Lucid Dream – Otherwordly (2016)

Otherwordly è il terzo lavoro in studio dei Lucid Dream ed è un concept album che porta avanti la storia del precedente album, The Eleventh Illusion. Dopo diversi anni di carriera e una formazione praticamente inalterata, la band del chitarrista Simone Terigi arricchisce le sue composizioni con degli ospiti speciali e collaborando in fase di produzione e mixaggio con Pier Gonella, noto chitarrista della scena metal italiana.

Il disco inizia con una intro con dei suoni suggestivi che fanno da sfondo ad una riproduzione di una famosa frase di Albert Einstein sulla pace, ma la musica vera e propria arriva con Buried Treasure. L’heavy metal proposto dal gruppo ligure si presenta subito fresco e vivace, con ritmi decisi e con un sound davvero invidiabile. Passata questa travolgente intro attraverso la quale cominciamo a prendere confidenza con il gruppo, è il momento di The Ring of Power. Anche questo secondo brano si rivela decisamente interessante, nonostante il brano pecchi di una leggera ripetitività in alcuni punti che tuttavia non andranno a minare la solidità del brano nel suo complesso. Le parti strumentali, compresi gli assoli di Terigi sono davvero splendidi e godibili anche da un punto di vista strettamente sonoro. Si procede con Everything Dies, terza traccia effettiva dopo la intro. Un arpeggio di chitarra viene intervallato a dei fugaci momenti strumentali che introducono un riff quasi prog che innalza di diverse spanne il livello compositivo dell’album. Il pezzo avanza su ritmi sostenuti ma mutevoli e gode di ottime soluzioni musicali sparse un po’ per tutta la durata dello stesso. A seguire troviamo The Stonehunter, che ci accoglie con una intro aggressiva e potente che sfocia in un brano dai ritmi più elevati. In esso le sfumature hard rock finora rimaste quasi inespresse trovano ora spazio in modo preponderante. Ancora una volta gran lavoro alle sei corde per Terigi che impreziosisce Otherwordly ad ogni tocco. Il brano seguente è una leggera transizione acustica verso la fine di Stonehunter e ci traghetta fino a Magnitudes, settima traccia dell’album. La ballad di questo disco sembra essere questa, contraddistinguendosi per dei tratti malinconici e per un suono chitarristico leggermente più sfumato negli arpeggi che accompagnano le strofe. Ma sulla metà del brano i bpm si impennano e il brano muta completamente volto volgendo al termine con un gioco sapiente di ritmi e inserti strumentali. La vera ballad di Otherwordly è però Broken Mirror, che può vantare melodie davvero ottime e un ritornello splendidamente ideato. Il disco si conclude poi con The Theater of Silence, meraviglioso pezzo strumentale che si avvale anche della collaborazione di un terzetto d’archi di tutto rispetto.

Il terzo lavoro dei Lucid Dream è un lavoro davvero ammirevole e, seppure ogni tanto viene a mancare quello che è il guizzo decisivo per far diventare una composizione ineccepibile o quasi, le idee del gruppo sono solide e meritano un riconoscimento adeguato. Ancora una volta il nostro paese ci regala alti momenti di musica e ci dona un’altra perla che si va ad aggiungere alla moltitudine di artisti che fanno respirare la musica nostrana di orgoglio e speranza nel futuro.

Voto: 88/100


Francesco

Tracklist:

  1. Intro – 00:39
  2. Buried Treasure – 04:03
  3. The Ring of Power – 05:00
  4. Everything Dies – 06:58
  5. The Stonehunter – 04:36
  6. A Blanket of Stars – 01:17
  7. Magnitudes – 05:34
  8. Broken Mirror – 05:55
  9. The Theater of Silence – 06:52

Durata totale: 40:54

Lineup:

  • Alessio Calandriello – voce
  • Simone Terigi – chitarra
  • Gianluca Eroico – basso
  • Paolo Tixi – batteria (guest)

Genere: heavy/progressive metal/hard rock
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Lucid Dream

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