Domande e Risposte – Delirant Chaotic Sound

Ora che nel metal non sembra più possibile creare nuovi generi, credo che il futuro del genere sia nella contaminazione tra vari stili diversi. Nel caso che questa mia previsione si avveri, i monzesi Delirant Chaotic Sound sarebbero un passo davanti a tutti. Il loro genere è quasi impossibile da definire: thrash, death, metalcore, doom e tanto altro, frullato insieme in qualcosa di schizofrenico e molto personale. È anche vero che l’originalità da sola non basta, ma i lombardi hanno anche idee molto chiare e un gran talento nel songwriting: sono questi i punti di forza che rendono grande il loro EP The Ride of Thanatos, recensito qualche mese fa ed entrato a pieno titolo nella nostra classifica di fine anno. Per tutti questi motivi, ci ho tenuto che la band partecipasse allo spazio interviste di Heavy Metal Heaven. Mi hanno risposto in ordine sparso tutti i membri della band: largo alle loro risposte, dunque.

Per prima cosa, potete raccontare ai lettori di Heavy Metal Heaven la storia della vostra band?
Daniel Tanzer: La band nacque all’incirca 6 anni fa da me e Davide dopo vari progetti musicali andati in fumo. 
Formare un gruppo a quei tempi ci sembrò un modo simpatico per:
_avere un hobby assieme 
autostimolarci all’esercizio 
mettere in pratica tutta la nostra passione per la musica
Dopo un periodo passato a cazzeggiare bellamente, iniziammo a cercare altri componenti in vista di un possibile concerto scolastico di fine anno. A quel punto incontrammo Stefano. 
Suonammo per la prima volta nel 2012 assieme ad un paio di altri nostri amici (trovati per l’occasione). Da quel giorno in poi iniziammo a cercare una formazione stabile, a passare svariate ore in sala prove e ad esibirci numerose volte dal vivo con l’unico scopo di “farci le ossa”. 
Nel 2013 si unì a noi Margherita. 
Assieme a lei e ai precedenti cantanti e bassisti, registrammo lo stesso anno una prima demo  intitolata “Madness Under Skin” (una raccolta di qualità decisamente scadente ma che per quei tempi valeva davvero tanto,  (almeno per noi)).
Nel 2015 per motivi interni al gruppo, cambiammo basso e voce, acquistando così Federico e Marco. Ci mettemmo sotto nel giro di un anno con lo scopo di pubblicare entro a breve un insieme di canzoni che potessero testimoniare una effettiva maturazione artistica. 
Sinceramente avemmo culo per far le cose in così poco tempo e così accuratamente. Incontrammo infatti dei ragazzi con uno studio di registrazione in procinto di apertura (Phaser Studio) e un amico di vecchia data con una piccola associazione in proprio di video editing  (Matæria Visual Arts) disposti ad aiutarci.
Di comune accordo ci impegnammo tutti assieme nel realizzare “The Ride of Thanatos” ed  un video musicale annesso . 
I risultati fortunatamente ci furono!

“The Ride of Thanatos” è uscito all’inizio di aprile 2016. Visto il tempo passato, vi andrebbe di tracciare un bilancio su come è stato accolto, dalla critica di settore e dal pubblico?
Federico Medana: È  andato piuttosto bene, o meglio più di quello che ci aspettavamo.
Siamo riusciti ad organizzarci abbastanza discretamente con la sponsorizzazione del prodotto in sé e nonostante la maggior parte dei pezzi registrati fossero già “vecchi” di qualche anno,  siamo riusciti a incuriosire gente e amici che già ci seguivano da tempo!
Penso che “The Ride Of Thanatos” sia stato accolto abbastanza positivamente; la maggior parte dei siti di recensione (come il vostro) lo ha classificato con un voto maggiore alla sufficienza. 
Per quel che riguarda la vendita, siamo riusciti a piazzare circa 100 copie fisiche, qualche copia su Itunes, Amazon e Google Play, più circa 6mila click totali su Spotify. 
Non sono grandi numeri, ma per essere una band underground che vive in una realtà molto piccola dove si cerca di fare quel che si piace, siamo soddisfatti. 
Non so dire se mai saremo presenti su scenari più importanti, ma già solo per il fatto che ci stiamo creando per la prima volta un pubblico tutto nostro, siamo contenti.
Stefano D’Ambra: All’uscita dell’EP non ci saremmo mai aspettati che tanta gente, oltre al nostro giro di fan e le band con cui abbiamo suonato, potessero apprezzare il nostro EP in questo modo! Il lavoro che vi è stato dietro durante la registrazione è stato quindi ben ripagato dalle reazioni del pubblico.

L’elemento che si nota di più ascoltando la vostra musica è la sua schizofrenia musicale nel mescolare moltissimi elementi diversi. Thrash, death, doom, metalcore, groove, metal classico, e persino musica elettronica sono tutti generi rintracciabili nel vostro stile, ma esso risulta anche compatto e senza scollature. Avete lavorato molto per amalgamare tutti questi elementi, oppure è stato un processo naturale?
Margherita Andreolli: Direi che è stato un processo naturale e necessario. 
Nella band ascoltiamo tutti generi diversi tra loro e ognuno ha messo del suo nei vari pezzi. 
Questo “brainstorming” musicale, ci ha fatto intuire che la nostra forza è basata su tutto ciò che ascoltiamo, da cui riusciamo a trarre ispirazione…  non abbiamo voglia di farci seghe mentali da “no non mi piace quel riff sembra black Metal mentre noi siamo una band che deve avere sto sound”.
Non ci piacciono le etichette da incollare sopra i gruppi. Sono paraocchi da cavalli per chi, prima di ascoltare l’artista, va su Wikipedia a vedere che roba fa. 
Ognuno di noi della band ha i suoi generi e gruppi preferiti perciò ha voglia di infilarli come “ispirazione” negli inediti; perché non farlo?
Stefano: Nella composizione amiamo mettere tutte le carte che abbiamo da offrire in gioco. Questo avviene in modo naturale sia per la complicità creatasi tra di noi nel tempo, sia dal tempo che dedichiamo in sala e nel nostro studio sui singoli pezzi. Questi vengono lavorati ed elaborati finché non ci sembrano pronti ad essere portati su di un palco. 
Davide Silva: Ci piace pensare,  spesso e volentieri,  che ognuno dei nostri pezzi sia una piccola parte di ciò che amiamo ascoltare di più, e che ognuno di questi possa comunicare un qualsiasi tipo di sentimento,  che sia odio, amore, tristezza, rabbia ecc… ma non con i soliti cliché imposti dagli standard del genere che rappresentiamo, quale il metal estremo.  Ciò nonostante ci rifacciamo a determinati standard per definire al meglio un nostro pezzo, cerchiamo sempre di non far risultare tutto come un’accozzaglia di generi e sound agli estremi opposti, e di rendere il tutto più fluido e piacevole possibile!
Il tutto però avviene con grande libertà e naturalezza ed è proprio questo che io personalmente amo di più di ciò che facciamo, c’è una grande intesa!

Come scrivevo nella recensione, anche la registrazione di “The Ride of Thanatos” mi ha colpito, pulita e tagliente, ottima specie se si considera che parliamo del vostro primo album ufficiale. Come siete riusciti a raggiungere questo risultato?
Daniel: Da parte nostra c’è stato un certo sforzo nel sistemare le canzoni affinché suonassero al meglio.
Volevamo creare qualcosa difficilmente criticabile per  “riscatto” da una considerazione del gruppo dettata ancora dalle prime esperienze dal vivo.
Poi ovvio, abbiamo avuto una buona dose di culo ad essere seguiti dai due ragazzi (Faso e Catta) del Phaser Studio in maniera egregia e a lavorare con una attrezzatura di gran livello.
Se “The Ride of Thanatos” è uscito così bene, è soprattutto grazie a loro due.

I miei pezzi preferiti dell’EP sono Demential Sickness, The Rise of the Black Angel e la title-track. Volete raccontarci qualcosa di più su questi  tre brani?
Marco Boccotti: Beh su Rise Of The Black Angel posso dire molto… Fu la prima canzone che provai con i Delirant Chaotic Sound come “provino” durante il cambio del primo cantante.
Quando mi inviarono il brano (registrato nella demo “Madness Under Skin”),  non mi emozionai molto; le parti vocali non ero  curate e il tutto suonava davvero cantilenoso (mancava decisamente di “heat”).
A quel punto, presi il testo in mano e cominciai a fare quello su cui son più portato, ovvero cantarci sopra come se fosse l’ultimo dei Cannibali Corpse.  
Quando arrivai in sala prove la presentai così, col mio stile.
Tutti apprezzarono decisamente l’iniziativa (vista anche la grinta con cui mi accompagnarono). 
E’ tutt’ora uno dei nostri pezzi di punta.
Con Demential Sickness  il tutto fu più semplice. E’ uno di quei pezzi di impatto che noi della band consideriamo “ignoranti”. Ha una struttura semplicissima e dei riff molto brutal.
Quando la provai per la prima volta, trovai la strada praticamente spianata con metriche che si facevano già da sole.
Ha una resa ottima sia dal vivo che in studio e non a caso la usiamo spesso come apertura ai concerti.
In una scaletta da live o in un EP, penso che sia necessario infilar canzoni come questa per dare anche spazio ad un sound di facile ascolto che carichi poco l’uditore con brani che chiedono troppa attenzione.  
Infine la title-track strumentale The Ride of Thanatos è la traccia “più matura” che abbiamo nel CD.
E’ stato l’ultimo pezzo in ordine cronologico ad essere composto ed è stato quello a cui abbiam dato particolari attenzioni in studio. Non a caso l’abbiam fatto uscire qualche mesetto  prima su Youtube come singolo. 
Gli abbiam dato una funzione attrattiva per il pubblico con lo scopo di stendere un alone di mistero sulla mia nuova voce (mai registrata prima di allora).

Domanda super-classica: quali sono le vostre principali influenze?
Marco: Le mie personali sono facili da intendere.
Sono cresciuto nell’era del nu metal passando successivamente al metalcore e deathcore. Soltanto verso la fine ho cominciato a buttarmi sulla branca dell’old school.
Invece nell’insieme della band direi che le influenze sono incalcolabili, abbiamo veramente di  tutto (anche la musica tribale ahahah).
Margherita: Le influenze qui sono troppe, io cantante ascolto davvero molte cose anche non metal, e ciò si può capire anche da come canto. Molte volte faccio delle scelte più rock nell’impostazione vocale per dare un tono diverso ai pezzi, però definire degli artisti precisi non saprei.
Federico: Ovviamente le nostre band preferite.
Ognuno ha la sue,  nel mio caso quelle che mi hanno sicuramente influenzato per “The Ride of Thanatos”, son state band come i Mastodon, Porcupine Tree, Opeth e i Gojira… 
Sul lato del musicista modello ho ascoltato molto le linee di basso di Justin Chancellor dei Tool e Martin Mendez degli Opeth.
Davide: Amo molte band, di molti generi diversi e di conseguenza trovo ispirazione un po dappertutto!
Sicuramente Keith Moon,  dei The Who o Steve Jansen, dei Japan sono due grandi fonti di ispirazione come Vinnie Paul, dei Pantera, oppure andando a finire nel territorio prog:  Matt Halpernn, dei Periphery o Jamie Postones,  dei Tesseract,  anche se questi ultimi due li sentirete decisamente di più nel nuovo materiale che stiamo producendo.

Altra domanda per me tradizionale: ci sono gruppi lontani dal genere che suonate ma che nonostante questo amate, o che riescono  addirittura a influenzarvi?
Margherita: Assolutamente sì, almeno dal mio punto di vista: io ascolto molta musica, dal rock, all’indie, al pop al rap, e questo mi influenza tantissimo, la mia impostazione vocale è sicuramente lontana dal metal tradizionale e questo ritengo sia dovuto soprattutto ai miei gusti musicali
Federico: Beh, ovviamente. 
A me piace molto anche vedere volti della musica diametralmente opposti a quella che facciamo noi. Mi piacciono artisti come i Sigur Ros, Pink Floyd, Radiohead, Queens of the Stone Age, Prodigy, Massive Attack, Hans Zimmer.
Non so esattamente dire quali possono influenzarmi nello stile di suonare e sotto quale punto di vista ma sono saldamente parte del mio bagaglio musicale
Davide: In privato ascolto veramente di tutto e mi affascinano molte cose,  sia in ambito prettamente di studio e allenamento, che in ambito emotivo e d’ascolto.  Sono cresciuto con band del calibro di The Cure,  Joy Division,  Depeche Mode,  Heaven 17 e tanti altri grandi nomi della dark wave, o del post-punk,  grazie a mio padre e mi sono avvicinato al metal, e poi al prog, verso le scuole medie. Tutto quello che ascolto, e tutto quello con cui son cresciuto in qualche modo finisce dentro quello che scrivo:  dai Sepultura, agli Opeth;  dai Massive Attack ai The Black Dahlia Murder.  Un bel rebelot!

Come già detto sia nella recensione che in questa intervista, il vostro genere mescola tantissimi elementi, e il risultato è qualcosa di abbastanza inedito. Spesso si dice però che gli ascoltatori del metal siano un po’ refrattari alle novità: è così anche secondo la vostra esperienza? E in generale, qual è il vostro rapporto col pubblico metal, sia quello più amante del classico che quello un po’ più aperto alle novità?
Stefano: Riusciamo ad attirare attenzione proprio grazie alla nostra varietà ma, per lo stesso motivo, non riusciamo a convincere sempre a fondo. È un’arma a doppio taglio
Ad esempio, conosco tantissime persone “puriste” sia nel metal che in altri generi (rock, punk ecc.) che quando ci ascoltano o ci apprezzano per quei momenti in cui, secondo la loro filosofia musicale, suoniamo uno stile “corretto” o non ci sopportano per via del miscuglio.
Ognuno ha la libertà di pensarla come vuole, secondo me limitarsi così tanto sugli stili non permette un’evoluzione della musica. 
Sono le sperimentazioni che alimentano questo processo di “sopravvivenza” del metal negli anni.
Di certo noi non siamo nessuno e se abbiamo appassionato tre persone a quello che facciamo è dir tanto. Nonostante ciò siamo fieri comunque di quello che stiamo provando a creare. 
La nostra non è una musica facile, abbiamo spesso e volentieri ricevuto delle critiche ma alla fine,  diverse di queste ci hanno fatto crescere in meglio.
Credo che molto pubblico ci segua per il fatto che nei live abbiamo una resa maggiore rispetto in studio, cosa secondo me fondamentale.

Quali sono i progetti futuri dei Delirant Chaotic Sound?
Margherita: Attualmente stiamo ultimando le registrazioni di un nuovo singolo intitolato “Dogma” presso il Phaser Studio.  Dovrebbe uscire assieme ad un video girato dalla Matæria Visual Arts entro la fine di questo inverno. 
La data precisa però non la sappiamo ancora. 
Successivamente a questo, punteremo sul continuare a fare concerti, sul continuare a mandare in giro “The Ride of Thanatos” e sul cercare di raccattare qualche soldo per un futuro Album di circa 10/11 brani (di cui 6 già pronti). Ci teniamo a realizzarlo poiché, quando registrammo l’EP, eravamo immaturi rispetto ad adesso, i brani che abbiamo in cantiere sono di un genere ancora più pesante ma sfaccettato (come piace a noi).
Stefano: Sicuramente, oltre al lavoro in studio per quanto riguarda ”Dogma” e il work in progress rispetto ai recenti lavori che a breve verranno proposti, il numero di live proposti a venire sarà di certo maggiore, sia qui in Lombardia che nel resto d’Italia. L’anno scorso è stato un anno pieno di novità e che ci ha portato per la prima volta lontani dalla nostra regione, suonando ad Arezzo e per la prima volta addirittura dalla nostra nazione,  Praga!  Speriamo che anche quest’anno sia pieno di live e trasferte!

L’ultima risposta è sempre libera. A voi concludere come volete questa intervista. 
Davide: Nel senso: “datevi una domanda e fatevi una risposta”? Io mi chiederei: qual è la nostra filosofia musicale?
Personalmente credo che chiunque ascolti della musica,  chiunque ha qualche canzone che lo emoziona o qualche disco che lo ristora dopo una giornata di merda piuttosto che altro. Io personalmente sono convinto che avere l’occasione di suonare in gruppo sia un qualcosa di fortemente terapeutico!   Mettersi in gioco mentalmente,  fisicamente ed emotivamente,  un po’ come spogliarsi davanti ad una folla no?  Li sei tu,  carne e ossa e non puoi nascondere nulla!  Chi riesce a tirar fuori se stesso attraverso la musica non solo si sta aiutando,  ma sta in qualche modo aiutando anche gli altri, donando un piccolo pezzo di sé,  che può essere condiviso da altri centinaia di individui!  La musica serve a crescere,  e crearla serve a metabolizzare ciò che si è imparato,  o esorcizzare alcuni dei nostri demoni, perché no?  Non potrei vivere senza di essa e senza quello che faccio.
Daniel: Viviamo per lo più con l’idea che qualsiasi persona può suonare, può fare una canzone o un CD se ha qualcosa da comunicare. 
Non pensiamo che sia la bravura del singolo a fare la differenza in una band. Noi non siamo dei mostri di tecnica ma nonostante ciò scriviamo canzoni lo stesso perché ci piace farlo. 
Siamo una band metal che la pensa come una band “punk”: non serve essere i più capaci al mondo, basta concentrarsi sul comunicare un messaggio con una forma che suoni “bene” anche se non studiata… Alla fine la musica mica deve essere un linguaggio universale? Anche per chi non suona? Penso di si.

Ringraziamo Heavy Metal Heaven per averci dato la possibilità di parlare faccia a faccia col popolo di internet! Ne siamo davvero riconoscenti! 
A presto!

Intervista a cura di Mattia

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