Lectern – Precept of Delator (2016)

Per chi ha fretta:
Pur essendo piuttosto derivativi, i romani Lectern riescono lo stesso a incidere in maniera discreta, come dimostra il secondo full-lenght Precept of Delator (2016). Il death metal con influssi brutal del gruppo è molto tradizionale, si ispira soprattutto ai Cannibal Corpse, ma il gruppo investe in un songwriting curato e in una varietà buona per ritmi e melodie, rifuggendo da alcuni cliché tipici del genere. Tuttavia, ogni tanto la loro mancanza di originalità pesa, anche se il loro principale difetto è una scaletta che scarseggia di hit. Solo Garn for Debitors e la title-track riescono davvero a brillare, le altre pur non essendo negative (a eccezione di un paio di episodi al centro) sono livellate a un livello tra il buono e il discreto. È per questo che Precept of Delator non è un capolavoro ma un album onesto e godibile, che i fan del death più old school apprezzeranno.

La recensione completa:
L’Italia è un paese paradossale sotto tanti punti di vista, e il metal non fa certo eccezione. Prendiamo per esempio il death: come alcuni altri generi, non è molto amato dal pubblico, nemmeno da quello più alternativo, che preferisce sonorità più classiche. Eppure negli anni il nostro paese ha prodotto una buona scena, con band di caratura eccelsa e un bel sottobosco di ensemble di livello almeno discreto. È a quest’ultimo gruppo che appartiene l’ensemble di oggi, i romani Lectern: pur non essendo tra i nomi più in vista della scena stanno portando avanti la propria carriera con dedizione, grinta e impegno. Nati nel lontano 1999, come tantissimi altri gruppi nel genere non sono andati oltre una manciata di EP negli anni successivi. Solo nel 2015 è arrivato l’agognato full lenght d’esordio Fratricidal Concelebration; da quel punto però i Lectern hanno dato una decisa accelerata, pubblicando giusto l’anno successivo il come-back Precept of Delator, uscito lo scorso 23 settembre. Il genere affrontato dai romani è un death metal che riprende le sonorità che cominciavano a svilupparsi a metà degli anni novanta, con per esempio alcuni spunti brutal, specie nel growl cavernoso e basso di Fabio Bava. Si tratta di uno stile non inedito, che si ispira soprattutto ai Cannibal Corpse, oltre che a Immolation, Deicide e Suffocation. Nonostante la mancanza di originalità però i Lectern si impegnano molto per combinare qualcosa di buono, il che si traduce nella presenza di alcuni spunti catturanti e in una buona cura per il songwriting, specie per quanto riguarda la varietà di ritmi e melodie. E così, per quanto sia rivolta molto all’impatto la musica dei romani non è il solito macinare trito e sterile. Anche le strutture non sono repentine e quasi casuali come a volte succede nel death: in alcuni frangenti anzi i Lectern preferiscono giocare sul semplice, il che di solito riesce bene loro. Certo, Precept of Delator non è perfetto: sono tanti i difetti che lo affliggono. Il problema più evidente è che ogni tanto il suo essere derivativo pesa, con un effetto già sentito non indifferente. La pecca più incisiva è però la mancanza quasi totale di hit: se i picchi negativi sono pochi lo stesso si può dire di quelli positivi, la maggior parte dei brani si pone a un livello tra il discreto e il buono. Il risultato finale è un lavoro più che sufficiente, forse un po’ nella media ma comunque godibile, come leggerete tra poco.

Senza alcun preambolo, Precept of Delator comincia alla grande con la progressione monolitica che apre Gergal Profaner. È però solo l’inizio: presto la musica rallenta e comincia a muoversi su un tempo medio-basso ma senza perdere però in impatto, guadagnando in compenso un’aura minacciosa e lugubre ai massimi livelli. Seppur con diverse variazioni, questa impostazione regge buona parte della canzone, alternandosi però in maniera repentina con fughe potentissime e folgoranti, presenti specie al centro. Ne risulta un pezzo di ottima energia distruttiva, che pur non essendo tra i migliori dell’album apre le danze molto bene. La successiva Palpation of Sacramentarian si incanala subito su una falsariga che scambia momenti rutilanti e truci, di puro death metal, con altri meno veloci ma più ritmati e nervosi. Questa base è di grande efficacia; purtroppo non si può dire lo stesso dei momenti più rallentati e di chiara ispirazione brutal presenti qua e là, che fanno perdere un po’ di dinamismo al tutto. Buona è invece la lunga frazione centrale, labirintica e oscura al punto giusto, in cui anche i momenti più lenti, quasi doomy, graffiano bene; lo stesso vale per la circolare e macinante frazione finale, quasi di stampo thrash/groove.  È  un buon complemento per un pezzo che nonostante il suo difetto si rivela lo stesso di buona qualità. Un breve interludio di effetti sonori inquietanti, poi Fluent Bilocation parte a razzo col blast beat di Marco Valentine in primo piano, che regge la chitarra agitata e tagliente di Pietro Sabato. È l’inizio di una canzone in continuo movimento, che alterna passaggi di fuga imperiosa ad altri più lenti e truci, che mostrano ancora un retrogusto brutal, stavolta più che vago. Il contrasto tra le due anime è ben riuscito, anche grazie a raccordi a metà tra i due mondi, circolari e dissonanti. Ne viene fuori un affresco selvaggio al punto giusto, grazie anche a qualche zampata ben riuscita come la pestata frazione centrale. È il momento più in vista di un pezzo ancora piuttosto valido.

Distil Shambles si pone da subito nervosa e frenetica, ma presto tende a rallentare fino a un breakdown lugubre e monolitico, di quelli a cui ormai i Lectern ci hanno abituato. Stavolta è questa norma a farla da padrone: a parte alcune fughe – peraltro brevi e spesso anche un po’ sterili – sparse qua e là, il pezzo è lento e truce a lungo, con il riffage lento ben in evidenza sotto al growl guturale di Bava. È un’impostazione interessante, ma che viene un po’ a noia dopo un po’: molto meglio è invece il passaggio di tre quarti, altrettanto rallentato ma più efficace e sinistro, con le melodie di chitarra che si uniscono al meglio al riffage battente al di sotto. Si tratta del momento migliore per un pezzo che per il resto risulta piacevole ma nulla più. Pellucid, che segue, prende vita da n lungo intro con suoni da rituale, per poi diventare una progressione seriosa e diretta, senza grandi fronzoli. Tuttavia, siamo ancora all’inizio: presto la progressione comincia ad avanzare in maniera veloce e quasi schizofrenica, con tanti cambi di tempo e fraseggi che addirittura strizzano l’occhio al death metal tecnico. Il tentativo però non è ben riuscito: la lunga parte centrale risulta solo confusionaria, a tratti quasi fastidiosa. Va invece un po’ meglio quando, dopo metà, i romani ritrovano l’ordine: si tratta una frazione ossessiva e vorticante che sa il fatto suo e colpisce a dovere. Non basta però a risollevare le sorti del pezzo: il risultato è riuscito a metà e rappresenta il punto più basso dell’album. Per fortuna, a questo punto Precept of Delator si ritira su con Diptych of Perked Oblation, traccia inizialmente molto cupa ma che presto parte con foga e urgenza molto elevate. È l’inizio di una progressione travolgente che alterna strofe circolari davvero feroci sia nelle ritmiche che nel growl di Bava, e momenti meno aggressivi, che aiutano la struttura a respirare. Poco prima di metà si svolta  su una frazione in cui le due anime si fanno ancor più tempestose, con cambi repentini di ritmo e influssi thrash che potenziano il tutto, per un caos vertiginoso ma stavolta godibile. Anche il resto non è da meno: abbiamo un buonissimo pezzo, sopra alla media dell’album.

Garn for Debitors è rapidissima e fulminante: alterna strofe dirette con un riffage semplice ma di gran impatto e ritornelli dissonanti e obliqui, che ricordano persino i Behemoth. La struttura è semplice, non c’è molto altro da citare a parte una sezione centrale che riprende le strofe in maniera più ossessiva ed energica, seguita da un breve assolo slayeriano. Per il resto il brano è elementare e anche breve – dura poco più di due minuti – ma vista le sue peculiarità lascia il segno: abbiamo uno dei picchi assoluti della scaletta! Anche Precept of Delator è lineare, e stavolta i Lectern cambiano un po’ strada. La norma di base è lenta e alterna momenti più vorticosi, di gran potenza, ad altri più semplici e rarefatti, che accentuano ancor di più l’atmosfera. È proprio quest’ultima il segreto del pezzo: opprimente, avvolgente, cupa fino a essere soffocante, colpisce con grandissima forza. E se ogni tanto il pezzo accelera, per delle frazioni più veloci e pestate, quasi non ci si fa caso, l’impatto è sempre al secondo posto rispetto all’aura asfissiante evocata dai romani. Abbiamo insomma una lunga cavalcata oscura, che incide dall’inizio al potente finale, ancor più dilatato e allucinato del resto. Come nel caso del pezzo precedente, abbiamo insomma un brano che spicca moltissimo, anche per qualità e risulta uno dei più belli dell’album omonimo! Con la conclusiva Discorporation With Feral torniamo quindi a sonorità più classicamente death metal, circolari e di gran pesantezza sin dalle prime battute. È l’inizio di una progressione che alterna passaggi di forte impatto  e rallentamenti di vago retrogusto brutal. Si tratta di una norma che incide in maniera discreta; va meglio con la frazione centrale, frenetica all’inizio, più lenta e con melodie oblique e quasi esotiche nella seconda metà. È il giusto preludio per la conclusione, che poi si fa più rallentato e potente, e colpisce alla grande prima che un ritorno di fiamma della falsariga precedente chiuda il disco. nel complesso abbiamo un pezzo non eccezionale ma di buona qualità, che come finale non stona.

Insomma, sommando pregi e difetti Precept of Delator non sarà un capolavoro immortale, ma si rivela lo stesso un prodotto godibile e onesto. Insomma, se il death metal old school è il vostro pane quotidiano, i Lectern sono un gruppo che fa per voi. Date loro una possibilità: vedrete che sapranno bene come regalarvi qualche ora di lugubre e rabbioso divertimento!

Voto: 70/100

Mattia

Tracklist:

  1. Gergal Profaner – 03:51
  2. Palpation of Sacramentarian – 05:14
  3. Fluent Bilocation – 03:45
  4. Distil Shambles – 03:35
  5. Pellucid – 05:04
  6. Diptych of Perked Oblation – 03:55
  7. Garn for Debitors – 02:15
  8. Precept of Delator – 04:34
  9. Discorporation with Feral – 04:41

Durata totale: 36:54

Lineup:

  • Fabio Bava – voce e basso
  • Pietro Sabato – chitarra
  • Marco Valentine – batteria
Genere: death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Lectern

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