Strana Officina – Rising to the Call (2010)

Per chi ha fretta:
Nella loro carriera, gli Strana Officina hanno avuto montagne di problemi e sfortune: su tutte, il tragico incidente d’auto che si portò via i fratelli Fabio e Roberto Cappanera. Eppure, anche dopo la disgrazia il gruppo livornese riuscì a rialzarsi, prima con la reunion nel 2006 e poi col nuovo full-lenght Rising to the Call (2010), il primo dei toscani dopo il lontano esordio Rock & Roll Prisoner (1989). Si tratta di un come-back intrigante: se il genere è l’heavy metal più classico possibile, il gruppo riesce a costruirci sopra qualcosa di fresco, grazie a una classe immutata e a una grande esperienza. Non serve molto altro al disco per brillare, oltre a una registrazione professionale ma non plasticosa come quelle odierne. E così, abbiamo un album di qualità elevatissima, con picchi come la dichiarazione d’intenti In Rock We Trust, la cupa Boogeyman, la variegata Media Messiah o il classico Non Sei Normale, ri-registrato per l’occasione. In generale, Rising to the Call è un capolavoro moderno dell’heavy metal classico, migliore di gran parte del revival odierno e consigliato quindi a tutti i fan del genere. 

La recensione completa:
La storia degli Strana Officina è una di quelle che colpisce di più tra le tante vicende assurde, tristi o coraggiose che si possono trovare nel mondo del metal tricolore. Come tutti gli altri gruppi heavy metal italiani, hanno dovuto attraversare i problemi causati dalla disattenzione e dal dilettantismo con cui le etichette trattavano il genere da noi negli anni ottanta. Così, nonostante il buon successo raggiunto e l’ampiezza del loro pubblico, in quel decennio riuscirono a pubblicare solo un full-lenght vero e proprio, Rock & Roll Prisoner (1989). Il loro repertorio di canzoni in italiano – la particolarità che all’epoca li rendeva unici – rimase invece relegato a una manciata di demo ed EP. Eppure, questo è nulla in confronto alla tragedia che colpì il gruppo il 23 luglio del 1993, quando un incidente d’auto si portò via i fratelli Fabio e Roberto Cappanera, fondatori e anima indiscussa del gruppo. Fu un colpo mortale, ma l’ensemble tenne duro grazie alla forza di volontà di Rolando “Rola” Cappanera (figlio di Roberto) e di suo cugino Dario “Kappa”. Giovanissimi all’epoca della tragedia, sostennero lo stesso il peso della band nei due anni successivi, quando il gruppo si imbarcò in un tour celebrativo dedicato alla memoria dei fratelli scomparsi. Dopodiché, nel 1995, sulla Strana Officina scese l’oblio. Avrebbe potuto essere la conclusione definitiva della sua storia, ma nel 2006 i cugini Cappanera si riunirono col bassista Enzo Mascolo e il cantante Daniele “Bud” Ancillotti per partecipare al Gods of Metal di quell’anno. Doveva essere una reunion per quell’unico evento, ma poi il gruppo decise di proseguire: La Strana Officina era tornata! Passò un anno e uscì The Faith, album di brani anni ottanta ri-registrati con la nuova formazione. Bisognerà però aspettare ancora tre anni per vedere un nuovo album di inediti, il primo dagli anni ottanta, ma è un attesa che ha pagato, vista la qualità intrinseca che Rising to the Call dimostrò fin dalla sua pubblicazione, il 21 marzo del 2010. Si tratta di un disco di heavy metal che più classico non si può: questo fattore di solito si traduce in qualcosa di stantio o di derivativo, ma non è il caso dei livornesi. La loro classe anzi è immutata, e insieme alla grande esperienza che il quartetto ha acquisito negli anni rende l’album fresco e di altissima qualità. In più, Rising to the Call può contare su una grande suono generale: curato nelle varie parti da Jacopo “Sonic” PreteGherardo “Ghez” Monti e Freddy Delirio, è pulito e professionale ma non rimbombante o plasticoso, come sono spesso le grandi produzioni moderne. Si tratta di un altro particolare ben riuscito per uno tra i migliori album uscit i negli ultimi anni nel panorama heavy metal classico nostrano.

Si parte da In Rock We Trust, una notevole dichiarazione d’intenti sin dal suo inizio “on speed”. Questa falsariga torna ogni tanto per brevi accelerazioni travolgenti, anche se di norma il pezzo è più trattenuto per quanto riguarda la velocità. Si muovono su questa linea sia le strofe, dirette e senza fronzoli, sia i ritornelli, semplici ma di gran presa, col coro anthemico che li regge e una forte aura rockeggiante. Ogni tanto il pezzo tende a rallentare per brevi aperture che danno varietà al tutto, in cui entra un po’ di pathos; vale lo stesso per l’assolo centrale di Kappa, classico ma ottimo. Il risultato complessivo è splendido, un pezzo grandioso che apre l’album col botto. La successiva Boogeyman esordisce con un intro tenue pieno di chitarre pulite, che può far pensare quasi a una ballad. Presto però la musica imbocca una via molto più heavy, seppur abbia ancora una vena melodica. Questa rimane spesso in sottofondo, per tornare fuori negli stacchi più tranquilli, a metà tra la tristezza e un mood vagamente lugubre. Di solito sono passaggi brevi: soltanto la frazione centrale fa eccezione, essendo prolungata e più evocativa. Per il resto abbiamo un brano roccioso, diviso tra strofe possenti e movimentate e ritornelli obliqui, quasi sinistri. C’è poco altro da dire, il pezzo è davvero lineare, ma ogni dettaglio è studiato alla perfezione: abbiamo infatti un altro dei picchi di Rising to the Call! Dopo un uno-due da K.O., gli Strana Officina rallentano i ritmi per Pyramid, che esordisce come una semi-ballata molto docile, con la chitarra pulita che regge la voce di Bud Ancillotti, inaspettatamente dolce. È l’impostazione che regge la canzone all’inizio, ma a tratti la tensione sale, per progressioni seriose e dirette, che si fanno sempre più potenti fino a toccare un apice, prima di tornare nell’ombra. Questa norma prende il sopravvento al centro, in cui si snoda un granitico pezzo heavy metal teso con una certa forza emotiva, data dalle melodie oscillanti che la costellano. Da qui in poi la traccia espressiva ma anche potente: solo alla fine la norma più morbida ed estesa torna in scena. Si tratta della conclusione di un episodio emozionante al punto giusto, forse non tra i migliori del disco ma di ottima qualità!

Un preludio strano, quasi confusionario, poi Night Flyer svolta su un mid-tempo heavy tradizionale, energico ma al tempo stesso scanzonato. La musica prosegue a lungo su queste coordinate, anche se ogni tanto si cambia direzione per ritornelli più veloci e convulsi, con una vaga nota di pathos data dalla bella prestazione di Ancillotti, che sa dare un tocco catchy al tutto. Questa sensazione viene fuori  con forza nella parte centrale, più melodica del resto, con l’ennesimo assolo di qualità di Kappa e qualche tratto in cui escono di nuovo le chitarre acustiche. È l’unica grande variazione per un pezzo molto lineare, ma ancora di alto livello. Giunge ora Beat the Hammer, altra dichiarazione d’intenti  – “batti il martello” è il motto della Strana Officina. Si tratta di una breve scheggia tutta giocata sulla velocità, che alterna in maniera repentina strofe dirette e senza fronzoli, bridge espansi e strani, quasi psichedelici, e ritornelli speranzosi e liberatori, dal flavour epico. Le uniche brevi pause sono quelle in cui il ritmo si ferma per scandire il titolo del pezzo, funzionali a lanciare una nuova fuga: solo al centro la pausa si allunga, con una breve sezione anthemica. Per il resto però abbiamo un pezzo molto lineare, che anche per questo sa colpire con gran forza. Sul ritmo ondeggiante di Rola, la successiva Gone Tomorrow si sviluppa su un incedere sensuale e lezioso, grazie a melodie di vaga influenza hard/blues. Lo si può sentire fin dall’inizio, prima che cominci uno scambio tra strofe tranquille e sottotraccia e ritornelli più pesanti, che catturano con una melodia di facile presa. Inoltre, la struttura è ancora semplice: la forma canzone viene rispettata quasi alla lettera, c’è giusto qualche fraseggio di chitarra qua e là che ne esce fuori. Del resto, non è un problema: l’atmosfera che si genera  è crepuscolare, quasi southern, e ogni elemento schierato dal gruppo contribuisce a questa sensazione. È il punto di forza di un pezzo splendido, poco sotto ai picchi di Rising to the Call! È ora il turno di Life: When It’s Gone, unica vera ballad di Rising to the Call. Per lunghi tratti la musica è docile, con chitarre acustiche e pulite che si intrecciano sulla sezione ritmica sotto alla voce di Ancillotti. C’è spazio anche per il metal al centro, con una progressione di energia notevole, anche se le tante melodie riescono a dare continuità all’aura intensa e triste sentita in precedenza. È proprio questa il filo conduttore dell’intero pezzo, un’emozione intesa e palpabile, che rende un pezzo forse un pelo banale lo stesso degno di nota. Qualche bell’assolo posto nei punti giusti fa il resto: abbiamo una grande ballata, carica al punto giusto sul lato emotivo.

Un campionamento abbastanza inquietante, tratto dallo spettacolo di qualche telepredicatore americano, poi parte Media Messiah, lenta ma piuttosto potente. Se le strofe si aprono per qualcosa ancora vicino alla ballad, è però sempre un certo senso di vitalità quasi allegra che si sprigiona ovunque. Questo fatto è ancor più evidente nei chorus, di grandissima energia grazie a un riffage splendido, a un incedere di grande impatto e al solito Bud Ancillotti. C’è spazio per un cambio di coordinate al centro, che si fa più vorticoso del resto, ma è comunque ben calato nel pezzo. Abbiamo un brano eccellente, un altro dei picchi di Rising to the Call. A questo punto, in chiusura gli Strana Officina propongono due pezzi dei loro classici anni ottanta ri-registrati con l’attuale formazione. Si comincia da Amore e Fuoco, breve scheggia di speed metal maideniano che procede diretta come un treno, alternando strofe semplici senza fronzoli e l’accoppiata bridge/ritornelli più vorticosi e frenetici. A parte un rapido assolo, non c’è praticamente altro nella canzone: in generale, si sente che è un pezzo di tipica irruenza giovanile, senza la maturità dei pezzi sentiti fin’ora. Non è però un problema: pur non essendo tra i più belli del disco, abbiamo lo stesso un brano di caratura alta. Il finale viene quindi affidato a una delle hit assolute del gruppo, Non Sei Normale, apparso sin dal primo demo del gruppo del 1983 e su Heavy Metal Eruption, una delle primissime compilation italiane. È un pezzo che appare semplice, ma ha tanto da dare: le strofe sembrano elementari ma in realtà sono molto ben assemblate, con il riffage istrionico e il basso ossessivo di Mascolo che dà una mano in più in quel senso. Il meglio però arriva coi ritornelli, catchy ai massimi termini, grazie a melodie azzeccatissime e anche allo splendido testo contro ogni tipo di conformismo. Anche stavolta c’è poco da riferire tranne un assolo di fattura classica al cento percento, per il resto la struttura è lineare, nonostante qualche variazione qua e là. Di certo non è un problema: abbiamo un pezzo grandioso, non solo un classico assoluto ma pure uno dei migliori pezzi di Rising to the Call, anche in questa nuova veste. Il disco sembra finito qui, ma dopo qualche minuto di silenzio c’è spazio per una ghost track tranquilla in cui la sezione ritmica sostiene un pezzo a metà tra una base di chitarra vagamente folk e un assolo bluesy. È una traccia che aggiunge poco all’album, ma risulta godibile a modo suo.

È difficile, negli anni dieci, uscire con un capolavoro in un genere come l’heavy metal classico, che in fondo ormai da dire non ha più nulla, eppure gli Strana Officina ci sono riusciti. Rising to the Call è un album splendido, che con la sua passione e la sua maturità spazza via buona parte dei dischi revival di oggi, che si limitano solo a copiare Judas Priest e Iron Maiden senza andare oltre. Per questo, se siete fan del metal più tradizionale, è un uscita da correre a recuperare!

Voto: 93/100


Mattia

Tracklist:

  1. In Rock We Trust – 03:48
  2. Boogeyman – 04:08
  3. Pyramid – 05:24
  4. Night Flyer . 04:33
  5. Beat the Hammer – 03:56
  6. Gone Tomorrow – 03:53
  7. Life: When It’s Gone – 04:23
  8. Media Messiah – 04:09
  9. Amore e Fuoco – 03:37
  10. Non Sei Normale – 06:52
Durata totale: 44:43
Lineup:

  • Bud Ancillotti – voce
  • Dario “Kappa” Cappanera – chitarra
  • Enzo Mascolo – basso
  • Rolando “Rola” Cappanera – batteria
  • Mattia Bigi – basso (guest)
Genere: heavy metal
Sottogenere: heavy metal classico
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Strana Officina

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