Gefrierbrand – Weltenbrand (2016)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEWeltenbrand (2016) è il secondo full-length dei tedeschi Gefrierbrand.
GENEREUn mix di thrash, death e black metal che sa sia essere bellicoso e musicale.
PUNTI DI FORZAUn buon lato melodico, che porta i tedeschi lontano da chi suona solo un macinare sterile; qualche buon pezzo. 
PUNTI DEBOLIUno stile un po’ generici, elementi un po’ triti, un songwriting omogeneo.
CANZONI MIGLIORIIdeenreich (ascolta), Trauma (ascolta), Goldstadt (ascolta)
CONCLUSIONIPur non essendo un capolavoro, Weltenbrand è un buonissimo album, adatto in special modo ai fan del metal estremo tout court.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
78
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Un vecchio spot pubblicitario recitava “la potenza è nulla senza controllo”, il che può essere vero anche per il metal. È per esempio il caso dei Gefrierbrand, band formata a Pforzheim, in Germania, nel 2006, e che nel giro di una decina di anni ha prodotto un demo e due full-lenght, l’ultimo dei quali, Weltenbrand, risale allo scorso dodici novembre. Il genere affrontato dai tedeschi è di base un thrash/death metal, a cui si aggiungono forti influssi black, specie della prima scuola. È un genere potente e feroce, bellicoso (fatto che tra l’altro torna anche nell’immaginario del gruppo, come dimostra la copertina) ma i Gefrierbrand non rinunciano alla musicalità. Al contrario di tanti altri, che non fanno altro che macinare e aggredire, spesso in maniera un po’ sterile, la musica dei tedeschi è ragionata e impostata per essere sì d’impatto ma al tempo stesso sfaccettata. Ogni elemento è bene al suo posto, e il gruppo non si vergogna a inserire inserti più melodici, tratti per esempio dal melodeath, in passaggi funzionali alle loro composizioni. È questo a rendere i Gefrierbrand un gradino sopra a tanti altri. Weltenbrand poteva essere perfino un album memorabile: purtroppo però soffre di alcuni difetti che ne abbassano abbastanza la qualità. Quello più incisivo è l’essenza generica dello stile: in fondo non c’è niente nelle sue tracce che non si sia già sentito altrove, in una forma o nell’altra. E se i Gefrierbrand ce la mettono tutta per quanto riguarda la giusta carica, dovrebbero cercare anche un po’ di personalità in più per le proprie composizioni. Weltenbrand soffre anche di un po’ di omogeneità: alcune composizioni tendono ad assomigliarsi tra loro lungo la scaletta. Si tratta di difetti importanti, ma non castranti: come vedrete ne risulta lo stesso un album di ottima qualità, sopra alla media del black/thrash/death metal attuale.

Come dice il nome stesso, Intro è un preludio con suoni di spari, esplosioni e sirene antiaeree, oltre a una voce campionata. Visto quello che sarà il disco, è un’introduzione più che appropriata, prima dell’arrivo in scena di Das Märchen vom Krieg. Si tratta di un pezzo che dopo un ulteriore preambolo comincia una progressione massiccia, fatta di minacciosi passaggi più lenti di marca thrash e possenti fughe di stampo death, rette dal frenetico drumming di Yannick. Qua e là c’è spazio anche per spunti orientati verso il black, come sulla tre-quarti, con un lungo passaggio pestatissimo, a cui il growl alto e rabbioso di Herr S. dà una marcia in più. Si tratta di uno dei momenti migliori di un buonissimo brano, un’apertura adeguata per l’album. Giunge quindi Ideenreich: viene introdotta dal basso di Dennis – che poi tornerà a tratti in alcuni stacchi – prima di diventare un brano thrash potente con un piglio vagamente classico. Le ritmiche ricordano infatti l’incarnazione anni ottanta del genere, ma il growl di Herr S. si unisce a questa base in un connubio dinamico e molto riuscito. Ogni tanto spuntano momenti più estremi e potenti, che arricchiscono il pezzo di varietà, oltre a dargli una tensione maggiore. Il tutto fila liscio, e lascia dietro di sé un’ottima impressione: nonostante la durata inferiore ai tre minuti, che forse ne limita persino la resa, abbiamo un pezzo splendido, uno dei picchi di Weltenbrand! La successiva Fabula Realitas abbandona i toni maschi sentiti fin’ora per una norma più compassata e melodica. Lo si sente sin dal morbido intro, da cui parte un pezzo spesso vicino al melodeath, ma l’anima più thrashy dei Gefrierbrand non scompare. Anche nei momenti più tranquilli, il riffage è tagliente, e a volte la tensione sale, per progressioni che non abbandonano la melodia ma si alzano sempre più in potenza, densità e velocità. La struttura del brano oscilla sempre tra i passaggi più aperti e quelli più energici, il tutto all’insegna di un’atmosfera malinconica ma al tempo stesso tesa. È questo il punto di forza di un pezzo che dall’altro lato sembra ogni tanto un po’ ridondante, ma in fondo si rivela di buon valore.

Con Vanitas si torna a un maggior livello di potenza: lo dimostra sin dall’inizio, col riffage martellante della coppia Säsch/Frosch. Parte da qui un pezzo che carica a testa bassa per buona parte della sua durata, con strofe incalzanti e possenti. Si rallenta solo in occasione di brevi stacchi più tranquilli ma che esprimono un forte nervosismo, grazie anche al growl strozzato di Herr S.. C’è poco altro nel pezzo a eccezione dell’unica variazione conclusiva che porta la musica su un terreno un po’ più tortuoso ma godibile, tra un bel’assolo e un bel finale ritmico, cadenzato e di ottima lena. Per il resto la struttura è lineare, ma non è un problema: vista anche la corta durata, abbiamo una traccia molto piacevole. Giunge ora Jahrhundert, episodio animato dall’inizio, in cui i Gefrierbrand sfoderano la loro anima più black. È questa una suggestione che prosegue a lungo, le ritmiche hanno queste coordinate per lungo tempo, ma i giochi ogni tanto si fanno più vorticosi, con la band che torna verso lidi death. Il tutto va avanti a lungo in maniera ossessiva: solo al centro e in breve nel finale si cambia strada, per qualcosa di più ritmato e thrashy, più nel trademark dei tedeschi. In ogni caso, il complesso funziona abbastanza bene, anche grazie a un’aura peculiare, dal vago retrogusto esotico (!). In generale, si tratta di un episodio ben riuscito, non distantissimo dai picchi di Weltenbrand. Va però ancora meglio con Trauma, molto potente all’inizio, con ritmiche sincopate e d’impatto, a cui presto si sostituisce qualcosa di denso, a metà tra black e death. Per lunghi tratti il pezzo è magmatico e terremotante, ma in sottofondo è presente una vena di malinconia, grazie ai lead di Frosch e ai fraseggi obliqui di Dennis. C’è anche spazio qua e là per momenti meno intensi e più melodici, a tratti quasi intimisti, pur presentando lo stesso spirito tagliente. La frazione al centro è invece molto rabbiosa, divisa tra ritorni di fiamma dell’intro e una progressione thrash molto travolgente. Si unisce però bene a un pezzo insieme aggressivo ed emozionante, uno dei picchi assoluti della scaletta!

Heilige Nacht si presenta subito col suo tema di base, prima di incanalarsi in una norma più movimentata, che a tratti sale verso il blast beat ma non abbandona mai un’impostazione melodica. È proprio questa il filo conduttore di una canzone molto più placida della media di Weltenbrand, sia nelle strofe, ritmate e di chiaro stampo melodeath, sia nei ritornelli, vorticosi ma con un pathos palpabile. C’è poco altro da dire di un brano lineare e molto semplice, con pochissime variazioni, il che è anche il suo limite. Per quanto piacevoli, le sue melodie non sono grandiose, e la loro continua ripetizione le castra anche di più. Il risultato è un pezzo con momenti di spolvero ma nel complesso solo discreto. Con Last Call si torna quindi alla potenza, anche se il pezzo è più vivace che estremo. Ne è una buona dimostrazione il circolare riff principale, quasi un divertissment, sensazione acuita anche dal ritmo saltellante e animato. A questa norma di base si alternano diversi passaggi, alcuni dei quali rabbiosi e potenti, altri invece più melodici e riflessivi. Il tutto è ben studiato, e nemmeno un vago senso di già sentito dà particolarmente fastidio. Abbiamo un pezzo semplice e breve ma godibile al punto giusto. Siamo ormai alle ultime battute: la parola fine sull’album è rappresentata da Goldstadt, che in principio può sembrare ancora abbastanza melodica, con solo una chitarra nostalgica a sostenere lo scream blasfemo di Herr S.. Invece all’improvviso prende il via un brano di gran impatto, molto spostato sul lato thrash dei Gefrierbrand, specie per quanto riguarda le strofe, violente e da puro mosh. Lievemente più aperti sono invece i ritornelli, visti i lead di chitarra che accompagnano il frontman in qualcosa di più musicale, ma le ritmiche sono debitrici di black e death metal e danno a questa parte un tono altrettanto oscuro. Completa il quadro una parte centrale molto rockeggiante, con uno splendido assolo che c’entra poco col resto ma stranamente non stona nel punto in cui è piazzato. È il meglio che abbia da offrire una traccia che nonostante un senso di già sentito è di ottima qualità, poco sotto ai pezzi dell’album che va a chiudere.

Alla fine dei giochi, Weltenbrand non sarà un album fondamentale o quello che cambierà il destino del metal, ma è adattissimo se si cerca una mezz’ora abbondante di divertimento potente e bellicoso. Dall’altra parte, è anche vero che coi loro mezzi e il loro talento i Gefrierbrand possono fare molto meglio di così, e realizzare addirittura dei capolavori. In fondo però chi si accontenta gode: se quindi siete fan delle commistioni tra generi estremi, questo è un lavoro che saprà intrattenervi a dovere.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Intro01:18
2Das Märchen vom Krieg03:33
3Ideenreich02:52
4Fabula Realitas05:21
5Vanitas02:54
6Jahrhundert03:59
7Trauma03:57
8Heilige Nacht04:12
9Last Call02:57
10Goldstadt05:42
Durata totale: 36:45
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Herr S.voce
Froschchitarra solista
Säschchitarra ritmica
Dennisbasso
Yannickbatteria
ETICHETTA/E: 
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE: 

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