Neravendetta – Magnum Chaos (2016)

Per chi ha fretta:
Partiti da un classico black epico vicino al viking e al pagan, col loro full-lenght d’esordio Magnum Chaos (2016) i cagliaritani Neravendetta virano su un immaginario spaziale. A questa visione si conforma in parte anche il loro stile, un black melodico ed epico con spunti atmosferici che lo rendono più espanso; in più, i sardi presentano influenze folk, suonate però con strumenti metal. Si tratta di un connubio al tempo stesso aggressivo ed elegante, specie per quanto riguarda l’atmosfera generale, sfaccettata e molto curata, oltre a essere spesso impenetrabile. D’altro lato però i cagliaritani peccano un po’ di immaturità e soprattutto di una certa mancanza di hit: l’unico pezzo davvero memorabile della scaletta è The Traveller, mentre gli altri sono di livello molto buono, ma senza essere eccezionali. In fondo però non è un gran problema: Magnum Chaos è un buonissimo album, che piacerà ai fan del black spaziale e di quello epico. 

La recensione completa:
Black metal e astronomia: due mondi apparentemente distanti, ma che negli ultimi tempi si sono mescolati più di una volta. Sempre più gruppi del genere lasciano da parte occultismo, satanismo e anticristianesimo per affrontare temi spaziali, in un connubio spesso riuscito: del resto, uno stile così atmosferico si accoppia bene con sensazioni cosmiche. È questa la direzione che hanno preso anche i cagliaritani Neravendetta: in principio, il loro suono era vicino a pagan e viking metal, come si può sentire nel primo demo omonimo del 2009. Tuttavia, con l’esordio sulla lunga distanza Magnum Chaos, uscito lo scorso ottobre, il gruppo ha voltato pagina, abbracciando liriche incentrate su stelle, costellazioni e viaggi spaziali. A livello musicale non è cambiato molto, però: quello dei Neravendetta è sempre un black metal melodico dallo spirito epico, seppur a tratti sia più dilatato del suono tradizionale, spingendosi a volte in territori atmospheric. In più, sono presenti varie influenze:  quelle più importanti provengono dal folk, da cui i sardi riprendono molte melodie, scandite però dalla chitarra invece che dagli strumenti tradizionali. È anche a causa di questo che il suono generale risulta aggressivo ma al tempo stesso elegante. Ciò è possibile per il fatto che l’album è ben studiato in ogni particolare, per esempio la registrazione: è grezza ma attenta e adeguata al contesto. Soprattutto però i sardi brillano nella cura per le atmosfere: Magnum Chaos è complesso a livello emotivo, più che strumentale. Il risultato è un lavoro quasi impenetrabile seppur sia molto melodico e in fondo non abbia molti punti di contatto con l’alienazione di certi prodotti altrettanto difficili da assorbire. Questa caratteristica di norma è un pregio, ma a tratti i Neravendetta non riescono a gestirla a dovere: il loro songwriting è un po’ acerbo e omogeneo, oltre a perdere il focus in certi momenti. Soprattutto però Magnum Chaos manca di spunti vincenti: seppur la qualità media sia buonissima, mancano quelle hit davvero memorabili che avrebbero potuto arricchirlo e renderlo un capolavoro. Si tratta di difetti  non trascurabili, ma che non hanno un’incidenza molto alta: quel che resta è pur sempre un prodotto di alto valore, come leggerete nel corso della recensione.

Un breve intro con lontane melodie di chitarra, poi A Cosmic Journey entra nel vivo martellante e al tempo stesso maestosa. Se il ritmo e lo scream di Giuseppe Novella generano una certa aggressività, il panorama musicale è melodico col lead di chitarra di Francesco Carboni, sempre grande protagonista. È la situazione in special modo dei tanti stacchi strumentali che compongono un’evoluzione tortuosa. Questa si snoda conducendo a tratti il brano a su frangenti vicini al folk (se ci fosse un violino o una cornamusa, parleremo di folk metal a tutti gli effetti) e altrove su qualcosa sul black più classico, seppur la vocazione epico-melodica dei Neravendetta non venga mai meno. Essa è presente anche nei momenti in cui il ritmo è più spinto, ma rende al meglio nei passaggi più espansi, dotati di un gran lirismo grazie anche all’intervento di tastiere qua e là. Tutto sommato abbiamo un pezzo grandioso. Va però ancora meglio con The Traveller, che avanza per lunghi tratti con la stessa norma di base, ossessiva e di gran impatto. Sul ritmo costante della batteria di Carboni si snoda un pezzo energico ma anche sognante, con le melodie circolari e spaziali della chitarra davvero immaginifiche. Si cambia strada solo al centro, per una lunga frazione in principio più convulsa e frenetica, con cambi repentini e tempi dispari che spuntano a tratti per ampliare la sensazione. La furia di questa frazione si sfoga in breve tempo, per poi spegnersi in un interludio ambient lieve ed espanso. Da qui il pezzo comincia a crescere di nuovo, prima con molta melodia, per poi tornare alla norma principale, in una progressione che lo rende ancor più trionfale. Nel complesso, abbiamo un pezzo meraviglioso, il picco assoluto di Magnum Chaos!

All’inizio Sirius sembra quasi fredda, con una base indistinta e ossessiva che ricorda da lontano addirittura certo industrial black metal. Siamo appena all’inizio, perché il brano comincia presto a evolversi. In breve i giochi si fanno più espansi, e i Neravendetta ne approfittano per inserire influenze folk, stavolta in maniera classica: sono prima qualcosa di simile a un flauto (anche se in realtà è la voce di Carboni) e poi uno scacciapensieri a proporsi sopra a una base black, per un effetto bizzarro, quasi da avant-garde. Quando poi il black metal vero e proprio torna, la norma è melodica e presenta un certo pathos in un ambiente prima vorticoso, poi espanso. Giunge così un finale ridondante ma mai noioso: riesce anzi ad avvolgere nella sua ricercatezza, grazie a belle melodie intimiste della tastiera di Carboni che si incrociano con ritmiche battenti. È un tratto da urlo per un altro pezzo di livello elevatissimo, che non si discosta troppo dai precedenti per qualità. La successiva Aldebaran è frenetica e quasi caotica in principio, con un riffage classico in primo piano e un ritmo che a volte sale a livelli estremi, con Carboni terremotante alla batteria. Nonostante questo, il gusto melodico dei sardi è sempre in evidenza, e supporta un mood evocativo, che colpisce con potenza. Si tratta di un’ottima falsariga, ma presto l’ambiente si calma: al centro c’è spazio per un breve interludio lieve, con la chitarra e la batteria a disegnare qualcosa di vagamente medievale. È il preludio a una nuova ripartenza, ma stavolta la musica è più lenta e diretta, con melodie nervose e un mood al tempo stesso, cupo, epico e intenso, grazie a una serie di ottimi arrangiamenti, tra cui un bell’assolo. Si tratta di una parte valida ma che col tempo diviene un po’ prolissa, specie per quanto riguarda la fine, più ridondante del resto e che perde un po’ sul lato emotivo nonostante lo scream di Novella, davvero lacerante. È l’unico difetto di un brano che per il resto risulta ottimo. È ora il turno di Polaris, che si avvia in maniera molto tranquilla, con una melodia vagamente battagliera, quasi da viking metal. Questa base permane anche quando il pezzo si potenzia, ma la norma resta espansa e lenta. In generale, i Neravendetta qua mostrano il loro lato più atmosferico: la canzone avanza con calma, mentre temi musicali sempre distesi e incantati si danno il cambio, per una sensazione crepuscolare ma serena. L’unica variazione a questa norma è il passaggio centrale martellante e rabbioso, che abbandona i toni neutri per qualcosa di molto più cupo e depresso. Nonostante la sua diversità, però, è una frazione di alta qualità, che valorizza un episodio non eccezionale ma di buonissima fattura.

In principio, Vega è strana, obliqua e lacrimosa, black metal con venature quasi depressive. Presto però la musica cresce verso qualcosa di più vorticoso e nervoso, anche se rimane sempre un certo mood dilatato e allucinato. È questo il filo conduttore che lega le tanti parti della progressione che comincia a svilupparsi da qui, rimanendo più in sottofondo nei passaggi più potenti e diretti ma sprigionandosi al meglio in quelli più melodici ed espansi. In tutto questo trovano spazio un buon numero di belle melodie, specie della chitarra e della tastiera in sottofondo, e alcuni arrangiamenti sono davvero buoni. Tuttavia, altri incidono meno, e in generale le varie componenti del pezzo sono unite in una maniera un po’ forzata, per un risultato scollato. Abbiamo perciò un brano piacevole ma nulla più, il che lo rende punto più basso di tutto Magnum Chaos. C’è rimasto spazio ormai solo per la canzone conclusiva, e i Neravendetta affidano il compito a Sailing to Chaos, che sin dall’inizio recupera la solennità sentita in precedenza. La prima parte è epica e marziale, effetto dovuto alle tante melodie che si accavallano, ma qua e là spuntano delle venature più cupe. Questa impostazione dura per quasi metà canzone, poi il tutto si spegne. Sembra quasi la fine, ma subito entra in scena un passaggio in cui un pianoforte elettrico e uno tradizionale si intrecciano in un’impostazione particolare, per un interludio che ricorda da lontano addirittura quelli degli Opeth. È una breve pausa prima che il black metal torni a fluire, stavolta con grande energia distruttiva: quando riesplode infatti abbiamo il momento più aggressivo dell’intero disco. È uno sfogo devastante e nervoso, che va avanti a lungo, prima di spegnersi nel nulla, ma il pezzo ancora non è terminato. C’è spazio per un lungo outro ambient molto tranquillo e spaziale, che prosegue per poco più di un minuto e dà a questo ottimo pezzo e al disco un finale misterioso.

Per concludere, Magnum Chaos è un buonissimo album, personale e con tanti dettagli ben riusciti. C’è da dire d’altra parte che i Neravendetta probabilmente possono maturare e fare di meglio col loro genere, ma in fondo come opera prima ci si può accontentare. Se quindi siete fan del black metal più spaziale, o anche della sua incarnazione epica, i cagliaritani sono una proposta da prendere sul serio.

Voto: 80/100


Mattia
Tracklist:
  1. A Cosmic Journey – 05:34
  2. The Traveller – 05:46
  3. Sirius – 05:48
  4. Aldebaran – 04:22
  5. Polaris – 06:05
  6. Vega – 04:35
  7. Sailing to Chaos – 06:13
Durata totale: 38:23

Lineup:

  • Giuseppe Novella – voce
  • Francesco Carboni – chitarra, tastiera, batteria
  • Marco Piu – basso
Genere: black metal
Sottogenere: epic/melodic black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Neravendetta

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