Ashen Divinity – Digital Sisyphus (2016)

Per chi ha fretta:
Pur non avendo nulla di innovativo, i croati Ashen Divinity sono un gruppo con la capacità di intrattenere, come dimostra il loro esordio Digital Sisyphus. Il loro thrash/death metal con forti influssi melodeath non ha in sé nulla di nuovo, ma il gruppo riesce lo stesso ad avere un buon impatto, grazie soprattutto a un songwriting attento che non cade nella diffusa trappola dell’omogeneità. Certo, il loro album non è esente da difetti: ogni tanto qualche struttura è un po’ scollata, e qualche pezzo meno bello. In più, mancano quelle due o tre hit che l’avrebbero reso grande: solo la potente title-track e la melodica Cannon Fodder brillano con intensità, le altre si assestano su una media buona. In fondo, lo stesso si può dire di Digital Sisyphus: non è un capolavoro ma un buon album, che saprà divertire i fan del thrash/death metal.

La recensione completa:
Fra le varie commistioni di sottogeneri metal, quella tra thrash e death è una delle più comuni. Del resto è una questione ovvia: il secondo è il discendente diretto del primo, e unirli è naturale, oltre che relativamente semplice. Ciò ha fatto sì che il thrash/death metal sia un genere molto sfruttato : visti anche i suoi limiti stilistici piuttosto stretti, è difficile innovare rimanendo all’interno dei suoi confini. Per fortuna, c’è anche chi pur non facendolo riesce a divertire lo stesso: è il caso degli istriani Ashen Divinity. Nati nel 2010 da una costola dei black/deathster locali Infernal Tenebra, hanno esordito quattro anni dopo col demo The Wealth of Abominations; risale invece allo scorso 15 ottobre l’esordio sulla lunga distanza Digital Sisyphus. Il genere suonato dai croati in esso è un thrash/death aggressivo ma non monocorde: si conforma alla tendenza degli ultimi anni nell’inglobare forti venature melodeath provenienti dalla prima scuola, quello ancora feroce. Si tratta di un suono in cui non c’è nulla di nuovo, ma gli Ashen Divinity riescono lo stesso a dire la loro e ad avere un buon impatto. Il merito è soprattutto un songwriting in media buono, attento in particolare a non cadere nel pericolo omogeneità che ammorba buona parte dei dischi metal odierni. Unendo a questo qualche bello spunto e una registrazione adatta allo scopo, Digital Sisyphus si rivela un album ben al di sopra della media del suo genere. Certo, non tutto è perfetto: ogni tanto qualche struttura tende un po’ a scollarsi, e in più la scaletta soffre una certa mancanza di hit. Sono difetti non indifferenti, ma che come leggerete non danno troppo fastidio alla riuscita del prodotto finale.

Un breve campionamento parlato, poi Tiny Drop of Insanity parte di gran carriera. Già dalle prime battute si rivela potente e frenetica, con un riffage spesso vorticoso a cui il growl aggressivo di Erik Uljenik dà un tono più rabbioso. Questa impostazione va avanti a lungo e rappresenta la base del pezzo, anche se sono presenti diverse variazioni: per esempio quelli che si possono considerare ritornelli sono più lenti, seppur l’aura sia cupa e l’impatto generale non venga scalfito. Lo stesso vale per quei brevi stacchi ansiogeni che compaiono qua e là, col batterista Danijel Biloslav che conduce la musica su brevi sfoghi in blast beat. L’atmosfera cambia solo per quelle aperture un po’ più tranquille e melodiche che costellano la canzone, di solito brevi e inserite allo scopo di far respirare il tutto. Fa eccezione solo lo stacco sulla tre quarti, più lungo e con un assolo tranquillo dello stesso Uljenik, che evoca un bel pathos. Non stona all’interno di un pezzo in media molto più rabbioso ma ben impostato in ogni componente, che nel complesso risulta buonissimo. All’inizio la successiva Corruptia è molto più aperta e tranquilla, con il riffage di Enver Jurdana vicino al metal classico, ma forti suggestioni thrash non spariscono mai, come anche la voce del frontman, sempre in growl. Questa falsariga si snoda su un tempo medio costante ed evocativo, persino triste, che avvolge bene e sembra quasi debba andare avanti a lungo. Ma gli Ashen Divinity cambiano presto strada, e dopo una frazione strana e obliqua partono in una fuga che pur non rinunciando alla melodia esplode con potenza e col tempo si fa più feroce, fino a toccare un apice. A quel punto, la musica rallenta, e dopo un momento ritmico pesante, a tinte thrash moderno, torna a qualcosa di più lento. Lungo la sua durata, il pezzo oscilla più volte tra questi due limiti, variando anche per quanto riguarda i temi musicali, specie nelle frazioni più melodiche. La costruzione però funziona bene, anche se ogni tanto qualche incastro sembra un po’ forzato. È però l’unico difetto di un pezzo che per il resto incide a dovere.

Digital Sisyphus alterna da subito frazioni thrashy dirette e potenti e momenti intensi e profondi, con a dominare intrecci di chitarre melodeath. Quest’ultima è l’anima che sembra prendere il sopravvento: il flusso musicale è espressivo per buona parte della durata, sia nei momenti più vorticosi e rapidi, sia nei rallentamenti che esprimono ancora più malinconia. In realtà però la natura rabbiosa dei croati non è sparita: torna fuori in quelle accelerazioni che compaiono a tratti, di grandissima energia distruttiva e senza cenni alla melodia precedente. Si tratta di momenti quasi spiazzanti, vista la differenza radicale col resto, ma che colpiscono con gran forza e non stonano. Ciò vale più o meno per tutta la canzone, lunga quasi sei minuti ma mai noiosa: al contrario, ogni particolare è preciso al suo posto. Nel complesso abbiamo un pezzo di alta qualità, uno dei picchi dell’album a cui dà il nome! Un arpeggio delicato su suoni di battaglia, poi Cannon Fodder si avvia in maniera molto melodica, più della media dell’album. Inizialmente il ritmo è lento e regna una relativa calma, ma quando il tempo sale con prepotenza la musica non cambia molto. Le strofe rimangono dominate dai fraseggi di chitarra, e se la progressione successiva porta i toni a indurirsi, il pathos non viene mai meno. I chorus, convulsi e tesi, non evocano un impatto sterile, da schiacciasassi, ma hanno un certo calore, oltre a coinvolgere con la loro forza. È lo stesso per quasi tutti i passaggi, anche quelli più rapidi: solo ogni tanto c’è spazio per un po’ di macinare, comunque ben inserito nel tessuto del pezzo senza dar fastidio. In generale abbiamo un pezzo grandioso, il picco di Digital Sisyphus col precedente. Dumbing Down, che segue, è subito molto movimentata sia a livello ritmico che strutturale, con varie frazioni e melodie che si scambiano in maniera repentina, e una forte urgenza nell’aria. Passaggi cupi e nervosi si alternano coi ritornelli, veloci ma molto meno aggressivi e più espressivi a causa della melodia. In tutto questo, c’è spazio per tratti di gran potenza ma anche per momenti intimisti, come quelli in cui si mette in mostra il bassista Jerolim Kinda, e persino per frazioni che uniscono i due mondi, presenti specie al centro – come per esempio il bell’assolo di tre quarti. Molti di queste componenti sono ben riuscite, ma il pezzo nel complesso dà l’idea di essere un po’ scollato e senza direzione, oltre che insipido, per un risultato finale che pur essendo piacevole risulta il punto più basso del disco.

The Second Coming è un po’ diversa da quanto sentito fin’ora: non per nulla alcuni suoi passaggi risalgono al periodo in cui i membri degli Ashen Divinity militavano negli Infernal Tenebra. Si tratta di un lungo pezzo quasi del tutto strumentale – a eccezione di qualche frazione parlata qua e là, in cui una voce profonda declama l’omonima poesia di William Butler Yeats – e molto potente. Lasciati da parte i vari fraseggi di chitarra melodeath, i croati qua presentano una serie di incastri di riff di gran potenza, a volte velocissimi, altrove rallentati e con persino influneze doom che spuntano tra le righe. È una falsariga che si mantiene tesa ed energica molto a lungo: fa eccezione solo la lunga sezione centrale, che si divide tra una prima parte ancora molto rapida ma melodica, grazie agli assoli di Jurdana, e un rallentamento molto tranquillo, con armonie misteriose che si stagliano nel vuoto. È un esteso passaggio che permette all’ascoltatore di rifiatare, prima che il metal torni alla carica con ancora più potenza: il finale è anche più intenso che in precedenza, tra momenti lenti ma rocciosi e fughe imperiose. Si tratta di un ottimo elemento per un pezzo a tratti un pelino prolisso ma a parte questo molto godibile. Gli ultimi versi della poesia di Yeats echeggiano nel vuoto, poi giunge a ruota Unnatural Selection, closer-track subito tempestosa e serrata. Spogliandosi ancor più delle melodie sentite in precedenza, il gruppo ci presenta qui il suo lato più selvaggio, con lunghe strofe molto aggressive che si innestano in bridge anche più pesanti, in cui Uljenik e le chitarre virano addirittura verso il brutal. Da qui il passo è breve verso refrain ancora rivolti verso un aggressivo death metal, che colpiscono con la forza di un pugno in faccia. In tutto ciò i ritmi sono indiavolati, Biloslav sale spesso il blast da una base già frenetica di suo e il riffage è sempre molto affilato. Solo al centro c’è spazio per un tratto lievemente più melodico e aperto, ma è una pausa di breve durata: la potenza e la cattiveria precedenti tornano presto. Nel complesso abbiamo una scheggia davvero feroce, non solo la più estrema del disco che chiude, ma anche un gran bel pezzo, a poca distanza dalle migliori della scaletta.

Per concludere, seppur non faccia certo gridare al miracolo Digital Sisyphus è un album solido, onesto e godibile, in definitiva di buona qualità. È per questo che è un vero peccato che gli Ashen Divinity si siano sciolti poco dopo la sua uscita – o almeno così sembra. Non sarebbero diventati un nome di punta del genere con quest’album, e forse nemmeno con gli eventuali successori, ma sono un gruppo che sa divertire. Ed è per questo che se vi piace il thrash/death metal, questo loro esordio vi è consigliato: non troverete un capolavoro ma un album sopra alla media, che saprà intrattenervi a dovere.

Voto: 76/100


Mattia

Tracklist:

  1. Tiny Drop of Insanity – 05:39
  2. Corruptia – 05:06
  3. Digital Sisyphus – 05:52
  4. Cannon Fodder – 05:29
  5. Dumbing Down – 05:44
  6. The Second Coming – 07:52
  7. Unnatural Selection – 04:32
Durata totale: 40:14
Lineup:

  • Erik Uljenik – voce, chitarra (traccia uno)
  • Enver Jurdana – chitarra
  • Jerolim Kinda – basso
  • Danijel Biloslav – batteria
Genere: thrash/death metal
Sottogenere: melodic death metal

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