potenzialità, e risultano ancora un po’ acerbi. In fondo però non è un problema così importante: come prima prova Through the Looking Glass va benissimo. È un buon album, onesto e piacevole: per questo, se avete voglia di qualcosa di originale a cavallo tra metal estremo e melodico, si tratta di un lavoro da recuperare.

Voto: 78/100


Mattia


Tracklist:

  1. Awakening – 01:38
  2. Sick of You – 03:47
  3. Demon Inside – 04:52
  4. Empty Walls – 05:18
  5. The Show Is On – 05:49
  6. (R)evolution – 01:00
  7. Dogs of War – 06:33
  8. Grey – 06:21

Durata totale: 35:18

Lineup:

  • Mario Manenti – voce
  • Fabio Pedrali – chitarra solista
  • Alessandro Martinelli – chitarra ritmica
  • Gabriele Savoldi – basso
  • Gianluca Borlotti – batteria

Genere: groove/power metal
Sottogenere: melodic groove/speed power metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Final Solution

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