Schizo – Cicatriz Black (2007)

Per chi ha fretta:
Nonostante lo status leggendario dell’esordio Main Frame Collapse (1989), i catanesi Schizo non hanno vissuto di rendita. Hanno invece continuato la propria evoluzione musicale, come dimostra il tanto agognato come-back Cicatriz Black (2007). Si tratta di un album molto originale, col suo thrash/black metal che da un lato guarda alla primissima incarnazione del genere, ma dall’altra non disdegna incursioni moderne, con influssi addirittura groove. In più, i siciliani hanno lavorato bene per quanto riguarda le atmosfere malate e per la registrazione, secca ma di gran impatto. Sono i punti di forza di un disco di alto livello, come dimostrano picchi come la scheggia impazzita Odium Restitution, la angosciante Agonizing e la feroce Coma’s Grip. E se il resto della scaletta è buona ma non grandiosa, Cicatriz Black è comunque un album di molto superiore alla media, che può farsi apprezzare da ogni fan del metal estremo. 

La recensione completa:
I gruppi metal si possono suddividere in due categorie. Ci sono quelli che rimangono ancorati al proprio glorioso passato e ripropongono la stessa formula, spesso vivendo un po’ di rendita, e c’è chi invece cerca di andare avanti rispetto a quanto già fatto. Maggiore è la lunghezza della carriera, più è facile che una band ricada nel primo gruppo: è il caso di tantissimi ensemble anni ottanta. Non bisogna però fare un di tutta l’erba un fascio, visto che al contrario gruppi come gli Schizo mostrano sempre la voglia di progredire. Il loro esordio Main Frame Collapse del 1989 è un album di culto, e ha consentito loro di entrare nel “big three” italiano del metal estremo con Bulldozer e Necrodeath. I catanesi avrebbero potuto replicarne all’infinito le sonorità, specie dopo il ritorno alla piena attività del 2005: dopotutto, negli ultimi anni il pubblico metal è molto condiscendente verso chi ripropone i vecchi fasti del genere. Gli Schizo decisero invece di seguire un’altra strada, stupendo tutti con il loro atteso secondo album Cicatriz Black (2007). Lo stile affrontato dai siciliani in esso è particolarissimo: se in parte ricorda lo schizofrenico thrash/black con influenze death e hardcore del predecessore, dall’altro è molto più maturo. Lasciando da parte  quel tipo di aggressione totale, i siciliani oggi suonano uno stile più ragionato, specie per quanto riguarda le atmosfere, ma che non perde nulla in ferocia. Ciò viene fatto da una parte con i forti influssi dal primissimo black, derivate da gruppi come Hellhammer, Bathory, primi Sodom, anche se in versione aggiornata. Non c’è invece quasi nulla che ricordi l’evoluzione che ha portato al successo la scena norvegese nel decennio seguente. Dal lato opposto, l’anima thrash degli Schizo guarda al presente: i siciliani inglobano un mucchio di influssi più moderni, a volte persino al limite col groove, oltre a sparuti influssi death. Ne risulta un ibrido molto originale, oltre che di gran impatto, il punto di forza di Cicatriz Black insieme alla forza di atmosfere malate e cupe, molto ben curate, e a un suono secco ma graffiante e di gran fascino. Sono molti i punti di forza del lavoro, che però è un capolavoro mancato: con un paio di hit in più lo sarebbe stato, invece molte canzoni si limitano “solo” alla bontà. È l’unico difetto di un album che per il resto, come leggerete, è di ottima qualità, un lavoro di classe che si mangia gran parte delle uscite thrash metal degli ultimi anni.

Senza alcun preludio, Odium Restitution entra in scena come un camion bomba, martellando e distruggendo tutto sul suo cammino. Il ritmo impostato dal drummer Dario Casabona è subito frenetico e nervoso, con frequenti puntate blast beat, su cui si posa un riffage taglientissimo, thrash metal rabbioso con venature death. Completa il quadro la voce di Nicola Accurso, a metà tra lo scream e un urlato a là Tom Araya, che dà al tutto un tono più estremo. Questa norma dura per giusto un minuto e mezzo, quasi fosse un pezzo grindcore, poi i ritmi calano per una frazione più lenta ed espansa, potente ma che con armonizzazioni lontane crea un ambiente lugubre al punto giusto. È un passaggio che dura poco, perché poi un’ultima fiammata di energia va a concludere un pezzo brevissimo ma di gran impatto, uno dei più impressionanti di Cicatriz Black. La base iniziale della successiva Seen the Sign Before non è velocissima ma incalzante, con un riffage molto efficace a cui i lead della chitarra di S.B. Reder e la voce del frontman danno una marcia in più. Qua e là però si aprono stacchi più lenti: spesso si tratta di brevi passaggi strani, obliqui, che durano qualche secondo prima che si ricominci a correre. Fa eccezione la parte centrale, più rallentata e che punta tutta su un incastro tra ritmiche di energia distruttiva grandiosa e fraseggi sinistri, per un effetto potente e cupo molto riuscito. È un tratto che va avanti molto a lungo e si muove su un terreno tortuoso, che a volte conduce su terreni addirittura groove, e in altri frangenti verso brevi accelerazioni. L’anima del pezzo è invece più tranquilla, punta più sul puro impatto che sulla velocità, il che gli riesce discretamente. Dall’altra parte però c’è da dire che alcuni passaggi, specie quelli più dissonanti, funzionano meno che altrove: abbiamo un brano di buona fattura ma meno bello di quelli che ha intorno.

Un breve preambolo lieve, con il pianoforte, poi Lacrima Khristi entra nel vivo come un brano possente, in cui thrash, black e death si mescolano in un vortice di note molto compatto. È un attacco prepotente, che però si smorza presto: la parte centrale è più espansa, e la sua melodia di base evoca persino un certo pathos, seppur sia molto oscuro. Momenti più vorticosi e altri più espansi si alternano più volte lungo la traccia, entrambi funzionali a creare un’aura dolorosa e potente che colpisce in profondità. È il punto di forza di una traccia che dura tre minuti scarsi, ma di qualità elevata. È ora il turno di M.G. 1942, che si apre con un lungo intro sinistro, denotato da fraseggi di origine black a cui si sovrappongono suoni di guerra e probabilmente da comizi dei protagonisti della seconda guerra mondiale (una delle voci appartiene di certo a Hitler). Questo preludio va avanti a lungo, accelerando e potenziandosi, finché poco prima di metà la musica entra nel vivo rabbiosa e belligerante. È in effetti un senso oppressivo e guerresco quello evocato sia dalla norma preoccupata principale che da frequenti sfuriate in blast beat davvero imperiose, che rendono il pezzo ancor più soffocante. Solo al centro si cambia direzione per una breve frazione più espansa ma di grandissima oscurità. È una parte molto ben inserita in un pezzo di grandissima efficacia, che per qualità guarda da vicino i pezzi più belli di Cicatriz Black. La seguente Demise:Desire è ancora breve e veloce, con un riffage molto moderno, al limite col groove metal ma dotato di una cattiveria più vicina a thrash e black. È questa che domina sia nelle strofe, che grazie anche ad Accurso ricordano certe cose degli Exhorder, sia i ritornelli, brevi ma di gran impatto con la loro impostazione “stop and go”. Buona anche la parte centrale, divisa tra le pulsioni moderne già sentite nel resto della canzone e qualcosa di più dissonante e obliquo. È un ottima quadratura per un cerchio forse non memorabile – del resto due minuti di durata sono davvero pochi – ma di qualità elevata.

Dopo un inizio plumbeo, apocalittico, con cupi lead di chitarra, Agonizing si presenta da subito meno frenetica delle altre. Anche quando il ritmo sale di poco rimane abbastanza contenuta, preferendo puntare invece su un’aurea opprimente e nichilista, ben evocata da ogni passaggio. Lo fanno molto bene sia le strofe, seriose e sottotraccia, sia i refrain, furibondi e urlati. Vale lo stesso per i passaggi più rallentati e vicini al black moderno (e a volte persino allo sludge), per i momenti ritmici presenti tra un passaggio e l’altro. Il tutto è scritto benissimo, con tante variazioni incastrate a dovere, in un flusso che funziona in ogni momento. Ne è una buona prova il passaggio centrale, che pur essendo l’unico rapido e serrato nel pezzo non stona affatto nel suo contesto. Si tratta anzi di un bel momento, in cui Reder rende al meglio e arricchisce un pezzo grandissimo, uno dei picchi della scaletta. Si torna quindi a qualcosa di più feroce con Phanatical X-X-X, possente sin dalla progressione di riff iniziale, contorta ma ancora contenuta rispetto a ciò che segue. Presto giunge in scena una norma velocissima e terremotante, in cui si alternano repentinamente tantissimi passaggi, seguendo una linea quasi schizofrenica. In tutto questo, si segnala il duetto tra Accurso e Flegias dei Necrodeath (uno dei tanti ospiti presenti), ma soprattutto la bravura degli Schizo nel creare riff sempre efficaci e a cambiare le carte in tavola di continuo senza che sembri forzato. Ciò è ben evidente nel finale, prima veloce e nervoso, riprendendo i temi dell’inizio, ma poi rallentato e abissale, vertiginoso, per un effetto atmosferico potentissimo. È la ciliegina sulla torta di un pezzo caotico ma di efficacia assoluta, poco sotto al meglio che Cicatriz Black abbia da offrire.

Con Shine of Scars è il turno di un altro ospite celebre, Steve Sylvester. Attorno alla sua voce, graffiante ma non estrema, i siciliani costruiscono un pezzo più calmo della loro media, un mid tempo thrash/black/heavy metal in cui il cantante pesarese è perfettamente a suo agio. E se le ritmiche perdono un po’ in fatto di potenza – ma sono sempre fascinose, grazie anche a lead cupi – i siciliani compensano con un senso sinistro e quasi orrorifico, che avvolge bene. Tuttavia, ogni tanto compare qualche passaggio meno buono, come per esempio la strana sezione centrale. Si tratta dell’unico difetto di un brano che pur non essendo al livello dei precedenti risulta di qualità elevata. Quasi scompare però in confronto a Coma’s Grip, che si avvia da un intro melodico ma già asfissiante, con la cupezza evocata dalla chitarra pulita e i sospiri che si sentono in sottofondo. È una caratteristica che si conferma con forza quando entra nel vivo un pezzo tempestoso e circolare, ma che possiede al tempo stesso un certo spirito catchy (!). Nonostante l’estremismo sonoro di molti dei passaggi, infatti, il coro principale si stampa in mente facilmente. Il merito è anche della sua ossessiva ripetizione sia nella norma, pestata e rabbiosa, che nella lunga progressione centrale, lenta e a tratti quasi doomy, che evoca una sensazione davvero opprimente, grazie agli echi di scream e alle melodie delle chitarre. Unendo i due passaggi, abbiamo un pezzo cupo e possente, che non solo spicca molto ma risulta anche uno dei più riusciti di Cicatriz Black! Siamo ormai agli sgoccioli, e per l’occasione gli Schizo schierano The Sicilian Clan, cover della colonna sonora dell’omonimo film (diretto da Henri Verneuil e interpretato da Alain Delon) composta da Ennio Morricone. Il gruppo siciliano trasporta i suoi temi musicali nel proprio genere: ne risulta un pezzo metal potente e serioso, lento ma che compensa bene con la sua atmosfera lugubre, data da tanti elementi black, e un riffage di gran impatto. Si tratta insomma di una rilettura ben riuscita, degna per battere l’ultimo colpo di un album del genere.

Per concludere, Cicatriz Black è un come-back eccellente, senza quasi momenti morti e con due o tre zampate degne degli annali. Purtroppo non tutti i pezzi, per quanto buoni, sono memorabili, ed è il motivo per cui non raggiunge il capolavoro, ma questo non dovrebbe condizionarvi più di tanto. Se volete un album di metal estremo potente e originale, che sappia farvi sbattere la testa, gli Schizo fanno proprio al caso vostro. Se non lo avete ancora fatto, correte a riscoprirli!

Voto: 84/100

Mattia
Tracklist:

  1. Odium Restitution – 02.21
  2. Seen the Signs Before – 04:25
  3. Lacrima Khristi – 02:56
  4. M.G. 1942 – 04:35
  5. Demise: Desire – 02:04
  6. Agonizing – 05:45
  7. Phanatical X-X-X – 04:28
  8. Shine of Scars – 03:49
  9. Coma’s Grip – 04:45
  10. The Sicilan Clan – 04:42
Durata totale: 39:50
Lineup:

  • Nicola Accurso – voce
  • S.B. Reder – chitarra
  • Alberto Penzin – basso
  • Dario Casabona – batteria
Genere: thrash/black metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Schizo

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