Insonus – Nemo Optavit Vivere (2016)

Per chi ha fretta:
Gli Insonus, duo abruzzese in cui milita anche Acheron dei L.A.C.K., è un progetto interessante, anche se per ora un po’ acerbo, come dimostra l’esordio Nemo Optavit Vivere (2016). Da un lato si rivela piacevole col suo depressive black metal classico, che presenta qualche influsso post-black e una buona cura per diversi particolari, tra cui la copertina o la registrazione, selvaggia ma ben fatta. Dall’altro invece l’album soffre un po’ di inconsistenza – ha tre soli pezzi più un outro ambient, per mezz’ora di durata – e di una certa mancanza di spunti vincenti. Se pezzi come Bury Me e Nihilist Manifesto sono buoni, manca loro però quel quid in più per essere grandiosi. Sommando pregi e difetti, la conclusione è che gli Insonus devono ancora sviluppare le loro potenzialità a pieno, ma Nemo Optavit Vivere è un album piacevole, consigliato ai fan del depressive black metal.

La recensione completa:
Ho già avuto a che fare col polistrumentista pescarese Acheron in passato. Avevo apprezzato molto l’esordio dei suoi L.A.C.K. The Fragile (Soundtrack for the Torment), uscito all’inizio del 2016: il suo depressive black metal dalle tinte personali mi aveva conquistato. Tuttavia, il musicista abruzzese nel tempo passato da quell’uscita non è rimasto con le mani in mano. Giusto qualche mese dopo, il quindici ottobre, è stata la volta di Nemo Optavit Vivere, album d’esordio degli Insonus, duo in cui milita col nome accorciato ad A. insieme al misterioso chitarrista R.. Il genere affrontato da questa nuova proposta non si allontana tanto da quello dei L.A.C.K.: sempre di depressive black parliamo, anche se in questo caso le coordinate sono molto più classiche. C’è giusto qualche influsso sparuto dal post-black metal qua e là, per il resto lo stile degli Insonus è paragonabile a nomi come Leviathan, Happy Days e Xasthur. In più, Nemo Optavit Vivere può contare su una buona cura per molti versi, per esempio il bell’artwork disegnato da Diletta F. (già al lavoro con Black Faith, Selvans e Shores of Null) oppure la registrazione. Quest’ultima è selvaggia e sporca ma non lasciata al caso, si sente che il duo abruzzese ha svolto il proprio compito come si deve, con la giusta professionalità. È tutto molto positivo, ma il progetto Insonus soffre anche di alcuni difetti importanti. Se la sua qualità media è più che discreta, non c’è quasi nulla che riesce a fare un passo in avanti: sono pochi gli spunti memorabili, il resto si accontenta di essere piacevole. In più, Nemo Optavit Vivere soffre anche un po’ di inconsistenza: tre pezzi effettivi (il quarto è un lungo outro ambient) per mezz’ora di durata sono pochi, specie per un genere così atmosferico. Bilanciando pregi e difetti, ne risulta un lavoro che come vedrete non esalta, pur riuscendo a coinvolgere in maniera almeno discreta.

Un intro con un campionamento preso dalla commedia Wristcutters – Una Storia D’Amore di Goran Dukić, poi parte The Solution, brano possente ma melodico, in cui ci sono lievi influssi post-rock, dati dal basso di A.. Queste influenze però pian piano affondano mentre il resto diviene più denso e vorticoso, fino ad arrivare alla svolta: dopo un po’ la musica accelera ed entra nel vivo martellante. Su uno sfondo che cambia spesso tra il blast beat e un ritmo sostenuto, abbiamo una cavalcata black metal potente ma al tempo stesso lancinante. È una corsa che si arresta ogni tanto, per qualche stacco più tranquillo ma con la stessa forte angoscia. Merito del riffage di R., con sempre una grande tristezza oltre ad avere un discreto impatto, e dello scream di A., filtrato e lontano, che svaria per evocare il più possibile un senso di profonda disperazione. È una norma che va avanti per qualche minuto con grande forza, per poi cominciare lentamente a tornare verso la melodia: il finale è più tranquillo e meno aggressivo, nonostante il blast e lo scream siano sempre presenti. È la conclusione di un pezzo non trascendentale, ma di buona fattura. Un intro lontano, con suono d’ambiente (la solita campana, esplosioni e suoni di bottiglie che si scontrano tra loro), poi dal nulla emerge Bury Me, brano molto lento, black metal melodico votato all’atmosfera. La musica va avanti a lungo ossessiva, con melodie di chitarra intrecciate a un riffage altrettanto tranquillo, per uno scenario molto cupo ma calmo e accogliente. Sembra che il brano debba andare avanti così per tutta la sua durata, ma verso metà gli Insonus cambiano decisamente rotta: i ritmi salgono di colpo a livelli estremi e l’ambiente si fa più freddo e lacerante. Si tratta di uno sfogo rabbioso che pian piano comincia a scemare in una norma meno straziante, con la melodia che torna a infiltrarsi tra le trame. È questa ottima progressione che ci conduce al finale, che recupera pian piano una dimensione melodica è colpisce con grande efficacia. Merito dei fraseggi onirici delle chitarre di R. e A., quasi sognanti (ma si tratta di un sogno cupo), e dei sussurri dello stesso frontman, che insieme generano un’aura infelice ai massimi termini. Questa seconda metà è insomma la migliore di un pezzo che però è molto buono anche nel complesso: si tratta del punto più alto di Nemo Optavit Vivere.

Dopo un altro preludio acustico, anche Nihilist Manifesto prende il via lenta, costante, e per questo sa un po’ di già sentito, pur creando un’atmosfera interessante. Questa norma stavolta dura di meno, poi la musica scatta su una travolgente progressione black metal, quasi classica se non fosse per il maggior carico di melodia presente. Si crea così un senso strano, feroce eppure anche caldo, con anche una leggera punta di epicità, una scelta particolare ma che non guasta. Quest’aura domina un po’ ovunque, in special modo nei passaggi più movimentati, in cui le chitarre disegnano grandi riff e ottime melodie,  ma a volte tendono anche ad accelerare, con brevi fiammate di energia distruttiva. È un po’ più in sottofondo in quegli stacchi più aperti che si aprono qua e là, che preferiscono un aspetto più dimesso e sotto-traccia anche grazie a vaghe venature post-black. In ogni caso, sono due componenti che si mescolano bene tra loro: ne risulta un vortice tumultuoso, che avvolge molto bene in ogni passaggio, da quelli più tranquilli a quelli più possenti.  È anche per questo che nonostante sia un pezzo breve e semplice, senza grandi variazioni, riesce e coinvolge al punto giusto, e risulta il migliore di Nemo Optavit Vivere insieme al precedente. Come già accennato, dopo i tre pezzi effettivi della scaletta c’è spazio solo per Life Hurts a Lot More than Death…, lungo outro ambient. Si comincia con lontani effetti sintetici e percussioni accennate, che generano la giusta atmosfera, tranquilla e misteriosa. In breve però questa base si sposta sullo sfondo, mentre in primo piano spunta un giro di chitarra ossessivo e tranquillo, solo leggermente distorto. Ne risulta un mood desolato, oltre che spaziale. Questa norma procede molto a lungo, forse un po’ prolissa vista anche la quasi totale assenza di variazioni – eccettuata alcuni interventi della batteria e ogni tanto un cambio del tappeto di sottofondo. A parte questo però è un pezzo interessante che crea  una bella atmosfera, dimessa e alienata: si rivela perciò molto adatto a concludere un album del genere.

Visto quanto ascoltato qui, gli Insonus sembrano un progetto che può diventare molto interessante. Hanno ancora un po’ di lavoro da fare per convincere a pieno, ma la base è già solida. Comunque sia, Nemo Optavit Vivere come punto di partenza può andare bene: si tratta di un lavoro interessante e piacevole. Se siete appassionati di depressive black metal, insomma, fateci un pensiero.

Voto: 72/100


Mattia
Tracklist:

  1. The Solution – 08:21
  2. Bury Me – 10:04
  3. Nihilist Manifesto – 06:38
  4. Life Hurst a Lot More Than Death… – 07:42
Durata totale: 32:45
Lineup:
  • A. – voce, chitarra, basso, drum programming
  • R. – voce addizionale e chitarra
  • Hyàkrisht – drum programming (guest)
Genere: black metal
Sottogenere: depressive black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Insonus

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento