Starbynary – Divina Commedia: Inferno (2017)

A poco più di due anni di distanza dall’uscita di Dark Passenger, con il quale avevano fatto il loro esordio, gli Starbynary tornano sulla scena con una proposta singolare e quanto mai interessante: una rivisitazione della cantica dell’Inferno contenuta nella Commedia di Dante Alighieri in chiave power/prog.

Ad aprire le danze, com’è giusto che sia, è The Dark Forest, con la quale il gruppo assume le vesti del nostro Virgilio personale e ci introduce nella Selva Oscura che ci accoglie con le sue insidie e il suo fascino irresistibile. Lo stile della formazione è da subito convincente ed appare evidente come abbia già avuto modo di fare tesoro dell’esperienza accumulata in seguito alla prima pubblicazione ufficiale. Il primissimo pezzo di questo nuovo lavoro si presenta abbastanza variegato e con la giusta dose di virtuosismi che non risultano per nulla strabordanti. Senza un attimo di tregua arriviamo ai cancelli dell’inferno e i primi secondi lasciano intravedete qualche velo cupo in più sull’atmosfera proposta dalla composizione. In questo brano, che richiama il canto III della prima cantica della Commedia, il ritmo scandito dalla sezione strumentale è nettamente più lineare ma non manca della fantasia tipica dei tratti prog più marcati. In Limbo è invece contraddistinta da una introduzione più delicata e sospesa che non entra subito nel vivo dell’azione, ma quando lo fa non riesce pienamente ad incidere se non per qualche idea brillante al suo interno. A seguire è il momento di Paolo e Francesca, una delle storie che più mi è rimasta impressa durante lo studio dell’opera negli anni del liceo. Il brano in sé recita un ruolo pressoché perfetto all’interno di questo concept album, e musicalmente riesce a catturare sotto ogni punto di vista. Il quinto pezzo porta il nome di Medusa and the Angel e ci introduce al canto IX che nell’opera svolge un ruolo fondamentale in quanto ci dona per la prima volta la prospettiva polivalente del personaggio di Dante all’interno della Commedia stessa, il quale non è solo scrittore ma anche protagonista e foriero di un messaggio divino da condividere con l’umanità intera. Ancora una volta lo stile del gruppo si fa sentire in modo prepotente, e qui più che in altre occasioni la venatura power è estremamente preponderante. Sulla tracklist segue Seventh Circle, che raccoglie ben tre canti insieme. Superlativa introduzione che colpisce nel segno come tutte le altre, destando un interesse immediato nell’ascoltatore. L’intenzione progressive si riprende la scena e più ci inoltriamo fra le intricate trame di questo disco più è possibile rendersi conto dell’effettiva caratura del lavoro svolto dalla formazione triestina. Malebolge invece ci coglie di sorpresa con il suo cantato tipicamente teatrale e viene caratterizzato da un approccio decisamente più attenuato rispetto ai brani precedenti, il quale tuttavia non impedisce alla band di tentare strade impervie per quanto riguarda la complessità del lavoro del comparto strumentale. Soothsayers funge un po’ da intermezzo prima della fine di questo viaggio e lo fa con una voce accompagnata solo da un piano, che insieme regalano davvero delle emozioni. Non poteva mancare il racconto in chiave metal dello sciagurato viaggio di Ulisse che, avventuratosi oltre i confini del mondo conosciuto, si inabissò con tutta la sua ciurma e la sua sete di sapere. Ancora una volta un ottimo lavoro in fase di scrittura permette al pezzo di scorrere in modo assolutamente regolare e mantiene alta l’attenzione nei confronti di qualunque dettaglio. Penultima traccia del disco prima della conclusione è The Tower of Hunger che non manca di ottime idee e gode anche di citazioni dirette ad alcuni dei versi più belli di tutta l’opera come altri pezzi prima di questo. In qualche modo potrebbe essere il perfetto preludio al finale scelto per il disco: il racconto dell’ultimo canto, Stars. Una suite della durata complessiva di undici minuti che raccoglie in sè tutto ciò che abbiamo ascoltato in questo bellissimo concept e lo eleva all’ennesima potenza regalando un concentrato estremamente efficace di soluzioni esattamente a metà fra il prog ed il power che spaccano ed al contempo uniscono questo ultimo racconto che chiude l’album come avrebbe fatto il poeta fiorentino nella Commedia, ovvero con la parola Stars, stelle, la conclusione di tutte e tre le cantiche di una delle opere più maestose di tutta la letteratura italiana.

Gli Starbynary si sono lanciati in un progetto incredibilmente ambizioso e a loro vanno i migliori auguri per tutto ciò che verrà in futuro, ed è lecito aspettarsi ottimi risultati dal momento che una sfida come quella intrapresa con Inferno non ha scalfito la creatività del gruppo il quale ha saputo giocarsi benissimo le sue carte e ha convinto laddove il rischio di cadere nel banale era elevato.

Infine, non sono solito lanciarmi in lacrimosi ringraziamenti in calce alle recensioni musicali, ma in fondo se ho potuto godere al meglio di un’opera così vasta e così eccezionale lo devo anche e soprattutto all’insegnante di italiano del liceo con la quale abbiamo analizzato con attenzione tantissimi aspetti della Divina Commedia, e senza la quale non avrei mai scoperto quanti tesori nasconde al suo interno e quanta storia è in grado di raccontare, al di là della trama superficiale.

Voto: 85/100

Francesco

Tracklist:
  1. The Dark Forest (Canto I) – 06:47
  2. Gate of Hell (Canto III) – 05:05
  3. In Limbo (Canto IV) – 05:03
  4. Paolo e Francesca (Canto V) – 05:28
  5. Medusa and the Angel (Canto IX) – 06:44
  6. Seventh Circle (Canto XII-XIII-XIV) – 05:46
  7. Malebolge (Canto XVIII) – 05:50
  8. Soothsayers (Canto XX) – 04:33
  9. Ulysse’s Journey (Canto XXVI) – 05:16
  10. The Tower of Hunger (Canto XXXII-XXXIII) – 05:47
  11. Stars (Canto XXXIV) – 11:22
Durata totale: 01:07:41
Lineup:
  • Joe Caggianelli – voce
  • Leo Giraldi – chitarra
  • Luigi Accardo – tastiera
  • Sebastiano Zanotto – basso
  • Andrea Janko – batteria
Genere: power/progressive metal
Per scoprire il gruppo: iil sito ufficiale degli Starbynary

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