Frozen Sand – Fractals – A Shadow Out of Lights (2017)

Per chi ha fretta:
Nonostante si definiscano “storytelling progressive metal”, i piemontesi Frozen Sand non lasciano da parte la cura per la musica come molte concept band. Lo dimostra molto bene il loro full d’esordio, Fractals – A Shadow Out of Lights (2017): è un lavoro in cui il prog con influenze power del gruppo viene creato a partire dalle belle melodie; sono invece assenti i passaggi tecnici fini a sé stessi e di molti gruppi odierni. In più il gruppo può contare su un songwriting di grande maturità e consapevolezza, nonché su mezzi tecnici adeguati. Sono questi i segreti di un album di altissimo livello, in cui spiccano pezzi come la melodica Perfect Inspiration, la semplice e diretta Everlasting Yearning, la obliqua Sail Toward the Unknown e la dolce ballad finale Silent Raven. Così, alla fine Fractals – A Shadow Out of Lights si rivela un piccolo capolavoro, molto superiore alla media del progressive metal odierno. 

La recensione completa:
“Storytelling progressive metal”: così si autodefiniscono i Frozen Sand, quintetto proveniente da Borgomanero, in provincia di Novara, nato nel 2010 e con alle spalle tre EP. Si tratta di una definizione singolare, ma che in principio mi ha lasciato abbastanza perplesso: come ascoltatore sono molto più interessato alla musica in sé che ai testi. Peraltro, di solito le concept band tendono a curare molto il loro apparato lirico lasciando da parte la musica, che spesso ne risente in negativo. Per fortuna, non è il caso dei Frozen Sand: il loro esordio sulla lunga distanza Fractals – A Shadow Out of Lights, uscito lo scorso 19 gennaio, si è rivelato molto valido anche dal punto di vista musicale. Se da un lato il loro è un progressive metal senza grandi innovazioni – a eccezione di alcuni influssi power – i novaresi riescono a renderlo divertente ed efficace. Merito soprattutto di una buona cura per la musicalità delle composizioni, a cui i Frozen Sand dedicano gran parte dei propri sforzi: in Fractals… sono quasi assenti passaggi tecnici fini solo a mostrare la propria bravura che ammorbano tanti dischi prog odierni. Al contrario, le belle melodie abbondano, e sono la base attorno a cui i piemontesi costruiscono i loro brani, studiando ogni passaggio affinché sia efficace. Aggiungendo a questo un songwriting maturo e consapevole, che crea canzoni tutte diverse tra loro senza quasi ombra di omogeneità, e qualità tecniche all’altezza della situazione, il risultato è di alto livello. Non so dire se Fractals… sia un concept album riuscito sotto il punto di vista narrativo, il preciso intento dei Frozen Sand– anche per via della curiosa scelta per cui i testi sono a ora disponibili solo in parte. Posso dire però che da quello musicale lo è molto, come leggerete nel corso della recensione.

Le danze partono da A Melody through Space and Time, introduzione lunga (forse un pelino troppo) con in principio solo sussurri, suoni ambientali e campionamenti, finché non spunta una vaga melodia di pianoforte. È il punto di inizio di una parte melodica condotta ancora dal piano, ma che progressivamente si fa più ricca, con l’entrata in scena di tastiere sinfoniche. Raggiunto un apice di densità, il pezzo torna a calmarsi fino a spegnersi in una piccola pausa: è il momento che segna l’entrata in scena di Perfect Inspiration. In principio si tratta di un brano ossessivo e diretto, che rivela però la sua anima melodica e profonda a partire dai lead vorticosi della coppia d’asce Mattia “The Skeptic” Cerutti/Federico “The Rational” De Benedetti. È una natura chiara quasi ovunque nel pezzo, sia nei momenti più rocciosi a cui il bravo cantante Luca “The Dreamer” Pettinaroli dà però un’aura intensa, sia in quelli più melodiosi, pieni di pathos. È quest’ultima l’impostazione che prende il sopravvento: presto la musica si fa anche più melodiosa, con solo la chitarra pulita sotto al frontman, passato nel frattempo dall’inglese all’italiano, e un’atmosfera calda, intimista. Si tratta di un passaggio che va avanti  a lungo, prima che l’elettricità torni in scena, ma i toni sono sempre molto tranquilli e dolci, sia per quanto riguarda le parti cantate che quelle solistiche. Solo nel finale la potenza torna alla carica, con una breve frazione che riepiloga quasi i temi già sentiti fin’ora. Si tratta del buon sigillo per un pezzo di altissima qualità, che apre l’album col botto. La successiva Everlasting Yearning si mostra da subito lineare e diretta, più un pezzo power melodico che progressive. La sua struttura si divide tra i ritornelli, catchy e di gran presa come quello che si sente subito, all’inizio, e strofe più scomposte e variegate, spesso di buona potenza, ma senza rinunciare alla melodia. Ottima è anche la parte centrale, divisa tra tratti più lenti e melodici, con un bel coro al di sopra e una fuga con un altro assolo di qualità. Si tratta della variazione più importante per un pezzo che altrimenti a livello macroscopico è piuttosto semplice e lineare, specie a livello di temi musicali, il che peraltro non è certo un problema, vista la sua elevatissima qualità.

Con Sail Toward the Unknown si cambia ancora registro: dopo un intro ambientale, che ne scandisce in maniera vaga i temi, parte un brano che può sembrare potente e quasi aggressivo. Tuttavia, siamo ancora nel preludio: le strofe vere e proprie sono ritmate e funky, spesso con il basso di Tiziano “The Enigmatic” Vitiello in bella vista sotto alla voce di Pettinaroli (ma a tratti spuntano potenti chitarre), che per l’occasione canta in spagnolo. È una frazione incalzante e diretta, senza particolari fronzoli nemmeno per l’atmosfera, disimpegnata e potente. Pian piano però l’impostazione cambia: i bridge sono più espressivi, e preludono a ritornelli che si fanno melodici, evocando un pathos forte, palpabile. Questo dualismo regge quasi tutto il pezzo, che vive proprio sulla forza espressiva di questo connubio: si cambia linea solo alla fine, che dopo uno sfogo più potente si spegne in una coda tranquilla, a metà tra progressive e funky. È un nuovo passaggio ben riuscito per un altro brano splendido, il terzo in fila tra i migliori di Fractals. È ora il turno di Yell of Esitation, che prende vita da un passaggio scomposto, molto progressive, per poi cominciare a evolversi in maniera imprevedibile. Il suo sviluppo è molto più variegato rispetto alla media dell’album: si va da passaggi soffici, in cui dominano le melodie ad altri di grandissima potenza, col growl e un riffage mutuato dal death metal. Tra questi due estremi si trovano un sacco di sfumature, che vanno da frazioni potenti ma sognanti ad altre con solo la chitarra acustica e i synth a dare la linea, come succede nel lungo e morbido passaggio centrale. L’unica frazione che invece ritorna più volte è il chorus, placido e che tenta di essere catchy ma non ci riesce del tutto, dato che la sua melodia è un po’ inespressiva e non esplode granché. In generale, pur essendo a lungo piacevole, il pezzo sembra un pelo pretenzioso: nonostante sia almeno buono in un album del genere risulta il punto di gran lunga più basso. Per fortuna, a questo punto Fractals… si ritira su con Rule This World, traccia in principio brillante ed energica, con un riffage zigzagante e animato. È un’essenza che dura anche per tutte le strofe, con un andamento che ricorda vagamente quello del metalcore, grazie anche al growl che spunta a tratti – ma le ritmiche sono molto più aperte e meno aggressive. È una faccenda diversa per i refrain, molto più aperti e melodici, che stavolta riescono a colpire e catturano molto bene. C’è spazio qua e là anche per notevoli variazioni, soprattutto di origine power, che danno più colore al brano sia nei di momenti più rapidi e tirati che in quelli melodici e dolci. In ogni caso, tutto è ben mescolato e dosato, e quasi ogni passaggio incide bene: abbiamo un gran pezzo, poco lontano dai migliori della scaletta.

You – Partial – Perfection – Daylight è una lunga suite che all’inizio alterna momenti di progressive “hardcore”, scomposti e potenti, e sezioni più intimiste. Si tratta di una norma ben riuscita, tanto per i primi, in cui il basso e la tastiera assistono al meglio il riffage, sia i secondi, in cui Pettinaroli duetta con una voce femminile per un effetto docile, quasi romantico. Va però ancora meglio in quei passaggi in cui le due parti si uniscono in qualcosa di intenso dal punto di vista sentimentale, che colpisce alla grande. Per la prima parte, questa norma prosegue in maniera abbastanza lineare, con giusto qualche variazione qua e là. Solo poco prima di metà la direzione musicale si sposta in un senso più preoccupato e crepuscolare, per poi spegnersi. È l’inizio di una progressione che da una norma distesa ed eterea di tranquillo prog-rock sale lentamente di tensione, fino a diventare potente e liberatoria, con melodie dolci e avvolgenti, sempre più intenso finché non si spegne. Sembra la fine di tutto, ma poi il flusso riprende con una coda elegante in cui la chitarra pulita e il basso di Vitiello si propongono in una parte tecnica ma molto piacevole, con la sua atmosfera calma e solare. È insomma un altro passaggio ben riuscito per un pezzo complesso e lungo quasi nove minuti, ma che nonostante questo risulta ottimo e non sfigura in un album come Fractals…. Quest’ultimo è ormai agli sgoccioli, e per l’occasione i Frozen Sand schierano Silent Raven, che dopo un breve intro sintetico prende vita come una docile ballata dal forte retrogusto folk rock. La linea è rappresentata dalle chitarre acustiche di Cerutti e De Benedetti, che scandiscono un semplice arpeggio a reggere la voce di Pettinaroli, stavolta molto calma, quasi un sussurro. È questa la natura sia delle strofe, ricercate e calme, sia dei bridge, anche più delicati, sia dei ritornelli, molto sentiti e intensi nonostante la tranquillità domini anche in essi. Pian piano inoltre il pezzo si fa più denso e movimentato, con l’entrata in scena delle percussioni, di archi e di più sovraincisioni di chitarra, ma il tutto non sale mai a livelli metal. Di fatto questi particolari servono solo a dare più pathos al complesso, che infatti incide benissimo, grazie anche a melodie molto riuscite, che si stampano in mente con facilità e a una struttura non semplice come nelle tipiche ballad ma ben studiata. Nel complesso si tratta di un altro pezzo splendido, poco lontano dal trio dei migliori dell’album che chiude.

Per concludere, Fractals – A Shadow Out of Lights è un piccolo capolavoro, fresco e  senza quasi momenti morti, nonché  molto al di sopra della media del prog attuale. Per quanto riguarda invece i Frozen Sand, sono decisamente una band da tenere d’occhio, specie se il progressive metal è pane per i vostri denti. Nel caso così sia, segnatevi il loro nome: se continueranno sulla stessa strada, potrebbero regalarci molte belle pagine di musica in futuro!

Voto: 90/100


Mattia

Tracklist:
  1. A Melody Through Time and Space – 04:15
  2. Perfect Inspiration – 06:41
  3. Everlasting Yeraning – 04:37
  4. Sail Towards the Unknown – 05:49
  5. Yell of Hesitation – 07:06
  6. Rule This World – 04:50
  7. You – Partial – Perfection – Daylight – 08:59
  8. Silent Raven – 05:27
Durata totale: 47:42

Lineup:

  • Luca “The Dreamer” Pettinaroli – voce
  • Mattia “The Skeptic” Cerutti – chitarra 
  • Federico “The Rational” De Benedetti – chitarra
  • Tiziano “The Enigmatic” Vitiello – basso e programming
  • Simone “The Mediator” De Benedetti – batteria
Genere: progressive metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Frozen Sand

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