Tumourboy – Damaged System (2016)

Per chi ha fretta:
Pur appartenendo al movimento thrash metal revival, i cinesi Tumourboy riescono a non suonare troppo derivativi, come dimostra il primo full-lenght Damaged System (2016). Il loro stile, ispirato alla scena della East Coast americana, è maneggiato con ironia e buona cura per i dettagli, il che consente loro di divertire e di non cadere nella trappola dell’omogeneità. Certo, non tutto è perfetto: tra una durata ridotta a meno di mezz’ora, l’assenza di qualche melodia qua e là e una registrazione non eccezionale, l’album risulta un po’ limitato. Anche la scaletta non è grandiosa: la media è discreta, ma solo la opener Chernobyl Devastation, la scheggia impazzita UxFxAx e la rabbiosa Bay Serial Killer spiccano con forza. Sommando pregi e difetti, Damaged System non è un album grandioso, ma si rivela divertente al punto giusto e sopra alla media attuale del revival thrash.

La recensione completa:
Come è noto, la globalizzazione culturale a partire dagli anni novanta è stato un processo così espansivo da toccare ogni forma d’arte, e il metal non fa eccezioni. Non stupisce più, oggi, di trovare gruppi metal che giudicando dalla sola musica possono sembrare europei o americani, ma che in realtà provengono dall’Africa o dall’Asia. È questo il caso per esempio dei Tumourboy: sono di Pechino, ma ascoltando il loro thrash metal si direbbe che provengano dalla East Coast degli Stati Uniti. La loro attitudine punk che li fa sforare spesso nel crossover parla chiaro, come il fatto di guardare a Anthrax, Overkill e Nuclear Assault più che alle band della Bay Area. Di fatto i cinesi si possono considerare come pieni appartenenti al revival thrash attuale, e di sicuro il loro suono non ha nulla di nuovo, ma il loro primo album Damaged System, uscito nel dicembre scorso, non è male. In particolare, i Tumourboy riescono a maneggiare i cliché del thrash con ironia e buona cura per i dettagli, il che riesce loro discretamente. L’album è composto di canzoni divertenti che non soffrono di omogeneità: ognuna ha la sua personalità, e se ogni tanto gli stereotipi pesano, non lo fanno mai troppo. I problemi di Damaged System sono altri, a partire dall’inconsistenza: togliendo le bonus-track finali, la scaletta è sotto alla mezz’ora. La stessa trackilst poi non è che sia così eccezionale: la media è più che discreta, ma manca di quelle hit che facciano saltare sulla sedia. In più, ogni tanto il macinare dei Tumourboy è un po’ sterile: inserire un po’ più di melodia ogni tanto non farebbe male. Infine, rientra in parte tra i difetti anche la registrazione, un po’ secca e piatta, anche se in fondo non è un problema molto incisivo. Sommando pro e contro, Damaged System si rivela un album non trascendentale né imprescindibile, ma sa divertire al punto giusto, come leggerete nel corso della recensione.

Come dice il nome stesso, Intro è un preludio che parte da suoni inquietanti per divenire poi un pezzo tra l’heavy e il thrash melodico, anche emotivamente carico. È un’impostazione che spiazza per il contrasto che si crea quando, dopo un minuto, Chernobyl Devastation vira su una norma molto più aggressiva. Si tratta di una traccia di pura urgenza che alterna momenti più thrash, lineari e potenti, con frazioni vorticose il cui riffage ricorda da lontano il death, il tutto corredato dalla voce sguaiata e acuta di Qu Jiashu. La struttura è in continuo movimento, non è certo la classica forma-canzone, ma nel complesso funziona: merito della buona cura dei Tumourboy nelle melodie e anche nell’atmosfera, che passa dal disimpegnato al nervoso senza stridere. Ottimi sono anche le variazioni, spesso di carattere strumentale, che spuntano nel finale, pieno dei bei assoli di Zhang Chi: arricchiscono una opener di gran spessore, da subito tra i picchi di Damaged System. Senza quasi pause, giunge quindi il turno di Bitch Holocaust, abbastanza diversa dalla precedente. La sua impostazione di base è semplice, alterna lunghe strofe macinanti e selvagge che con le loro variazioni puntano sull’impatto e  ritornelli più quadrati e lenti, ma catturanti al punto giusto. In più i cinesi aggiungono alla formula un buon numero di variazioni che danno al pezzo più sfaccettature, e sono piazzate nei punti migliori, come per esempio quelle brevi frazioni che cambiano tonalità qua e là. Ne risulta un altro bel pezzo, a poca distanza dai picchi dell’album.

Noise, Beer, Love è un brano vorticoso e cupo, con Zhang Yichi che a tratti sfodera persino il blast-beat, ma poi la scena si apre di molto, per un brano thrash molto classico. Nei suoi quattro minuti di durata si alternano strofe veloci e nervose e piccoli rallentamenti  rocciosi ma disimpegnati che danno al tutto un certo respiro. Man mano che passa il tempo, quest’anima tende ad aumentare, prima con la frazione centrale, che presenta un campionamento in cinese, e poi dando più spazio ai momenti più lenti. Il tutto è ben mixato per incidere: forse non sarà il pezzo migliore dell’album a causa di una certa ripetitività, ma diverte al punto giusto. I ritmi fin qui frenetici rallentano un po’ per Sacrifice of Technology, retta da un tempo medio-alto che non accelera mai. La falsariga si divide in strofe dirette senza alcun fronzolo e passaggi leggermente più movimentati e circolari, del tutto strumentali, che spuntano qua e là. Oltre a un assolo centrale di buona qualità, non c’è altro da dire di un pezzo che passa veloce e in fondo non lascia tantissimo dietro di sé, ma ha almeno il merito di essere godibile. Un breve assolo del basso di Zhang Baixing, poi UxFxAx si avvia con foga, rivelandosi tutto il contrario della precedente. Abbiamo un pezzo a metà tra punk, thrash e influenze persino grind, che pesta duro per quasi tutto il suo minuto e mezzo abbondante di durata. La norma è velocissima, i ritmi rallentano solo in occasione del centro, comunque potente. Ne risulta un pezzo breve ma di grandissima efficacia, tanto da meritare un posto tra i migliori dell’album. La successiva Hooligan è semplice e classica: alterna strofe ancora dirette e di pura potenza con ritornelli più rallentati e aperti. Essi sono ancora di influenza punk, sguaiati specie nella voce di Qu, ma hanno un certo appeal e colpiscono con la giusta forza. La struttura è di nuovo elementare, l’unica variazione notevole consiste nelle due sezioni strumentali che trovano spazio al centro e sulla tre quarti, entrambe ben integrate col resto. È quanto basta per creare un pezzo di buonissima qualità, che di nuovo non impressionerà molto né sarà da ricordare nella storia del thrash ma risulta alquanto divertente!

La successiva Bay Serial Killer è più rabbiosa della media di Damaged System: le strofe sono  selvagge e molto movimentate, con ritmiche possenti e un’atmosfera di vaga oscurità. Lievemente più rarefatti si rivelano i ritornelli, anche se la voce di Qu e il riffage restano graffianti e cupi. L’unico momento in cui si tira un po’ il fiato è la parte centrale, in cui su una base ancora veloce e macinante l’assolo di Zhang Chi è lento, e ha una certa profondità emotiva. Tuttavia, questa sezione non stona in un pezzo di grandissimo impatto, anzi lo arricchisce molto: si tratta della ciliegina sulla torta del brano migliore dell’album con la opener e UxFxAx! Siamo ormai in chiusura, e per l’occasione i Tumourboy schierano Breathless. Sul ritmo veloce di Zhang Yichi si alternano un gran numero di passaggi, spesso diretti e senza fronzoli, del thrash a cui i Tumorboy ci hanno abituato fin’ora. Solo ogni tanto il ritmo rallenta, oppure parte una fuga più convulsa, ma di solito sono brevi momenti. Se preso a sé stante ognuno di questi passaggi non è negativo, stavolta la struttura, repentina e piena di cambi, non è ben impostata: risulta anonima e un po’ insipida, e impatta poco. Alla fine dell’ascolto, non rimane nemmeno una melodia in mente: il risultato è un pezzo non bruttissimo, ma di gran lunga il peggiore di Damaged System. L’album finirebbe qui, ma nella versione curata dall’etichetta tedesca Witches Brew sono presenti come bonus-track le versioni demo di Noise Beer Love e UxFxAx. Non c’è in realtà molto da dire: si tratta delle canzoni già sentite in precedenza con un suono peggiore e più secco, ma a livello musicale cambia giusto qualche piccolo dettaglio. Insomma, come tracce bonus sono abbastanza inutili.

Un pregiudizio molto diffuso in Italia vorrebbe che i cinesi siano buoni solo a copiare. Di solito questo è inteso in senso negativo, ma forse non dovrebbe: magari tutti fossero bravi a copiare come i Tumorboy! Per quanto siano derivativi, sono molto meno sterili di tanti altri nel revival thrash metal, e la loro ironia li rende freschi e divertenti. Damaged System non è un album eccezionale, ma è ben sopra alla media; se poi quello che chiedete al thrash è solo intrattenimento veloce, violento e ignorante, allora è perfetto!

Voto: 74/100


Mattia
Tracklist:
  1. Intro – 01:15
  2. Chernobyl Devastation – 03:15
  3. Bitch Holocaust – 03:01
  4. Noise, Beer, Love – 04:16
  5. Sacrifice of Technology – 03:13
  6. UxFxAx – 01:39
  7. Hooligan – 03:38
  8. Bay Serial Killer – 02:58
  9. Breathless – 02:53
  10. Noise, Beer, Love (original version) (bonus track) – 04:21
  11. UxFxAx (originale version) (bonus track) – 01:41
Durata totale: 32:10
Lineup:
  • Qu Jiashu – voce e chitarra ritmica
  • Zhang Chi – chitarra
  • Zhang Baixing – basso
  • Zhang Yichi – batteria
Genere: thrash metal
Sottogenere: crossover thrash metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Tumourboy

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