Nighon – The Somme (2017)

Dopo quasi una decade di carriera e un album in studio alle spalle tornano sulla scena i Nighon, band finlandese che ha avuto l’onore di supportare dal vivo anche i celeberrimi Finntroll. Con questo secondo lavoro si nota un passo a livello di maturità, e il gruppo tenta di definire meglio la sua identità.

Dopo una breve introduzione atmosferica veniamo lanciati all’ascolto del primo vero brano di The Somme, ovvero The Greatest of Catastrophes. Innumerevoli sono i riferimenti alla prima guerra mondiale, evento che nel secondo secolo del 900 sconvolse il cuore dell’Europa e più in generale quasi tutte le più grandi nazioni della Terra. Musicalmente le intenzioni del gruppo in fase di songwriting sono subito palesi ed il gruppo gioca bene le sue carte, costruendo un attento mix di elementi industrial e symphonic. Con The Dirge invece lo stile si fa più chiaro e il confine fra i due generi preponderanti scelti dal gruppo risulta decisamente più sfumato. Purtroppo il rischio di cadere in una vuota monotonia è dietro l’angolo per i Nighon, che riescono più o meno ad evitarlo con delle soluzioni che in parte funzionano, ma fin qui purtroppo non c’è molto da evidenziare sotto al profilo dell’originalità. In Lest We Forget invece è possibile registrare una prova già più convincente e meno omogenea delle altre, e la divisione tra le sonorità industrial e quelle sinfoniche torna a farsi netta. Atmosfere di guerra riecheggiano in Medic, brevissima traccia che precede una splendida Blow Them to Hell. Introduzione impetuosa e brano che macina terreno come un Panzer in campo aperto per uno dei brani meglio costruiti dell’intero lavoro. Il ritmo sicuro e deciso del pezzo impedisce per tutta la durata dello stesso la fuoriuscita della parte più melodica, che rimane sommersa nella violenza della sesta traccia di The Somme. Altro breve intermezzo atmosferico con Altafjord, che ha il compito di preparare il terreno per Scharnhost, il brano più lungo di tutto il lavoro. Anche in questo caso il mood generale è molto cupo e quasi non lascia spazio al dolce cantato di Alva Sandström, che però si prende la scena proprio nel finale accompagnata trionfalmente da una sezione sinfonica da brividi, alzando notevolmente il valore del pezzo che già era molto buono, e andando ad impreziosire ulteriormente il disco in generale. Con Reclaiming Ravenpoint il gruppo si lancia in un’altra sfida scegliendo un ritmo e un’atmosfera del tutto inaspettati, che in ogni caso non finisce minimamente per stonare nel contesto generale di The Somme. Anche questo brano si rivela di ottima fattura, anche se come detto in precedenza nel momento in cui la band si avventura sui sentieri melodici rischia di pasticciare qualcosa ma in qualche modo riesce sempre a cavarsela. You Do Not Know what the Night May Bring è un intermezzo di due minuti che si sostiene solo su una frase ripetuta e degli effetti molto confusi, ma ciò che colpisce è una base musicale davvero toccante che riesce a supportare un brano che forse ha l’unico scopo di tenere in vita l’atmosfera che il gruppo propone dall’inizio dell’album. Quello che invece ascoltiamo con Minor Secundus è industrial puro e semplice e il ritornello in pieno stile symphonic è perfettamente incastonato in questa ardua trama che è la scrittura di questo brano. Si sfocia quasi nel metalcore invece con Tragédie, che vede ancora la tipica costruzione vista finora con il mix tra una parte più dura e una prettamente melodica. Raramente si sbaglia con questo mix, ma i Nighon riescono a farlo convincendo quasi a pieno e non lasciando nulla al caso. Ci avviamo alla fine con I Fear for Tomorrow, brano che sfortunatamente passa quasi inosservato ma conserva in sé le buone idee di base di cui The Somme è infarcito. Alcune parti rimangono a mio giudizio poco incisive e si rischia di perdere un po’ in personalità, ma tutto sommato non è tutto da scartare. Infine è il turno di Somme, il pezzo che dà il nome a questo intenso lavoro targato Nighon. La band opta per un finale strappalacrime che punta tutto sulla melodia e su un racconto che dà i contorni di una guerra che ha gettato nel baratro della distruzione moltissime nazioni per diversi anni. Nel complesso è molto buono e la sezione melodica, che in questo frangente svolge un ruolo primario, non risulta eccessivamente stucchevole e salva il finale di un album che non lascia effettivamente il segno ma riesce comunque a sorprendere in certi casi.

Come sempre quando si esaminano gruppi ai primi lavori c’è un fattore da non sottovalutare ed è quello della poca esperienza, che in qualche situazione può fare la differenza tra un bell’album e un disco facilmente dimenticabile. Nel caso dei Nighon si sente ma la compagine finlandese riesce a trovare le giuste vie di fuga proponendo brani con uno stile ben collaudato e con un suono abbondantemente curato, riuscendo a regalare un lavoro che li mette sulla giusta strada per il futuro.

Voto:77/100


Francesco

Tracklist:
  1. Marseille 1914 – 01:24
  2. The Greatest of Catastrophes – 04:01
  3. The Dirge – 04:43
  4. Lest We Forget – 05:11
  5. Medic – 00:52
  6. Blow Them to Hell – 06:03
  7. Altafjord – 00:44
  8. Scharnhorst – 08:36
  9. Reclaiming Ravenpoint – 05:32
  10. You Do Not Know what the Night May Bring – 02:09
  11. Minor Secundus – 04:47
  12. Tragédie – 04:29
  13. I Fear for Tomorrow – 05:47
  14. Somme – 07:09
Durata totale: 01:01:25

Lineup:
  • Nico Häggblom – voce
  • Alva Sandström – voce 
  • Björn Johansson – chitarra 
  • Michael Mikander – chitarra 
  • Mats Ödahl – basso
  • Mika Paananen – batteria

Genere: industrial/symphonic metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Nighon

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