Frowning – Extinct (2017)

Per chi ha fretta:
Frowning, one-man band del musicista tedesco Val Atra Niteris, è un progetto di altissimo livello, come dimostra il suo primo lavoro Extinct (2017). Lo è in primis per lo stile, un funeral doom metal denso e molto melodico, con in particolare fraseggi di chitarra ricercati e di vago retrogusto gothic. È questa impostazione a dare alla musica una dimensione più melodica e minimalista, oltre che personale. Il vero punto di forza del progetto è però la cura per i dettagli, sia per quanto riguarda le atmosfere cupe ma calde, sia per quella melodica e ritmica a livello di songwriting, sia per quanto riguarda la registrazione. Sono questi che rendono la scaletta di altissimo livello, in special modo Encumbered by Vermin e Veiled in Fog – mentre l’unico vero neo è il rifacimento della marcia funebre di Chopin. Visti tutti questi elementi, alla fine Extinct risulta un vero capolavoro, che può fare la gioia di tutti i fan del funeral doom.

La recensione completa: 
Forse può non sembrare, ma il funeral doom metal è un sottogenere molto difficile da suonare bene. Se a livello tecnico di complicazioni ce ne sono poche, non è semplice affrontarlo al meglio: per la sua essenza espansa, è molto facile rendersi noiosi. Per fortuna, c’è anche chi questa capacità ne ha da vendere: è il caso per esempio di Frowning. One man band del giovanissimo musicista tedesco Val Atra Niteris, è un progetto con molti punti di interesse: lo dimostra molto bene il secondo full-lenght Extinct, uscito il diciassette febbraio scorso. Il suo stile è un funeral cupo e fangoso, più denso della media del genere a livello di riff, ma senza raggiungere lidi death. Ciò che più spicca nella sua musica sono però le melodie della chitarra: sostituiscono la classica tastiera e lo fanno alla grande, con scelte musicali ricercate e vagamente gothic. È un elemento che rende il genere di Frowning più melodico e meno minimalista di gran parte del genere, oltre che piuttosto personale: pur non presentando nulla di radicalmente innovativo, la sua musica non risulta derivativa né scontata. Il punto di forza principale di Extinct è però un altro: le atmosfere (il che forse è anche ovvio, visto il genere). Val Atra Niteris si dimostra capacissimo in questo campo: la sua musica è cupa e oppressiva, ma in qualche modo anche calda, disperata, non ha la freddezza di molti altri nel funeral. Il merito è tutto di un songwriting curato e di livello eccellente, non solo per il mood ma anche nel comparto melodico, con piccole variazioni messe nei punti giusti, e in quello ritmico, con una cura delle partiture della batteria rarissimo nel genere. Unendo a tutto questo anche un suono all’altezza della situazione, pulito e avvolgente al punto giusto, Extinct si rivela una gemma splendida di funeral doom metal, un’ora abbondante mai noiosa di musica ad altissimo livello.

Nocturnal Void mostra sin da subito qual è il genere del progetto Frowning, col dualismo tra lo sfondo doom lento e asfissiante e le melodie della chitarra, cupe e sinistre ma al tempo stesso dolci, sognanti. Questa base varia lentamente, presentandosi a volte più gentile, in altri momenti più oscura e fredda, specie quando in scena è presente il cavernoso growl dell’ospite Stanislav Govorukha (mente dei funeral doomster ucraini Suffer Yourself) . Nonostante i cambiamenti, per lunghi tratti la musica si muove più o meno su coordinate simili: solo al centro è presente un rallentamento vuoto e minimale, fatto di un arpeggio espanso e di lievi sussurri. È però solo un momento, il resto del brano è più potente e col tempo tende a farsi anche più intenso, finché le melodie di chitarre non si fanno struggenti. Il finale è molto potente dal punto di vista emotivo, ma in qualche modo lontano, alieno, grazie anche a qualche distorsione vagamente drone nel riffage di Val Atra Niteris. in ogni caso, ogni componente di questa lunga progressione funziona molto bene: abbiamo da subito un gran pezzo, a pochissima distanza dai picchi di Extinct. La successiva Encumbered by Vermin prende vita da un tranquillo arpeggio di chitarra, che fa quasi presagire un pezzo melodico, ma poi si crea un ambiente molto cupo. Gi accordi sono abissali, lugubri e insieme alla chitarra pulita, che rimane in scena con lo stesso fraseggio ossessivo, ne risulta un senso di nera desolazione. I toni si fanno pure più opprimenti quando il brano vira su una norma più pesante, che si spoglia di ogni melodia per mostrarsi alienante: merito anche delle lievi tastiere che le danno un vago senso spaziale. È un passaggio ossessivo, inizialmente lento, ma che poi si fa più veloce e potente, aggredendo con gran forza per breve tempo; presto però l’espansione precedente ritorna, con un senso lievemente più malinconico e meno glaciale. Eppure è ancora la cupezza a dominare, ben sottolineata dal riffage cupo, dal growl di un altro ospite, Hekjal (compagno del mastermind di Frowning negli Ad Cinerem) e dalla rarefazione ancora maggiore della chitarra pulita. Questa si ritaglia un po’ di spazio solo dopo metà, in un paio di frazioni lievi che spezzano la linea del pezzo (oltre che in breve nel finale, che ripete l’intro). Il resto è più potente, specie quando a dominare c’è un florilegio molto melodico di chitarra, ma l’effetto generale non è dolce: c’è invece un asfissiante senso funereo che pervade l’aria. Non scherza nemmeno la conclusione, resa cupa da un fraseggio di fondo di retrogusto black. È l’ennesimo passaggio ben riuscito di un pezzo eccezionale, il più bello in assoluto di Extinct.

I ritmi rallentano anche di più con Veiled in Fog, che va avanti a lungo con la stessa base, seppur Val Atra Niteris si mostri di nuovo abile nel cambiare le carte in tavola. Così, certi momenti suonano ancora con un vago influsso black, con una chitarra dissonante in primo piano, mentre altrove tastiere lontane accompagnano un ritmo più espanso. Anche l’intensità generale varia parecchio: ci sono frazioni che nonostante la lentezza esasperata hanno un gran potenza e un’oscurità intensissima, mentre altrove appaiono passaggi pesanti ma che sanno essere intimisti e delicati a modo loro. In più, c’è ampio spazio per la chitarra pulita, che ogni tanto fa rifiatare in solitaria le orecchie dal nichilismo che impera altrove, ma più spesso contamina le sezioni metal. Ciò accade in particolare al centro, una lunga evoluzione impressionante che mescola i suddetti elementi in qualcosa di gran forza specie per le atmosfere, desolate e fuori dal mondo.  Non che il resto sia da meno: ogni passaggio tra l’inizio e la coda ambient finale, infelice e delicata, funziona a meraviglia. Il risultato è un altro pezzo fantastico, il migliore del disco insieme al precedente! Burial Deep, che segue, si avvia con un lungo intro condotto da un organo e cori sintetici, che generano un’aura solenne, quasi disimpegnata se non fosse per la forte malinconia che si può scorgere tra le righe. Questa frazione avanza per un paio di minuti, prima di essere sostituito da una norma funeral doom espansa e molto minimale, pur non rinunciando a un certo coefficiente melodico, in principio un po’ in sottofondo. Tuttavia, nello sviluppo della canzone quest’anima viene fuori con più evidenza: i lead di chitarra si mettono in mostra con più forza, con fraseggi di vago influsso gothic, e dopo un po’ tornano anche le tastiere sentite nel preludio. L’atmosfera che ne consegue è variegata come non mai: a volte è sontuosa e quasi trionfale, pur nella sua cupezza estrema, altrove l’infelicità colpisce con grande forza, e in altri momenti ancora è solo triste, dimessa – specie negli stacchi più morbidi che compaiono qua e là.  Questi stavolta sono più presenti che in passato, e più vari: si va da sezioni con l’organo e i cori ad altri acustici, spesso intimisti e tranquilli. Sono le uniche interruzioni per un flusso musicale per il resto continuo e sempre avvolgente, con le la già citata aura che è la marcia in più. È questo il motivo per cui abbiamo un pezzo che dura ventuno minuti ma non annoia quasi mai, e al netto di qualche piccolo momento morto è di grandissima sostanza, piazzandosi appena sotto ai pezzi migliori di Extinct. A questo punto, siamo ormai alla conclusione, che Frowning affida a Marche Funèbre: non è nient’altro che una versione funeral del celebre pezzo omonimo di Frédéric Chopin. Val Atra Niteris lo affronta accoppiando alla chitarra l’organo dell’ospite Friedemann Wutzler, che dà al tutto un tono più denso ed apocalittico. Tutto ciò funziona bene, anche se d’altra parte come scelta è un po’ sfruttata. In più, in questa versione completa è un po’ ripetitiva, e rispetto a quanto già sentito sfigura un po’. Si tratta insomma dell’unico vero neo dell’album che chiude, anche se in fondo è buona e non dà troppo fastidio al risultato finale.

Come avrete capito, Extinct si rivela un vero capolavoro, interessante e mai noioso nonostante la lunghezza e la pesantezza del genere affrontato. Insomma, se il funeral doom metal è un genere che fa per voi, vi consiglio di dare una possibilità al progetto Frowning. Troverete della musica personale e ben fatta sotto ogni punto di vista, con belle melodie e grandi atmosfere: la soddisfazione è assicurata!

Voto: 93/100


Mattia

Tracklist:
  1. Nocturnal Void – 09:37
  2. Encumbered by Vermin – 12:00
  3. Veiled in Fog – 14:05
  4. Buried Deep – 20:57
  5. Frédéric Chopin’s Marche Funèbre – 06:23
Durata totale: 01:03:02
Lineup:

  • Val Atra Niteris – voce, tutti gli strumenti
Genere: doom metal
Sottogenere: funeral doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook di Frowning

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