Haunted – Haunted (2016)

Per chi ha fretta:
Haunted (2016), album di debutto dell’omonima band catanese, è valido e convincente sotto molti punti di vista, nonostante sia uscito appena l’anno successivo alla formazione del gruppo. Se il loro stoner doom metal cupo e pesante è abbastanza classico, i siciliani riescono a renderlo personale, grazie per esempio alla voce psichedelica di Cristina Chimirri, inedita in un genere così pesante. Soprattutto però a brillare è il songwriting, molto maturo e competente, che crea cinque pezzi con una grande personalità, riff ottimi, soluzioni variegate e atmosfere curate e piene di sfumature. Completa il quadro un suono un po’ grezzo ma di gran potenza, che valorizza bene il suono dei catanesi. E così, abbiamo una scaletta piena di grandi momenti, tra cui spiccano la minacciosa Watchtower, la melodica Silverthorn e l’espansa title-track. E così, l’album omonimo degli Haunted si rivela un capolavoro tra i più belli nel suo genere usciti l’anno scorso, un bel biglietto da visita per un gruppo molto talentuoso, consigliato perciò a tutti i fan del doom metal. 

La recensione completa:
La storia del metal insegna che quasi mai la fretta è una buona consigliera. Per esempio, un album registrato e composto in poco tempo, con impazienza , spesso suona approssimativo. Nel caso si tratti poi di un esordio realizzato a pochi mesi dalla formazione del gruppo, il risultato di solito è anche molto acerbo. Per fortuna però esistono delle eccezioni: il gruppo di oggi, gli Haunted, ne sono un esempio clamoroso. Nati a Catania appena nel 2015, hanno bruciato le tappe in breve tempo. Dopo un demo da sala prove quello stesso anno, che ha valso loro l’attenzione dell’etichetta di settore americana Twin Earth Records, hanno pubblicato il loro debutto omonimo a fine agosto del 2016. Nonostante l’urgenza con cui hanno condotto questa prima parte di carriera, il risultato non sembra per niente frettoloso, anzi: si rivela valido e convincente sotto molti punti di vista, in primis il genere. Quello di Haunted è uno stoner doom metal cupo e pesante, che si muove sulla linea tracciata da Electric Wizard e Windhand. È un connubio molto classico, anche sei siciliani mostrano alcune peculiarità: quella che spicca di più è la voce di Cristina Chimirri, placida e psichedelica. È un tipo di cantato non inedito, ma di solito si sente in correnti più leggere e orecchiabili del doom, che si rifanno ai Black Sabbath e agli anni settanta. Nella branca cupa dello stoner doom invece è inedita, ma nonostante questo si mescola molto bene con la cupezza della musica in un contrasto molto godibile. È una buona freccia all’arco degli Haunted, anche se il loro segreto è in un songwriting estremamente maturo e competente. Per esempio, le cinque tracce dell’album hanno ognuna la propria personalità, e possono contare su riff splendidi e soluzioni varie, a volte persino stupefacenti. Il vero punto di forza dei siciliani sono però le atmosfere: se è l’oscurità a dominare quasi sempre, non lo fa in maniera monocorde, sono molte le sfumature presenti, e il risultato è molto avvolgente. Completa il quadro un suono un po’ grezzo ma di grande impatto, coi suoi toni grassi e pieni (del resto, ha contribuito al mastering un maestro come James Plotkin, ex-Khanate e già al lavoro coi già citati Electric Wizard, oltre a Conan, Isis, Nadja e tanti altri). Si poteva forse fare qualcosa in più per esaltare il suono di Haunted, ma come difetto è del tutto veniale. Ed è in pratica l’unico di un album che per il resto è di altissimo livello.

Le danze partono dal più classico intro di effetti ambientali, che va avanti per pochi secondi, prima che entri in scena il fuzz di una chitarra. E così, dopo un ulteriore preambolo, con un campionamento di qualche vecchio film, Nightbreed comincia a progredire, fino a entrare nel vivo con un ritmo lento e oscillante, ma molto coinvolgente. Si pone subito in bella vista il contrasto tra la voce della Chimirri, crepuscolare ma quasi dolce, e il riffage di base, magmatico e basso, di ottima potenza. È la norma che regge gran parte del pezzo, seppur con le dovute variazioni: le strofe sono dirette ed estroverse, mentre i ritornelli sono più intimisti e hanno un pathos diverso. Qua e là inoltre spuntano lunghi raccordi strumentali, di ottima lena ma al tempo stesso molto melodici, grazie a delicati lead di chitarra. Pian piano è quest’ultima anima che prende il sopravvento, fondendosi coi chorus in una norma dimessa e intensa dal punto di vista emotivo. Questa impostazione dura a lungo, prima che nel finale gli Haunted cambino ancora strada, abbracciando una norma vorticosa e d’impatto, meno cupa ma che sa colpire lo stesso. È il gran finale di un brano molto buono, anche se il meglio di Haunted deve ancora arrivare. Subito dopo è infatti il turno di Watchtower traccia minacciosa sin dall’intro, gestito dal basso di Frank Tudisco. È il punto di partenza per un pezzo dal riffage sinistro che evoca un senso cupo e desolato, ma lontano ed espanso. Aumenta l’effetto anche la Chimirri, che sfodera una prestazione acuta e lontana e dà al tutto un tono più psicotropo. A livello musicale invece le variazioni sono poche, c’è giusto qualche scambio tra momenti lievemente più aperti e altri più lugubri, ma le differenze sono minime se non per qualche assolo. In ogni caso, non è un problema: vista l’atmosfera e anche la durata limitata a meno di sei minuti, pur essendo ripetitiva la struttura incide in ogni momento, senza mai annoiare. Ne risulta una grande traccia, uno dei picchi assoluti di Haunted. I toni si fanno ancora più pesanti con Silvercomb, persino più oscura, rabbiosa e lugubre della precedente. Merito soprattutto del riffage della coppia Francesco Bauso/Francesco Orlando, fangoso e con soluzioni vicine allo sludge metal, che va avanti a lungo, ossessivo e graffiante, sul ritmo lento impostato dal batterista Valerio Cimino. Contribuisce all’effetto generale anche la frontwoman, con un cantato acuto ed echeggiato in contrasto con la musica per un’aura ancor più potente di oscurità nichilista e insalubre, che avvolge a meraviglia. Ottima anche la struttura, che stavolta varia di più che in precedenza, con ritornelli blasfemi che si aprono qua e là e una parte centrale tortuosa ma molto ben fatta; vale più o meno lo stesso per il finale, martellante e incisivo a meraviglia. Sono tutti ottimi elementi per un pezzo splendido, che ha l’unico difetto di essere compreso tra i due brani migliori dell’album – ai quali guarda comunque da un pelo di distanza.

Per la progressione vista fin’ora, a questo punto ci si aspetterebbe l’arrivo di un pezzo davvero cupo, invece gli Haunted stupiscono l’ascoltatore con Silverthorn. Si tratta di un mid-tempo aperto e tranquillo, orientato più alla melodia e alla linearità che ad altro. Le soluzioni sono tutte semplici, a partire dalla struttura: per la prima parte è lineare, e alterna strofe tranquille e sensuali a ritornelli estroversi e catchy, che salgono di tensione e colgono nel segno. In più, qua e là fanno la loro comparsa alcuni docili fraseggi di chitarra, che potenziano il mood generale. Non manca però la potenza, ben espressa dalle ritmiche di base,sempre potenti e abissali. Il risultato è un qualcosa di molto particolare: sembra quasi di sentire un gruppo hard rock anni ottanta che abbia improvvisamente deciso di passare allo stoner doom. È un effetto spiazzante, ma tutt’altro che spiacevole: colpisce anzi in maniera eccellente. Dopo circa sei minuti, tutto si spegne: il pezzo sembra ormai finito, ma dopo un breve interludio di fuzz la musica torna a esplodere, stavolta più lenta e nei canoni del doom metal. Gli Haunted però non rinnegano quanto fatto in precedenza: i fraseggi sono ancora aperti e riecheggiano della prima parte, seppur in una maniera più lugubre e dissonante. È insomma una frazione che non stona con la precedente, e conclude una canzone non solo originale ma da urlo, uno dei picchi indubbi di questo lavoro. A questo punto, l’album è ormai agli sgoccioli, e per l’occasione i catanesi schierano una lunga e imponente traccia che porta il loro nome. Haunted inizia da un mare diffuso e quasi caotico, da cui in breve emerge una progressione incalzante e quasi evocativa di stoner doom, ma con un vaghissimo sentore epic. C’è anche spazio per vaghe influenze gothic/doom: i fraseggi di chitarra che accompagnano il pesante riffage a tratti ricordano addirittura i Paradise Lost o i My Dying Bride, ma siciliani li usano per rendere l’ambiente più desolato e alienante, non certo nella maniera elegante dei gruppi inglesi. Punta allo stesso scopo la solita voce della Chimirri, qui particolarmente dissonante e urlata, anche se la cantante cambia registro più spesso del solito, adattandosi alla base strumentale.  C’è poco altro da dire: il pezzo avanza a lungo senza grandi variazioni, ma nemmeno stavolta è un problema: il senso di oscurità evocato è diffuso, psichedelico e riesce di nuovo a coinvolgere alla grande in ogni istante. Merito anche del songwriting del gruppo, che nasconde con saggezza varie piccole variazioni qua e là, quasi impercettibili se non ci si fa caso, ma molto importanti per scongiurare del tutto il rischio noia. È anche per questo che abbiamo un pezzo di grandissima levatura, il migliore dell’album che chiude con Watchtower e Slowthorn.

Chiudendo i conti, Haunted è un album semplice ma di grandissimo impatto, in poche parole un piccolo capolavoro del doom metal italiano e una delle uscite del genere più interessanti dello scorso anno. Un risultato che ha dell’incredibile, visto il pochissimo tempo passato dalla formazione del gruppo. Insomma, gli Haunted sono una band dal grandissimo talento, che consente loro di maneggiare un genere non originalissimo e tirare fuori riff eccellenti e atmosfere da urlo. Per questo, se siete fan dello stoner e in generale del doom metal, i siciliani vi sono altamente consigliati: provateli, non ve ne pentirete!

Voto: 94/100

 
Mattia
 
Tracklist:

  1. Nightbreed – 08:31
  2. Watchtower – 05:45
  3. Silvercomb – 07:22
  4. Slowthorn – 09:01
  5. Haunted – 12:23
Durata totale: 43:02
 
Lineup:

  • Cristina Chimirri – voce
  • Francesco Bauso – chitarra
  • Francesco Orlando – chitarra
  • Frank Tudisco – basso
  • Valerio Cimino – batteria
Genere: doom metal
Sottogenere: stoner doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Haunted

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