Gothic – Demons (2017)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEDemons (2017) è il terzo album dei veterani rumeni Gothic.
GENEREUn mix tra melodeath moderno, power e gothic metal, mescolati all’insegna della melodia e senza grande aggressività.
PUNTI DI FORZAUno stile personale, un suono preciso ma non freddo.
PUNTI DEBOLIUna scaletta omogenea e piatta, in cui poco spicca, un suono molto di maniera.
CANZONI MIGLIORIShadow Man (ascolta), Demons (ascolta)
CONCLUSIONIDemons è un album carino ma nulla più, buono come sottofondo musicale ma inadatto se si cerca qualcosa di meglio.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
61
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Il fatto che l’abito non sempre faccia il monaco è una massima valida un po’ ovunque, e il metal non fa eccezione. Prendiamo per esempio i Gothic, provenienti da Lupeni, in Transilvania: visto che si chiamano come uno dei generi del metal, verrebbe da associarli proprio al gothic. Si potrebbe invece classificarli come black o death, magari con influssi industrial, guardando al truce artwork del loro Demons, terzo album di una carriera che con molte vicissitudini va avanti dal 1993 e uscito lo scorso 14 gennaio. Anche se in parte alcuni di questi sono presenti, la realtà è un po’ diversa: i rumeni suonano un mix tra melodeath moderno, gothic e power metal, un suono che punta molto sulla melodia e ha poca aggressività. L’unione tra questi tre stili è abbastanza inedita, e del resto i Gothic riescono ad affrontarlo con un piglio non originalissimo ma almeno personale, il che è uno dei loro punti di forza assoluti. In più, Demons può contare su qualche buona idea e su una registrazione che pur essendo un po’ piatta è efficace, pulita e moderna ma senza la freddezza che spesso caratterizza questo genere di produzioni. Purtroppo però l’album soffre di alcuni difetti che ne abbassano il valore in maniera sensibile. Il maggiore è che tutto – o quasi – sembra abbastanza di maniera: forse è anche ovvio, visto che i Gothic sono una band di lungo corso, ma credo che con la loro esperienza avrebbero potuto fare di più. Demons è in effetti un disco un po’ moscio e fuori fuoco: la maggior parte dei brani sono mid-tempo, e anche le fughe sono contenute, quasi che i rumeni avessero il freno a mano tirato. Aggiungendo anche un po’ di omogeneità, ormai tipica nel metal attuale, il risultato è un album piacevole ma molto anonimo, che a parte un paio di pezzi è appiattito su una sufficienza risicata.

La opener Shadow Man prende il via da un bell’intro melodico e sognante, una melodia molto power che poi tornerà in seguito, per esempio nei ritornelli. Questi sono più pesanti dell’inizio, con il growl di Lazar George in prima vista e ritmiche più cattive, ma il lead di chitarra dà loro una forte personalità. Il resto è invece più pesante e cupo, con lunghe strofe non velocissime ma pesanti dominate dal riffage basso di Alin Petruț, da dissonanze sinistre e dal growl. A parte bridge a metà tra i due mondi e qualche raccordo più melodico – tra cui spicca il bell’assolo – non c’è molto altro da dire. Abbiamo un pezzo breve e semplice ma carino e piacevole, che apre le danze molto bene e si piazza subito tra i picchi di Demons. La norma della successiva Disillusion è una mid-tempo martellante e ossessivo di base, seppur le tastiere spaziali e la voce pulita di Petruț spuntino spesso per dare un tocco etereo al tutto. Questa frazione si alterna inoltre con ritornelli che si calmano molto, orientati verso un power con venature gothic: è una norma che incide in maniera discreta a dispetto di una tranquillità davvero spinta. Nessuna delle due parti è malaccio; purtroppo non si può dire lo stesso delle frazioni più veloci che spuntano ogni tanto, troppo oblique per non stonare. Ma in fondo nemmeno il resto è da urlo: l’unica parte davvero buona è il finale, che vira su una lunga progressione strumentale, divisa tra momenti intimisti e altri vorticosi, con gli intrecci tra ritmiche quasi metalcore e tastiere gothic. È un buon elemento per un pezzo che nel complesso è soltanto piacevole e nulla più. All’inizio Demons è più aggressiva della media dell’album omonimo, con un riffage battente di puro death moderno, che tornerà poi in seguito, accompagnato dal growl di George. Questa norma si alterna con momenti più aperti, e di indirizzo gothic, con lievi tastiere e la voce di Petruț che contrastano con la base ancora potente, per un affresco dal buon livello di pathos. L’alternanza va avanti per poco, e dopo un momento solistico leggero e malinconico si svolta su una norma più martellante, in cui le melodie spuntano solo a tratti: il resto è una cavalcata death metal non velocissima ma oscura e potente. Si tratta della giusta conclusione per un pezzo brevissimo ma grandioso, uno dei migliori della scaletta.

Catacombs comincia eterea, con intrecci tra ritmiche di chitarra, tastiere e lead, per un quadro molto orientato verso il gothic. Questa falsariga regge anche buona parte del pezzo, ma con qualche piccola variazione: le strofe sono più spoglie e crepuscolari del resto. Al contrario, i ritornelli si addensano un po’ e sono più catchy, con un vago retrogusto power, oltre a vedere di tanto in tanto l’ingresso del growl. Spesso però i Gothic cambiano strada, di solito per martellanti frazioni con tinte a metà tra thrash moderno e melodeath; solo sulla tre quarti si cambia strada per un’intrigante apertura soffice. Per il resto non ci sono grandi variazioni, il pezzo prosegue alternando le proprie due componenti, il che è anche il suo problema. Se entrambe le anime funzionano bene, vengono però a noia essendo un po’ lunghe e ripetendo parecchio le stesse melodie (ciò succede anche per quanto riguarda, per esempio, l’assolo). Ne risulta un pezzo piacevole ma tutt’altro che eccelso, il che lo rende quasi una summa dei pregi e dei difetti di Demons. Time, che segue, è orientata verso il lato melodico dei Gothic. Abbiamo un brano che a parte qualche breve sfogo, che peraltro non ne interrompe la tranquillità, si snoda come un mid-tempo power tranquillo con una base potente ma molto melodica, ben assistita da un tappeto etereo di tastiere. Questa è la base sia per le strofe, più calme e dirette, sia per i refrain, lievemente più densi; entrambi funzionano in maniera discreta, seppur qualche piccolo stacco non funzioni proprio a dovere e abbassi la qualità generale. Va meglio con gli estesi passaggi al centro e nel finale, a base di death melodico a volte anche truce, ma senza mai rinunciare alla melodia e a un certo pathos, oltre a contenere ottimi assoli. Sono i momenti migliori di un pezzo che per il resto è ancora un po’ ripetitivo e non riesce a impressionare più di tanto.

Al contrario della precedente, Destroying the Masses è molto più spostata sul lato death dei romeni: lo si sente già dall’energico e ossessivo riffage iniziale. È quello che regge parte delle strofe, che si dividono tra momenti più aggressivi e spogli e altri più melodici, con l’ingresso di chitarre dal retrogusto gotico. I chorus tornano invece a essere più cattivi, con George che alterna growl gutturale e scream quasi black su una base molto pesante. L’unico momento davvero calmo è al centro, con una base ancora macinante su cui però si staglia una chitarra melodica e intensa dal punto di vista sentimentale. Per il resto la struttura è molto lineare, ma stavolta non è un peso, vista la durata relativamente breve e l’efficacia dei vari passaggi: abbiamo un buon pezzo, a poca distanza dai migliori di Demons! Anche From Within si muove nel lato più oscuro dei Gothic: lo si sente già dalla partenza, oscura e di gran forza. Presto però il gruppo rallenta i propri ritmi: quando entra nel vivo, si mostra un mid tempo aggressivo e potente, con ritmiche battenti di chitarra su cui George sfodera ancora il suo cupo growl. La falsariga varia di poco, attraversando giusto qualche rallentamento più d’impatto, ma per il resto è molto lineare: l’unica grande variazione sono dei brevi passaggi più melodici, quasi orientaleggianti, che arricchiscono lo spettro del pezzo. Il resto è invece monotono e senza grandi spunti, che passa veloce – anche grazie alla durata, ancora ridotta – senza lasciar quasi traccia: si tratta facilmente del punto più basso di Demons. Per fortuna, l’album si ritira su nel finale con A New End, che svolta con prepotenza su una norma melodica: lo si sente già dall’intro, vagamente folk. Quando entra nel vivo abbiamo una canzone aperta e solare, con strofe tranquille e aperte che presentano solo la sezione ritmica e tastiere eteree sotto alla voce dell’ospite Klaus Pardos. Questa norma tende a potenziarsi fino ad arrivare ai ritornelli, che invece sono melodici e catchy, quasi liberatori. In tutto ciò, la parte del leone la fanno melodie docili, che dominano in ogni passaggio mentre il gothic torna solo a tratti, per non parlare del death, del tutto assente. Abbiamo insomma un pezzo di power metal melodico, il che però spiazza: se tutte le melodie funzionano bene, sembra di sentire quasi un gruppo diverso, specie dopo due pezzi potenti come i precedenti. Se a livello di qualità risulterebbe tra i migliori del disco, la sua natura diversa un po’ stona, e come finale non sembra troppo adeguato per il disco.

Riepilogando, Demons non è un brutto album: il suo problema è il suo essere del tutto nella media, risultando alla fine senza infamia e senza lode. Per questo al limite vi può essere consigliato se cercate qualcosa di piacevole, da ascoltare come sottofondo a tempo perso. Credo però che da un gruppo metal si dovrebbe pretendere di più, specie se ha la lunga esperienza dei Gothic. Se questa è anche la vostra filosofia, cercate pure altrove.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Shadow Man05:01
2Disillusion05:42
3Demons03:53
4Catacombs06:04
5Time04:55
6Destroying the Masses04:34
7From Within04:04
8A New End05:13
Durata totale:  39:26
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Lazar Georgevoce
Alin Petruț voce e chitarra
Talybasso
Vlad Golgotiubatteria
OSPITI
Tal dei talivoce e chitarra
  
  
  
ETICHETTA/E:Loud Rage Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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