Crawler – Hell Sweet Hell (2017)

Hell Sweet Hell è il titolo dell’ultima fatica in studio dei cremonesi Crawler. Sebbene non molto nota, la band può già vantare diversi anni di esperienza alle spalle e nella produzione di questo ultimo lavoro possiamo apprezzare una cura meticolosa che ne aumenta indubbiamente il livello.

Si parte con Dracarys! e Winter Is Coming, due pezzi uniti che aprono il disco con la potenza e lo stile tipici dell’heavy metal più classico. Il primo è una intro sinfonica che fin da subito cattura per la sua atmosfera viva ed accattivante, mentre il secondo è il primo vero pezzo dell’album. Il gruppo si presenta subito alla grande e il lavoro svolto nelle prime battute di Hell Sweet Hell è veramente apprezzabile. Si prosegue con Dhampyre, che da poco ha anche un videoclip. Anche qui i ritmi sono esaltanti e divertenti ed il brano ha un ottimo bilanciamento tra la parte più prettamente heavy e quella melodica. In questo pezzo più che in altri, noto una certa somiglianza tra la voce del cantante Claudio Cesari e quella del celebre fondatore degli Edguy Tobias Sammet, e la cosa non può che farmi piacere in quanto la voce del teutonico è una di quelle che preferisco nell’ambiente heavy metal. Al quarto posto si piazza The Power of Magic, che ci accoglie con una intro molto particolare che ricorda delle sonorità quasi power. La produzione si attesta ancora su un ottimo livello e non si può che apprezzare quantomeno il buon lavoro svolto in studio dalla band cremonese. Il pezzo probabilmente si perde sul finale quando certi aspetti tornano a ripetersi un po’ troppo, ma nel complesso rimane un’ottima traccia. A seguire troviamo Neverland, brano con un mood leggermente diverso rispetto a quanto sentito in precedenza. La composizione risulta fin da subito molto orecchiabile e complessivamente si tratta di un lavoro nella media, però di sicuro c’è da menzionare la parte solista in cui tutti gli strumenti danno il meglio regalando diversi attimi di stupore all’ascoltatore. Subito dopo Neverland arriva I Wait for My Siren, la quale mi attrae fin dai primi secondi per una serie di dettagli sonori che si completano a vicenda e ben si sposano con la trama costruita dalle chitarre ritmiche. Di certo uno dei miei pezzi preferiti di tutto il disco, anche perché il livello della composizione a mio parere rimane elevato per tutta la sua durata. Procediamo versò la metà del platter e ci imbattiamo in No Pain, settima traccia sulla lista. Con una intro dal ritmo veloce suonata al basso parte un brano quasi punk terribilmente esaltante di fronte al quale difficilmente si riesce a stare fermi. Ottima giocata per i Crawler che gestiscono bene i tempi in un album con pochissime criticità che difficilmente perde colpi, nonostante la sua durata. All’ottavo posto è il turno di The Eyes and the Dark. Purtroppo il pezzo in questione mi ha fatto un po’ storcere il naso ma in esso resta assolutamente inalterata la grande qualità che il gruppo ha regalato fino a questo momento. In ogni caso nell’economia dell’album si inserisce abbastanza bene quindi non stona troppo col resto, e col pezzo successivo si ritorna su grandi livelli. The Lair of the Smoking Dragon si presenta con un ritmo sostenuto e con un lavoro strumentale degno di nota, soprattutto quello alla batteria da parte di Nicola Martiniello. Diversi minuti in cui il gruppo si esprime al meglio con uno dei brani più belli dell’intero album, e rende interessante ogni minimo aspetto di ciò che si sta ascoltando. Il pezzo seguente è la title-track Hell Sweet Hell. Anche in questo frangente il lavoro svolto è pregevole e la componente heavy torna preponderante nelle sonorità offerte dal collettivo lombardo. Ancora una volta non ci si annoia di fronte alle proposte del gruppo e l’interesse resta elevato, segno che il prodotto è di un livello tecnico decisamente rilevante. Il penultimo pezzo della tracklist è 7 Days, che è inequivocabilmente la ballad di Hell Sweet Hell. Personalmente l’ho apprezzato molto, e se contiamo che è difficile per un gruppo heavy scrivere delle ballad o, più in generale, delle canzoni leggermente più “edulcorate” rispetto al resto della produzione senza cadere nel banale o finire fuori contesto, il risultato è decisamente oltre le aspettative. Il gruppo riesce a sorprendermi ancora una volta e con la speranza di una degna chiusura mi accingo ad ascoltare l’ultima traccia, Akhenaton. Il nome è quello di un faraone egizio, dunque per le prime fasi dell’album il gruppo sceglie delle sonorità orientaleggianti per calarci maggiormente nell’atmosfera, le quali si mischieranno poi con quelle che finora abbiamo avuto modo di ascoltare ed apprezzare. Il brano si snoda in diverse parti abbastanza eterogenee che si mischiano sapientemente formando una produzione coerente e per nulla scontata, portando alla conclusione un lavoro decisamente degno di nota.

I Crawler sono sicuramente un gruppo di cui tenere conto nel panorama metal italiano, e non solo per la scena heavy. Hell Sweet Hell mi ha piacevolmente sorpreso in moltissimi punti ed è un album estremamente solido con non poche cose da scoprire. Il 2017 del metal italiano può già vantare una perla degna di nota, e siamo solo all’inizio.

Voto: 83/100

Francesco
Tracklist:

  1. Intro – Dracarys! – 01:51
  2. Winter Is Coming – 04:39
  3. Dhampyre – 05:23
  4. The Power of Magic – 06:22
  5. Neverland – 05:36
  6. I Wait for My Siren – 07:28
  7. No Pain – 05:33
  8. The Eyes and the Dark – 05:24
  9. The Lair of the Smoking Dragon – 06:10
  10. Hell Sweet Hell – 05:18
  11. 7 Days – 06:13
  12. Akhenaton – 08:19
Durata totale: 01:08:16
Lineup:

  • Claudio Cesari – voce
  • Matteo Cattaneo – chitarra
  • Filippo Severgnini – chitarra
  • Daniele Mulatieri – basso
  • Nicola Martiniello – batteria

Genere: heavy metal

Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Crawler

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